Fiesole, 1943. Sirio è una ragazzina con un nome da maschio e un talento innato per le bugie. Con la sua banda di amici attraversa boschi, cave e rovine, in un mondo dove la guerra sembra ancora lontana. L'armistizio dell'8 settembre, però, cambia tutto. In un castello fra le colline trovano un soldato ferito, incapace di parlare e senza memoria. È un nemico o un essere umano da salvare? Il gruppo si qualcuno vuole aiutarlo, qualcun altro lasciarlo morire. Sirio sceglie la compassione e inizia una corsa sfrenata contro la paura, il tempo, la logica feroce della guerra. Mentre il mistero attorno all'uomo si infittisce, Sirio scopre che crescere vuol dire anche perdersi, sbagliare, mettersi in pericolo. E decidere, alla fine, da che parte stare. Dall'autrice de I giorni di Vetro, un'avventura appassionante che è anche un romanzo di formazione. Un libro coraggioso, un inno alle scelte individuali che hanno il potere di determinare il corso della Storia.
"La guerra era questo. La paura di tutto, la speranza che non capitasse a noi, e il dolore, perché comunque capitava agli altri. E gli altri erano sempre più simili e vicini."
L'esordio di Nicoletta Verna nella narrativa per ragazzi... e non potevo desiderare di meglio. Certo, non avremo la trama strappalacrime de "I giorni di Vetro", né protagoniste così indimenticabili. Ma i personaggi de "L'inverno delle stelle" sono comunque memorabili, ammirevoli per coraggio e per spontaneità. Una spontaneità tipicamente infantile e adolescenziale, che stride con gli orrori della guerra eppure è costretta a fare i conti con essa, ad elaborarla mentalmente e ad affrontarla materialmente. A causa della guerra, il percorso di crescita di Siro e dei suoi compagni subisce una brusca accelerazione, ponendoli di fronte a dilemmi esistenziali per i quali neppure gli adulti hanno una risposta. In particolare, l'incontro con il "Mostro" li porta a mettere in discussione non solo le loro convinzioni ed idee, ma persino la loro stessa amicizia. Il mistero che lo circonda costituisce inoltre il vero e proprio motore della narrazione, generando una grande curiosità circa la sua identità. Nell'intreccio tra finzione e realtà storica (come sempre rigorosamente ricostruita), ho apprezzato molto anche la presenza di figure storicamente esistite presentate unicamente con il nome di battesimo. Questo dettaglio li avvicina ai personaggi inventati, riducendo apparentemente il loro risalto, mentre al contrario ne esalta l'umanità e li restituisce al lettore nella loro naturalezza e autenticità. Su tre libri letti di quest'autrice, tutti mi hanno soddisfatta pienamente. Nicoletta Verna ha una penna scorrevole e coinvolgente; un modo di raccontare che ti prende per mano e ti trascina letteralmente nella vicenda narrata, mettendoti a diretto contatto con i suoi attori principali. Non vedo l'ora di leggere un altro dei suoi capolavori.
Perché è così poco letto e recensito? “L’inverno delle stelle” è, a mio avviso, il romanzo più bello di Nicoletta Verna (seppur anche ai precedenti io abbia dato 5 stelline!). La scrittura è un miracolo: limpida, controllata, ma capace di improvvise accensioni liriche. Verna usa le immagini naturali, dal freddo al buio, passando per la luce distante delle stelle, come metafore efficaci dei moti interiori dei personaggi: il risultato è una prosa elegante, mai compiaciuta, che ci invita a prendere respiro e ad ascoltare ciò che spesso resta non detto. La protagonista, il cui nome, Sirio, è difficile da dimenticare, è una bambina caparbia e vivace, che ha la tendenza a raccontare bugi e ama comandare la sua piccola banda di amici, nella campagna fiorentina del 1943: quando i suoi amici restano, per motivi diversi, travolti dalle traversie della guerra, anche per lei il tempo del gioco finisce e inizia un percorso coraggioso che la porterà e entrare fra le “staffette” dei partigiani. Si muoverà, come un’ombra silenziosa, tra i pericoli della Firenze assediata dai tedeschi, darà prova di atti di eroismo, conoscerà Margherita Hack (che davvero ha soggiornato a Firenze in quel periodo) e comprenderà come, di fronte al male della guerra, tutti siamo uguali. Ho faticato ad amare questa giovane protagonista, la cui voce mi era inizialmente insofferente e i cui modi di fare mi risultavano dispotici e antipatici: tuttavia, l’evoluzione che Nicoletta Verna le fa fare fra le pagine la rende una piccola grande indimenticabile eroina, che si svela a noi gradualmente, attraverso gesti epici e scelte difficili. Tra i temi affrontati, oltre alla guerra, la perdita, l’attesa, la memoria e la possibilità di una rinascita, senza mai scivolare nel sentimentalismo. L’“inverno” del titolo non è solo una stagione, ma uno stato dell’anima e le “stelle” rappresentano ciò che, pur lontano o fragile, continua a orientare. In conclusione, una gemma tra romanzo storico e romanzo di formazione, che conferma Nicoletta Verna come una voce sensibile e coerente della narrativa italiana contemporanea, capace di trasformare la quiete e la malinconia in una straordinaria e liberatoria forma di luce.
