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L’Africa che dicono misteriosa

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Negli anni del suo apprendistato letterario Simenon sfornava a un ritmo forsennato romanzi popolari, molti dei quali ambientati in luoghi esotici, a lui del tutto ignoti, con il solo aiuto di un mappamondo e di un'enciclopedia. Il mondo che creava era bello, perché, dichiarerà in seguito, era «artificiale». Un giorno, però, gli viene voglia di vedere com’è fatto davvero, il mondo. Cominciando dall'Africa. Si imbarca quindi, insieme all'inseparabile Tigy, per Il Cairo, da dove raggiunge Assuan; da lì sorvolerà il Sudan, per poi discendere il Congo fino a Kinshasa, e sulla via del ritorno fare scalo a Port-Gentil, Libreville e Conakry. Solo dopo essere rientrato in Francia ricaverà da questo lungo viaggio i reportage qui raccolti – nei quali non solo non indulge all’esotismo, ma soprattutto assume un tono di denuncia che a molti, all’epoca, farà storcere il naso. «L’Africa ci manda al diavolo» scrive Simenon «e fa bene!». Quello che ha visto non gli è piaciuto affatto – anzi, il più delle volte lo ha profondamente disgustato. Certo, alcuni degli aneddoti che racconta, con la verve che gli conosciamo, lo hanno stupito, a momenti anche divertito; e, con quella voracità impudica che è nella sua natura, non ha perso occasione di scattare fotografie (più di settecento). Tuttavia non nasconde in alcun modo, della realtà coloniale, il fondo più torbido e né il disprezzo che i bianchi nutrono nei confronti dei neri, né lo sfruttamento e la violenza di cui questi sono vittime – né tantomeno il sordido abbrutimento dei coloni stessi, che Simenon descriverà, a caldo, in quel formidabile romanzo che è «Colpo di luna».

166 pages, Kindle Edition

Published November 4, 2025

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About the author

Georges Simenon

2,614 books2,361 followers
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret.
Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.

Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.

He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.

During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).

Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).

In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.

In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Gianluca.
40 reviews1 follower
February 14, 2026
Simenon doveva essere sbronzo mentre scriveva questi “reportage”, non trovo altra spiegazione.
Profile Image for Martina Zurolo.
130 reviews2 followers
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March 15, 2026
"Un ritratto veridico dell'Africa? Non ho la pretesa di farlo, ci sono troppe Afriche. L'Africa è multiforme. "

ritratto di un'epoca in cui la narrazione del continente era normalmente come posto per selvaggi. Le fotografie dei posti e delle tradizioni sono sicuramente reali, ma con una lente di sviluppo e di diseguaglianza (noi - loro, ma anche neri - n-word).

Simenon ci prova a dare un finale da "ma dai tanto siamo tutti uguali", invano, perché le pagine prime non piacerebbero di certo ad un antropologo. Sicuramente ha visto un continente molto diverso da quello di oggi, sia naturalmente più connesso e meno industrializzato sia più sdoganato nella colonizzazione. Eppure tante immagini mi erano vivide e attuali. Simenon ironizza sull'Afica che cambia, esorta il lettore a visitarla ora prima che anche "loro" si sviluppino. Certo è che sdogana alcuni stereotipi, certo è che ne calca altri. Un anti colonista che crede nella sua superiorità, insomma.

Tocca il tema dell'essere bianco in Africa, l'esposizione che si fa per il turista, l'assoggettamento per il bianco, la vendita per il denaro, la colonizzazione.
Molto interessante la differenza che fa fra vecchia colonizzazione e la nuova borghese in cui c'è una sorta di apartheid lavorativa e sociale in cui """"alcuni diritti """"" vengono riconosciuti.

"I n* sono bambini che crescono"
"L'Africa? Quando sei lì sudi, ti lamenti, ti trascini, finisci per odiare gli altri e te stesso. Giuri di non tornarci mai più e poi, quando sei in Francia ne hai nostalgia. (...) In realtà c'è addirittura chi sogna l'atmosfera ancora più respingente di laggiù, il caldo, la spossatezza, l'apatia in cui si sprofonda. E il distacco da tutto."
"I neri esistono e gli si riserva uno spazio. Ma questo spazio è nettamente circoscritto. Possono arrivare fino ad un certo punto e non oltre. E' una forma di colonizzazione borghese. "
"I bianchi non c'entrano niente, o meglio ne sono le vittime prché se i neri accettano questa passività bovina, gli europei invece ne muoiono"

Profile Image for GlassFrog.
6 reviews
March 22, 2026
Dare una valutazione non è semplice. Da un lato, presenta l'africa coloniale degli anni '30 attraverso episodi vissuti in prima persona, senza esotismo; dall'altro, nonostante quello che lascia intendere il retro di copertina, è pieno zeppo di stereotipi razzisti che, per carità, mi aspetto di vedere in un testo di quasi un secolo fa, ma in misura minore se è scritto da qualcuno che ha l'opportunità di toccare con mano un mondo sconosciuto.

Il libro è diviso in tre sezioni, e la seconda, "L'Ora dei Ne*ri", già dal titolo fa capire che adopererà i classici preconcetti razzisti, come quello del "selvaggio nobile", che non potrà mai ragionare come un occidentale, che non prova né gioia né tristezza ma si lascia trascinare dall'esistenza, eccetera. Le altre due sezioni sono più digeribili, e in realtà in certi casi danno un bello spaccato della parte di mondo più nascosta negli anni '30.

Alla fine del libro c'è anche una selezione di fotografie scattate da Simenon durante il suo viaggio, che paradossalmente mi hanno dato un'impressione completamente diversa rispetto ai reportage nel libro.
8 reviews
April 11, 2026
Simenon descrive le sue impressioni sui suoi viaggi in Africa. Facendo percepire spesso le sue posizioni come atipiche, ci fa intuire la percezione che i francesi avevano dell'Africa un secolo fa. Indubbiamente è datato e può risultare difficile da digerire al giorno d'oggi.
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