La fotografia nella sua storia ha affrontato diverse rivoluzioni. Siamo entrati oggi nell'epoca della pervasività delle immagini fotografiche. Ci sono piú immagini che cose, piú schermi che sguardi. La fotografia non è si è dissolta nei suoi infiniti travestimenti.
La fotografia nel corso della sua storia ha affrontato una serie di rivoluzioni. Oggi la produzione delle fotografie non è piú appannaggio di un ambito ridotto di persone, ma ha subíto un grande processo di democratizzazione, divenendo accessibile a ogni individuo partecipa attivamente alla costruzione della cultura visuale contemporanea, disseminando immagini in un flusso digitale incessante, ubiquo, vertiginoso. Silvia Camporesi, una fotografa d'eccezione, esplora la fotografia nelle sue intricate e sfuggenti maglie. Ogni capitolo si propone come un omaggio alla profondità che essa ci offre nelle sue forme piú disparate; è un viaggio che mischia riflessioni su esperienze personali, storia, citazioni di autori considerati fondamentali, aneddoti; è un percorso in cui l'unica regola è il rispetto per la complessità della fotografia, il ribattere il suo statuto di ente strutturato, come recita il titolo, ispirato al verso celebre di una poesia di Gertrude Stein.
Una considerazione ormai imprescindibile dalla quale partire con ogni studio che abbia a che fare con la cultura visuale è proprio la presa di coscienza dell'instabilità delle immagini nel loro rapporto con il reale.
[...] la prima definizione di fotografia: non uno scatto, ma un desiderio radicale di farsi attraversare dalla luce. Un atto di disponibilità assoluta, in cui la visione non produce un'immagine, ma trasforma chi guarda in ciò che guarda. È curioso pensare, per contrasto, al chiasso delle immagini che oggi popolano ogni istante delle nostre esistenze e rapportarlo all'origine singolare, mistica, della parola "fotografia".
Davanti a un qualsiasi luogo o a un qualsiasi evento il gesto del fotografare, di interporre fra l'occhio e il soggetto un dispositivo di registrazione dell'immagine, sembra sostituire in modo totalizzante l'atto del vedere. [...] Scattiamo così immagini di cose che non vediamo davvero, perché in qualche modo già idealizzate e categorizzate.
[...] ogni scatto non aggiunge, ma conferma l'immagine di Venezia come luogo-Immagine. Fotografare Venezia oggi significa entrare in un flusso iconografico già saturo, aderire a una grammatica visiva preconfezionata, dove anche l'atto più autentico rischia di apparire una citazione involontaria. [...] Il risultato è un inevitabile omologazione dello sguardo, milioni di fotografie identiche, in cui cambia solo il volto di chi si è autorappresentato.
Questo fenomeno riflette un cambiamento profondo nel modo in cui interagiamo con l'arte e la cultura in generale. La cultura visuale contemporanea si è spostata dalla contemplazione estetica a una performance dell'io, dove ogni esperienza culturale sembra essere mediata e distorta dalla necessità di riprodurre contenuti da condividere. Non si tratta solo di un comportamento turistico, ma di un vero cambiamento nel nostro modo di relazionarci con l'arte. [...] Diventiamo turisti a tempo pieno, individui a caccia di potenziali fotografie uniche e straordinarie; viviamo alla ricerca di scenografie per un selfie e questa nuova logica ci porta a considerare le nostre vite come qualcosa di sempre più documentabile, insinuando nelle nostre coscienze il fatto che ogni nostra giornata sia accessibile a un pubblico, grande o piccolo che sia.
Si stima che in un giorno vengano scattate più fotografie di quante ne siano state prodotte in tutto il XX secolo.
Mi sono piaciute molto le riflessioni sul ruolo della fotografia al giorno d’oggi e su come influenzi la nostra percezione dei luoghi, contribuendo ad amplificare il fenomeno dell’iperturismo. Con la democratizzazione della fotografia a qualsiasi persona possegga uno smartphone, l’uomo diventata sempre più ego-riferito e sente il bisogno di costruire un catalogo di immagini di sé stesso, immortalato davanti a quei luoghi che tanto desiderava visitare e che già aveva consumato attraverso i social. Tutto ciò per poterli a sua volta condividere sui social.
Il libro offre uno spunto molto attuale su come le fotografie dei social abbiamo trasformato il viaggio in una spasmodica collezione di luoghi “instagrammabili”, da aggiungere al proprio feed. Attraverso la fotografia, si cerca di imporre la propria superiorità sul luogo visitato, senza fermarsi a osservare o comprendere o ciò che si ha davanti. Il risultato collettivo è un immenso archivio digitale di immagini tutte simili: lo sfondo resta invariato, mentre cambia soltanto la persona che posa davanti all’obiettivo.
Avrei voluto che questo tema fosse approfondito ancora di più, perché è a mio parere la parte più stimolante del libro. Il resto mi è sembrato più “ovvio” nelle riflessioni. Nel complesso rimane una buona lettura, scorrevole e capace di offrire spunti interessanti.
"Ogni fotografia digitale implica un consumo energetico e infrastrutturale che ridefinisce il gesto fotografico in termini non solo culturali, ma ecologici ed economici. In questo scenario, interrogarsi su cosa conservare, cosa reinterpretare e cosa, consapevolmente, lasciar andare, diventa un atto critico fondamentale".
Un buon saggio, fondato e argomentato - soprattutto perché viene da una fotografa e non da una studiosa -, piacevole da leggere e ottimo per chi sappia poco della fotografia e delle sue evoluzioni più recenti (al contrario, non particolarmente utile a chi già frequenta questo territorio).
Acuto, profondo, umile, una "istantanea" nel flusso delle immagini. Questo testo è un punto fermo a cui attaccarsi, prima di lasciarlo e di tornare a scorrere, con maggiore apertura mentale e fiducia nella fotografia, che è giovane, e per questo ancora turbolenta.
Un libro tanto piccolo quanto denso di concetti teorici e filosofici sul significato della parola "fotografia" e del suo verbo "Fotografare". Per quanto ho a cuore questa arte meravigliosa tramutata da semplice hobby a passione, a lavoro di una vita, ho sempre cercato un testo che potesse chiarire in maniera così cristallina e poetica il concetto di fotografia intesa come immagine immortalata nel tempo, immutabile e irreplicabile. Un saggio che ripercorre la storia della stessa e di come abbia subito mutazioni nel tempo adattandosi alle varie scoperte scientifiche ed innovazioni tecnologiche. Una vera e propria "bibbia" sui molteplici significati filosofici che descrivono la complessità dell'arte visiva per eccellenza.
Alcuni grandi pregi di questo volumetto sono: a) non scadere nella banalità e nell’ovvietà, b) rimanere interessante dall’inizio alla fine senza trasformarsi un noioso ed inaccessibile testo accademico, c) essere alla portata di tutti, d) lasciare alcuni interrogativi aperti senza pontificare