Aaron guida da anni lungo strade deserte, il motore del suo camion come unico compagno nelle notti infinite. Le cose cambiano improvvisamente quando, in un’area di sosta della Route 66, accanto a lui prende posto un passeggero insolito. Mr. Voyd è silenzioso, enigmatico, portatore di un odore pungente e di verità che Aaron non vorrebbe conoscere.
Quella notte, la realtà comincia a sgretolarsi. Il paesaggio terrestre si dissolve in un deserto alieno, creature infestano il ciglio della strada e gli edifici abbandonati, il tempo si dilata fino a sfiorare l'infinito. Ben presto, Aaron capisce che la sua vita non è stata altro che il preludio a questo incontro.
Un viaggio notturno lungo una strada che non conosce fine, tra colpa, memoria e dimensioni oscure, dove ogni curva può essere l’ultima e ogni non detto cela un inferno personale.
Verrebbe da contraddire Céline e dichiarare che non tutti le notti hanno un termine. Questo rischia di scoprire Aaron Thorpe, camionista, durante uno dei sui viaggi infiniti lungo la route 66. Un viaggio con un passeggero inquietante come Mr. Voyd, che mi ha fatto ripensare agli scomodi autostop di film come The Hitcher o a quel racconto (di cui non ricordo il titolo) di Stephen King, e che trasforma gli orizzonti infiniti dei deserti americani in scorci horror ad alta densità sensoriale e materica, ormai marchio di fabbrica del Pivetti. E che, nel finale, ci porta a chiederci se il MALE sia connaturato, ereditato o appreso. Qualunque sia la risposta, avremmo preferito non dover neppure porre la domanda. Luca si conferma superbo tessitore di storie inquietanti che non si limitano a mettere in scena il MALE, ma scavano fino al midollo marcio di esso.