«Non tutti gli angeli portano luce. Alcuni ti trascinano nell’oscurità.»
Nata tra il sangue e le fiamme dei cartelli honduregni, Nayeli porta addosso cicatrici che non sbiadiscono, marchi indelebili della violenza e del peccato. Non è una vittima, né una è una creatura temprata dal fuoco, pronta a reclamare un trono che le spetta ma che nessuno è disposto a concederle senza scendere in guerra.
A New York la sua sopravvivenza si intreccia con sei uomini che di angelico non hanno sei Arcangeli dannati, figli della mafia, predatori scolpiti nel potere e nella colpa. Guerrieri che incarnano ambizione e oscurità, pronti a stringerla nella loro morsa di fuoco e desiderio.
Lei è la Regina che non sapeva di essere. Loro, gli angeli caduti che divoreranno la sua anima.
Tra tradimenti, vendette e passioni proibite, il loro legame si trasforma in un regno oscuro, dove amore e rovina non conoscono confini.
Questa è la Genesi. L’inizio di un nuovo regno.
⚠️ Genesis è un dark romance a sfondo mafia, con elementi reverse harem. Contiene tematiche forti, situazioni di violenza psicologica e fisica, linguaggio esplicito e dinamiche morali complesse. Si consiglia la lettura a un pubblico adulto e consapevole.
Quante volte mi è successo di fermarmi a leggere le trame dei libri di questa autrice e rimanerne affascinata. Stavolta ho avuto l’onore di collaborare con lei e posso dire di aver iniziato col botto. Sei uomini, una ragazza figlia di un boss, e dei trigger warning che consiglio vivamente di leggere con attenzione.
Due personaggi, in particolare, mi hanno rubato il cuore. Il primo è Jophiel. A prima vista sembra il meno socievole, si porta sulle spalle un forte senso di vendetta per quanto accaduto alla sorella. È freddo, diretto, duro…l’hacker del gruppo. Eppure, pagina dopo pagina, emerge qualcosa di più profondo: sentimenti reali. Ho apprezzato il suo essere diretto, persino nella sua durezza, la sua presa di coscienza degli errori, il desiderio di lottare non solo per il potere ma anche per un senso di famiglia Ho apprezzato il fatto che lui è proprio diverso dagli altri nel bene e nel male. In particolare, il legame con Nayeli , quell’odio e amore, quel destabilizzarsi a vicenda….con nessun altro c’è quella tensione e quegli scontri continui.
Un altro personaggio che ha conquistato un pezzo del mio cuore è Zadkiel. Dietro la facciata del russo duro si nasconde un cuore gentile e protettivo, e l’ho adorato.
Con Uriel ho avuto un rapporto stranissimo. Inizialmente faticavo a trovare empatia, mi dava un po’ l’idea di pazzo. Eppure, andando avanti, ho visto il suo essere vero, il senso di protezione e di lottare per il suo gruppo…rischiando anche se necessario.
Gabriel è stato complesso da comprendere, ma è anche colui che ci ha visto lungo sin dall’inizio. È quello che cerca costantemente di tenere tutto insieme ed è estremamente attento ai dettagli. Lui capisce già come andrà a finire.
Michael, a capo della squad, in un capitolo ho adorato la combinazione di possessività e dolcezza. Anche se non sono mai riuscita a fare davvero il tifo per lui, sono curiosa di leggere la sua storia. Ho apprezzato il suo essere un leader e uno stratega nato…le sue origini non mentono.
L’unico personaggio con cui non sono riuscita ad apprezzare completamente è stato Raphael, il medico del gruppo. Non c’è un motivo preciso, ma durante la lettura non riuscivo a dargli fiducia. Lo vedevo enigmatico, eppure ha un’intelligenza sopraffina.
Passando alla protagonista femminile, Nayeli, figlia del boss del Sol Negro, va detto che ne ha passate tante, mamma mia! Nonostante tutto, è stata venduta, violentata e messa ripetutamente alla prova non si piega mai e sa nascondere le sue debolezze e le sue paure dietro alla provocazione continua. Allo stesso tempo ha quella malizia e quell’intelligenza che la porta ad ascoltare e osservare tutto alla ricerca di crepe nell’organizzazione degli arcangeli. Ha una sua dignità. Ovviamente si lascia trascinare anche nel mondo di questi sei maschioni facendo prevalere l’attrazione e la curiosità. Cammina sempre a testa alta e il suo personaggio arriva davvero a diventare la regina di questi sei uomini
Un elemento intrigante è la presenza di un uomo mascherato…come aggiungere pepe alla storia. Ci si ritrova a sospettare di tutti e a porsi domande come fanno tutti i protagonisti del libro e ad avere sospetti….
Un tema centrale è il concetto di fiducia, tanto nella squadra quanto nella vita reale. È un elemento fondamentale anche nelle nostre vite e in tutto quello che facciamo….soprattutto quando ci si ritrova a condividere qualcosa.
Durante la lettura sono mancate le imprecazioni... davvero, a un certo punto facevo fatica a credere a quello che stavo leggendo. Ho continuato a borbottare fino alla fine del romanzo. Ero persino tentata di fare una chiamata all’autrice per dirle: ma noi lettrici abbiamo un cuore, come si fa a scrivere certi colpi di scena?
La prima parte richiede un po' di tempo per conoscere i personaggi, ma una volta che entra nel vivo e offre tutto quello che si può desiderare. Ci sono scene molto forti e altre che sicuramente scaldano l’atmosfers… è un reverse harem!!!
Nella seconda parte devo ammettere che ho molto gradito anche alcuni sprazzi romantici.
Una cosa che ho trovato bellissima è come a un certo punto inizi a sospettare di tutti, e i colpi di scena arrivano all'improvviso. Rimani senza parole. Complimenti all’autrice per come ha strutturato questi elementi, mantenendo una coerenza impeccabile nonostante la presenza di diversi punti di vista. È incredibile come tutto segua un filo logico ben definito.
Molto bello il concetto di famiglia, il senso di esserci l’uno per l’altro, al di là di ogni difficoltà, proteggersi e sostenersi in ogni circostanza.
