Roma, anni Settanta, l'eroina infuria come un morbo fra la gioventú. Mentre i ragazzi muoiono, e la Banda della Magliana si prepara a prendere il controllo del mercato della droga, un poliziotto troppo intelligente per accontentarsi delle verità ufficiali comincia a porsi domande scomode.
Il boom economico ha perso slancio e le conseguenze della crisi sono sempre piú evidenti. La criminalità si organizza, lo scontro politico cresce. In Italia si apre una stagione carica di tensioni, ma anche ricca di entusiasmo e creatività. Le strade sono colorate da una generazione che vuole cambiare il mondo accordandolo al ritmo del rock. Per chi detiene il potere, una provocazione. Una sfida. Soprattutto un'occasione da sfruttare. Quando gli chiedono di occuparsi, in modo non ufficiale, della morte per overdose di una ventenne, il vicecommissario Paco Durante capisce che dietro la diffusione dell'eroina c'è qualcosa di piú del semplice interesse economico. Ma ogni volta che si trova a un passo dalla verità, la vede svanire sotto il naso. A ostacolarlo sono mani invisibili che cancellano prove, mettono a tacere voci scomode e riscrivono la Storia. Cosí, tra inseguimenti, false piste e serate mondane - in cui si incrociano personaggi dello spettacolo, spie, sbirri e intellettuali di sinistra -, la sua indagine andrà avanti per anni. Fino a giungere a un inatteso, drammatico epilogo.
- Durante, Durante... Saresti un bravo sbirro, se solo mettessi la testa a posto. Prudenza ci vuole nel nostro mestiere. Prudenza! Quante volte te l'ho detto? Già. Prudenza. Chissà. Forse aveva ragione. Forse non c'era posto per uno come lui nelle istituzioni.
Giancarlo De Cataldo è Giudice di Corte d'Assise a Roma, città nella quale vive dal 1973. Scrittore, traduttore, autore di testi teatrali e sceneggiature televisive, ha pubblicato come autore diversi libri, per lo più di genere giallo. Collabora con «La Gazzetta del Mezzogiorno», «Il Messaggero», «Il Nuovo», «Paese Sera» e «Hot!». Il suo libro più significativo è Romanzo criminale (2002), dal quale è stato tratto un film, diretto da Michele Placido, e una serie televisiva, diretta da Stefano Sollima. Nel giugno del 2007 è uscito nelle librerie Nelle mani giuste, ideale seguito di Romanzo criminale, ambientato negli anni '90, dal periodo delle stragi del '93, a Mani Pulite e alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. I due libri hanno alcuni personaggi in comune come il Commissario Nicola Scialoja e l'amante, ex prostituta, Patrizia. Ha scritto la prefazione per l'antologia noir La legge dei figli della Casa Editrice Meridiano Zero, e ha curato l'introduzione al romanzo Omicidi a margine di qualcosa di magico, scritto da Gino Saladini, edito da Gangemi. Nel 2006 cura per la Rai il progetto "Crimini", una serie tv scritta da grandi autori italiani, chiamati a trasporre in film di 100 minuti l’estrema diversità, e il fascino, delle realtà locali italiane. Nel 2010 va in onda una seconda serie e il primo episodio è "La doppia vita di Natalia Blum" di Gianrico Carofiglio girato a Bari con Emilio Solfrizzi. Giancarlo De Cataldo dichiara in merito: "è più facile spiegare le contraddizioni di un paese attraverso il giallo che la storia d’amore". Del 2010 è "I Traditori", romanzo ambientato durante il Risorgimento italiano.
