Così la Prima Musica insegnò a vivere in armonia con la Natura, accogliendone mitemente i doni. La Musica del Disordine rivendicò alla disarmonia dell’umano il diritto di proprietà dei suoni. E la Musica Classica fondò su quel diritto la sua ambizione a fare del mondo un giardino. Possiamo riconoscerci in ognuna di quelle tre visioni – o menzogne
Per quale cammino gli uomini sono arrivati a produrre i capolavori della Musica Classica, e attraverso quali avventure, prodezze ed errori? Usando quali mappe?
“In principio era il mistero, e questo dà un senso a tutta la storia. I suoni – erano un mistero.”
Agli antichi sembravano fuochi fatui, segni del divino, imprendibili e impossibili da classificare; secoli dopo altri pensarono invece a un materiale piuttosto grezzo presente in natura, che gli uomini potevano conquistare, plasmare, usare per pronunciare se stessi.
Seguendo questa oscillazione fra armonia del Cosmo e paesaggio degli umani, fra perfezione e caos, Alessandro Baricco racconta in modo inedito, eretico, la conquista dei suoni: una storia europea, di musici europei. Un’impresa epica.
Seguito ideale e in maggiore dei suoi Seminari della Tempesta – Quel che stavamo cercando e La Via della Narrazione –, proprio come I barbari e The Game, questa Breve storia eretica della Musica Classica trasforma una materia tradizionalmente colta in un racconto affascinante e comprensibile a tutti. “È una danza – comprenderla significa danzarla.”
Alessandro Baricco is an Italian writer, born at Torino in 1958. He's the author of several works, including the novels Lands of Glass (Selezione Campiello Award and Prix Médicis Étranger), Ocean Sea (Viareggio Prize), Silk, City, Emmaus or Mr. Gwyn, among others.
He is also the author of the majestic rewrite of Homer’s Iliad, the theatrical monologue Novecento, the essays Next: On Globalization and the World to Come or The Game.
Baricco hosted the book program "Pickwick" for Rai Tre, which, according to Claudio Paglieri, "invited Italians to rediscover the pleasure of reading." In 1994, he founded a school of "writing techniques" in Turin called Holden (as a tribute to Salinger), which, under his direction, has been a resounding success. Since the publication of Silk, which has become a long-standing bestseller both in Italy and internationally, Baricco has established himself as one of the great Italian writers of the new generations.
He was awarded the Fondazione Il Campiello Prize in 2020 and the Penna d’Oro Prize in 2022 for his body of work.
Baricco é conosciuto per il suo amore per la sua musica classica, piú o meno apprezzata dalle mucche del Wisconsin. Questo saggio mi sembra leggermente piú bello di quello delle vacche, appunto, quindi me lo sono letto tutto in una volta e non mi é dispiaciuto, inoltre ho anche imparato qualcosa di nuovo.
Avendo già letto “The Game”, avevo già notato la tendenza di Baricco di raccontare le storie reali (nel caso di The Game, di internet) infilandoci un bel po’ di sovrastrutture, simboli, immagini e metafore; però insomma, almeno lì c’erano anche dei fatti, date, nomi: c’era almeno la volontà di distinguerli dall’interpretazione, che se non ricordo male si trovava in sezioni separate. E poi comunque mi era piaciuto, quindi quando ho trovato un libro che prometteva di essere un equivalente più breve riguardante la musica classica, mi sembrava sinceramente un’ottima idea. Già. Peccato che qui dentro invece ci sia pochissimo di concreto! Di date, nomi, fatti, qui c’è quasi niente: c’è solo un susseguirsi di immagini, interpretazioni, visioni, metafore, simbolismi vari, dentro cui sembra che l’autore si perda da solo, aggiungendovi continuamente fronzoli narrativi, e in sostanza costruendo un enorme castello di carte, anche molto dettagliato, senza fondamenta — e se devo dirlo, pure non troppo bello: le immagini costruite sono piene di dominio, sottomissione e violenza, che voglio dire, se avessi voluto fare il pieno di questi temi, mi sarebbe bastato accendere il telegiornale… Può essere che io sia troppo ignorante per apprezzare questo libro: indubbiamente ignorante lo sono, sono ancora all’inizio del mio percorso alla scoperta della musica classica; eppure qui nelle recensioni leggo di persone che dicono che “piacerà ai non addetti ai lavori”… boh, forse però almeno in apprendistato bisogna essere, che vi devo dire.
