A come “acabadora”, B come “banditismo”, C come “Costa Smeralda”. Vi siete mai chiesti qual è il reale significato di questi termini? Vi siete mai domandati cosa si trova al di là della superficie e delle spiegazioni spicciole? Attraverso un testo agile e spigliato, l’autore decostruisce, con valide argomentazioni e molto umorismo, luoghi comuni, bugie e miti collettivi che fondano l’identità dei sardi. Un libro che può essere letto con estremo piacere, capace di sfatare le mille leggende che la storia, gli accadimenti e il fato hanno calato sulla testa dei sardi. Completano l’opera una cronologia sinottica degli avvenimenti storici e una bibliografia sintetica che offre la possibilità al lettore di verificare le tesi esposte e di approfondire svariati argomenti.
Dopo anni dalla sua pubblicazione, ho finalmente letto questo libretto di Omar Onnis, che non conosco personalmente ma che ho spesso apprezzato per suoi interventi sentiti qua e là o letti in rete.
L'atteggiamento decostruttivo della nostra idea di sardità è importantissimo: spesso non ci si rende conto che certe idee che abbiamo sulla Sardegna sono filtrate dallo sguardo esterno, per forza di cose riduttivo e spesso erede di pregiudizi o convinzioni molto antiche che gli "altri" avevano su di noi.
È grave e deprimente che gli stessi sardi si sentano rappresentati da queste narrazioni e trovino orgoglio o senso di identità in racconti esotizzanti, alla fine poi rendendoli verosimili, perpetuandoli.
La ragione, giustamente sottolineata dall'autore, è che la nostra storia non si insegna a scuola, come la lingua, e che siamo naturalmente e storicamente portati a pensare che le cose importanti / moderne / degne di nota succedano sempre altrove.
Mi sono approcciato alla lettura molto motivato e pronto anche a mettere in discussione concetti che pure io (come tutti) potrei avere interiorizzato senza spirito critico. Il libro è una raccolta di saggetti molto brevi su vari argomenti, organizzati in ordine alfabetico, si inizia con Acabadora, Agricoltura, Archeologia, Arretratezza, Arte, Autonomia, Banditi...
La lettura è rapidissima (forse troppo, ma capisco l'intento divulgativo da "lettore medio dell'Unione Sarda") e certe cavolate sono smontate efficacemente.
Le mie uniche riserve arrivano alle voci Cagliari e Cagliari calcio.
Da "Cagliari": "Cagliari non è una città sarda.” "...una strana condizione culturale che fa di Cagliari, da secoli, la prima città straniera che tanti sardi conoscono nella loro vita. Una città straniera in Sardegna, costretta suo malgrado a rappresentarla.” “Per lo più, il cagliaritano medio è afflitto da una strana forma di dipendenza televisiva e culturale da modelli totalmente esogeni e spesso patogeni, che lo fanno identificare più con gli esempi milanesi/romani propinati dai media che con la sua stessa storia. ”
Mi rendo conto di sottolineare l'ovvio: evidentemente anche la persona più illuminata può cadere in convinzioni pregiudizievoli, e anche studiare a approfondire alla luce di queste. È paradossale che in un libro di demitizzazione però venga propinata la solita storia di Cagliari "non sarda" (su cui non mi soffermo ma che è stata già rilevata e analizzata da persone più preparate di me).
Il dubbio si inspessisce alla voce seguente, Cagliari calcio.
Ammetto di essere sensibile all'argomento e di trovare deprimenti le narrazioni santificanti dello scudetto del 70 o di Gigi Riva (o quelle recentissime sulla promozione in serie A della squadra) dunque mi aspettavo un articolo su questa linea.
Il saggetto di Onnis su questo argomento però è poco coraggioso, come se non volesse osare troppo su un tema così sentito (ahimé) da molti sardi. Si parla di "sensazione di rivincita verso la propria autopercezione di subalternità insuperabile, piuttosto che concentrarsi sull’amara constatazione della loro lunga esclusione”, di "“retorica del sardo emigrato a Milano o a Torino che si sente in quel momento finalmente un cittadino a tutti gli effetti” (ottimo) ma anche "“bisognava essere grati a Gigi Riva per averci portato finalmente in Italia, averci messo al centro dell’attenzione per qualcosa di bello e non più solo per questioni di devianza sociale e culturale.”
Comunque, una lettura importante, e sono certo che nel 99% dei casi abbia trovato osservazioni pertinenti. Diciamo così: nessuno è perfetto (o forse non voleva inimicarsi il famoso lettore medio dell'Unione o telespettatore di Biddiolina).