Cosa succede quando un autore come Marco Presta decide di scrivere il suo Canto di Natale con un occhio a Dickens e uno al nostro mondo? Che ne viene fuori un libro divertentissimo, umoristico nel senso piú alto del termine. In una Roma abbagliata dalle luminarie natalizie e dai buoni sentimenti, un produttore discografico inaridito non smette un secondo di lavorare. Ma tra un incontro e l'altro con i suoi artisti arroganti e senza talento, questo Scrooge contemporaneo riesce persino a confondere la pastiglia della pressione con una ben piú lisergica pilloletta. Ed ecco che intorno a lui cominciano a capitare cose strane...
Aurelio Scrocchia, produttore musicale di mezza età, nei giorni prima di Natale si aggira cupo per il centro di Roma incontrando gli artisti della sua casa discografica e ragionando cinicamente sugli uomini e sulla vita. Intorno a lui, implacabile, la bontà a mano armata dei dannati dello shopping natalizio. Aurelio è un uomo di successo, disilluso e senza più obiettivi. Da ragazzo sognava di diventare un grande musicista, ora promuove cantanti che lo disgustano. Tra questi c'è Salomè, una giovane performer che si esibisce solo con l'autotune, il correttore vocale che permette a chiunque di stare davanti a un pubblico senza fare brutte figure. Salomè canterà Adeste fideles in uno show televisivo la notte della vigilia, e Scrocchia sta organizzando il grande evento. Ma accade qualcosa che spariglierà tutto. Al posto del solito farmaco per la pressione, Scrocchia trangugia per sbaglio un potentissimo alcaloide che gli è stato generosamente rifilato da un trapper della sua scuderia. In preda a buffe allucinazioni, sballottato da una visione improbabile all'altra, Aurelio si trova di fronte tre personaggi bizzarri, i proverbiali fantasmi di dickensiana memoria, che lo obbligheranno a ripensare alla propria esistenza e ai tanti errori commessi, a quello che voleva essere e a quello che invece è diventato. E come in ogni Canto di Natale che si rispetti, nel finale - che non riveleremmo nemmeno sotto tortura - c'è spazio persino per un po' di speranza.
Il titolo è molto accattivante: preannuncia un punto di vista interessante e innovativo che reinventa l'originale dickensiano per adattarlo alla società contemporanea. Lo si interpreta in senso letterale, condannando il panorama musicale moderno e il suo schiavismo rispetto allo strumento dell'autotune. Resta questo però il suo unico pregio. La trama in sé è insulsa, prevedibile e superficiale: Aurelio Scrocchia è lontano anni luce dall'indimenticabile Scrooge, con uno sviluppo del tutto inconsistente sul piano psicologico, che a mio parere non conduce neppure a una vera e propria redenzione (il finale è alquanto misero). E che dire del "libro divertentissimo" promesso nella sinossi? Umoristico sì, sono d'accordo. Ma, personalmente, non mi ha strappato alcuna risata, neppure amara. 1,5 stelline.
«Non piaceva il Natale, al signor Scrocchia. In effetti, lo aborriva. Detestava la retorica dei buoni sentimenti, il felicismo frenetico, l’affratellamento generale sbrigativo e fasullo, l’«io ti do tu mi dai» della mezzanotte sotto l’albero». «Il livello della mediocrità in Italia s’è abbassato. Non c’è piú quella bella pochezza di qualità di una volta», si lamenta Aurelio Scrocchia, discografico sovrappeso che si aggira per via Condotti con un cappotto di cashmere. Versione moderna del dickensiano Scrooge, Scrocchia è il protagonista di “Canto di Natale con autotune” il nuovo lavoro di Marco Presta, edito da Einaudi. Scrocchia è un Grinch contemporaneo, che odia il Natale con una passione ricambiata. La sua avversione è totale: dalla retorica dei buoni sentimenti all’obbligo del “felicismo frenetico”, dall’affratellamento generale, sbrigativo e fasullo, fino alla transazione dell'”io ti do tu mi dai” scambiata a mezzanotte. E, se c’è qualcosa che detesta più di tutto, sono i bambini.
