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Atlante della luce e dell'ombra
Una storia d’amore fatale tra un’archeologa e un geologo nel corso di una missione scientifica, un guardiano dello zoo dal talento unico nel curare gli animali e nello sprofondare tra le visioni della vodka; un reduce della guerra in Afghanistan chiamato a proteggere dalla violenza degli orsi i bambini di un piccolo villaggio della Siberia. Il viaggio di una vita per raggiungere l’Oceano Pacifico dall’Ucraina; una spedizione sull’Himalaya alla ricerca di animali fantastici e forse reali; un segreto custodito per decenni nella cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca. Atlante della luce e dell’ombra è un caleidoscopio di vicende ed emozioni, di speranze e violenza, di baratri ed estasi. Una collezione di personaggi e di luoghi ogni volta sorprendenti.
L’arte del racconto in Sylvain Tesson si distingue per la capacità di condensare esperienze lontane, paesaggi estremi e tensioni culturali in testi brevi, potenti, fulminanti. Le ombre più oscure vengono scosse da un umorismo malinconico, il destino degli uomini si consuma nella forza brutale del paesaggio, negli enigmi e nella fascinazione della natura. La geografia di Tesson dissolve il centralismo occidentale trasportandoci in un teatro che va dalla Russia post-sovietica alla Siberia, dall’India al Tibet, e la lente attraverso cui ci racconta il nostro tempo è qui forse ancora più affascinante del solito: a muovere le narrazioni è la ricerca della luce e dell’ombra, le albe dell’Est e i tramonti dell’Ovest, in una dialettica mai risolta, mai pacificata. Al centro delle sue storie ci sono le incomprensioni radicali tra vecchi e nuovi mondi, gli scontri tra culture e religioni, le distruttive contraddizioni delle società contemporanee. A volte, a scardinare tutto, c’è la follia degli individui, delle passioni, della politica, delle ideologie. Altre c’è solo l’assunzione abbagliante della realtà così com’è, nella sua ferocia e nella sua bellezza. Come se Sylvain Tesson volesse ricordarci – con la nonchalance di chi non pretende d’in-segnare nulla – che vivere, ovunque ci si trovi, è sempre un precipitare dall’alto.
L’arte del racconto in Sylvain Tesson si distingue per la capacità di condensare esperienze lontane, paesaggi estremi e tensioni culturali in testi brevi, potenti, fulminanti. Le ombre più oscure vengono scosse da un umorismo malinconico, il destino degli uomini si consuma nella forza brutale del paesaggio, negli enigmi e nella fascinazione della natura. La geografia di Tesson dissolve il centralismo occidentale trasportandoci in un teatro che va dalla Russia post-sovietica alla Siberia, dall’India al Tibet, e la lente attraverso cui ci racconta il nostro tempo è qui forse ancora più affascinante del solito: a muovere le narrazioni è la ricerca della luce e dell’ombra, le albe dell’Est e i tramonti dell’Ovest, in una dialettica mai risolta, mai pacificata. Al centro delle sue storie ci sono le incomprensioni radicali tra vecchi e nuovi mondi, gli scontri tra culture e religioni, le distruttive contraddizioni delle società contemporanee. A volte, a scardinare tutto, c’è la follia degli individui, delle passioni, della politica, delle ideologie. Altre c’è solo l’assunzione abbagliante della realtà così com’è, nella sua ferocia e nella sua bellezza. Come se Sylvain Tesson volesse ricordarci – con la nonchalance di chi non pretende d’in-segnare nulla – che vivere, ovunque ci si trovi, è sempre un precipitare dall’alto.
344 pages, Paperback
First published January 1, 2010
About the author
Sylvain Tesson
122 books600 followersSylvain Tesson est le fils de Marie-Claude et Philippe Tesson et le frère de la comédienne Stéphanie Tesson et de la journaliste d'art Daphné Tesson.
Géographe de formation, il effectue en 1993 un tour du monde à bicyclette avec Alexandre Poussin avec qui il traverse l'Himalaya à pied en 1997. Il traverse également les steppes d'Asie centrale à cheval avec la photographe et compagne Priscilla Telmon, sur plus de 3 000 km du Kazakhstan à l'Ouzbékistan. En 2004, il reprend l'itinéraire des évadés du goulag en suivant le récit de Sławomir Rawicz : The Long Walk (1955)1. Ce périple l'emmène de la Sibérie jusqu'en Inde à pied.
