Aleister ha imparato a stare da solo, non perché gli piaccia, ma perché è più facile. Ha smesso di spiegare, di sperare, di fidarsi e anche di camminare, da un po’. E ciò che rimane è una corazza piena di crepe. Poi, però, arriva Dorian. Per sbaglio, per colpa di un amico in comune, o grazie a qualcosa di più antico e invisibile. Si fa spazio con la sua voce chiara, l’accento belga e un modo tutto suo di entrare nella vita degli altri. Aleister è scontroso, chiuso, tatuato di rabbia e perdita; Dorian sembra tutto il non chiede spazio, ma mette radici nei vuoti che trova e resta anche quando sarebbe più facile andarsene. Eppure, sotto la superficie, anche lui si porta dentro un vuoto che non fa rumore. Tra di loro nasce la tensione delle battaglie piccole e feroci di ogni giorno, le notti che fanno male in una casa piena di silenzi, ma soprattutto, sono due persone che provano ad amarsi nonostante tutto o forse… proprio per questo. Questa non è solo una storia sulla disabilità, non è neanche la solita storia d’amore. Non si racconta in linea si svela a frammenti, guardando le emozioni da dentro. Non è una storia facile, ma una in cui chiunque può riconoscersi: chi ha perso, chi ha paura, chi si sente fuori posto. Perché non serve essere interi per essere amati.
Fino a pelle viva” è un libro corposo, di poco più di 500 pagine, ognuna delle quali, con il suo peso specifico altissimo, e si è posata sul mio cuore per restarci, inamovibile, perché le tematiche affrontate sono tante, dense, affilate, sfaccettate, perché i sentimenti da esse scatenati sono stati potenti e accompagnati da mille riflessioni.
L’ho letto tutto di seguito, senza trovare la voglia, o meglio, la forza, di smettere.
I capitoli, scritti al tempo presente, sono corti, a volte cortissimi. Così la narrazione si frammenta, viene come esplosa in mille granelli, che a volte parlano di un giorno, altre di un’ora, che raccontano una vita intera o solo la singola sfumatura di una emozione. Nonostante ciò l’omogeneità e l’unità narrativa non sono mai distrutte, anzi. Per me è stato come trovare, in ogni capitolo, una manciata di fili, tutti dai colori diversi, brillanti e vividi, che man mano si intessevano gli uni con gli altri, fino a formare un arazzo splendido, da togliere il fiato, che delineava, intreccio dopo intreccio, la lunga, tortuosa, accidentata, meravigliosa strada della guarigione delle anime di Aleister e Dorian.
Conoscere questi due giovani uomini è stato un onore e un privilegio. Sentire la loro sofferenza così diversa, avvertire la loro paura e il loro dolore, assistere alla comparsa delle crepe nelle loro armature e vedere la luce, pian piano sprigionarsi da ogni singola frattura, mi ha commosso più di quanto possa dirvi, più di quanto avrei mai immaginato.
E poi ci sono loro: Mattia , Andrea, Lorenzo, che pur se personaggi secondari, hanno saputo farmi emozionare e piangere con il loro amore e supporto, che sa andare oltre il dolore, il rifiuto, l’assenza.
Non ci sono quasi pagine in cui non abbia sottolineato un pensiero, una riflessione o una frase, vuoi perché quelle parole mi hanno aperto il cuore, o hanno cambiato le lenti con cui vedevo la realtà, vuoi perché la poesia , l’eleganza e la bellezza con cui un concetto semplice era espresso, mi aveva incantato.
E allora, lo dico anche a voi, come ho fatto con Antonella: leggetelo, senza paura, senza preconcetti, senza schermature. Solo voi, solo loro, Aleister e Dorian, solo questa indimenticabile storia.