Tornare nel paese in cui si è cresciuti comporta quasi sempre uno scavo nei ricordi. A maggior ragione se, una volta arrivati, capita di assistere alla traslazione dei resti di un proprio antenato. È quello che accade alla protagonista di "Ardesia", che racconta il suo ritorno a Mestia, in Georgia, dove suo malgrado partecipa alla riesumazione del bisnonno, il quale, al termine di una vita avventurosa, fu sepolto in un punto non ben identificato del terreno di famiglia. Per la narratrice inizia così un nuovo viaggio, tra digressioni e rivelazioni, che si compie mentre l’escavatore rovescia zolle, smuove lastre di ardesia e ossa, insieme a frammenti di memoria. Con lo sguardo di chi vive tra due mondi, Jorjoliani descrive la terra di origine, con le sue tradizioni e i suoi paradossi: una terra che sembra cercare un equilibrio tra le turbolenze del cambiamento e il peso di un passato che riaffiora senza preavviso.
Un viaggio nella terra georgiana, nelle sue tradizioni, nel suo culto della morte in stretta connessione con la vita. La forte nota autobiografica, la descrizione attenta e diffusa delle sensazioni della protagonista, genera una forte immedesimazione nel lettore.
Uno scavo, anche in senso letterale, nella memoria di una famiglia e di un paese. Digressioni che si intrecciano, si accavallano, che provano a far luce sul mistero che più avvolge le nostre vite: la famiglia.
La protagonista, georgiana, emigrata a Palermo, torna nel suo paese per la traslazione dei resti del bisnonno. Insieme a lei ci sono lo zio e un cugino, oltre a due amici stranieri. Mentre il tutto si svolge, la scrittrice scava a fondo nella sua vita passata e ci regala pian piano la verità sul turbolento bisnonno e sulle tradizioni e storia della Georgia. Un po’ spettrale, un po’ psicologico, un po’ ironico questo lungo racconto si legge in poche ore.