Ci sono libri che si leggono e poi ci sono libri che ti attraversano: dopo aver letto questiultimi non sarai più la stessa persona. Con questa storia Maria Antonietta Capasso mi ha trascinata in un universo oscuro e magnetico, dove il confine tra redenzione e dannazione si dissolve in un turbine di desiderio, potere e vendetta. Fin dalle prime pagine l'autrice dimostra, come sempre, una padronanza impeccabile della tensione narrativa: ogni parola è una lama affilata, che mi ha trapassato l'anima e ogni silenzio rimbomba più di un urlo. L'immaginario evocato dalla copertina trova piena corrispondenza nella simbologia della morte e della rinascita, che pervade il romanzo, in un gioco costante tra eros e thanatos, luce e oscurità. Le descrizioni di ciascun personaggio e di ogni evento sono fortemente visive e palpabili, oserei dire cinematografiche e il ritmo della narrazione è perfettamente calzante perché non lascia tregua, fa mancare il respiro e trascina in un vortice sempre più profondo, che scava nell'anima, denudandola di ogni maschera. Ogni capitolo è una ferita, che non si rimargina, ma dalla quale nasce qualcosa di nuovo e di più vero, poiché non è una lettura leggera: ti sfida, ti colpisce, ti trafigge e ti trasforma. Ogni frase è un coltello, che colpisce dove fa più male, risvegliando un dolore atroce, di cui non si può fare a meno per sopravvivere. In quell'inferno ogni dettaglio sembra un sogno oscuro, che prende vita e che fa risuonare la verità: per rinascere bisogna prima morire. Questo libro è un viaggio nell'inferno, ma non quello fatto di fiamme e demoni: è l'inferno che si annida nell'anima, nei ricordi, nel desiderio di essere amati, anche quando non si riesce più a distinguere l'odio dall'amore. È come guardarsi allo specchio e riconoscere le proprie cicatrici, pure quelle che si vorrebbe cancellare e che, nonostante tutto, continueranno a far parte di noi, visto che sono proprio quei segni i simboli del nostro cambiamento. Nayeli è fragile e feroce allo stesso tempo: non è una vittima e neppure un'eroina nel senso classico del termine; non è una protagonista fatta per essere amata facilmente, difatti è contraddittoria. Gli arcangeli sono angeli caduti, ognuno con la propria colpa e il proprio inferno personale e ciascuno di loro rappresenta un frammento del peccato e della redenzione, con un tassello di verità da offrirle e un prezzo da farle pagare. Ogni capitolo ha il sapore di una confessione, di una rinascita nel dolore e di una vendetta, che dimostra che l'inferno non è la fine, anzi è la genesi di un nuovo io, soltanto se si ha la forza e il coraggio di rinunciare alla rabbia e di fare bruciare tra le fiamme l'armatura, che ci si è costruiti addosso come una seconda pelle per proteggersi dalla bellezza dell'amore. La vendetta si trasforma in trascendenza. Il dolore, in promessa. L’inferno, in casa. E io sono rimasta lì, con il cuore in subbuglio, l'anima a pezzi e la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile: una caduta e un’ascesa allo stesso tempo. Non tutti i libri ti consolano. Alcuni ti spogliano, ti bruciano, ti fanno guardare le ferite che raccontano, fino a riconoscerle come tue. Wings of vice è questo: una ferita che diventa corona. Ho amato la Reina, perché non chiede perdono. Perché non si piega, nemmeno davanti all’inferno. Perché sa che l’amore può essere guerra, e che anche dalle ceneri più nere può nascere una Genesi. È proprio questa la potenza di questo romanzo: non la vendetta, ma la rinascita. Non la salvezza, ma la scelta di bruciare tutto per tornare se stessi. Ho chiuso l’ultima pagina con il cuore in tempesta, con quella sensazione rara, quella che provi solo quando un libro ti ha veramente toccato l’anima. A volte bisogna cadere nel vuoto più profondo, toccare il baratro, spezzarsi le ali e attraversare il dolore, trasformando l'inferno nel vero paradiso perché dietro le ceneri dell'odio si può nascondere la scintilla dell'amore. Questa è la Genesi: nell'istante in cui le maschere cadono, non è mai la fine. Ringrazio immensamente l’eccezionale autrice Maria Antonietta Capasso e vi consiglio senza ombra di dubbio di leggere il suo romanzo, specialmente se amate i dark mafia romance, in cui anche le pratiche più brutali hanno un senso ed è proprio la cruda realtà delle cose, che lei racconta senza filtri, a trascinarti tra le pagine dei suoi libri, senza che tu nemmeno te ne accorga.
Dimenticate la bussola morale. Bruciatela. C’è un esatto istante, mentre sprofondi nell’abisso di questa storia, in cui smetti di leggere e inizi a sanguinare insieme alle pagine. Chi entra qui pensando di trovare una storiella d'amore è carne da macello. L’autrice non ha scritto un libro; ha caricato un'arma, l'ha puntata alla tempia del lettore e ha premuto il grilletto. E la cosa più malata? Ho ringraziato per il proiettile. Se prima eravamo spettatori di un potere che brillava sotto i neon di New York, qui veniamo trascinati nel fango, dove l'unica legge è quella del più crudele. L'atmosfera non è calda: è soffocante, un'afa che ti entra nei polmoni e sa di ferro, violenza e polvere da sparo. Non c'è danza qui, ma una lotta primordiale per non soccombere. Gli Arcangeli non sono semplicemente caduti: sono stati scorticati via dal cielo. Un anno dopo l'abisso, li ritroviamo non come uomini, ma come spettri fatti di carne e vizi. Non hanno "cicatrici", sono mappe viventi del dolore che hanno inflitto e subito. Non cercano una pedina: bramano un catalizzatore per la loro autodistruzione. Nayeli Suarez non è "forte". Nayeli è il mostro che guardiamo da sotto il letto pregando che ci mangi. È nata nel sangue del Sol Negro, figlia di un uomo che ha fatto della morte un’industria, e si sente. Puzza di polvere da sparo e peccato. Lei non è una donna che si salva. Lei è il disastro che accade agli altri. L'eredità criminale l'ha resa qualcosa che va oltre la definizione di umana: lei è un altare sacrificale che ha deciso di diventare il coltello. Quando dice che "brucerebbe l'altare o ci si inginocchierebbe davanti con una lama in bocca," non sta facendo metafore. Sta dettando legge. E i sei Arcangeli? Sono sei modi diversi di morire e rinascere sbagliati. Sono la rovina fatta carne. La Capasso ha creato un branco di predatori così letali, così moralmente marci, che guardarli circondare Nayeli è come guardare un incidente d'auto al rallentatore: sai che sarà un massacro, ma non riesci a distogliere lo sguardo. Questa non è una storia d’amore. È una liturgia violenta officiata da sei demoni e una Regina che non ha bisogno di una corona perché porta addosso i marchi a fuoco di un inferno tropicale. La chimica qui non scintilla, esplode come una bomba sporca. Non è una convivenza, è un assedio reciproco, una guerra di trincea combattuta tra le lenzuola dove il confine tra adorazione e distruzione è stato cancellato col sangue. La dinamica tra lei e i suoi sei carcerieri-amanti è tossica nel modo in cui lo è l’ossigeno puro: se ne respiri troppo ti uccide, ma senza non puoi più vivere. Ognuno di loro è un vizio che ti entra sotto la pelle. L’idea che una sola donna possa non solo sopportare, ma dominare e incanalare questa tempesta di testosterone criminale, è l'afrodisiaco più potente che abbia mai provato. L'autrice non scrive, incide. La penna è un bisturi che scava nella psiche deviata di sette demoni con voci distinte che urlano nel silenzio. Ti senti complice. Ti senti sporca. Ti senti parte di quel Sol Negro che oscura ogni speranza. Ti senti dire: "Non si può condividere una creatura del genere senza conseguenze," eppure siamo lì, bramosi di vedere il conto salato che il destino presenterà. La Capasso non ha scritto un libro; ha forgiato un’arma. Ha preso il concetto biblico di creazione e lo ha stuprato, trasformandolo nella genesi di un impero dove la violenza è l’unico linguaggio d’amore accettato. Quella notte non si è consumata un'Apocalisse. È stata una Genesi. E io ne sono uscito devastata , svuotata , convertita a questa religione del peccato dove ci si inginocchia non per pregare, ma per affilare la lama che teniamo stretta tra i denti. Questo romanzo ti isola. Ti fa guardare la realtà con disprezzo perché non è abbastanza oscura, non è abbastanza violenta, non è abbastanza Genesis. Se questo è l’inferno, vi prego: chiudete la porta a chiave e buttate via la mandata. Io da qui non esco più.