In Breve Storia Eretica della Musica Classica, l’obiettivo è, come suggerito dal titolo, tracciare una storia della musica, dall’XIesimo secolo alla contemporaneità, ricavandone anche dei messaggi su come il rapporto tra l’uomo e l’universo sia cambiato allo stesso tempo. L’opera non si focalizza sulle biografie o sulle opere dei singoli compositori, alcuni dei quali vengono citati quasi en passant, ma più che altro presenta delle riflessioni dell’autore sull’evoluzione della relazione tra gli umani e i suoni. Queste vengono sintetizzate da una metafora ricorrente nel saggio, per cui la nascita della musica classica viene paragonata al passaggio dall’uomo cacciatore-raccoglitore all’agricoltura: la musica classica rappresenta il tentativo di governare il mondo dei suoni e con esso il resto della natura, come l’atto di coltivare rappresenta il controllo sulla terra.
Devo confessare che ho inizialmente cominciato questo libro con curiosità, ma anche con qualche pregiudizio. Essendo innamorata della musica classica, ero intrigata dall’idea di questo saggio, tuttavia avevo alcuni dubbi. In primo luogo, mi sono chiesta in che senso quest’opera potesse effettivamente essere “eretica”. Cosa avrebbe aggiunto di nuovo o di diverso rispetto agli innumerevoli saggi e trattati, accademici e non, che trattano di storia della musica, in maniera anche più approfondita? In realtà, questo dubbio è stato dissipato abbastanza velocemente iniziando la lettura, che mi ha catturata e spinta a terminare il libro in un giorno (complice anche la brevità). Questo saggio non deve essere affrontato infatti come un’opera comprensiva sulla storia della musica classica, ma più che altro come alcuni spunti, anche interessanti, offerti da un amante di questo tipo di musica. Fin dalla fine del primo capitolo, l’autore inizia a delineare la propria personale visione, attraverso una metafora che accompagna tutto il saggio, e descrive la storia della musica, in maniera spesso calzante, come un tentativo dell’uomo di dominare il cosmo, controllando in primis l’universo dei suoni. La musica classica diventerebbe in questo senso un pendolo che oscilla continuamente tra equilibro e caos, tra eleganza e fatalità.
Tuttavia, per quanto abbia trovato affascinante questa visione, mi è sembrato che il saggio rimanesse spesso troppo superficiale e approssimativo e non entrasse sufficientemente nel merito. Mi sarebbe piaciuto che l’autore motivasse in maniera più approfondita alcuni esempi, magari con citazioni o riferendosi esplicitamente a delle composizioni specifiche (sono troppo scarse, a mio parere, quelle effettivamente menzionate). In alcuni casi, non sono stata completamente convinta dalle sue riflessioni, e mi è sembrato che non ci fosse un tentativo effettivo di spiegarle in maniera più precisa. Un paio di esempi: Baricco descrive, correttamente, il Settecento musicale della musica classica (in senso stretto), riferendosi in particolare a Haydn e a Mozart, come il momento in cui i compositori si sono votati ad una perfezione tecnica che ha incarnato una forte purezza ed eleganza associata alla musica. Hanno governato il mondo dei suoni come se coltivassero un meraviglioso giardino. Tuttavia, spiega anche come questi musicisti in un certo senso non si siano spinti oltre, e non abbiano mai permesso alla profondità dei sentimenti di raggiungere le loro opere. Questa visione è abbastanza impietosa a mio parere, e in ogni caso non adeguatamente giustificata dallo scrittore. In realtà alcuni compositori classici nascondevano in sé i germi di una sensibilità proto-romantica, e vengono talvolta associati anche ad una versione musicale del movimento dello Sturm und Drang: si pensi ad alcuni concerti per pianoforte mozartiani, all’ouverture del Don Giovanni, al Requiem (che non sono completamente citati da Baricco), o ancora all’opera di Schubert.
Un altro caso in cui ho notato una certa superficialità è quando il saggio tratta (o meglio, decide di non trattare) del mondo dell’opera lirica. Baricco fa riferimento alla nascita del teatro musicale in Italia, ma spiega anche che musica classica e opera devono essere visti essenzialmente come entità separate e parallele. Non cita mai l’opera quando racconta la storia della musica classica, finché non tratta di Wagner, che descrive come colui che fece convergere opera e musica classica in un “unico grandioso progetto di opera d’arte del futuro”. Per quanto possa comprendere quest’affermazione, mi sembra un’approssimazione un po’ eccessiva. La storia è costellata di compositori che hanno unito musica classica e opera e hanno composto entrambe (Rossini, Bizet, Tchaikovsky tra gli altri).
