Succede a tutti di farsi male, ma possiamo imparare a riconoscere le sofferenze che ci colpiscono alle spalle da quelle a cui noi stessi, piú o meno consapevolmente, ci consegniamo. Vittorio Lingiardi delimita un territorio vastissimo e percorre la storia dei nostri dolori e traccia un confine tra convivenza e connivenza. Masochista è un aggettivo che turba, ma qui non si parla di fruste e lo sguardo è sulla personalità e sulle relazioni. Lingiardi ci accompagna in stanze interiori, arredate con gli spigoli aguzzi dell'autocritica, le mensole inaccessibili dell'ideale dell'Io, le casseforti del sabotatore interno, le lavatrici interminabili del senso di colpa. Un racconto sulla vita di tutti i giorni, con un finale sul masochismo politico e il dolore del mondo. Pagine scritte con le parole della psicoanalisi, della poesia, del cinema.
C’è un punto, quasi impercettibile, in cui il dolore smette di sorprenderci e diventa casa. Un saggio straordinario in cui Vittorio Lingiardi si muove dentro quel punto, con passo lento, come chi entra in una stanza buia che conosce già. Non parla di eccessi, ma di fedeltà segrete alla ferita, di quanto spesso impariamo a volerci meno bene per sentirci all’altezza di qualcosa. Il masochismo prende la forma dell’autocritica, del senso di colpa che gira a vuoto, dell’Io ideale che ci osserva da troppo in alto. Le sue pagine non spiegano soltanto: risuonano, come oggetti familiari toccati al buio. Quando lo sguardo si sposta sul dolore collettivo, ciò che è intimo diventa politico, e ciò che è politico ritorna nel corpo. Arte, letteratura e corpo. Un libro che non guarisce, ma insegna a riconoscere dove, e come, continuiamo a farci male. Da leggere.
“E importante che l'analista impari a rivolgersi al sabotatore interno non come un nemico, ma come una memoria relazionale congelata. Che può essere raggiunta, per essere compresa e depotenziata, solamente con una nuova esperienza di relazione. Solo cosí quella voce può essere riconosciuta per ciò che nel frattempo è diventata: una parte della nostra storia, quella che ci condanna.” ❤️🩹
Questo libro ha avuto il potere di restituirmi un senso di libertà che sembrava perduto. Mi ha rassicurata sulla mia indipendenza; spiegato che non posso fare la guerra alla mia disperazione; aiutata a distinguere falso e vero sé. Una grande lettura che mi ha salvata e ispirata Ed è l’unica persona al mondo - il dottor Lingiardi - ad avermi fatto venire voglia di guardare qualche film e trafugare la mia ignoranza cinematografica
Interessante e scritto bene. Molte pagine sono per specialisti ma molte altre sono ricche di stimoli e di spunti interessanti per imparare a conoscersi e a costruire relazioni più sane
In realtà almeno 4,5. Pazzesco, più complesso di "Corpo, umano" (soprattutto alcune parti) ma tantissima roba. L' ultimo capitolo sul masochismo collettivo poi la ciliegina sulla torta. Grazie Vittorio, mi piaci molto!
Ho preferito corpo, umano dello stesso autore - medico e terapeuta. Questo qui mi ha dato una brutta sensazione, dire tutto ma dirlo in modo superficiale. Però apprezzo assolutamente il modo poetico che ha Lingiardi quando parla di psicologia
C’è una domanda scomoda che attraversa le pagine dell’ultimo saggio di Vittorio Lingiardi, una domanda che spesso evitiamo di porci per paura della risposta: perché, pur dichiarando di volere la felicità, ci ritroviamo così spesso a scegliere ciò che ci fa soffrire? "Farsi male" è una lettura potente e necessaria proprio perché non offre risposte consolatorie, ma ci consegna una lente d'ingrandimento per esplorare uno dei territori più accidentati della psiche umana: il masochismo morale. È bene sgombrare subito il campo da equivoci: in queste pagine non si trovano fruste, catene o manuali di erotismo. Lingiardi traccia fin da subito un confine netto, lasciando da parte il masochismo sessuale (legato alla ricerca del piacere) per concentrarsi esclusivamente sul masochismo psicologico. Cioè quella forza silenziosa e quotidiana, quel "sabotatore interno" che ci porta a restare ancorati a relazioni tossiche, a situazioni fallimentari o a un dolore cronico che, paradossalmente, finisce per diventare la nostra casa. Il libro è illuminante nel descrivere come la sofferenza possa trasformarsi in una struttura identitaria. Per molti, suggerisce l'autore, il dolore non è un incidente, ma un rifugio: offre un perimetro noto, una sicurezza paradossale. È meglio un male che conosciamo e controlliamo piuttosto che un bene incerto che potrebbe sfuggirci. "Tenersi al guinzaglio", auto-limitarsi, diventa così un modo distorto per sentirsi vivi o per espiare colpe inesistenti. Ma l'aspetto forse più stimolante e attuale del saggio è il passaggio dal divano dell'analista alla piazza pubblica. Lingiardi non si ferma all'individuo, ma allarga lo sguardo diagnosticando un vero e proprio "masochismo collettivo". Il libro diventa così una chiave di lettura indispensabile per decifrare l'epoca in cui viviamo: una società che spesso ci spinge a identificarci con l'aggressore, a invocare nuovi tiranni o ad accettare condizioni di vita e lavoro umilianti come se fossero un destino ineluttabile. In definitiva, "Farsi male" non è solo un saggio di psicoanalisi, ma una guida filosofica ed esistenziale. È un libro che scuote perché ci costringe a vedere l'invisibile: le trappole che tendiamo a noi stessi e quelle che la cultura contemporanea tende al nostro desiderio di libertà. Una lettura che non lascia indifferenti e che offre gli strumenti per smettere di essere i carcerieri di noi stessi.
