Un racconto breve densissimo, ricco di immagini e rimandi letterari, a tratti grottesco. Uno dei primi racconti "realisti" della letteratura americana, questo "Life in the iron mills" narra la faustiana caduta agli inferi di Wolfe, un ragazzo che lavora nelle fabbriche. Il rimando all'inferno dantesco è evidente, richiamato sia per immagini (il grigio del cielo, dell'acqua, l'odore fetido dell'aria, le fiamme delle caldaie, le sagome stesse degli uomini abbrutiti che lavorano nelle ferriere), che per citazioni dirette. Questo Wolfe è un ragazzo che pure lavora nell'inferno della ferriera, ma che in qualche modo è riuscito a non perdere la speranza e la sensibilità. Scolpisce, con materiali di scarto, piccoli oggetti e statue. In particolare, ne crea una femminile, enorme, con un braccio proteso verso il cielo. L'incontro con Kirby, figlio del proprietario della fabbrica, e i suoi due amici May e Mitchell, segna il suo destino. Deborah, sua cugina, è lì con lui e ruba il portafogli di Mitchell per poi donare a Wolfe il denaro. Wolfe, a questo punto, si trova a dover scegliere fra l'onestà di restituire il denaro e la tentazione di tenerlo per sé. Seguiranno la prigione, la follia, la morte.
Un racconto, come ho detto, estremamente denso di temi: abbiamo la denuncia delle condizioni di vita umilianti, animalesche degli operai delle fabbriche; l'amore di Deborah, disinteressato, che affronta anche il sacrificio finale; la follia che assale Wolfe, il suo disperato desiderio di vivere, la sua sensibilità, il suo chiedersi "perché"; il cinismo, la spietatezza dei ricchi; una morte che diventa l'unico rimedio contro un'esistenza priva di senso e ragione, la sola speranza di un altrove; una religiosità estremamente presente, un Dio che guarda e non giudica, un locus amenus che strizza l'occhio all'Eden dantesco e una salvezza che, come Beatrice, è donna.
Narrazione ricchissima di simbolismi, di rimandi colti, pensata per un pubblico borghese o comunque letterato, che rende lo straniamento anche grazie alle alternanze fra il linguaggio dialettale e quello aulico. Non di immediatissima fruizione, ma indubbiamente bello e di grande valore storico-culturale. Da rileggere.