Questo è uno di quei libri che ti entra sotto pelle con calma, ma una volta dentro non se ne va più. Ti costringe a fermarti, a respirare, a guardarti... A fare spazio a domande che spesso evitiamo perché fanno paura, a fare i conti con tutto ciò che cerchi di tenere in equilibrio.
È un libro che parla di corpo, sì, ma soprattutto di tutto quello che sul corpo viene proiettato: aspettative, giudizi, silenzi, controllo, vergogna, paura di non essere mai abbastanza... Ferite invisibili.
Leggere questo libro per me ha avuto un peso particolare. Convivo con un DCA e sto cercando, lentamente, faticosamente, di imparare ad amare è costruire un rapporto diverso con il mio corpo... o almeno a non odiarlo. Non sempre ci riesco. Spesso inciampo. Eppure, in queste pagine, non mi sono sentita giudicata né corretta. Qui ho avuto la possibilità di dire “fa male” senza sentirsi deboli o sbagliati.
Il corpo non è un progetto da correggere, ma una storia da ascoltare. È una casa ferita, abitata da emozioni che chiedono ascolto.
Non è un libro facile, ma è un libro necessario. Ti mette davanti a te stesso, alle parti che fai finta di non vedere, e lo fa con rispetto. Con verità. Con umanità.