Il secondo dubbio fondamentale che ho avuto fin dall’inizio della lettura è, in realtà, più che altro una riflessione personale sull’approccio eurocentrico. Lo scrittore ammette fin dall’inizio che si focalizzerà solo sulla musica classica europea, e questo è legittimo. Però mi chiedo: ha senso nel 2025 scrivere una storia della musica classica europea ignorando completamente gli influssi, gli incontri con altre culture che sicuramente l’hanno influenzata (e senza i quali probabilmente non avremmo avuto nemmeno gli strumenti musicali come li conosciamo)? O ancora, non citando le donne compositrici del passato? Da una storia della musica classica che si presenta come “eretica”, e quindi in qualche modo diversa rispetto a idee preconfezionate, mi immaginavo una maggiore apertura in questo senso, e forse una maggiore freschezza in generale.
Avevo visto questo libro da qualche parte, non avevo ritenuto di comprarlo un po’ perché ormai libri nuovi non ne compro praticamente più, per dispetto all’infame legge Levi (solo usato ed ebook), un po’ perché di cose da leggere ne ho in lista tante, un po’ perché, presuntuosamente, pensavo di saperne abbastanza comunque sull’argomento. E non certo perché schifassi l’autore; di Baricco qualcosa ho letto, qualcosa mi è piaciuto, qualcosa meno, ma di certo non mi iscrivo al pasciuto e compiaciuto gregge di quelli che al solo sentire il suo nome, magari storpiandolo in Bariccolo, si mettono a vomitare bile verde e magari recensiscono suoi libri sulla s-fiducia senza manco leggerli.
Poi è finita che il libro mi è stato regalato da una giovane amica, valentissima musicista, alla quale, per ilare coincidenza, anch’io nella stessa occasione (l’ultimo Natale ovviamente) ho regalato un libro tematicamente non troppo dissimile, “Come funziona la musica” di David Byrne (autore che musicalmente non mi dice molto, ma scrive bene e dice cose intelligenti).
Così mi sono approprinquato all’ultimo Baricco con una certa curiosità, deciso che gli avrei dato cinque stelle a prescindere, come compensazione per quelli che gliene danno una senza manco leggerlo. Ma, fin dalle prime pagine, ho capito che non ce ne sarebbe stato bisogno, le cinque stelle le avrebbe meritate comunque.
La visione è quella di uno che guarda la musica dal di fuori, con strumenti analitici che non sono quelli professionali ma comunque con una conoscenza di base che permette di vedere cose in un quadro d’insieme che agli addetti ai lavori tende a sfuggire. Intendiamoci, niente di nuovo in senso assoluto; ma una metafora potente che sottosta a tutto il testo, il concetto antropologico del mondo dei cacciatori-raccoglitori che viene sostituito da quello dei coltivatori-allevatori (per ulteriori dettagli si veda “Da animali a dei” di Yuval Noah Harari, che lo sviluppa ampiamente). Nella fattispecie, qui il mondo dei cacciatori-raccoglitori è quello di chi si approcciava alla musica in modo casuale, o protoscientifico, sostituito da un certo punto in poi (da fine Seicento, diciamo) da un pensiero organizzato, una metodologia, una creazione architettonicamente strutturata, una costruzione, in pratica, a un certo punto perfetta (il momento storicamente conosciuto come quello della musica c.d. classica, ovvero il periodo tra fine Settecento-inizio Ottocento) ma nello stesso tempo pronta a sfaldarsi, fino a sfilacciarsi in una modernità che ne riprende momenti e spunti ma interpretandoli in tutt’altro modo. Il tutto è descritto in un modo ricco ed evocativo, con le parole giuste nel momento giusto, e racchiuso in una veste tipografica molto apprezzabile: copertina rigida, colore simil-Sellerio (in realtà Feltrinelli), immagine sfuocata in copertina di musicista settecentesco (probabilmente Mozart), niente indice (così sei costretto a leggerlo! O almeno sfogliarlo), suddivisione in sette parti ciascuna di esse a sua volta suddivisa in paragrafi numerati, a volte brevissimi (praticamente aforismi), a volte più lunghi, niente numeri di pagina, testo “a bandiera” e non giustificato (ottimo; ho sempre detestato il testo giustificato, ma pare che io sia l’unico al mondo), carta leggermente gialla. Manca solo un segnalibro s fettuccia e sarebbe stato perfetto.