Il Natale riapre vecchie ferite, costringendolo a confrontarsi con il ricordo della sua Nelly, amata quando la panza non c’era. Nonostante ciò mantiene la sua facciata di “villain” rifiutandosi di aiutare una cantante che afferma che il loro compito è “migliorare il mondo che ci circonda”. La solitudine incupisce profondamente Strocchia, ma l’orgoglio gli impedisce di cercare conforto, fino a quando un imprevisto rompe la sua auto-reclusione.
Trangugia accidentalmente l’alcaloide del trapper, innescando un viaggio onirico e allucinatorio dove tutto il mondo acquista una dimensione nuova: incontra persone strane, che forse sono allucinazioni, forse no, che lo trascinano in una metropolitana sognante, tra suonatori ambulanti e personaggi che lo interrogano, fino a portarlo al temuto passato. E – inevitabilmente – anche tutte le canzoni che aveva contribuito a lanciare tornano a tormentarlo, portandolo ad una ulteriore presa di coscienza.
Il protagonista è un discografico privo di passione che ha difficoltà a far registrare il nuovo album a Salomè , il suo trapper di punta, il cui talento è sostenuto da sostanze artificiali. La sua visione cinica riduce l’industria discografica alla vendita di un “prodotto”, senza alcuna differenza rispetto al settore petrolchimico. Per aumentare il fatturato natalizio, Aurelio promuove Salomè in televisione, ma lui esige l’uso dell’autotune, che Scrocchia disprezza, considerandolo una “truffa rispettosa delle regole” volta a mascherare le incapacità.Il Natale è alle porte, e per le strade romane si riversano orde di esseri umani in preda alla febbre dell’acquisto, simili a lupi famelici che si litigano un pezzo di carne fresca. E non c’è niente che possa scoraggiarli. Né la quantità imbarazzante di denaro speso in regali che con ogni probabilità non saranno nemmeno graditi, né le temperature polari, quanto meno per l’Urbe, né tantomeno le file chilometriche alle casse. È Natale, e bisogna acquistare. In questo scenario degno dei primi venti minuti del film “Salvate il soldato Ryan”, un uomo passeggia in una via commerciale senza degnare di un’occhiata i negozi che lo circondano.
Questo individuo alquanto singolare si chiama Aurelio Scrocchia, ha una sessantina d’anni e di professione fa il produttore musicale. Il fatto che non sia un maniaco dell’acquisto, tuttavia, al contrario di quello che si può pensare non fa di lui un uomo dall’animo nobile. La verità è che Scrocchia non ha né famiglia né amici, quindi non saprebbe nemmeno a chi farli, dei regali. Certo, c’è stato un tempo in cui Aurelio sognava di fare l’artista e aveva una brava ragazza che lo amava, Nelly. Il guaio è che poi ha rinunciato ai suoi sogni per votarsi solo al dio denaro, e si è messo a lanciare sul mercato musicale dei cantanti al cui confronto Sandy Marton era Beethoven.
Infliggere pessima musica al mondo, tuttavia, scava nell’animo del colpevole di questo turpe crimine dei rimorsi profondi come un cratere. Così, un giorno Aurelio inghiotte quella che sembra essere una pasticca per la pressione, e inizia a parlare con un contrabbasso, che gliene dice quattro su quello che si è ridotto ad essere e su quello che sarebbe potuto diventare facendo scelte diverse. Questo si rivela solo l’inizio di una serie di colloqui con personaggi alquanto strampalati, che però, magari, potrebbero aiutare Scrocchia a riflettere sulla sua vita. In fondo è Natale, e dobbiamo credere nei miracoli.
“Canto di Natale con autotune” è lo splendido regalo che Marco Presta ha fatto ai suoi lettori per il Natale 2025; il libro è una rivisitazione ironica e moderna di “Canto di Natale” di Charles Dickens. Lo scrittore romano, che da più di trent’anni ci fa ridere insieme ad Antonello Dose con la trasmissione radiofonica “Il Ruggito del Coniglio”, stavolta ha scelto di far riflettere i lettori. Non che “Canto di Natale con autotune” sia un libro solo serio, anzi; lo si legge con il sorriso dall’inizio alla fine.
Tuttavia, Presta ha voluto, come il suo illustre predecessore inglese, mettere il protagonista di fronte alle sue scelte di vita scriteriate. Il tema, dunque, è complesso ed impegnativo, perché guardare in faccia i propri errori non è facile per nessuno. Tuttavia, lo scrittore lo affronta con l’ironia e la leggerezza che gli sono proprie; così, scorrendo le pagine del romanzo, il lettore incontra personaggi bizzarri al limite dell’assurdo, ma anche divertenti e pieni di vivacità. Il risultato è una favola che riscalda il cuore, e che fa capire che c’è ancora speranza per l’umanità. In fondo, è Natale.
