Majella O’Neill ha ventisette anni e vive con la madre alcolizzata in un’immaginaria cittadina dell’Irlanda del Nord: Aghybogey. Passa le giornate al lavoro in un chip shop dove è spettatrice delle vite tragicomiche dei suoi concittadini, spesso ubriachi e scortesi, e a casa dove trascorre gran parte del tempo a guardare vecchi episodi di «Dallas», a bisticciare con la ma’ e ad abbuffarsi di cibo fritto che si porta dal lavoro. Non ha amici, non ha peli sulla lingua, ha manie e tic, non è interessata ai pettegolezzi che le racconta ogni giorno il collega Marty, e alla cupezza della routine, e più in generale della vita nel Nord Irlanda – siamo nel 2004 e i Troubles sono finiti da poco, ma la comunità è ancora sconvolta e divisa dalla violenza –, reagisce con una certa causticità. La sua vita cambia con la morte dell’amata nonna, dopo un’aggressione misteriosa, e questo dolore, insieme a una sorprendente rivelazione, le farà capire che Aghybogey non è il centro del mondo… Majella O’Neill è un personaggio indimenticabile e Michelle Gallen ce lo fa conoscere con un dark humour tutto suo e con una lingua espressiva, frizzante, che esplode quando a prendere la parola sono gli strampalati abitanti di Aghybogey. Una storia piena di ritmo che alterna momenti comici e drammatici ed esplora le possibilità del futuro che attende ciascuno di noi.
Chissà se sono ricaduta, senza esserne consapevole, nel mio vortice passionale con gli indipendentismi, chissà se ricomincerò a leggere solo libri ambientati in Irlanda del Nord, Paesi Baschi e Alto Adige degli anni Settanta. Per ora posso dire che per "Grande ragazza, piccola città" è tutto successo un po' per caso: un'amica spagnola voleva un poster che c'era solo in una libreria, lo chiedo e loro sono gentilissimi e lo tengono da parte, e io, grata, mi lancio e compro due libri a caso, per gratitudine.
Questa è più o meno la storia di come il libro di Michelle Gallen è arrivato nelle mie mani. È stata una lettura piacevole, molto agile, anche grazie alla struttura molto schematica (il libro racconta una settimana nella vita di Majella, con i suoi orari e le sue abitudini), ma non illuminante. Un po' di contesto: la protagonista Majella ha 27 anni, è il 2004 e il Nord Irlanda fa ancora i conti con gli accordi di pace; il dolore è ancora freschissimo e la povertà galoppante. Majella ha una situazione familiare difficile: mamma alcolista, papà svanito nel nulla e zio morto mentre preparava un attentato. Per sopravvivere a tutto questo peso Majella sembra rifugiarsi nella ripetizione: Majella fa sempre le stesse cose e detesta alterare le proprie abitudini (la sua descrizione richiama forse quella di persone nello spettro autistico). Majella è consapevole dei suoi limiti, quindi si allena per relazionarsi con l'altro. Il suo lavoro al fish and chips del paese è noioso e ripetitivo, ma sembra perfetto per lei. Ed è proprio il lavoro il suo punto di osservazione privilegiato, che le permette di analizzare la società che la circonda.
Nella settimana di vita di Majella che seguiamo ci sono tante difficoltà e sfide nuove e forse è proprio il finale che non lascia convinti della trama: perché scomodare così tante cose, quando poi tutto rimane in sospeso senza una chiusura? Sono un po' perplessa.
Raccontando una settimana nella vita di Majella, protagonista ironica e disillusa, l'autrice racconta le ferite dell'Irlanda del nord dopo i Troubles e su come si sopravvive quando intorno c'è deserto e ferita.
Sono 253 pagine che aspetto che venga raccontato qualcosa e invece sono 253 pagine di ordini di patatine con maionese all’aglio, in aggiunta a conversazioni insignificanti con la madre della protagonista ubriaca. Libro molto noioso e deludente
Se inizialmente il punto di vista della protagonista può far storcere il naso, dopo poche pagine diventa il punto di vista perfetto per raccontare l'Irlanda del Nord. La cittadina in cui si ambienta il romanzo è inventata, ma detiene tutte le caratteristiche di un paese ancora segnato dalle lotte politiche e culturali tra cattolici e protestanti. Pezzettino per pezzettino Majella, la protagonista, ci presenta tutte le contraddizioni, i vizi e le peculiarità di Aboghey e dei suoi abitanti, con un occhio critico e oggettivo. Le loro storie sono il pretesto per raccontare un storia più grande e complicata che lascia strascichi concreti nelle vite di tutti i giorni. Per me il libro perfetto per conoscere quella parte di storia contemporanea che quasi nessuno conosce se non l'ha vissuta in prima persona. Finisco il libro incuriosita a voler approfondire di più sulla storia dell'Irlanda del Nord e del suo rapporto con la corona inglese.
Noioso. Ripetitivo. Si ride a denti stretti, risate amare e quasi strappate controvoglia. La vita della giovane Majella è una sequela di sfighe che potrebbero frantumare anche il più forte degli uomini: madre alcolizzata, padre sparito nel nulla, uno zio simpatizzante dell'IRA ucciso dalla sua stessa bomba. Dulcis in fundo la nonna di Majella è stata aggredita in casa e uccisa a botte. C'è da sbroccare e infatti la nostra protagonista sembra proprio sull'orlo... Il libro descrive minuziosamente, anche troppo, la vita di Majella e le persone che popolano la sua piccola città dell'Irlanda del Nord, quasi al confine con l'Irlanda, dove i "Troubles" appena terminati hanno picchiato duro e hanno lasciato strascichi velenosi nella vita di tutti gli abitanti. Interessante ma è stata una faticaccia.
La storia di Majella è quella di una quotidianità disperata, di una ragazza segnata in maniera indelebile dalle conseguenze della Storia in quel pezzo di Irlanda che è stato teatro di troppa violenza. Il libro ti lascia un senso generale di amarezza e forse di incompiuto
Ci ho provato e ci sto provando a finirlo ma questo libro fa veramente schifo, scusate, uno dei libri più brutti letti in vita mia, non capisco le persone che ci vedono le problematiche dell’Irlanda…ceh ma veramente? Io ho letto 300 pagine di patatine fritte, di depressione e di schifo…boh, forse prima o poi lo finirò ma non credo che cambierò idea!
La settimana trascorsa con Majella nella sua quotidianità e nei suoi pensieri è stato un viaggio interessante e coinvolgente....e....arrivata all'ultima pagina Majella già mi manca.