Dopo una iniziale diffidenza, la lettura mi ha preso. Non è perfetto, ma è un buon libro. Gli ingredienti per un romanzo storico per giovani lettori ci sono tutti, ma proprio tutti, a cominciare dalla voce narrante in prima persona: e poi il tema della guerra, della scelta antifascista e resistenziale, dell’amicizia, dell’amore e della morte; ci sono poi molta avventura, la prospettiva femminista, le famiglie, l’incontro delle storie con la Storia, Fiesole e Firenze. Si parla anche di Villa Triste. La prima mestruazione e la tardiva ripresa degli studi della protagonista dopo aver conosciuto Margherita Hack forse sono troppo, ma è vero che le pagine hanno un ritmo sostenuto e coinvolgente anche grazie a questo accumulo di eventi, dettagli, personaggi secondari. Sirio diventa (più) verosimile attraverso la sua simpatia e la sua complessità (caratterizzazione più che soddisfacente), e la dimensione educativa del romanzo è quasi sempre coerente alla sua giovane età. Mi ha divertito molto la conversazione a distanza con “il censore”. Dal punto di vista della scrittura, si poteva raffinare il pdv: chi racconta la storia la storia quanti anni ha? Fascia di età? 10-12 anni, massimo, perché se l’orrore della guerra è molto ben rappresentato, il tema delle responsabilità del fascismo è più sfumato, così come la riflessione sulle/sulla libertà….
Nicoletta Verna ti fa immergere velocemente nelle atmosfere di un libro che poi nn riesci più a mollare fino alla fine. Essendo un libro “per ragazzi” l’ho trovato ovviamente meno ambizioso dei Giorni di Vetro, con cui condivide gli argomenti e una certa impostazione della storia, ma, visto appunto il pubblico di riferimento che era diverso, é tutto sommato assai comprensibile. Ad avercene di autrici così.
Incipit Il primo a vedere il Mostro fu Giovacchino, ma nessuno della banda gli diede retta, perché Giovacchino era piccolo, mezzo cieco e in paese dicevano che era pure mezzo scemo. Continua su IncipitMania
Questo libro è forse uno dei più belli mai letti, è uno schiaffo delicato. Guerra e fascismo dal punto di vista di bambini che in poco tempo sono costretti a diventare piccoli adulti. Quanto è labile il confine fra essere umano e mostro?
«Un altro motivo era che mi sentivo come lui, senza un padre. Il suo era in guerra. Il mio, invece, non c’era mai stato.»