Leggo la Capasso da tempo, e ogni volta so già che le sue storie non mi lasceranno indifferente. Anche quando mi spingono fuori dalla mia comfort zone.
“𝑮𝒆𝒏𝒆sì𝒔 ” non fa eccezione. Anzi — è una lettura che non fa sconti. Ti trascina in un mondo oscuro e crudele, dove amore e potere si confondono e nulla è come sembra.
Ho storto il naso? Sì. Non ho digerito alcune situazioni? Altroché! Eppure, tra dolore, sesso sporco, sangue e potere, ho scorto la fragilità di Nayeli e la potenza devastante dei sei Arcangeli, che di angeli hanno solo il nome.
Nayeli Suarez è uno di quei personaggi che ti restano addosso. È magnetica, impossibile da incasellare. Ha la fierezza di una regina e la fragilità di chi ha visto troppo. Figlia di un re del cartello, è cresciuta tra sangue e seta, tra paura e desiderio, imparando presto che l’amore può essere una lama a doppio taglio. Non è né vittima né eroina, è solo se stessa, istinto puro, carne e orgoglio. Una donna che prima di regnare sugli altri deve imparare a dominare il proprio caos.
E poi ci sono gli Arcangeli: uomini che sembrano usciti da un sogno febbrile, scolpiti da luce e ombra. Sono divini e corrotti, fratelli e nemici, ognuno con la sua ferita da nascondere. Quando appaiono, l’atmosfera cambia all’istante, diventa densa, elettrica, quasi pericolosa. È impossibile non sentirlo: in questo mondo, anche la redenzione sa di dannazione.
Il ritmo narrativo è serrato, visivo, quasi cinematografico. Ogni scena è un gioco di luce e ombra, carne e anima, sesso e sacralità. La scrittura della Capasso è qualcosa che ti entra sotto pelle, viscerale, sensuale, sempre in equilibrio tra poesia e brutalità. Si sente che ogni parola è scelta con cura, come se non potesse esistere un modo diverso di dirla. E poi c’è il dolore, che non è mai fine a sé stesso, serve, scava, mette a nudo una verità scomoda. Perché in certi mondi, amare non è solo un sentimento ma un atto di guerra.
E in questo campo di battaglia c’è Nayeli. Non posso giudicarla, ma attraverso le parole dell’autrice impari a capirla davvero, a sentire cosa la muove, perché sceglie di fare ciò che fa. E alla fine ti ritrovi a provare per lei qualcosa che va oltre il giudizio.
Il finale? Inaspettato. E sì, una lacrimuccia mi è scappata.
“𝑮𝒆𝒏𝒆s𝒊𝒔 ” è un romanzo che ti lascia addosso il profumo della polvere e la nostalgia di un amore che brucia anche dove non dovrebbe. Non è una lettura per tutti! É una discesa tra le fiamme, ma chi avrà il coraggio di seguirla, troverà un’epopea oscura dove il dolore diventa potere e la fragilità, finalmente, regno.
Ci sono libri che ti accarezzano. E poi ci sono quelli che ti marchiano a fuoco. “𝑮𝒆𝒏𝒆s𝒊𝒔 ” è uno di questi.
Ho avuto l'immenso piacere di poter leggere questo libro tramite l'autrice stessa. Ringrazio tantissimo Anto per l'opportunità concessami. A causa di varie scaramucce non sono riuscita a leggerlo velocemente e di questo me ne dispiaccio. Il contenuto di questo libro è tantissino, c'è tanta emozione, paura, timore, pericolo e azione. Ritrovare gli Arcangeli e leggerne il passato e tutto quello che li porta ad essere così, è catartico. Purtroppo nonostante abbia tanto, forse l'ho letto nel momento sbagliato, perché ho avuto un pò di difficoltà ad entrare nella storia. Gli Arcangeli sono alquanto particolari, presi singolarmente risultano molto slegati, ma insieme sono straordinari. Nayeli è superlativa, una regina in tutto e per tutto. Fin da piccola vive una vita piena di difficoltà e traumi.Ma nonostante questo si è sempre mostrata più forte di chiunque. Persino nel suo momento di maggiore sofferenza. Tutto il libro è una bomba! i colpi di scena sorprendono, lasciando anche un po di curiosità. Ad un certo punto ho anche creduto che il finale sarebbe stato devastante, ed invece tutto si è risolto, lasciando anche un preludio sul secondo volume. Vi ricordo che contiene dei trigger warning molto pesanti, è un Reverse Harem anche se il finale vi sorprenderà l'unica scelta della protagonista. Detto cio spero che possa piacervi, e che possa appassionarmi molto di più di quanto lo abbia fatto con me. Perché la storia merita di essere conosciuta e amata.💜👑 Buona lettura🖤 Piera
Ciò che muove i fili di un dark-romance così intenso è una sete di sangue e perversione. 📖
Immergersi nel multiverso dei personaggi di questa autrice è sempre un piacere: una squadra di Arcangeli segnati fin nel profondo, ma pronti a far (ri)nascere la propria regina dal sangue sbagliato nelle vene. 🏹
Si va avanti nella narrazione con tutti i cinque sensi: riusciamo a sentire il sapore del sangue, il calore delle fiamme, il rumore dei sospiri, ma soprattutto l'odore che permea ogni scena, minuziosamente riportato. 🔥
Chi la segue e la legge da tempo sa: inimitabile. 😍
Recensione del blog martinasbooksrealm.wordpress.com e della pag Insta e TikTok martinas.books.realm
Genesis - 1° volume della Wings of vice ☆ ☆ ☆ ☆ ☆/ 5
~La sua bellezza era sfolgorante, ma non era una bellezza innocente. Il suo era il fascino che emanano certe lame affilate sotto la luce della luna: belle ma pronte a ferire chi le maneggia male.~
~Li vidi per ciò che erano. Creature senza Dio e privi di qualsiasi padrone, ma schiavi della lussuria più cieca.~
~E pensai che, forse, era proprio in quell’odio ardente... che albergava la forma più oscena e pura dell’amore.~
~Quella notte non si era consumata un’Apocalisse. Era stata una Genesi.~
🖤Trama: Non tutte le origini portano luce. Alcune nascono nel sangue, nel fuoco e nelle ferite che non chiedono di essere guarite.