Sylvain était également un « escaladeur de cathédrales » et au sein d'un cercle d'acrobates on le surnommait « le prince des chats », tandis qu'il escaladait Notre-Dame de Paris, le Mont-Saint-Michel, l'église Sainte Clotilde et d'autres monuments (principalement des églises) à Orléans, Argentan, Reims, Amiens ou encore Anvers.
En 2010, après avoir fait allusion à ce projet de nombreuses fois, Sylvain Tesson passe six mois en ermite dans une cabane au sud de la Sibérie, sur les bords du lac Baïkal, non loin d'Irkoutsk. Selon ses propres dires : « Recette du bonheur : une fenêtre sur le Baïkal, une table devant la fenêtre ».
Il voyage la plupart du temps par ses propres moyens, c'est-à-dire sans le soutien de la technique moderne, en totale autonomie. Ses expéditions sont financées par la réalisation de documentaires, par des cycles de conférences et par la vente de ses récits d'expédition.
Il écrit également des nouvelles. Il signe de nombreuses préfaces et commentaires de films. Il collabore à diverses revues. On peut retrouver ses bloc-notes chaque mois dans le magazine Grands reportages. Depuis 2004, il multiplie les reportages pour Le Figaro Magazine avec le photographe Thomas Goisque et le peintre Bertrand de Miollis. Il signe plusieurs documentaires pour la chaîne France 5.
Il obtient le prix Goncourt de la Nouvelle en 2009, pour Une vie à coucher dehors (éditions Gallimard, 2009) et le prix Médicis essai en 2011 pour Dans les forêts de Sibérie.
Source : Wikipedia
Géographe de formation, il effectue en 1993 un tour du monde à bicyclette avec Alexandre Poussin avec qui il traverse l'Himalaya à pied en 1997. Il traverse également les steppes d'Asie centrale à cheval avec la photographe et compagne Priscilla Telmon, sur plus de 3 000 km du Kazakhstan à l'Ouzbékistan. En 2004, il reprend l'itinéraire des évadés du goulag en suivant le récit de Sławomir Rawicz : The Long Walk (1955)1. Ce périple l'emmène de la Sibérie jusqu'en Inde à pied.
Sylvain était également un « escaladeur de cathédrales » et au sein d'un cercle d'acrobates on le surnommait « le prince des chats », tandis qu'il escaladait Notre-Dame de Paris, le Mont-Saint-Michel, l'église Sainte Clotilde et d'autres monuments (principalement des églises) à Orléans, Argentan, Reims, Amiens ou encore Anvers.
En 2010, après avoir fait allusion à ce projet de nombreuses fois, Sylvain Tesson passe six mois en ermite dans une cabane au sud de la Sibérie, sur les bords du lac Baïkal, non loin d'Irkoutsk. Selon ses propres dires : « Recette du bonheur : une fenêtre sur le Baïkal, une table devant la fenêtre ».
Il voyage la plupart du temps par ses propres moyens, c'est-à-dire sans le soutien de la technique moderne, en totale autonomie. Ses expéditions sont financées par la réalisation de documentaires, par des cycles de conférences et par la vente de ses récits d'expédition.
Il écrit également des nouvelles. Il signe de nombreuses préfaces et commentaires de films. Il collabore à diverses revues. On peut retrouver ses bloc-notes chaque mois dans le magazine Grands reportages. Depuis 2004, il multiplie les reportages pour Le Figaro Magazine avec le photographe Thomas Goisque et le peintre Bertrand de Miollis. Il signe plusieurs documentaires pour la chaîne France 5.
Il obtient le prix Goncourt de la Nouvelle en 2009, pour Une vie à coucher dehors (éditions Gallimard, 2009) et le prix Médicis essai en 2011 pour Dans les forêts de Sibérie.
Source : Wikipedia
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Community Reviews
Displaying 1 - 9 of 9 reviews
May 15, 2022
Très distrayant
March 3, 2026
Racconti brevi ma intensi, pieni di amore, desideri e sogni. Monotono il finale.
March 19, 2026
Gros banger très divertissant
October 1, 2026
Storie estremamente affascinanti
January 2, 2026
Questi racconti dicono di desideri persistenti e segreti. E dei vagabondaggi che è l'amore.
