Ci sono disgrazie nella vita che possono imbastardirti l’anima e i Natale ne ha avute almeno due, una madre manesca e insofferente e vivere a Poggio Berni, frazione di molte dicerie e pochi abitanti – riuscirà a metterseli contro tutti e a escogitare poi vendetta. È lui stesso a raccontarci questa storia dalle conseguenze impreviste e dai desideri indecifrabili, con una voce ironica che sa mostrarci il mondo e i sentimenti come non abbiamo mai pensato possano essere. Con questo personaggio in bilico tra la rovina e il riscatto Luca Tosi rivela le ferite del pregiudizio, i suoi effetti. E se qualcosa non torna, ci dev’essere lo zampino del demonio, c’è da scommetterci.
Sembra che sappia tante di quelle cose, di come si sta al mondo, ed è sempre gentilissimo con me. Una sera, a casa sua, gli avevo passato la brocca dell'acqua e m'aveva detto: «Grazie mille, Natale». Io e mia mamma, i grazie non ce li siam mai detti. La percentuale di tracce diaboliche in Cesarino dev'esser dello zero virgola. «Natale, non bisogna mai credere che il destino ci è nemico, sai perché?» m'aveva chiesto, una volta ai laghi. «Perché?» «Perché la realtà è realtà, non sceglie di remarti contro. Neanche a uno che c'ha cento sfighe infilate insieme, la realtà è nemica. Siamo noi che giudichiamo sfighe le sfighe, ma sono cose che succedono, normali come le altre. E neanche le persone bisogna pensarle nemiche, altrimenti lo diventano per davvero.» Seduti al chioschetto, io Cremino, lui Cornetto, parlavamo. Cioè, lui parlava, io lo stavo a sentire. Di gente che spara patacate ce n'è parecchia, a Poggio Berni come dappertutto. Cesarino, invece, si capisce subito che parla serio Ti ci fa appendere, alle verità che dice, e io lo rispetto come nessun altro..
4 ⭐️ Natale è nato a Natale a Poggio Berni. Il papà morto tre mesi prima, la mamma che non è la Madonna, anzi se gli chiedi se crede in Dio: lei ride. Fa la donna delle pulizie per “due spicci”, dice un sacco di parolacce e al Conad compra solo prodotti con il pallino rosso dello sconto. Natale, invece, mangia solo cremini Algida, guarda Tg2Medicina e ha due disgrazie sulle spalle. La prima disgrazia è sua madre - una nemica in casa, manesca e insofferente - che muore però a cinquantatré anni per un cancro. Da una parte si sente in colpa per non aver visto i primi sintomi, dall’altra non ha ricordi belli con lei e si sente sollevato. La seconda disgrazia è il suo paese: formato da pochi abitanti e molte dicerie. Iniziano quindi le sue vendette, raccontate anche con ironia, contro tutti. Un lassativo potente a Tabanelli che passa la notte in ospedale, un agguato a Corsini e Terenzi di notte… Quando adotta un gatto, pensa che alla fine una percentuale di diavolo ce l’hanno tutti dentro di sé. Dunque scendere a patti col diavolo? Meglio di no, meglio stare da questa barricata anche perché pensava che già il diavolo, lui e sua mamma, ce l’hanno sempre avuto in casa. Il finale non ve lo racconto, mi ha fatto piegare in due dalle risate e lo trovo anche giusto. Natale ha pregato Dio e il diavolo stavolta e il finale è da…. FUOCHI d’artificio! Dopo “Ragazza senza prefazione”, che reputo ancora il migliore, troviamo un grande Luca Tosi che finalmente ritorna con un nuovo libro da leggere in poche ore. Io aspetto già il prossimo 😉
Leggermente meno a fuoco dell'esordio, Tosi continua il suo personale racconto della provincia, dello spaesamento e, in ultimo della solitudine. Sempre molto interessante il lavoro sulla lingua. Ragazza Senza prefazione mi era parso complessivamente più brillante, ma ciò non toglie che Tosi sia un autore interessante del nostro sottobosco letterario.
Al contrario di uno dei miei protagonisti preferiti, Jep Gambardella, Natale, il protagonista di Oppure il diavolo, odia l'odore delle case dei vecchi. Ma non ce la faccio a volergli male. Anzi...
Un piccolo grande romanzo che ha per protagonista il vuoto della provincia, che lo affronta e ne rivela gli squallori, le bassezze, le gioie, le meraviglie.
Il libro mi è piaciuto molto ma devo dire che per una volta non ho apprezzato molto la copertina e anche il titolo perché sono fuorvianti. Per metà del romanzo mi aspettavo che veramente comparisse il diavolo … magari sono io che ho il pensiero concreto 😬 ma questo aspetto mi ha fatto distrarre un po’ dalla lettura, che ho apprezzato molto di più quando mi sono resa conto che il diavolo, quello vero, non c’entrava nulla. Natale non è un personaggio di per sé simpatico ma Tosi lo ha reso molto bene nella sua semplicità e fragilità. Bellissimo l’uso del linguaggio, che sdrammatizza un’esistenza che altrimenti sarebbe solo opprimente da leggere. Bravo Tosi 👏🏻
Oppure il diavolo racconta la storia di Natale, un ragazzo cresciuto tra due grandi disgrazie: una madre violenta e difficile da amare e la vita nel paesino di Poggio Berni. È lui stesso a narrare la vicenda della propria vita, con una voce ironica e tagliente che riesce a mostrare il lato più assurdo, fragile e umano delle persone. Attraverso questo personaggio sospeso tra rovina e possibilità di riscatto, il romanzo affronta temi come il pregiudizio, la solitudine e il bisogno di trovare la propria dimensione.
Lo stile richiama il flusso di coscienza e alterna momenti profondi ad altri più divertenti e grotteschi. Il rapporto doloroso tra madre e figlio è uno dei temi centrali, insieme alla sensazione di spaesamento tipica della crescita e della vita di paese. I personaggi sono particolari, raccontati con un’ironia dissacrante che mi ha ricordato lo stile di Stefano Benni.
È un libro semplice da leggere, adatto a tutti, ricco di riflessioni sulle piccole e grandi miserie e meraviglie della vita umana. Non sortisce l’effetto del romanzo definitivo, ma riesce comunque a lasciare qualcosa grazie a quel modo ironico e malinconico di osservare il mondo.
Natale vive in un piccolo paesino, Poggio Berni, in mezzo a persone ricche di pregiudizi e malelingue. La madre è anafettiva e burbera, il padre è mancato quando era piccolo, i concittadini lo deridono e disprezzano, trattandolo con sufficienza. L’uomo desidera soltanto un po’ di affetto e rispetto e sogna di vendicarsi contro tutto il paese.
Un brevissimo racconto di cui mi ha colpito soprattutto l’uso del linguaggio perché l’autore ha ricreato perfettamente l’atmosfera dei piccoli paesini, con la gente che chiacchiera al bar, che sa tutto di tutti e sparla, in uno spazio talmente limitato che diventa frustrante.
E così, l’infelicita’ e la frustrazione colpiscono Natale che desidera tanto cedere al richiamo del “diavolo” e abbandonarsi alla vendetta.
Non amo molto i libri troppo brevi perché, come i racconti, mi lasciano un senso d’incompiutezza. La parte finale, soprattutto, mi ha lasciato l’amarezza di non conoscere altro, avrei voluto proseguire la lettura e quindi sono rimasta un po’ delusa perché la storia mi stava piacendo.