Nayeli Suarez cresce sotto il peso di un nome che è una condanna, figlia di Esteban “El Rey” Suarez, erede di un potere che non ammette fragilità. Il suo passato è fatto di silenzi imposti, di cicatrici che non svaniscono, di una forza costruita giorno dopo giorno per restare in piedi in un mondo che l’avrebbe voluta spezzata. Nayeli non è innocente, ma non è mai stata libera. È sopravvissuta. E questo la rende pericolosa.
Il suo percorso non segue una linea retta. Si muove tra strappi, ritorni e discese improvvise, conducendo sempre più a fondo, verso un anfratto oscuro che appartiene tanto al suo cuore quanto a quello di chi le ruota intorno. A New York, nella ferocia di Hell’s Kitchen — la cucina del Diavolo — il destino la porta a incrociare la Archangel Squad.
Sei uomini cresciuti nella mafia, legati da una fratellanza nata nel sangue e nell’interesse, plasmati per comandare, distruggere, vincere. Non sono angeli. Sono strumenti di potere. E ognuno di loro incarna una forza precisa, una condanna che non lascia scampo.
-Nayeli è la Genesi: l’inizio, l’origine di qualcosa che non può più essere fermato. -Michael è il Dominio, autorità assoluta e strategia spietata, il controllo che pretende obbedienza. -Jophiel è il Controllo, carisma e ossessione, lo sguardo che smaschera e non concede vie di fuga. -Gabriel è l’Esercito, disciplina e silenzio armato, la distanza che diventa minaccia. -Raphael è il Dolore, cura e veleno intrecciati, la dipendenza che nasce dalla sofferenza. -Zadkiel è la Lotta, giudizio e lealtà feroce, protezione che passa attraverso la violenza. -Uriel è il Caos, fuoco e distruzione, bellezza apocalittica che lascia solo cenere.
La War Room diventa il luogo in cui la Squad pianifica ogni mossa, ogni strategia, ogni guerra. Altri spazi — più chiusi, più profondi — si imprimono invece nella memoria come teatri di dolore destinati a lasciare un’eco persistente, anche quando tutto sembra finalmente sotto controllo. L’Unità 06 promette protezione, rifugio, sicurezza sotto le ali degli Arcangeli. Ma in Genesis, anche la salvezza porta con sé una crepa.
Tra Nayeli e gli Arcangeli si crea un equilibrio fragile e instabile, fatto di attrazione pericolosa, scontri di volontà e alleanze che non nascono mai innocenti. Ogni legame è una prova, ogni scelta un passo ulteriore verso una trasformazione irreversibile. Il passato continua a reclamare ciò che le appartiene, mentre il presente la spinge a riconoscere il ruolo che il mondo le sta cucendo addosso.
Mentre il passato torna a reclamare ciò che le appartiene e la guerra per il potere si fa sempre più vicina, Nayeli comprende che il ruolo che le è stato assegnato non è quello di una pedina. Il regno che sta prendendo forma intorno a lei non chiede obbedienza cieca, ma una trasformazione. Perché essere Regina non significa non piegarsi mai. Significa sapere quando farlo.
Ed è in quel momento che Nayeli sceglie. Accetta il peso della corona, il rischio del desiderio, la rovina che accompagna ogni nascita. Perché una Regina può piegarsi, sì. Ma solo per prendere la rincorsa.
Genesis è l’inizio di un nuovo ordine, dove il potere corrompe, l’amore non salva e il desiderio diventa un’arma. Una storia oscura e magnetica, fatta di scelte irreversibili, legami pericolosi e origini che nascono dal buio. Perché alcune Genesi non portano salvezza. Portano guerra.
💜Recensione: Ci sono storie che raccontano un inizio. E poi ci sono storie che sono un inizio. Genesis non si apre con delicatezza. Non chiede permesso, non accompagna il lettore per mano. Ti prende e ti porta dentro, senza spiegarti subito dove ti trovi, lasciandoti disorientata, in allerta, costretta ad ascoltare il battito irregolare di qualcosa che sta nascendo nel buio. È un romanzo che non segue una linea retta. Si muove per strappi, per ritorni improvvisi, per discese che fanno male. E più vai avanti, più ti rendi conto che quella frammentazione non è casuale: è il riflesso di anime spezzate, di menti addestrate a sopravvivere, di cuori che non hanno mai avuto il lusso della linearità. La scrittura è densa, magnetica, profondamente viscerale. Ogni parola sembra scelta per colpire un punto preciso, ogni scena è costruita per lasciare un segno. Non c’è nulla di superfluo, nulla di decorativo. Anche il silenzio pesa. Anche ciò che non viene detto continua a vibrare sotto pelle. Genesis è un romanzo oscuro, crudo, emotivamente destabilizzante. Ma non è mai gratuito. Il dolore non viene esibito: viene attraversato. La violenza non è spettacolo: è conseguenza. E il potere non è mai solo forza, ma responsabilità, controllo, perdita. Nayeli Suarez è una protagonista che non si può incasellare. Non è fragile, ma nemmeno invincibile. È una sopravvissuta che ha imparato troppo presto a non abbassare lo sguardo, a non fidarsi, a resistere anche quando il corpo chiede tregua. In lei convivono durezza e lucidità, istinto e strategia, ferite mai rimarginate e una forza che non ha bisogno di essere proclamata. Nayeli è la Genesi: l’origine di qualcosa che cambia forma pagina dopo pagina. Non perché lo desideri, ma perché non ha altra scelta. La sua crescita non è una scalata verso la luce, ma una presa di coscienza lenta e dolorosa. La vediamo piegarsi, sì — ma mai spezzarsi. E comprendiamo, insieme a lei, che a volte piegarsi è solo il modo migliore per prendere la rincorsa. Intorno a Nayeli ruotano gli Arcangeli. Sei uomini che non incarnano salvezza, ma potere. Sei presenze che dominano la scena con la loro identità precisa, affilata, inquietante.
