III secolo d.C. Odenato, sovrano della fiorente colonia orientale di Palmira, in Siria, viene assassinato vilmente insieme al figlio Erode. Il regno spetta di diritto a Vaballato, ma l'ultimogenito del re è ancora troppo piccolo e così a sedersi sul trono è Zenobia, la giovane vedova. I notabili di Palmira sperano che la sovrana segua le orme del marito, e confermi la politica filoromana che tanti commerci e denari ha portato nelle loro tasche, ma scoprono presto che in Oriente si è alzato un vento ben colta, ambiziosa e bellissima, abile a cavallo e nella lotta, Zenobia non vuole vivere all'ombra di nessuno, tantomeno di Roma. Perché secondo lei l'Impero è fragile, e i tempi sono maturi per l'impresa più grande mai vagheggiata sconfiggere i Romani e proclamarsi imperatrice. Dal regno di Palmira inizia così una partita complessa, fatta di trame segrete, alleanze inedite e strategie astute, ma anche battaglie fulminee, attentati e sangue innocente Zenobia è presto costretta a guardarsi le spalle, perché le insidie si nascondono dietro ogni volto, nemico e soprattutto amico... Valerio Massimo Manfredi torna a esplorare la storia dell'Impero Romano in terre lontane dalla capitale, ma non per questo meno intimamente legate al suo destino. Zenobia è il ritratto appassionante e appassionato di una figura straordinaria e modernissima.
Valerio Massimo Manfredi is an Italian historian, writer, archaeologist and journalist. He was born in Piumazzo di Castelfranco Emilia, province of Modena and is married to Christine Fedderson Manfredi, who translates his published works from Italian to English. They have two children and live in a small town near Bologna. Valerio Massimo Manfredi defines himself as an "Ancient World Topographer". Since 1978 he spends his time teaching in several European universities, digging ruins in the Mediterranean and in the Middle East, and writing novels. The Professor of Classical Archaeology in the "Luigi Bocconi" University of Milan and a familiar face on European television, he has led scientific expeditions, excavations and explorations in Italy and overseas. In addition to this, he has published a number of scientific articles and essays as well as thirteen novels, including the Alexander trilogy and The Last Legion. Alexander was published in thirty-six languages in fifty-five countries and The Last Legion was sold for a major film production in the USA. The Last Legion film was released in 2007.
Molto bello. Nel libro precedente (Germanico) Manfredi mi era sembrato fuori forma, tra l'altro guardando velocemente le recensioni direi che non sono l'unico ad aver avuto questa impressione. Invece qui siamo tornati a un livello molto elevato, non è immortale come altri suoi libri (L'armata perduta, L'impero dei draghi, L'ultima legione, etc...) ma è una lettura molto coinvolgente con protagonisti ben ritratti e una trama sempre incalzante. Verso le ultime cinquanta pagine avrei tirato fuori il libro dalla finestra notando che mancava poco (e che conoscendo l'autore non ci si poteva aspettare un proseguimento) MA! nell'epilogo si capisce perché il finale è stato tratteggiato in quel modo, d'altronde la storia è quella e più di tanto non si può cambiare, purtroppo, se si vuole mantenere il realismo storico, cosa a cui Manfredi ha sempre aderito, e anche molto bene. Promosso, letto molto velocemente.
Sono molto indeciso su cosa scrivere. Da una parte ho amato i romanzi di Manfredi, ho perso il conto di quanti ne abbia letti, dall’altro questo volume ha deluso su molti fronti e mi dispiace. Le prime 100 pagine non sembrano neanche scritte da Manfredi, sono confusionarie, scritte con una prosa al limite di chatgpt (esempio: “la fissó con occhi sospettosi”… SOSPETTOSI? Ma che vuol dire?). Ho come avuto la netta sensazione che non lo avesse scritto lui questo romanzo, sensazione che ho avuto per tutta la lettura. Ok che è scritto a quattro mani ma qui ha dato solo il nome, o nn si spiega. Vabbè. Trama debolissima e che nn decolla mai. É un lunghissimo antefatto pre-rivolta di Zenobia, che ci può stare, poi quando finalmente “inizia” l’azione vera e propria il libro termina. Ok, mi sono detto, magari é il primo volume di una bilogia, o trilogia (stile Alexandros) e invece no. Il libro termina davvero lí, con una nota finale in cui spiega come è andata poi a finire la rivolta vera e propria, una specie di riassuntone (spoiler. Un fallimento dopo l’altro. Ha descritto Zenobia come indomita pronta a spaccare il mondo e di per se la rivolta è stata poco più che un morso di zanzara per Roma). Insomma il testo, tra personaggi secondari con nomi tutti uguali e mal caratterizzati, intrighi inutili e quant’altro é solo un lunghissimo “allungabrogo” per una rivolta che poi nn è neanche descritta. Peccato davvero. Quando avevo letto che Manfredi avesse pubblicato un nuovo romanzo storico l’ho comprato entusiasta… ma penso che abbia dimenticato come si scrive un buon libro.