Nicoletta Verna è una di quelle autrici che sanno sempre sorprendere. Conosciuta con “Il valore affettivo” che non mi aveva entusiasmata, rivalutata con “I giorni di vetro” che mi ha al contrario molto sorpresa, eccomi ora avvicinare al suo ultimo lavoro intitolato “L’inverno delle stelle”, in libreria dallo scorso 25 novembre. Sin dalle prime pagine notiamo una notevole differenza stilistica. La Verna, dotata di una prosa sempre magnetica, si cala perfettamente nella voce della sua protagonista, Sirio che all’inizio dell’opera è poco più di una bambina. Siamo nel 1943 e la Seconda guerra mondiale impervia. La ragazza vive a Fiesole con la madre, ha la sua banda chiamata “Banda Sirio” ed è molto legata a Dante, ragazzo proveniente da Firenze con la famiglia che è stata costretta a scappare. La guerra è una costante che non manca di palesarsi nella quotidianità delle loro vite. È proprio durante una sfida in cui la banda viene a trovarsi a seguito di una provocazione dei fratelli Innocenti, che Sirio incontra il soldato. È un uomo ferito, moribondo, ma è anche chiaramente un tedesco. Un uomo, cioè, che fino a poco prima era amico e che ora è invece nemico. Per Sirio, però, lui è un uomo ferito. E non importa il colore della casacca, l’appartenenza all’uno o all’altro esercito, ha bisogno di cure e di rimettersi. Inizierà così a prendersi cura di lui. Tuttavia, la guerra non perdona e quando meno lo si pensa, è pronta a rompere ogni equilibrio. Ed è proprio questo ciò che accadrà. La banda piano piano si scioglierà e ognuno dei protagonisti dovrà prendere il proprio ruolo nella sua personale storia…
«Le bombe, i nazisti, la guerra: niente. Pensai in un lampo che la vita fioriva lo stesso. Che il mondo avrebbe vinto. In quell’istante suonò il coprifuoco.»
Interessante è la caratterizzazione dei personaggi e in particolare il legame tra Dante e Sirio. È chiaro che sono legati da un sentimento profondo ma ancora non pronto a germogliare. Ben strutturato è anche lo stile narrativo che, a differenza dei precedenti romanzi dove le voci narranti erano più mature, si cala perfettamente nell’età della protagonista adolescente. La credibilità del personaggio è tale da suscitare empatia ma anche da renderla concreta. Il lettore a tratti la adora, a tratti la prenderebbe “a testate”. Sirio ha la grande capacità di non perdere di vista cosa è giusto e cosa è sbagliato in un periodo in cui non era più così certo cosa lo fosse. Ella, semplicemente, non perde la sua umanità. Pagina dopo pagina ti entra nel cuore e ti ricorda che anche nel peggiore dei periodi, si può essere e restare umani.
«”A me sembrano tutti uguali. I fascisti e quegli altri.” Imprecò ad alta voce, come faceva lei. “Nemmeno per sogno. Santa pazienza, è come dire che le stelle e i buchi neri sono la stessa cosa, solo perché tutti e due stanno nell’universo. Ma le stelle producono luce, i buchi neri la inghiottono”.»
Le vicende scorrono rapide, il libro si snoda nel territorio fiorentino e chi come me lo conosce o è della zona, si sente ancora più a casa. Nel suo scorrere si è sempre più affascinati dalla crescita dei personaggi ma anche dall’evoluzione della storia che riprende per mano l’evolversi del conflitto. Non mancano momenti di coraggio che ci spingono a riflettere sull’importanza del non arrendersi. “L’inverno delle stelle” non può e non deve essere paragonato ai precedenti lavori dell’autrice. È un libro completamente diverso, dalle tinte più tipiche del “romanzo di formazione”. È un testo che ha in comune con “I giorni di vetro” il dolore della perdita e con “Il valore affettivo”, la forza dei legami ma è un libro che ci invita a una riflessione diversa e che ci prende per mano con la volontà di regalarci una diversa speranza. È un testo adatto a chi ha già letto l’autrice ma anche a chi cerca un libro con cui staccare qualche ora in modo piacevole ma costruttivo. Il libro resta, si sedimenta nel cuore del lettore e si presta a una lettura rapida e continuativa. Invita a proseguire senza cadere nel banale o essere respingente.
Nel solco della narrativa storica per ragazzi, ma lo fa evitando ogni semplificazione didascalica.
Nicoletta Verna (che saluto con affetto) sceglie di raccontare la guerra come esperienza quotidiana di paura, perdita e disorientamento morale, filtrata dallo sguardo di chi non possiede ancora gli strumenti per comprenderla pienamente: i più giovani. È proprio in questa scelta che il romanzo trova la sua tensione più autentica, mostrando come il conflitto acceleri brutalmente il percorso di crescita, costringendo bambini e adolescenti a confrontarsi con dilemmi per i quali “neppure gli adulti” sembrano avere risposte.