Michael è il Dominio: controllo assoluto, visione strategica, freddezza calcolata. Jophiel è il Controllo: ossessione, manipolazione, intelligenza che non concede scampo. Gabriel è l’Esercito: disciplina, silenzio, obbedienza armata. Raphael è il Dolore: cura e ferita che convivono nello stesso gesto. Zadkiel è la Lotta: lealtà feroce, protezione che passa attraverso lo scontro. Uriel è il Caos: istinto, distruzione, fuoco che non chiede di essere spento.
Non sono eroi. Non sono nemmeno semplici antagonisti. Sono uomini cresciuti in un sistema che non perdona debolezze, legati da una fratellanza costruita su regole ferree e scelte irreversibili. Ognuno di loro porta addosso il peso di ciò che è diventato — e di ciò che ha sacrificato per arrivarci. Le dinamiche tra Nayeli e la Squad sono complesse, instabili, cariche di tensione. Non esistono rapporti semplici, né legami innocenti. Ogni interazione è uno scontro di volontà, ogni equilibrio è precario. Protezione e controllo si confondono. Sicurezza e prigionia si sfiorano pericolosamente. E mentre la storia avanza, ci si rende conto che Genesis non parla solo di potere esterno, ma di quello più difficile da affrontare: il potere che gli altri esercitano su di noi quando siamo feriti. E quello che impariamo a reclamare quando smettiamo di sentirci solo vittime. Il ritmo è teso, serrato, mai indulgente. Non ci sono pause rassicuranti. Ogni capitolo aggiunge un tassello, ogni rivelazione apre nuove crepe. La tensione cresce in modo costante, accompagnando il lettore in una discesa che non offre appigli sicuri. Genesis è un romanzo che non consola. Non promette redenzione facile, né soluzioni pulite. Ti costringe a restare nel grigio, a guardare l’ombra, a fare i conti con verità scomode. E quando arrivi alla fine, non ti senti sollevata. Ti senti consapevole. Come se qualcosa si fosse spostato dentro di te. Perché Genesis non è solo una storia. È un’origine che lascia il segno. Ed è solo l’inizio.
❤️🔥I personaggi: -Nayeli Suarez è una protagonista che non chiede di essere capita. Esiste. Resiste. E questo basta a renderla potente. La sua forza non è rumorosa, non è esibita. È una forza che nasce dalla necessità, dalla sopravvivenza, dall’aver imparato troppo presto che nessuno sarebbe venuto a salvarla. Nayeli è una ragazza che ha conosciuto il controllo, la paura, la perdita di scelta. E proprio per questo ha sviluppato una lucidità feroce, uno sguardo che osserva, analizza, memorizza. Non è una vittima perfetta. Non è nemmeno un’eroina classica. È complessa, contraddittoria, spesso dura. A volte sbaglia. A volte si chiude. A volte ferisce prima di essere ferita. Ma ogni sua reazione ha radici profonde, che affondano in un passato che non smette mai davvero di seguirla. -Nayeli è la Genesi perché è origine e rottura insieme. È l’inizio di qualcosa che prende forma lentamente, senza proclami. La vediamo piegarsi, sì — ma mai annullarsi. E quando lo fa, non è resa: è strategia. È consapevolezza. È il momento esatto in cui capisce che per rinascere bisogna prima accettare di attraversare il buio. Accanto a lei ci sono gli Arcangeli. Sei uomini che non incarnano protezione, ma potere. Sei identità nette, ognuna con un peso specifico che grava sulla storia e su Nayeli stessa. -Michael, il Dominio, è il centro gravitazionale della Squad. Autorità assoluta, mente strategica, controllo che non ammette crepe. È un uomo che non chiede, prende. Non promette, decide. La sua presenza è opprimente, magnetica, inevitabile. Michael non è empatia: è ordine imposto. Eppure, proprio nella sua rigidità, si avverte una frattura sottile, un punto di tensione che lo rende umano nonostante tutto. Con Nayeli non è mai semplice: è scontro, misurazione, volontà contro volontà. -Jophiel, il Controllo, è forse il più inquietante. Non ha bisogno di alzare la voce. Osserva, studia, anticipa. È intelligenza affilata, manipolazione elegante, ossessione travestita da razionalità. Con lui Nayeli è costretta a restare sempre vigile, perché Jophiel vede. E ciò che vede, non lo dimentica. Il suo fascino è sottile, pericoloso, e nasce proprio dalla capacità di entrare sotto pelle senza farsi notare. -Gabriel, l’Esercito, è disciplina pura. Silenzioso, controllato, addestrato a eseguire. In lui non c’è spazio per l’improvvisazione: ogni gesto è misurato, ogni parola pesa. La sua distanza è una forma di difesa, ma anche una minaccia costante. Gabriel incarna la sicurezza solo in apparenza, perché dietro quella calma si nasconde una rigidità che non ammette deviazioni. -Raphael, il Dolore, è la contraddizione fatta uomo. Cura e ferita convivono in lui nello stesso respiro. È colui che comprende il corpo, le sue reazioni, i suoi limiti. Ma è anche colui che conosce il prezzo della sofferenza. Con Nayeli il suo ruolo è ambiguo, carico di tensione emotiva: non consola, non promette guarigione. Offre presenza. E a volte, questo fa ancora più male. -Zadkiel, la Lotta, è lealtà feroce. Combatte per ciò in cui crede, protegge con i denti, vive ogni scelta come uno scontro. È istinto e azione, ma non è privo di morale. In lui la violenza è sempre una risposta, mai un capriccio. Con Nayeli emerge una forma di rispetto ruvido, che passa attraverso la sfida e il confronto diretto. -Uriel, il Caos, è imprevedibilità pura. Fuoco, distruzione, istinto che brucia prima di pensare. È quello che destabilizza gli equilibri, che rompe le regole non scritte, che rende impossibile sentirsi al sicuro. Con Nayeli il suo rapporto è fatto di attrazione pericolosa e tensione costante: Uriel non offre stabilità, ma verità crude, dette senza filtri.
Insieme, questi personaggi non formano un rifugio. Formano un sistema. Un ingranaggio complesso in cui Nayeli è costretta a inserirsi, a trovare il proprio spazio, a ridefinire se stessa. Ed è questo che rende Genesis così potente: nessuno viene salvato. Nessuno viene reso migliore per magia. Ma tutti vengono messi a nudo. I personaggi di Genesis non chiedono di essere amati. Chiedono di essere guardati. E una volta fatto, è impossibile dimenticarli.
