L’ironica e spregiudicata autobiografia di una donna irriducibile. Dalla Firenze degli anni Venti alla Heidelberg di Jaspers, dalla clandestinità alla guerra antifascista, dall’incontro con il grande patriota Emilio Lussu ai viaggi alla ricerca di poeti da tradurre, da Giustizia e Libertà al ’68, dalle lotte femministe a quelle del popolo curdo e infine a quelle ambientaliste. La storia di una donna che non voleva essere considerata speciale, ma ha anticipato ogni tempo. La storia di una donna che con parole semplici, sincere, spesso forti e disarmanti, fa riflettere su questioni pubbliche e private, sulla guerra, la politica, la religione, su realtà importanti e profonde come il rapporto uomo-donna e il rapporto genitori-figli. La storia di «una donna per» ovvero «costruttiva, generosa, capace di vedere il lato positivo e le possibilità della vita», come scrive Giulia Ingrao nella sua Prefazione.
Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, known as Joyce Lussu was a partisan, writer, poet and translator, She was also the wife of the writer Emilio Lussu.
Nel leggere il breve autoritratto che Joyce Lussu, al secolo Gioconda Salvadori, ha lasciato di se stessa si realizza subito che non si tratta di una vera e propria autobiografia nel senso tradizionale del termine. Eppure, dal momento che di tradizionale in Joyce Lussu c'era veramente - a quel che è dato capire - poco, forse questo schizzo parziale di sé, tracciato con mano ferma e con una tavolozza dai colori sgargianti, è quanto di più corrispondente alla persona si possa desiderare. Il leit motiv del lungo piano sequenza cinematografico che Joyce Lussu lascia come testimonianza, disincantata e non seriosa, di sè è il suo profondo attaccamento alla realtà materiale della vita, scevro di pregiudizi moralistici, di paturnie religiose, di sensi di colpe o ansie interiori.