Sirio, protagonista dal nome simbolico e memorabile, non è un’eroina immediatamente amabile: caparbia, autoritaria, incline alla menzogna, incarna un’infanzia ancora imperfetta e contraddittoria. Questa iniziale distanza emotiva è però una delle riuscite più interessanti del romanzo, perché permette a Verna di costruire un’evoluzione credibile e graduale. La guerra non la rende improvvisamente migliore, ma la costringe a scegliere, a perdere, a misurarsi con la responsabilità. Il suo ingresso tra le staffette partigiane non ha nulla di enfatico: è un passaggio doloroso, fatto di paura e silenzi, che restituisce alla Resistenza la sua dimensione umana prima ancora che storica.
Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Verna si distingue per una limpidezza controllata, capace però di improvvise aperture liriche. Le immagini naturali – il freddo, il buio, la luce lontana delle stelle – funzionano come metafore interiori, senza mai scivolare nel compiacimento o nel sentimentalismo. L’“inverno” del titolo è uno stato dell’anima: un tempo sospeso in cui tutto sembra irrigidirsi, mentre le “stelle” rappresentano ciò che, pur fragile e distante, continua a orientare le scelte individuali. Particolarmente efficace è l’intreccio tra finzione e realtà storica. La presenza di figure realmente esistite, nominate solo con il nome di battesimo, non serve a nobilitare il racconto, ma al contrario a ridurre la distanza tra Storia e storie individuali. Anche l’incontro con Margherita Hack, così come i riferimenti a luoghi e vicende reali della Firenze occupata, contribuisce a una ricostruzione rigorosa ma mai pedante, in cui la Storia entra nella vita dei personaggi senza sovrastarli. Non mancano alcune criticità: l’accumulo di eventi, personaggi e snodi narrativi può risultare eccessivo, e il punto di vista narrativo solleva interrogativi sull’età della voce che racconta. Tuttavia, questi aspetti non compromettono l’efficacia complessiva del romanzo, che mantiene un ritmo sostenuto e una forte coerenza educativa, sempre calibrata sull’età dei lettori a cui si rivolge.
Un romanzo profondamente anti-guerra e anti-fascista, ma privo di proclami ideologici. La condanna passa attraverso i corpi, le relazioni, le scelte minime che separano l’umanità dalla disumanità. È un romanzo di formazione in cui crescere significa imparare a non chiudere gli occhi, a riconoscere il confine tra ciò che siamo stati e ciò che non dovremo più diventare.
"L’inverno delle stelle" è un romanzo che attraversa la guerra come fa Sirio, la sua protagonista: senza mappe e protezioni, ma con una luce interna che resiste. Sirio è la stella più luminosa del cielo, e così è lei nella notte della Storia. Siamo in un’Italia devastata dal Fascismo e dalla guerra, dove il crollo degli adulti - prima morale poi politico - lascia i più giovani esposti all’orrore. Sirio sopravvive per l’incoscienza della giovinezza, per una testardaggine istintiva e per un senso di giustizia ancora acerbo ma già incrollabile. Incontra la violenza, quella dei grandi, delle ideologie, delle armi; vede la paura, il tradimento, la morte. Eppure non si spegne. Il suo bagliore non è eroico, è umano: nasce dalla scelta di non diventare cieca. Nicoletta Verna scrive un romanzo profondamente anti-guerra e anti-fascista, senza proclami e senza retorica. La condanna passa attraverso i corpi, le relazioni, le decisioni minuscole che separano la pietà dalla disumanità. La guerra non è mai un’avventura, ma una frattura irreparabile che costringe a crescere troppo in fretta, e crescere vuol dire imparare a scegliere da che parte stare. "L’inverno delle stelle" racconta come, anche nel gelo più feroce, esistano luci che non salvano il mondo, ma gli impediscono di spegnerci del tutto. Sirio è proprio questo: una stella che orienta, una forma potentissima di resistenza.
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Andiamo avanti con il vento in faccia, e con addosso tutto quello che abbiamo vissuto. Il passato, la guerra, è come un abito che ci avvolge. Spesso vorrei strapparmelo via e non averlo mai avuto, perché lo odio. Altre volte credo che sia, a suo modo, prezioso. Perché esattamente lì c'è il confine fra quello che siamo stati e quello che non dovremo mai più diventare. Fra ciò che non si può nemmeno dire e ciò che invece grideremo a tutti. Così che non risucceda. "Accelera, Dante!" urlo. "Ma come? Non avevi paura?" "Non più." È freddo e buio e in lontananza brilla Firenze. È andata come pensavo. La sua bellezza ha resistito. "Resistiamo anche noi" dico. Dante non risponde. Forse pensa che sto ancora parlando con le stelle.