💘La coppia: Le dinamiche relazionali in Genesis non sono mai semplici. E soprattutto, non sono mai innocenti. Nayeli non entra in una storia d’amore. Entra in un territorio di conquista, di attrazione, di potere e di corpi che diventano linguaggio quando le parole non bastano più. Il suo percorso sentimentale — e carnale — non è lineare, né rassicurante. È esplorazione. È sopravvivenza. È affermazione di sé. Con gli Arcangeli non esiste un “prima” e un “dopo” netto. Esistono tensioni diverse, legami che si costruiscono su piani differenti, desideri che non chiedono permesso. Nayeli attraversa ognuno di loro, e in ogni incontro c’è qualcosa che prende e qualcosa che lascia. Ogni Arcangelo rappresenta una tentazione diversa, un modo differente di esercitare — o subire — il potere. -Con Michael, il Dominio, il rapporto è uno scontro frontale. Tra loro non c’è spazio per la dolcezza. C’è controllo, attrazione bruciante, una tensione che vibra come una corda tesa sul punto di spezzarsi. Michael non seduce: impone. E Nayeli non si sottomette: resiste. Ogni momento condiviso è una prova di forza, una danza pericolosa in cui nessuno vuole essere il primo a cedere. Non è amore. È riconoscersi come predatori nello stesso territorio. -Con Jophiel, il Controllo, il legame è diverso. Più silenzioso. Più ambiguo. È quello che sembra sempre un passo indietro, distante, quasi disinteressato. Non provoca, non reclama, non si espone. Jophiel osserva, misura, resta nell’ombra mentre intorno a Nayeli tutto brucia. Eppure, la tensione tra loro non manca mai. È sotterranea, trattenuta, carica di non detti. Il suo distacco non è assenza, ma controllo. Un controllo freddo, lucido, che diventa ancora più destabilizzante quando, solo verso la fine, quella distanza si spezza. Con Jophiel il desiderio non esplode: resta sospeso. E proprio per questo pesa di più. -Con Gabriel, l’Esercito, la tensione cambia tono. C’è una calma apparente, una disciplina che sembra promettere equilibrio. Con lui Nayeli sfiora l’idea di una tregua, di una stabilità possibile. Ma in Genesis anche il silenzio è una scelta, e anche la protezione può diventare una forma di controllo. Gabriel non ferisce apertamente. Ma non per questo è meno pericoloso. -Con Raphael, il Dolore, il legame è fisico ed emotivo insieme. È contatto che cura e che riapre ferite. È vicinanza che non consola, ma comprende. Con lui Nayeli non deve fingere di stare bene. Può esistere nella sua fragilità senza che venga corretta. Ed è proprio questa intimità a renderli così intensi — e così instabili. -Con Zadkiel, la Lotta, il rapporto è diretto, ruvido, istintivo. C’è rispetto, c’è sfida, c’è un linguaggio fatto di azione più che di parole. Con lui Nayeli non è mai fragile: è presente, attiva, viva. È un legame che nasce nello scontro e si alimenta di lealtà, anche quando fa male. -Con Uriel, il Caos, tutto brucia. Non esistono regole, non esistono promesse. Solo istinto, attrazione distruttiva, verità sputate in faccia senza filtri. Con Uriel Nayeli perde l’equilibrio, ma forse lo ritrova proprio lì, nel disordine totale. È un rapporto che destabilizza, che toglie certezze, che non offre appigli.
Nayeli li attraversa tutti. Li vive. Li sceglie, uno alla volta, senza mai smettere di scegliere se stessa. E poi arriva il momento della verità. Non quello imposto dagli altri. Quello che nasce quando il rumore si placa e resta solo ciò che è reale. Perché alla fine, Nayeli sceglie davvero un solo uomo. Non per bisogno. Non per dipendenza. Ma per volontà. La scelta non cancella ciò che è stato. Non nega i legami precedenti. Li contiene. Li supera. Li trasforma in consapevolezza. E ciò che resta non è una fiaba. È un legame costruito sulla conoscenza profonda, sulla resistenza reciproca, sull’accettazione delle ombre. Un rapporto che non promette salvezza, ma presenza. Non redenzione, ma verità. Perché in Genesis, l’amore non è mai il primo passo. È l’ultimo. Ed è proprio per questo che pesa così tanto.
🫶🏻Perché leggerlo? Perché Genesis non è una lettura confortevole. È una discesa. Un battesimo nel buio. Una storia che non ti prende per mano, ma ti trascina dentro un mondo fatto di potere, desiderio e perdita del controllo. Genesis è per chi non cerca l’amore giusto, ma quello sbagliato. Quello che sporca, che confonde, che mette in discussione ogni certezza. È un romanzo che parla di sopravvivenza prima ancora che di sentimento. Di ferite che non guariscono, ma cambiano forma. Di identità che nascono dal dolore, non dalla salvezza. Non è una storia gentile. Non consola. Non assolve. Ti costringe a restare nelle zone grigie, lì dove il consenso si fa fragile, il potere seduce e l’amore non è mai innocente. Leggilo se cerchi: * un dark mafia romance senza filtri né compromessi, * personaggi moralmente neri, dominati da ossessioni, vendetta e controllo, * una protagonista che non aspetta di essere salvata, ma impara a piegarsi solo per rialzarsi più forte, * dinamiche intense, disturbanti, cariche di tensione psicologica ed erotica, * un reverse harem che non è gioco, ma campo di battaglia.
Genesis è una storia che brucia lentamente. Che ti mette a disagio. Che ti fa desiderare cose che forse non dovresti desiderare. E quando chiudi l’ultima pagina, non ti senti al sicuro. Ti senti cambiata. Perché Genesis non addolcisce il buio, non lo rende accettabile. Lo guarda in faccia, lo attraversa, e ti chiede se sei pronta a farlo anche tu. Leggilo solo se sei pronta a scendere tra le fiamme. E ad accettare che, una volta entrata… non ne uscirai illesa.