Paradossalmente, anche se questo libro parrebbe indirizzato a chi ne sa poco o niente, non lo consiglierei al neofita totale; semmai proprio all’addetto ai lavori che cerca una visione diversa (o magari neanche troppo diversa - l’ho detto che non è che sia una novità assoluta - ma raccontata in modo magistrale e con perfetta scelta semantica e sintattica). Per gli altri, la sua lettura potrebbe venire dopo alcuni altri ottimi libri: “Breve storia della musica occidentale” di Paul Griffiths, “Il resto è rumore” di Alex Ross, testi corposi ma leggibilissimi. E adesso andiamo a leggerci le stroncature dei bariccoli… 🙂
Saggio che prende scelte coraggiose, ma anche limitanti che sono i suoi pregi e difetto, per raccontare aspetti molto interessanti e fondamentali dello sviluppo della Musica, dalla Prima Musica al Barocco, dal Barocco alla Musica Classica per poi menzionare la Musica Romantica e la Musica Contemporanea. Senza dubbio è limitante per un'opera così bellamente passionale e coinvolgente,e con tale titolo, trattare una storia della Musica esclusivamente europea e che tratta parecchio enpassant la Musica Contemporanea e i suo collegamenti attuali con la Musica Classica. Questi grossi limiti permettono d'altro canto a Baricco di impiantare una interessante riflessione tra la filosofia e l'arte sul pensiero dietro lo sviluppo della Musica in Europa e che ha dietro di sé le visioni e i bias che l'uomo ha ed ha avuto nella storia sul concepire la realtà e come essa debba essere. La Prima Musica che cercava le armonie di Dio, il Barocco che rompe tutti gli schemi e crea disordine, la Musica Classica che riesce a dare un'ordine alla ribellione del Barocco e altri temi. Oltre all'importanza della relazione del mondo della Musica con la società in cui vive.
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Dal più Barocco degli scrittori italiani, una ricostruzione innegabilmente interessante della storia della Musica (quella cosiddetta impropriamente Classica, cioè suonata con pianoforte, strumenti ad arco, a fiato e voci liriche) da parte di un amante della materia. Colmo come ci si può aspettare da Baricco di frasi arzigogolate, e di interpretazioni sicuramente azzardate, il quadro dipinto sembra, pur dilungandosi parecchio nella scrittura, coerente e credibile, oltre che originale. Si scoprono cose nuove anche per gli appassionati e la lettura è alla fine amabile e fruttuosa per chi ama la Musica, soprattutto per i tanti ascolti indirettamente suggeriti a dare un senso sonoro al racconto in parole lungo più di un millennio.
È un libro affascinante, anche se il titolo può inizialmente confondere. È più adatto ai “non addetti ai lavori” appassionati di musica che desiderano leggere un breve racconto storico avvincente, con lo stile brillante ed elegante di Baricco. Per chi ha studiato storia della musica al conservatorio, potrebbe sembrare un po’ un ritorno sui banchi di scuola.
Da musicista l'ho apprezzato per il contenuto. Da lettore ho fatto un po' fatica seguire questo piccolo saggio sulla nascita della musica scritto da Baricco "alla Baricco". A volte la scrittura, pur esprimendo un concetto semplice, si sovraccarica di metafore, similitudini e giri del mondo che rendono complesso mantenere il filo di ciò che si sta leggendo.
Scritto con il consueto virtuosismo linguistico di Baricco, in realtà più che una storia della musica è una riflessione su come la musica si sia modulata nel tempo. Alcune considerazioni sono decisamente discutibili, e una certa saccenza pervade molti giudizi…
Giudizio tendenzialmente positivo. Sia chiaro: non si tratta di un manuale di storia della musica, ma non credo ambisca a esserlo. Per quanto sia molto sintetico (l'Opera lirica è quasi assente) e scritto in maniera piuttosto semplice, si sofferma su aspetti per niente banali o scontati. Si tratta più che altro di una storia del valore che la musica ha avuto per l'uomo, nel corso dei secoli. Forse è questa la cosa più interessante che non fa pensare "ma davvero ne avevamo bisogno?!" (Alcune intuizioni le ho trovate illuminanti) PICCOLA NOTA A MARGINE Molto bella l'edizione cartonata in tela, ma perché non ci sono i numeri di pagina?