Quando ho letto che si trattava di un libro per ragazzi sono rimasta un po’ perplessa, io che ragazza non sono più da un bel pezzo. E quando ho cominciato la lettura mi sono un po’ annoiata, storie di ragazzi, da ragazzi, per ragazzi.
Ma. Senza che nemmeno me ne accorgessi la lettura mi ha trascinato via in un mondo tremendo, in una storia bellissima, in personaggi per cui ho riso e pianto e che ho amato come se fossero reali, come se fossero quelli con cui sono cresciuta insieme.
E in effetti di personaggi reali ce ne sono, in questa storia: Margherita Hack, Carlo Levi e altri le cui storie non conoscevo.
Giovacchino, il personaggio che apre la storia, mi rimarrà sempre nel cuore. Sirio, la protagonista che porta il nome di una stella, è la ragazzina che vorrei essere stata, ma anche l’adulta che vorrei diventare.
Nicoletta Verna è una grande scrittrice, lucida, coraggiosa, emozionante. Per me la potremmo inserire tra i classici già fin da oggi, insieme a tutti i grandi della letteratura.
Si parla di guerra, della seconda guerra, in questa storia, come ne I giorni di vetro. Mi sono domandata se tutte le lacrime che ho versato nell’ultima parte della lettura dipendano anche dal fatto che la vicenda si svolge proprio dove abito, nella Firenze della resistenza, e dal periodo storico tremendo in cui viviamo, che ci fa temere di ritrovarci in un disastro epocale come quello che qui si racconta.
Comunque. Un romanzo bellissimo.
Abbandonate tutto il resto, procuratevi questo libro e leggetevelo, oppure ascoltatevelo su Audible, che lo legge la mia amica bravissima Gaia Nanni
Ho amato "I giorni di Vetro" di @nicoletta_verna a tal punto, che mi sono immediatamente lanciata nel recuperare gli altri suoi scritti; prima con "il valore affettivo" e poi con il suo ultimo romanzo "L'inverno delle stelle". Parto già dicendo che da quando ho finito il libro che ha Redenta come protagonista nessun altro romanzo è stato lontanamente eguagliabile e coinvolgente alla stessa maniera, neanche gli altri dell'autrice stessa: belli si, ma non come il secondo della scrittrice. Bene, continuo però dicendo che "l'inverno delle stelle" è un libro piacevolissimo, scritto benissimo, scorrevole, con personaggi azzeccati, con riferimenti storici a fatti realmente accaduti e persone realmente vissute. Il personaggio di Sirio è forte, cazzuto e determinato. Non mancano momenti commoventi e appassionati. La resistenza partigiana qui viene trattata in maniera più "edulcorata" rispetto a come ci è stata raccontata dal personaggio di Iris ne "i giorni di vetro", ma essendo un romanzo anche per ragazzi ci sta tutto. Consiglio? Assolutamente si! Perché amo come scrive la Verna, amo il periodo storico e come viene narrato il ruolo delle donne nella Resistenza, come staffette, ma anche come militanti attive in pericolose operazioni di salvataggio. Per me è un 📚📚📚📚/5 #recensionivelocidilibri #linvernodellestelle #booktok #nicolettaverna #fascismo
Ho letto L’inverno delle stelle dopo I giorni di Vetro e, lo ammetto, all’inizio ho avuto la sensazione che mi piacesse meno. L’avvio è molto soft e la presenza di protagonisti così giovani mi ha fatto faticare un po’ a immedesimarmi, anche se Sirio mi è piaciuta fin da subito come personalità: sensibile, caparbia, con una forza silenziosa che si intuisce pagina dopo pagina. Dalla seconda parte del romanzo in poi, però, ho ritrovato pienamente ciò che avevo amato della scrittura di Nicoletta Verna ne I giorni di Vetro. La sua capacità di rendere vivo il periodo storico e il territorio è, ancora una volta, uno dei punti più riusciti del libro. La guerra diventa il contesto in cui emergono le differenze tra gli uomini, differenze che però finiscono per confluire in un unico movimento quando vengono messe in discussione “banalità” solo apparenti come il diritto di vivere e la libertà. È un romanzo che cresce lentamente ma con solidità, e che lascia il segno proprio per la sua verosimiglianza e per lo sguardo umano con cui racconta un periodo complesso della storia italiana. L’ho apprezzato molto e lo consiglio sia a chi vuole approfondire l’opera di Nicoletta Verna, sia a chi cerca storie credibili e ben costruite ambientate in quell’epoca.