✨Nota: Quando ho iniziato a leggere Genesis, sapevo che mi sarei addentrata in un mondo oscuro e complesso. Ma non potevo immaginare quanto mi avrebbe scossa, fatta riflettere, sorpresa. Nayeli, i suoi arcangeli, ogni luogo, ogni scelta… tutto è vivo, palpita sotto la pelle, e non lascia scampo. Quello che hai scritto, Maria Antonietta, non è solo un libro. È un’esperienza che ti cambia. Un viaggio tra dolore, desiderio, potere e coraggio. Grazie per aver creduto in me e nel mio piccolo profilo, per avermi dato l’opportunità di raccontare e condividere questa storia così potente e intensa. Grazie per Nayeli, per la sua forza silenziosa e il suo cuore spezzato ma indomito. Grazie per Michael, Jophiel, Gabriel, Raphael, Zadkiel e Uriel, per ogni sfumatura, ogni ombra, ogni scintilla che rende unica la loro presenza. Grazie per la scrittura che non si nasconde, che non edulcora, che scuote e lascia un segno indelebile. Avere la possibilità di recensire Genesis è stato un onore, un regalo che custodirò con affetto. Una collaborazione che va oltre le parole: un piccolo sogno realizzato, una pagina preziosa nel mio percorso. E adesso, chi leggerà questo libro… tenga presente che non si tratta solo di una storia. È un’esperienza che entra sotto la pelle, che scuote e che resta. Come restano le emozioni vere. E come restano le storie, e le autrici, che non puoi dimenticare.
Nayeli era l’erede di una delle famiglie più temute, ma il sangue non risparmia nessuno, e il suo è stato il primo a essere versato. Tradita, venduta e umiliata fino a quando il destino la consegna nelle mani degli Arcangeli, una squadra di sei uomini tanto letali quanto inafferrabili. Per loro, è solo una pedina. Per lei, sono l’unica via per la rinascita. Ma ciò che nasce come un gioco di potere si trasforma presto in una spirale di ossessione e desiderio, dove confini e ruoli si confondono. Loro la vogliono controllare. Lei imparerà a dominarli. E quando il passato tornerà a reclamare il suo nome, la ragazza che tutti avevano sottovalutato potrebbe prendere posto sul trono che credevano di aver distrutto e tornare ad essere vista per ciò che era: una regina. Una regina con sei arcangeli pronti a distruggere il mondo per lei.
Genesis, per me, è stato un vortice oscuro e magnetico di potere, desiderio e vendetta, un regno costruito nell’oscurità dal quale non avrei mai voluto uscire. La Capasso ci dimostra per l’ennesima volta di come il mafia romance sia il suo elemento perché la cura e le attenzioni che vengono date alle dinamiche criminali, le trattative, gli spostamenti, le basi operative, le strategie, i dettagli logistici, ogni più piccolo dettaglio e’ tutto perfettamente calcolato. Ho percepito il peso del potere in ogni dialogo, in ogni scelta, in ogni alleanza forgiata o spezzata. Una delle poche autrici che non si limita a usare la mafia come sfondo ma la descrive e la fa vivere come una vera macchina politica ed economica dando una visione coerente e credibile del mondo mafioso.
Quello che mi ha colpito fin da subito è stata l’incredibile capacità con cui sono stati gestiti i Pov. Scriverne SETTE è un rischio enorme se non li sa padroneggiare al meglio, ma qui Maria Antonietta Capasso, lo trasforma in un punto di forza, rendendo questa storia ancora più coinvolgente e permettendoci di guardare ogni cosa dal punto di vista di ogni personaggio. Ogni Arcangelo ha un’impronta distinta e ben riconoscibile con i propri modi, le proprie paure e incertezze, le proprie ferite ma sopratutto con propri desideri, ossessioni e una luce distorta che ti porterà a empatizzare e provare qualcosa per ciascuno di loro, anche quando non dovresti. Ora ditemi se in un reverse harem non sia qualcosa di raro da trovare. Questa, a mio parere, è stata una scelta narrativa tanto ambiziosa quanto straordinariamente riuscita e perfettamente calibrata, che amplifica l’empatia nel lettore dimostrando la padronanza dell’autrice nel gestire così tante prospettive e rimanendo sempre fedele e coerente alla storia e al personaggio. Quello che più ho apprezzato però è stata la scelta di dar vita a una protagonista totalmente fuori dall’ordinario e perfettamente credibile per il mondo in cui è nata. Una protagonista che passo dopo passo ci farà capire perché ogni arcangelo la vuole, la teme o la ama ma sopratutto, perché lei permetterà tutto questo.
Nayeli è la Genesi, la nascita, l’inizio di un nuovo regno, una figura che, a mio parere, evolve coerentemente anche se sono certa non verrà compresa da tutti. La vedremo lottare, spezzarsi e poi ricomporsi, non come la ragazza che era, ma come la Regina che è sempre stata destinata a diventare. Vediamo come la violenza subita la abbia resa dura, difficile da sottomettere e come la sua astuzia e il controllo sul corpo diventino strumenti di sopravvivenza e rivalsa. Lei sfrutta il poco che le è rimasto, compreso il suo corpo, per non soccombere e nel farlo ribalta le regole. La sua transizione, da vittima a carnefice, da pedina a regina è un processo lento, graduale, sofferto ma lo rende possibile con una forza che non ha uguali. Le scelte che compie sono motivate, spesso discutibili, ma è proprio questo che rende il suo riscatto credibile. Genesis parla di potere, redenzione, vendetta e identità. La rappresentazione della sopravvivenza femminile, anche quando questo passa attraverso il corpo come strumento, e’ stata gestita con onesta brutalità, con una chiara volontà di mostrare cosa si è costretti a fare per sopravvivere e conquistare il controllo. Il confine morale quasi scompare portando il lettore a interrogarsi su cosa significhi avere potere in un mondo che ha insegnato solo la legge del più forte. Accanto a lei, i sei Arcangeli da padroni, diventeranno complici e infine alleati. Con loro si costruisce un regno oscuro dove amore e rovina si intrecciano fino a diventare la stessa cosa. La scrittura è intensa, erotica ma sopratutto cruda dove ci vengono mostrate tutte le ombre ma anche le scintille che faranno brillare le crepe delle loro anime.
Questo libro è separato dalla trilogia City of Woe, quindi dalle storie dei fratelli Santacroce, ma comunque i personaggi presenti li abbiamo già visto in Paradiso, l’ambiente è quello e ci sono piccoli riferimenti all’ultimo libro della trilogia. Quindi se volete prima leggere la trilogia io ve lo consiglio, anche se la storia si capisce perfettamente anche senza leggerla.
Qui i protagonisti sono i sei arcageli e Nayeli. La storia è un Reverse Harem ma capiamo da subito che Nayeli alla fine sceglierà uno di loro, anche se un pochino mi dispiaceva per chi non avrebbe scelto visto che già in passato erano stati rifiutati da un’altra ragazza e non l’avevano presa proprio bene.
Questo romanzo mi ha catturata fin da subito, tutti hanno un loro Pov e questo da una parte mi ha permesso di immergermi meglio nella storia e nelle loro teste, dall’altra, alcune volte, mi ha un po’ confusa, perché non mi ha permesso di conoscere al 100% ogni membro della squad. Anche se questo ha fatto sì che io abbia ancora più voglia dei prossimi volumi.
