La verità non si insegna, ma la si scopre. In un tempo in cui tutto è rappresentazione, dire il vero è diventato un atto sovversivo.
Che cos’è la verità, oggi? È ancora possibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, in un tempo in cui la realtà sembra dissolversi nella sua rappresentazione? Umberto Galimberti affronta qui uno dei temi più antichi e più urgenti della filosofia, tracciando una genealogia della verità che è anche una mappa per orientarsi nel nostro presente. Dalla alétheia greca allo ’emet ebraico, da Platone alla scienza moderna, dalla fede cristiana alla tecnica contemporanea, questo libro ripercorre i momenti in cui l’Occidente ha ridefinito il significato della verità, fino a trasformarla in ciò che oggi è: efficacia. Ma se la verità è solo ciò che funziona, che spazio resta per il pensiero critico? E chi detiene il potere di dire cosa è vero? Con la sua consueta chiarezza, Galimberti mette in discussione le nostre convinzioni più radicate e ci mostra come, nella società della persuasione e della performance, la verità non si cerca più: si produce. E così facendo, si perde. Un’indagine filosofica e civile che interroga la crisi della democrazia, la retorica del populismo, il dominio dell’informazione e dell’intelligenza artificiale. Perché rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa.
Nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia dellaStoria. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca Foscari diVenezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membroordinario dell’international Association for Analytical Psychology. Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e dipsicologia, ha tradotto e curato di Jaspers, di cui è stato allievo durante isuoi soggiorni in Germania: Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970. La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973. Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978. di Heidegger ha tradotto e curato: Sull’essenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.
Il cuore del libro dice sostanzialmente “abbiamo perso il bisogno della verità”.
Nel mondo odierno non ci occorre più sapere se qualcosa sia vero, ci chiediamo solo se sia praticamente utile, performante, spendibile. La verità non si rivela, smette di essere un valore e diventa un parametro operativo; viene prodotta, calcolata, archiviata. E ciò che non rientra nel calcolo — dolore, amore, morte, senso — diventa marginale o indicibile. Da qui nascono i classici disagi dell’uomo contemporaneo: ansia, nichilismo, depressione. Tutto diventa lecito. Ma un mondo senza limiti non è liberatorio: è disumano, perché l’umano nasce proprio dal confronto con ciò che non può dominare.
Galimberti ci lascia con una domanda scomoda, ma necessaria: come vivere senza una verità forte, senza ricadere nel relativismo cinico? Non offre soluzioni, ma piuttosto una riflessione estremamente personale ed il suggerimento di recuperare una forma di ascolto del mondo.
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Un breve saggio in cui Galimberti spiega di volta in volta il significato di verità seguendo la storia della filosofia, presentando così i filoni di pensiero principali.
Molto interessanti le riflessioni sulla "platonizzazione" del cristinesimo, cambiamento portato da agostino e dalla Patristica con cui si è creato il dualismo anima-corpo (dal platonico idea-realtà) e si è passati da una verità ebraica del fare a una cristiana del conoscere (vivere rettamente-pregare). Sempre in questo contesto voglio sottolineare un passaggio che mi è piaciuto molto: la verità è la certezza che ha il suo fondamento nella capacità di togliere tutte le sue negazioni. La fede, invece, proprio perchè si fonda sull'assenso della volontà e proprio perchè si occupa delle cose che non si vedono, deve essere tollerante altrimenti significa appropiarsi di una prerogativa, l'intolleranza, che non spetta alla fede ma alla verità.
Non conosco Jasper e il suo pensiero ma da come è brevemente presentato mi è sembrato molto interessante il concetto di "fede filosofica", ovvero il sapere unicamente di "essere sulla via" della verità.
Ho trovato attuale l'ultimo capitolo in cui si discutevano soprattutto il rapporto della tecnica con la verità in cui è stata discussa la ormai fattuale subordinazione dei fini ai mezzi, essendo la tecnica così avanzata che solo attraverso di essa si possono raggiungere i fini. In questo si inserisce una riflessione sulla non neutralità dei mezzi, poichè così centrali da essere i fini (fatti che avvengono solo per essere comunicati, sono ancora mezzi di "comunicazione") e per l'enorme influenza che hanno sugli utilizzatori.
Umberto Galimberti hace en este libro un recorrido sobre el concepto de 'verdad' a lo largo de la historia de la filosofía occidental (que me gusta a mí una historia de las ideas).
El único pero que le pondría es que me habría gustado que aterrizara algo más al mundo real, a lo cotidiano, las ideas que expone; sobre todo al final del libro, que me ha parecido algo abrupto, inconcluso y pesimista (no le culpo por esto último con los tiempos que vivimos, pero tampoco le invitaría a una fiesta).
Gracias, Galimberti, por reconciliarme con los libros sobre la 'verdad' después del bodrio de Pierre Bayard.
Un brevissimo trattato storico filosofico sul significato di verità. Galimberti spiega la natura della parola “verità” lungo la storia del pensiero filosofico umano; dai greci sofisti, ai platonici alla rivoluzione della tecnica, fino al senso di verità odierno messo in discussione dall’era della iper digitalizzazione e della società dei valori statistici. Un’affascinante viaggio dunque nel l’evoluzione del significato di verità per l’uomo lungo un percorso di trasformazione e sviluppo. Un breve libro denso di contenuti che consiglierei per riflettere personalmente sul significato che daremmo al concetto di verità secondo il nostro punto di vista.
Piacevole pamphlet, quasi una piccola storia della filosofia! Di certo Galimberti non offre piacevoli commenti sulla nostra epoca, utilizzando la sua ormai conosciuta interpretazione di periodo di crisi dell’umano e della sua identità. Di questa sua visione dei tempi contemporanei il filosofo ne riporta uno stringato (seppur chiaro) riassunto, trovandoci quindi di fronte ad un Galimberti semplificato ma cristallino. Oltre al fatto che questo librettino mi è stato regalato da una personcina per me molto speciale, che ha contribuito a farmelo piacere;) Lettura breve e di certo arricchente, la consiglio:)
Un piccolo gioiello, molto consigliato a chi voglia affrontare un Galimberti un po' semplificato. Riporta alcuni concetti espressi (ovviamente in modo molto più esteso e dettagliato) ne L'etica del Viandante. Abbastanza semplice nel linguaggio e ottimo da leggere un capitolo per volta anche nei ritagli di tempo.
In un mondo in cui a valere, ormai, sono i rapporti di forza, un’analisi sulla storia del concetto e dell’uso della verità è importante. Non è un libro leggero, ma con la volontà può essere letto anche da chi non è pratico di filosofia. Molto bello, davvero
Mi aspettavo sicuramente qualcosa di più complesso. La prima parte troppo semplice e introduttiva a parer mio, ho apprezzato molto gli ultimi due capitoli.
Un saggio che ripercorre l’evoluzione del concetto di verità nella storia. Volutamente accessibile, dà tanti spunti sul mondo di oggi (non esattamente ottimisti nel sentire di Galimberti). Avrei voluto sottolineare ogni riga. Se centellinato, è un gioiellino.