“È una storia da dimenticare è una storia da non raccontare è una storia un po’ complicata è una storia sbagliata” (F.De André)
Questa canzone riecheggia per tutto il romanzo, è come se l’autore ci avesse sviluppato intorno la storia, quella di Paco Durante sbirro, poliziotto per vocazione in una Roma degli anni Settanta dove ha iniziato a girare “la neve”, più facile da trovate del fumo e meno costosa. La droga ha portato alla morte di Lucia, una ex di Paco, e lui indaga. Sembra un caso facile dove il colpevole si trova in fretta. “tecnicamente, caso risolto, pensò Paco. Marco aveva ceduto a Lucia la dose mortale. Avrebbe dovuto impacchettarlo e trascinarlo di peso da Agnello. Ma poi tutto sarebbe finito lì. E non doveva finire lì. Glielo imponevano la coscienza. “ E quello che viene fuori è qualcosa di talmente grande, torbido e pericoloso che forse sarebbe stato meglio voltare la testa dall’altra parte e fingere di non aver visto. Chi, prima di Paco, ha cercato di andare a fondo, di fare giustizia, è stato messo a tacere o degradato; avvertito nel migliore dei casi, fatto sparire nel peggiore. Lo sa bene Agnello, che invita il sottoposto alla prudenza. A evitare di andare a cacciare la mano in un nido di vespe.
Ma succedono cose strane, che Paco non vuole ignorare, ma come per Agnello, ad un passo avanti, ad ogni arresto, corrispondono due passi indietro. Soprattutto quando a finire in manette è uno uomo istrionico, invischiato tra massoneria e movimenti politici che si sente intoccabile e che ha tante conoscenze.
Paco è sul punto di lasciar perdere quando riceve una telefonata da una certa Blue Moon, come la canzone, come l’LSD. E di nuovo il senso del dovere, di giustizia prevalgono sugli avvertimenti che è lo stesso uomo in carcere a dargli.
Chi è Blue Moon? Chi non vuole che si ficchi il naso in certi affari che vedono coinvolte le istituzioni e la criminalità organizzata?
Da un caso di overdose fino all’omicidio di Moro, con Paco durante si fa un viaggio in Italia torbida, opaca, dove i confini tra bene e male sono sfumati, dove è facile fare un passo falso e indispettire le persone sbagliate, e finire sui giornali nella sezione necrologi è un attimo.
È davvero una storia sbagliata quella che si legge in queste pagine. Sbagliata perché si scopre il marcio che come un cancro intacca e si mangia il paese, e si scopre che ce n’è di più proprio dove non dovrebbe essercene affatto.
È, allo stesso tempo, una storia che racconta del tentativo di fare giustizia da parte di chi la casacca la indossa per vocazione e non per raccomandazione. E mi chiedo: le scelte di Paco sono state giuste o sbagliate?... che ad un certo punto si perde ogni riferimento morale e ci si chiede se, stando così le cose, non abbia più senso lasciare perdere. Che vada tutto a scatafascio, dato che è tutto un gioco, un illusione, una grande commedia messa in piedi da pericolosissimi burattinai; che vada come vada, se chi dovrebbe vegliare sulla correttezza, è marcio fino al midollo. Se è tutta una grande finzione. Penso a Sara, compagna di Paco, che dorme serena mentre in lui si agita la bufera, e al finale amarissimo, forse anche aperto, che sono di quelli che piacciono a me.
È scritto in uno stile essenziale, asciutto, veloce. Descrive quanto basta, i protagonisti assoluti sono i dialoghi, fino alla scena che chiude il libro e che rimane vivida come fosse il fotogramma di un film e che ho ancora davanti agli occhi.
In genere non amo i noir/ thriller/ gialli così intrisi di politica, ma questo mi è piaciuto perché è breve e perché Paco è un personaggio molto ben riuscito: la scena in cui parla con Gianni Er Tubbista mentre addenta un babà al rum è una delle mie preferite.
4 stelle e mezzo il mio voto .
È una storia vestita di nero è una storia da “basso impero” è una storia mica male insabbiata è una storia sbagliata.
Un romanzo che attraversa tutti gli anni '70. Anni travagliati e oscuri, ma decisivi per la debole democrazia italiana. Peccato che questo attraversamento sia effettuato veramente a volo d'uccello, con un finale che appare un po' deludente. Comunque è piacevole da leggere. Mi colpisce molto il passaggio seguente a pag. 28: "Ma Paco, ormai da anni, lavorava dentro le istituzioni. Sapeva come funzionavano. O credeva di saperlo. Le istituzioni sono molto più tributarie agli uomini di quanto gli uomini non lo siano a loro. Le istituzioni sono gli uomini che le rappresentano." Una cosa a cui ho sempre pensato e che ho fatto mia da tempo.