Mentre la narrazione del genocidio a Gaza e della questione palestinese è dominata dalla propaganda, Alba Nabulsi ci offre una lettura alternativa e radicale, a partire da dieci parole narrazione, mutilazione, velo, stupro, identità, pulizia etnica, urbicidio, disturbo mentale, fame e maternità. Dieci aree semantiche che l'autrice fa ruotare attorno al corpo, come campo di battaglia ma anche spazio di resistenza, strumento di lotta contro l'oppressione e la cancellazione storica. Per aiutarci a decostruire il nostro sguardo sulla Palestina, l'autrice intreccia dati storici, fonti giornalistiche e biografia la storia della sua famiglia diventa simbolo della diaspora palestinese, una storia di perdita e resilienza che attraversa generazioni. Alba Nabulsi riesce a unire la complessità degli studi postcoloniali a un approccio femminista intersezionale, fornendo una lettura critica delle strutture di potere e delle conseguenze della guerra.
Che bella leggere nella parte finale una storia illustrata dalla mia sorellina 💜 Poche volte mi capita di leggere libri che parlano di attualità, scritti poco prima della lettura. Leggere del passato è più semplice, e spesso implica meno coinvolgimento da parte dell'autore e del lettore. Per Gaza non possiamo non farci coinvolgere e dobbiamo pensare a passi sempre più concreti per esprimere il nostro dissenso rispetto l'appoggio del nostro stato al regime israeliano.