Nayeli è un personaggio femminile meraviglioso. È una ragazza forte che dopo la morte del padre, a cui non si poteva dare il premio padre dell’anno, ha affrontato momenti orribili. Quando la squad la compra, sí, da questo libro non vi aspettate una storia rosa e fiori questo è un dark mafia romance, quindi leggete i trigger warning. Quindi si quando la comprano lei scombussolerà in poco tempo la squad, lei arriva in casa a testa alta e non permetterà ai 6 arcangeli di metterle i piedi in testa.
In questa storia c’è molto spicy, molta vendetta, colpi di scena e molta suspense. Ad ogni capitolo non vedevo l’ora di scoprire cosa sarebbe successo e arrivata alla fine ero sconvolta e anche felice, perché c’è stato un momento in cui ho davvero temuto che l’autrice avesse deciso di non darci in lieto fine e di lasciarci con il cuore a pezzi, meno male non l’ha fatto. E in più ci dà un epilogo che lascia con moltissima voglia di leggere il prossimo.
Ho appena finito di leggere "Genesis" e ammetto di essere ancora sotto shock. Non so bene come spiegare quello che ho provato, e che sto ancora provando, ma ci provo lo stesso. Se già avevo amato la "City of Woe Series", questa nuova saga mi ha completamente stregata. In questo romanzo conosceremo Nayeli, che non è solo un semplice personaggio: è un uragano distruttivo. Nata tra sangue e fuoco, viene venduta, spezzata, ma mai del tutto distrutta. La sua forza è silenziosa, tagliente e ti entra sotto pelle. Poi ci saranno loro: gli Arcangeli. Li avevamo già conosciuti e amati, nel terzo volume "Paradiso". Sei uomini, sei anime dannate, sei POV differenti che vi faranno impazzire. Ognuno diverso dall'altro, ognuno con le sue ombre e i suoi demoni da combattere. Loro salveranno Nayeli dalla prigionia e dagli abusi subiti continuamente, ma non sono eroi. La rinchiudono in un’altra prigione, stavolta dorata: la loro. La vogliono, la temono e soprattutto la desiderano. Eppure sarà Nayeli a condurre il gioco. Lei è la Reina, loro, gli angeli caduti e non potranno far altro che seguirla. La storia è cruda, intensa, piena di dolore e desiderio. Non è certo una favola: è una vera e propria guerra. In mezzo a tutto questo caos c’è una donna che ribalta le regole, tesse la sua ragnatela e li imprigiona tutti. Non con la forza, ma con la sua anima spezzata, che diventa un’arma. Come sempre, l’autrice ha una penna che riesce a incantare e a emozionare come poche. I suoi personaggi e i suoi romanzi, non sono mai banali. In questa storia ha creato un vero e proprio dark-mafia-romance con trope del reverse-harem, dove ogni pagina è un colpo al cuore. Non è una lettura leggera, e infatti non è adatta a tutti. È una discesa negli inferi, e una volta entrati, non ne uscirete più. Valutazione: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Spicy: 🌶🌶🌶🌶🌶 Emozione: 💘💘💘💘💘 Recensione a cura di Daniela Pani.
È una storia sporca, imperfetta, sbagliata e contorta, ma allo stesso tempo viva, giusta e piena.
La cosa che più mi è piaciuto di questo primo libro - a parte gli Arcangeli, ma quelli sono gli ormoni a parlare, scusate - è un discorso molto più profondo, più intimo e di una potenza assurda. C’è tutto il discorso che lei usa il suo stesso corpo come arma, non solo per difendersi ma soprattutto per riprendersi se stessa. È un discorso molto delicato, che però trovo molto interessante, per quanto complesso, ma che comunque mi piace. Denota un tipo di forza che in molti non riescono a riconoscere e, se posso azzardarmi, anche un riscatto femminile, un riscatto in quanto donna abbastanza potente.
Questo è anche un Reverse Harem e, per quel poco che ne ho letti del genere, sono rimasta contenta di vedere come questa dinamica sociale tra i vari protagonisti non sia stata una semplice “giustificazione” alla narrazione, ma un elemento abbastanza importante e scritto in maniera più che apprezzabile: non parliamo di semplici ammucchiate o semplici incontri carnali. Il tutto è collocato all’interno di un discorso più grande che, ancora una volta, dimostra una coerenza narrativa impeccabile e una bella e lineare coerenza con tutti i personaggi.
L’unica cosa, che è semplicemente un’annotazione da gusto personale e nulla più, è il fatto che il vero succo della questione, il vero fulcro della trama e della storia, l’ho visto iniziare verso metà libro. Cioè, prima c’è stato un accenno frammentario delle cose, che hanno preso la vera piega “tardi”. Ma questa cosa è stata già chiarita e, coerentemente a tutto ciò che è stato scritto: si tratta di un primo libro di una nuova serie e, giustamente, per dare spazio e dare voce a tutti i personaggi, narrativamente parlando non poteva essere gestita in altri modi. Anzi, devo dire che alla fine della lettura, ne sono rimasta entusiasta, non solo di aver recuperato questo libro ma, soprattutto, di essermi affacciata a questo mondo e alla penna dell’autrice.
In passato ho divorato la Unlimited series di Maria Antonietta, e quindi quando mi ha mandato la mail per segnalare questa uscita le ho chiesto subito una copia da poter leggere. Questa storia aveva tutti gli elementi giusti che rientravano nelle mie corde e ammetto che non sono rimasta per niente delusa. Ancora una volta lo stile di Maria Antonietta mi ha stregata. Durante la lettura ho messo in pausa il romanzo perché mi sono detta devi leggerlo piano piano e non divorarlo come al tuo solito, e niente non ci sono riuscita, soprattutto una volta superata la metà. Ma non si tratta solo delle scene erotiche che non sono numerose né troppo volgari, ma tutta la parte che ruota attorno ai personaggi che ha reso questa storia super affascinante. Un romanzo che mi ha conquistata dall’inizio alla fine.
Nel complesso, Genesis mi ha conquistata per la forza della scrittura, intensa e viscerale, capace di rendere ogni scena carica di tensione emotiva. Ho apprezzato la costruzione del mondo, il coraggio con cui l’autrice esplora il lato più oscuro del desiderio e la complessità di una protagonista che, pur restando sfuggente, incarna perfettamente il conflitto tra vulnerabilità e potere. L’ambientazione, le atmosfere e la cura dei dettagli contribuiscono a creare una storia che lascia il segno.
L’inizio è stato carino e avvolgente, però la trama mi ha un po’ delusa perché non viene raccontata nei minimi dettagli. Sinceramente mi aspettavo un finale che lasciasse a bocca aperta, ma per il resto il libro è stato molto bello, soprattutto per i protagonisti, che ti fanno innamorare subito.