Identificata con una sorta di mediocrità anonima, segno di conformismo e remissività, la temperanza sembra fuori posto in un tempo che celebra l’eccesso, la dismisura, l’urlo più forte, la sfida del limite. Ma la temperanza non è solo un freno a pulsioni distruttive, il suo percorso nei secoli ci racconta che è stata anche via verso la felicità, e fondamento della concordia fra i cittadini. Questo libro intreccia pensiero e visioni in un viaggio sorprendente tra gli antichi e i Platone, Sofocle ed Euripide dialogano con Dante e Montaigne, con Herman Melville, David Foster Wallace e Simone Weil; le immagini di Giotto, Lorenzetti e Turner si affiancano a voci contemporanee come quelle di Cristina Campo e Antonella Anedda. Frammenti preziosi per comporre una costellazione che illumina un’altra possibilità: la temperanza come atto etico e politico, tanto più urgente oggi, mentre il mondo sembra uscire dai cardini.
Premetto che sono stata costretta alla lettura del presente (a causa di un progetto organizzato in concomitanza con la scuola), altrimenti non avrei perseguito la lettura oltre la soglia iniziale. Di per sè tratta argomenti interessanti, però intrisi di citazioni storiche/filosofiche e linguaggio tortuoso che risultano come ostentazione di conoscenza più di volontà comunicativa. L’interpolazione iniziale poi di riferimenti politici americani (tralaltro nominando organi / personaggi politici non definiti nel dettaglio, per sottolineare come la questo sia pleonastica quando in realtà necessaria quando si comunica con ragazzi di terza liceo - ma questa è una critica parziale al libro, che diventa così destinato ad una fetta di popolazione ben minore rispetto alla privazione della lettura solo da parte dei ragazzi) rende il tutto ancor più complesso. I riferimenti ad altre opere filosofiche e letterarie antiche - e nuovamente commentate brevemente o addirittura non descritte - sono il fulcro del libro, per cui la comprensione di quest’ultimo è ancor più difficoltosa.