L’inverno delle stelle è uno di quei libri che, anche a distanza di tempo, ti chiama a sé. La prima volta che l’ho letto mi aveva colpito, ma rileggerlo è stata un’esperienza altrettanto intensa: alcune parti mi hanno davvero stupito, confermando la profondità della scrittura di Nicoletta Verna. È un libro che consiglierei senza esitazione a un adolescente: parla di amicizia, della forza di fare insieme, e di quanto una persona possa essere il motore del cambiamento. La protagonista, una bambina curiosa e determinata, va avanti nonostante le difficoltà, mentre la figura materna sprigiona una forza discreta ma potente, capace di sostenere e guidare. Mi ha anche colpito molto come gli adulti non siano descritti solo attraverso i loro difetti o problemi, ma come persone comprensibili, amorevoli e finalmente adulte. Toccante e delicato, L’inverno delle stelle regala lezioni importanti senza mai risultare didascalico, mostrando con naturalezza come la vita, anche nei momenti più freddi, possa sorprendere e illuminare. Una lettura che resta nel cuore e che invita a riflettere, crescere e credere nella forza delle relazioni e della curiosità.
la storia è ambientata a Fiesole dall anniversario della marcia su Roma 22 ottobre 1942 al dicembre 1945 e ruota attorno a Sirio- Nina una ragazzina che decide di unirsi ai partigiani. Sirio onosce presso l osservatorio di Firenze la giovane astrofisica Margherita Hack che con l esempio le fa capire l importanza di studiare. Personaggio che non si dimentica
La guerra vissuta da un gruppo di bambini e in prima persona da Sirio a capo di una Banda. Si seguono gli avvenimenti che porteranno alla fine della guerra con l'arrivo degli Alleati a Firenze. Fame, freddo, paura ma anche tanta forza e coraggio. Incontri con personaggi iconici e la necessità di fare la propria parte nel mondo degli adulti.
Non vedevo l'ora di leggere questo libro perché, dopo avere letto "I giorni di vetro" che mi è piaciuto davvero tanto, aspettavo con ansia un nuovo libro di Nicoletta Verna e non ne sono stata delusa, anzi... divorato in due giorni mi sono subito appassionata alla protagonista Sirio e agli tutti gli altri personaggi del libro. Bello davvero bello.
Una lettura e una storia che rimarranno sempre nel mio cuore. la Storia, l'orrore e la stupidità della guerra visti attraverso gli occhi di una bambina che diventa Donna ma che non smette,nonostante tutto, di vedere la speranza, la bontà e la bellezza dell'essere umano e ancora di più dell'universo.
“I nemici servono” diceva Dante. “A volte servono più degli amici. I nemici servono a farci capire chi siamo noi. O meglio, cosa non vogliamo essere. I nemici servono a farci diventare migliori.”
Un libro venduto come young adult ma direi che è semplicemente bellissimo per ogni età. Nicoletta, leggerei anche la tua lista della spesa. ⭐️
3,5/5 forse se fosse statə qualcun altrə a scriverlo avrei dato anche 4, ma rispetto agli altri due libri della Verna avevo aspettative forse troppo alte. comunque molto piacevole, seppur non indimenticabile
Un romanzo di formazione che parla, anche questa volta, di resistenza, di scelte e di come fare la cosa giusta sia sempre l'unica possibilità. Verna scrive in modo fluido e appassionato, un romanzo che si legge velocemente e con piacere.
La storia di Sirio è stata scritta per ragazzi, ma è perfetta anche se letta da un adulto. Si precepisce la crudeltà e l'incomprensibilità della guerra, il dolore della perdita, la confusione del momento in cui bisogna scegliere da che parte stare, anche quando questo vuol dire rinnegare una parte di umanità, il coraggio di difendere le proprie scelte. Rispetto a I giorni di Vetro, manca la commistione tra dialetto e italiano, che tanto avevo amato. Ma la lingua e la scelta lessicale è perfetta. Il ritmo impeccabile. Due camei tratteggiati in punta di penna, quello di Carlo Levi e quello di Margherita Hack. Bellissima lettura per iniziare il 2026 e ripudiare, una volta di più, la guerra.