Il Diavolo e l'uomo: storia di un'amicizia inevitabile
"Attraversiamo alcuni dei miei quartieri preferiti:
il girone di chi ti contatta sui social scrivendo solo "ciao" o "posso chiederti una cosa?";
il girone di chi si blocca ai tornelli della metropolitana perché non capisce come si inserisce il biglietto (facili da isolare);
il girone di chi conta i colpi sparati da un'arma da fuoco in un film d'azione per poi commentare che i veri caricatori ne contengono meno."
E dire che dai 400 calci tutto mi sarei aspettato, tranne che una retrospettiva sul cinema satanico-demoniaco. La redazione di critici si destreggia in un esercizio istrionico e divertente, fin dall'inizio sopra le righe; e proprio quest'impronta spalanca le porte a un excursus cinematografico capace di spaziare dal passato al presente, di unire il cinema alto e quello basso in una visione spensierata e sincera tipica di chi, per davvero, prima ancora di esercitare il proprio mestiere di critico, ama il cinema e ne protegge il suo intrinseco valore.
P.S. Dal mio personale bagaglio cinematografico, sempre sul tema diavolesco, vorrei menzionare La terrificante notte del demonio, produzione italo-belga del 1971 con un'Erika Blanc mezza svestita che uccide alcuni malcapitati con il contrappasso dei peccati capitali (c'è spazio per scene lesbo a caso e risvolti inspiegabili); I frati rossi del 1988, micidiale horror tardo-gotico nel quale la confusione regna sovrana fin dalle prime battute; e infine Nuda per Satana del 1974, dove una generosissima - e spaesata - Rita Calderoni entra in contatto con doppelganger cattivi, tarantole di plastica e orge trash con gente vestita.