“Cerco l’amore per essere punita, così in anticipo vinco la partita” P. Cavalli
Il masochismo di cui si parla qui ha molto poco a che fare con corde e fruste, riguarda più che altro le case psichiche del farsi male, ad esempio, la dipendenza di chi resta pur sapendo di soffrire e il bisogno di controllo che ingabbia, la presenza di una voce che condanna e punisce e quella di un sabotatore che ostacola le relazioni e non solo. Sono presenze interiori che appartengono alla nostra storia, che sono lì, nascoste in un angolo dentro di noi, pronte a riemergere in risposta a qualche trigger esterno che ci trascina indietro nel passato. Lingiardi attinge al mare delle teorie psicoanalitiche per spiegare come alla base delle varie dinamiche del farsi male ci siano molto spesso esperienze infantili di mancato rispecchiamento emotivo, trascuratezza, assenza, maltrattamento e abuso da parte di chi dovrebbe proteggerci, amarci e farsi ambiente. Da Freud ai teorici delle relazioni oggettuali, da una dimensione intrapsichica fatta di pulsioni e conflitti ad una dimensione intersoggettiva che comprende il bisogno di essere visti e riconosciuti. Sono concetti complessi (e ad un certo punto mi sembrava quasi di esser tornata indietro ai tempi dell’università a studiare per l’esame di psicologia dinamica) ma l’autore sapientemente alleggerisce la teoria intrecciando ad essa esempi di vita quotidiana, casi clinici e riferimenti a film o a libri: ho trovato sublime l’analisi di Erika Kohut, protagonista de La pianista, e quella di Jude di Una vita come tante o quella di Neige Sinno, autrice del memoir Triste tigre, esempio perfetto e tremendo di identificazione con l’aggressore. Sono pagine preziose queste scritte da Lingiardi, e riguardano noi tutti, ma che ve lo dico a fare!
“Nel tentativo di costituirsi come soggetto autono-mo, l'Io hegeliano, se vuole essere riconosciuto, deve a sua volta riconoscere l'altro come soggetto simile a sé. Ma questo gesto reciproco incrina la sua pretesa d'indipendenza. La precaria reciprocità tra affermazione di sé e riconoscimento dell'altro non può durare a lungo: quando si spezza, al suo posto emerge un Sé che non vede l'altro come centro distinto di esperienza, ma lo riduce a semplice conferma della propria esistenza. L'altro diventa accessorio, non è piú necessario alla mia soggettività. E quando il riconoscimento si fa asimmetrico, la relazione si trasforma in dominio: ciò che nasce dalla paura della dipendenza si rovescia nella solitudine del controllo.“
Avevo tanta voglia di leggere questo libro e non sono rimasta delusa. Devo dire che specialmente nella prima parte per quanto tant’è cose risuonassero erano anche complicate da capire, forse un po’ tecniche. Tuttavia (purtroppo) sono riuscita a ritrovare alcune sensazioni che ho provato o che provo a volte. Grandissime citazioni, si spazia dalla musica al cinema all’arte alla politica ed è un viaggio meraviglioso per quanto amaro. Ho amato la seconda parte, essendo un libro così attuale è interessante leggere il presente nel vero senso della parola..interessante e triste perché mi sento immobilizzata, si vive nell’emergenza e spesso nella paura.
Un po’ come la psicanalisi in generale, questo libro non si propone -e da - rivelazioni o cure, é un percorso o l’inizio di un percorso, che ti porta ad interrogarti su ciò che siamo capaci di fare e farci raccontando a noi stessi che é per il nostro bene. Le riflessioni sul masochismo collettivo accendono ulteriori interrogativi (come se non ne avessimo già a sufficienza) sull’agire di chi ci governa e “guida”, riflessioni interessanti che riconducono all’origine del concetto di conflitto/guerra.
Saggio che ho apprezzato molto, anche se non entra nei dettagli come avrei voluto. Aiutano alla comprensione del testo le numerose citazioni cinematografiche e letterarie. Coniglio la lettura se si è interessati al tema. Sarà un libro che tornerò a leggere per approfondire alcuni argomenti, come il m. politico che ho trovato illuminante.
Tante sono le pagine che meritano di essere rivisitate, a distanza di tempo ma sicuramente anche nel breve. Pagine in cui provare a rispecchiarsi e su cui riflettere, pagine su cui interrogarsi e con cui provare a darsi risposte. Pagine dense.
Voto 4: Lingiardi parla a noi traducendo il linguaggio tecnico per spiegarci come funzioniamo. Non da regole assolute ma possibili scenari. Ognuno di noi può essere Venere in Pelliccia o scegliere la sua, non c'è giusto o sbagliato ma solo la necessità di conoscerci.
Un saggio che fa comprendere cosa veramente c’è dentro di noi quando stiamo male. L’autore esplora questa condizione attraverso le varie esperienze di vita di alcuni suoi pazienti, e presenta le varie problematiche legate ad esse.
libro interessante ed accessibile. come dice lo stesso autore, non completo, ma molto ricco. non mi è piaciuta molto la panoramica sui film (perché non amo i film).
Ci sono punti molto interessanti che vale la pena una rilettura, riguarda tutte le relazioni nostre contemporanei di quest’epoca. Consigliatissimo. Attenzione è un saggio, non una guida.