I racconti sono quasi tutti relativi alla vita dell’autrice o, comunque, di chiara ispirazione autobiografica; dopo i primi tre, forse quattro, speravo in una variazione di quello che, a questo punto immagino, sia il suo argomento preferito. Ed invece, mi ha fatto ricredere: letto l’episodio che vede una protagonista non alter ego di Raimo [la ballerina, per intenderci], sono stata ben felice che tornasse a scrivere di sé.
È la versione scialba di “Niente di vero” (che già non è che, per intensità, fosse da strapparsi i capelli): i racconti sono abbastanza piatti, le trame sono un po’ insulse (ci sono un paio di vicende carine, ma anche queste decisamente non memorabili), ogni tanto ci butta una mezza tematica, che, però, si guarda bene dal trattare; la caratteristica, però, a mio parere, più deludente è la scrittura - scarna ed esasperante nella sua omogeneità.
In matematica ero un fenomeno, una delle tante cose che ho sprecato, ma ero anche una ragazza agitata, triste e stupida, aveva ragione Vincent. In generale hanno sempre ragione gli altri.