Ci sono legami che sopravvivono anche al silenzio della memoria.
Ella è una protagonista difficile da dimenticare. Lei vive nell’ombra cammina a testa bassa per non essere vista e nasconde dentro di sé molto di più di quanto lei stessa ricordi. Una persona che maschera la sua vulnerabilità con il buio, lei che ama incondizionatamente i suoi fratelli Dylan, Isaiah e il piccolo Spencer. Loro sono per lei gli unici punti fermi in un mondo dove nulla è come sembra.
Joshua è il caos fatto a persona. Enigmatico, arrogante, il tipo che apre bocca solo per punzecchiare e provocare, ma che poi si rivela disposto a tutto pur di proteggerti. Un ragazzo che sembra quasi incontrato per caso ma che in realtà ha una missione ben precisa diventando qualcosa di più profondo.
Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo tra loro è una scintilla e io l’ho sentita sotto pelle. Joshua sfida Ella, la spinge oltre ogni limite come se aspettasse qualcosa in cambio. Una connessione rappresentata da un filo sottile che unisce il presente a qualcosa di lontano e potente, che anche se non viene detto tu lo senti. Tra di loro c’è qualcosa che va oltre l’attrazione o la tensione quasi come se le loro anime si riconoscessero prima della mente come se vi foste conosciuti in un’altra vita.
Intorno a loro è presente un mondo di segreti e persone che non sempre sono ciò che sembrano o che hanno sempre pensato fossero. Personaggi che prima si mostrano come alleati ma che in realtà sono solo delle marionette di chi manipola. Ognuno di loro ha un ruolo preciso, anche quelli che vengono solo nominati. Ovviamente non posso nominare tutti o raccontarvi di loro ma voglio dare un piccolo spazio a Bern che sembra duro ma nasconde un cuore enorme, pronto a proteggere chi ama e a Spens genuino, dolce, capace di sciogliere anche Joshua, mostrandoci che dietro il soldato impenetrabile c’è un uomo con un’anima.
Questa storia mi ha letteralmente fatto sclerare da dover chiudere il libro mentre ho detto “no, aspetta, non può essere successo davvero”. Ho provato paura, tenerezza, rabbia e un bisogno incontrollabile di sapere come sarebbe andata avanti tutta la storia. Ogni capitolo era come arrivare al confine tra ciò che credevo di sapere e ciò che avrei scoperto subito dopo. Ogni pezzo del puzzle trova il suo posto e anche ciò che sembra insignificante piano piano si rivelerà fondamentale. Possiamo dire che in questo romanzo la memoria non è solo un ricordo perduto ma è più come un campo di battaglia.
Anita ha una scrittura limpida, diretta e visiva. Ha avuto la capacità di farmi vedere la scena, di farmi sentire le emozioni senza spiegarle usando grandi paroloni. Mi ha portato dentro la testa di ognuno di loro con naturalezza facendomi vivere il dolore, la paura, il buio, la sensazione di vuoto, la dolcezza e anche la rabbia.
Una capacità che non molti hanno o che sfruttano al meglio e che quando arrivi alla fine ti rimane addosso.
Il finale di questa storia è la definizione perfetta di cliffhanger. Mi ha lasciata con la bocca aperta, gli occhi lucidi e il bisogno fisico di avere subito il secondo volume, se ci ripenso mi sale l’ansia, lo ritengo illegalmente crudele ma geniale e necessario. Tutto questo permette alla storia di confonderti, di sorprenderti e di farti urlare di nervoso ma anche di gioia. Un primo romanzo d’esordio che non lo sembra affatto, ma che ti fa pensare alla firma di qualcuno destinato a scrivere tanti altri romanzi. Il tempo di attesa per il seguito sarà una dolce tortura.