June 2, 2026
L'autore a me completamente sconosciuto e il risvolto di copertina mi avevano incuriosito molto per quello che sembrava essere un libro tra racconto e geografia, ambientazioni esotiche e avventurose, magari un po' stralunate.
Poi ho letto, prima di iniziare il libro, che si tratta di uno degli esponenti della estrema destra francese, scrittore preferito di Marine Le Pen, lefevbriano convinto, tanto controverso da finire criticato pure da Houllebecq, che quanto a posizioni scomode...
Vabbé, mi sono detto, che c'entra. Hai amato Celine, letto Pound e Junger. Non sarà un Tesson a farsi condizionare dalle tue idee politiche.
Ecco. Lo sto leggendo. Non so se lo finirò. Perché il problema non è di destra o di mancina. E' che questi racconti hanno l'ambientazione esotica come unica forma di piacere, per il resto... Lo schema è sempre il solito; più o meno breve che sia il racconto ci deve essere a un certo punto una svolta illuminante, una sorpresa. Solo che la sorpresa arriva tanto telefonata quanto i passaggi che facevo io da ragazzo quando giocavo a calcio (e che venivano tutti intercettati). Intendiamoci: io sono uno che quando legge i gialli capisce chi è il colpevole solo dopo che l'autore ha fatto lo spiegone. Ma qui di sorprese non ne trovo proprio. A metà racconto mi dico sempre "vuoi vedere che?" e tac.. immancabile.
Nè si tratta di sorprese che generino epifanie poetiche, non siamo dalle parti dei Dubliners di Joyce, per intenderci. Ma neanche dalle parti di Hemingway.
Lo stile scorre, il compitino viene portato a termine e tu, già dopo dieci pagine di ex-URSS, Tibet, montagne del Caucaso inizi a sbadigliare sul divano.
(che la Le Pen avesse gusti discutibili, però, me lo potevo aspettare)
Arriverò in fondo, perché ho uno spiccato senso del dovere della lettura integrale. Ma dubito di cambiare la mia opinione, non ne vedo alcuna premessa.
Poi ho letto, prima di iniziare il libro, che si tratta di uno degli esponenti della estrema destra francese, scrittore preferito di Marine Le Pen, lefevbriano convinto, tanto controverso da finire criticato pure da Houllebecq, che quanto a posizioni scomode...
Vabbé, mi sono detto, che c'entra. Hai amato Celine, letto Pound e Junger. Non sarà un Tesson a farsi condizionare dalle tue idee politiche.
Ecco. Lo sto leggendo. Non so se lo finirò. Perché il problema non è di destra o di mancina. E' che questi racconti hanno l'ambientazione esotica come unica forma di piacere, per il resto... Lo schema è sempre il solito; più o meno breve che sia il racconto ci deve essere a un certo punto una svolta illuminante, una sorpresa. Solo che la sorpresa arriva tanto telefonata quanto i passaggi che facevo io da ragazzo quando giocavo a calcio (e che venivano tutti intercettati). Intendiamoci: io sono uno che quando legge i gialli capisce chi è il colpevole solo dopo che l'autore ha fatto lo spiegone. Ma qui di sorprese non ne trovo proprio. A metà racconto mi dico sempre "vuoi vedere che?" e tac.. immancabile.
Nè si tratta di sorprese che generino epifanie poetiche, non siamo dalle parti dei Dubliners di Joyce, per intenderci. Ma neanche dalle parti di Hemingway.
Lo stile scorre, il compitino viene portato a termine e tu, già dopo dieci pagine di ex-URSS, Tibet, montagne del Caucaso inizi a sbadigliare sul divano.
(che la Le Pen avesse gusti discutibili, però, me lo potevo aspettare)
Arriverò in fondo, perché ho uno spiccato senso del dovere della lettura integrale. Ma dubito di cambiare la mia opinione, non ne vedo alcuna premessa.
May 15, 2013
Décidément un bon petit gars ce Tesson...très belles nouvelles sur la Russie post soviétique et l'Asie. Superbe.
July 24, 2015
un recueil de nouvelles sur l'orient, l'Himalaya, la Russie, la chine. Pas déçu mais rien de surprenant.
April 9, 2016
formidables récits de voyages et de rencontres
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