Da amante della storia in generale e della narrativa di questo genere, ho preso una bella batosta con la lettura di questo romanzo, che da Valerio Massimo Manfredi, davvero, non mi aspettavo. L'ultimo suo libro che ho letto è stato "Antica Madre", e devo dire che mi era piaciuto abbastanza. In questo caso, con "Zenobia", ho avuto il serio dubbio che l'autore ci abbia messo solo il nome, ma che in realtà il libro sia stato scritto dalle mani del co-autore Andrea Argenti. Ero curiosissima (oltre che attirata dalla copertina semplicemente meravigliosa!) di leggere la vita e le gesta di una regina d'Oriente che osò sfidare la potenza e la grandezza dell'impero romano...ma purtroppo non ho letto niente di tutto questo, anzi, mi sono annoiata molto e non vedevo l'ora che il libro finisse. Tutta la storia è di una piattezza unica, quello che il lettore spera di leggere, la grande battaglia per la conquista dell'Egitto e gli avvenimenti che davvero hanno portato allo scontro tra Palmira e Roma, sono appena accennati nell'epilogo e spiegati storicamente nella nota dell'autore. In pratica, per tutto lo svolgersi della trama, noi sentiamo solo parlare della guerra che il regno di Palmira vuole organizzare, dopo la morte del sovrano Odenato e del primo figlio Erode, con l'ascesa della regina Zenobia, reggente al posto del giovane figlio Vaballato e totalmente contraria alla politica di governo filoromana del marito defunto. Di fatti e cambi di scena ce ne sono parecchi in effetti, e tutti descritti con dovizia di particolari (anche troppa), ma di fatto, nulla che abbia lasciato un segno nel lettore, che abbia acceso un po' di curiosità e che, soprattutto, sia stato fondamentale ai fini del racconto. Perdiamo un sacco di tempo a immaginarci un sacco di personaggi secondari, focalizzandoci su come siano vestiti e quale sia il loro aspetto, su quali siano i loro personali trascorsi su fatti ancora antecedenti il presente (siamo nel III secolo d.C., tra gli anni 267 e il 270 d.C.), del tutto superflui e per nulla collegati alla trama. Già questo espediente narrativo trovo che avesse il puro scopo di allungare il brodo, poi una grande mano è stata data dai dialoghi tra i personaggi, la vera batosta. Purtroppo, in questo romanzo nessun personaggio si distingue da un altro, se non per i ruoli che hanno nella storia. Dal punto di vista caratteriale, non ho notato differenze, e i dialoghi tra loro sembrano più un trattato storico dettagliato e ampolloso, che un vero scambio di idee e opinioni, come avrebbe potuto essere nella realtà. Non ho trovato sfumature di personalità in nessuno, soprattutto nella vera protagonista, Zenobia, che praticamente se la canta e se la suona da sola, la sua indole descritta attraverso parole e pensieri di altri, ma i capitoli dove il punto di vista narrante era il suo, avevano esattamente la stessa identica piattezza degli altri. Tutto molto noioso e pesante, con pagine e pagine di discorsi di una solennità, formalità e ridondanza davvero insostenibili. Di fatto, dopo i primi capitoli dedicati interamente alla morte di Odenato, la celebrazione pubblica delle sue esequie e l'impatto che questo evento ha causato in una società orientale assoggettata al potere romano sì, ma con la sua fitta rete di intrighi e gerarchie di potere già preesistenti, non accade praticamente nulla. Battute di caccia, l'organizzazione di un intrigo ai danni della regina (perfettamente informata tra l'altro, quindi nessuna sorpresa) da parte della classe dei ricchi notabili della città, visite a palazzo da delegati romani, e fondamentalmente niente di più. Mi dispiace, è stata un'occasione persa di raccontare, seppur in maniera romanzata e con quale licenza di fantasia, la vita e le gesta di una grande donna della storia che credo meritasse più spazio e più attenzione, seppur la sua parabola sia stata relativamente breve.
Manfredi riscrive la storia di Zenobia in un modo che mi ha colpita poiché a tratti mi sentivo rifiutante verso questa “donna guerriera” e in altri momenti provavo attrazione e tenerezza. Se queste pagine vengono lette con un occhio attento si scorgono grandi temi sociali: il mantenimento di schemi familiari disfunzionali, l’alessitimia, l’incomprensione relaIonale, la sete di potere… dal mio punto di vista Zenobia, Odenato ed il loro popolo guidano il lettore attraverso un analisi della società e dell’umanità.
Una discreta lettura, tuttavia molto probabilmente non destinata a diventare un classico di Manfredi.
I tanti tasselli di trame, gelosie, assassinii, eros, tanathos, filios, filosofia etc, cari al romanziere di storia antica e classica, risultano espressi linearmente, uno dopo l'altro, piuttosto che amalgamarsi vicendevolmente a formare un mosaico riuscito.
Libro molto bello! Non conoscevo la figura di Zenobia e onestamente avrei preferito che il libro fosse un po' più corposo di modo da coprire anche la campagna d'Egitto e la sua sconfitta. Anche se capisco l'intenzione di mostrarla come sovrana vittoriosa.
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Dopo qualche passaggio a vuoto Manfredi torna a convincere, anche se è da capire quanta parte del merito vada al co-autore (già di per se è strano il fatto che ci sia un co-autore in un romanzo storico). Sicuramente il fascino del personaggio di Zenobia aiuta alla riuscita dell'opera.
Non so se è Zenobia che mi ha fatto piacere Manfredi o Manfredi che mi ha fatto piacere Zenobia, comunque è stato carino, considerando che non è e non sarà mai tra i miei autori preferiti.
Abbandonato dopo pochi capitoli, forse sono abituato a Manfredi dei romanzi precedenti dove c'era molta azione mescolata a dialoghi che lasciavano anche un alone di mistero sullo sviluppo della trama.
Qui invece niente, la storia è lenta e non mi ha emozionato un vero peccato.