Marco Presta in “Canto di Natale con autotune” rivisita in chiave contemporanea il classico dickensiano, ambientandolo in una Roma frenetica e illuminata dalle luci natalizie.
Il protagonista, Aurelio Scrocchia, nel ruolo di Ebenezer Scrooge, è un produttore musicale di mezza età, cinico e disilluso, che si aggira per la città incontrando artisti mediocri e riflettendo amaramente sulla vita. Da giovane sognava di diventare un grande musicista, ma ora si occupa di talenti artificiali, come la cantante Salomè che si affida all’autotune per esibirsi.
“– Ma dimmi qualcosa di piú! Parlami… parlami ancora! Una serie di accordi di settima chiuse il discorso senza possibilità di appello. La musica scaccia chi l’ha scacciata dal suo cuore: è la famosa legge del contrabbasso. – Addio! – tutti gli strumenti musicali, muti sino ad allora, salutarono Scrocchia, nel momento in cui uscí dal negozio.”
Il colpo di scena arriva quando, per errore, ingoia una sostanza allucinogena al posto del suo farmaco per la pressione, scatenando una serie di visioni surreali. Tre fantasmi bizzarri, ispirati a quelli di Dickens, lo costringono a confrontarsi con il suo passato, presente e futuro, rivelando errori e rimpianti.
Marco Presta mescola umorismo irriverente, satira sul mondo della musica moderna e tocchi di riflessione profonda, il tutto con un ritmo agile e pieno di colpi di scena.
Illustrato da Max Paiella, il libro è divertente e leggero, ma sa far riflettere sulla ricerca della felicità e sull’autenticità in un’era di filtri e correttori vocali.
“In Italia ci sono ormai cinque milioni di cantanti tra professionisti, aspiranti, partecipanti a talent e manifestazioni canore di vario genere. Le case discografiche ne sfornano in continuazione, il fenomeno è inarrestabile. Se costituissero un partito politico e si presentassero alle elezioni, otterrebbero la maggioranza assoluta. Forse un giorno avremo un premier che scrive strofe e ritornelli durante il Consiglio dei Ministri.”
Un finale speranzoso chiude il cerchio, rendendolo una lettura ideale per il periodo natalizio.
Audiolibro. Senza infamia e senza lode. Una rivisitazione (l’ennesima) di Canto di Natale, come pedissequamente illustrato dal titolo. La cosa che me lo ha fatto piacere di più è stato il lettore, Giancarlo Ratti, che ha interpretato a meraviglia tutti i personaggi del libro. Per il resto abbastanza leggero e senza acuti.
“Canto di Natale” in versione moderna, con una visione vivida e critica di una società che sta andando verso la deriva. Una deriva che tocca tutti gli ambiti, soprattutto quello della musica, dove le canzoni diventano un mero prodotto commerciale, fatto di suoni artificiali, testi superficiali e melodie banali.
Questo libro ci ricorda ancora che fare musica è un’arte e gli artisti talentuosi sono capaci di emozionare, e un brano di pochi minuti può scaldare i cuori ed elevare a sentimenti più nobili, ed è quello che comprende il protagonista Aurelio Scrocchia.
Scrocchia produttore musicale è il nostro moderno Scrooge, che ha schermato il suo cuore e le sue orecchie solo per carriera, dimenticando la sua vera essenza, perdendo la sua strada originaria.
Anche questa storia ci ricorda che esistono delle seconde possibilità, che non tutto è perduto e che possiamo ricostruire qualcosa di più bello e forse più sano, potendo ritornare sui propri passi. C’è sempre un’altra occasione per perdonarsi, per guardare il mondo da un’altra prospettiva.
Un libro ironico e originale che ho apprezzato moltissimo ⭐️⭐️⭐️⭐️4/5
Bravo Marco è stato un piacere leggere questo libro basato sulla possibilità di cambiamento che ognuno di noi deve capire di avere... adesso tocca a te cit. vorrei fare anche i complimenti a Max Paiella per le illustrazioni. Grazie mille