“𝐼𝓃 𝑔𝒾𝓇𝓊𝓂 𝒾𝓂𝓊𝓈 𝓃𝑜𝒸𝓉𝑒 𝑒𝓉 𝒸𝑜𝓃𝓈𝓊𝓂𝒾𝓂𝓊𝓇 𝒾𝑔𝓃𝒾.”
Ecco come tutto è iniziato: con due medaglioni, una città che custodisce più segreti che respiri e un mistero da svelare.
E adesso eccoci qui, alla fine di un viaggio tortuoso e meraviglioso, iniziato con una ragazza insicura, diffidente - fin troppo simile a me - e spaventata dai cambiamenti per legarsi a qualcuno, che preferiva tenere il mondo a distanza pur di non rischiare di ferirsi, e con un ragazzo silenzioso, ma impossibile da ignorare, uno di quelli che non chiede attenzioni ma te le ruba lo stesso. E finito con una ragazza decisa, consapevole, pronta a difendere ciò che ha conquistato, e con un ragazzo che ha finalmente imparato a fare pace con la sua storia, con i suoi fantasmi, con sé stesso.
Ho visto Cassie e Alex crescere, cambiare, e insieme a loro sono cambiata un po’ anch’io, perché alla fine è questo quello che fa un buon libro: ti entra dentro e ti porta a cambiare insieme ai suoi personaggi.
Imus non è solo l’ultimo volume di una trilogia. È un’altalena di emozioni, una salita ripida e una caduta improvvisa, è adrenalina, ansia, stupore. I segreti diventano più fitti, ti travolgono completamente e ti fanno girare la testa.
E nel mezzo di tutto questo caos ci sono loro: Cassie e Alex, sicuramente più maturi, più consapevoli, ma anche più vulnerabili, più feriti, stanchi di lottare contro un destino che sembra scritto solo per separarli. Ed è proprio lì, in quella fragilità, che il loro amore diventa ancora più forte.
Imus è rivelazioni, bugie, tradimenti.
Ma è anche identità, è chiedersi chi sei, chi diventi dopo aver sofferto, lottato e capito cosa vale la pena proteggere, cosa rimane quando il mondo smette di fare rumore.
Imus è Cassie e la sua forza, la sua dolcezza, la sua empatia.
È Alex e la sua resilienza, la sua profondità, il suo modo di amare che non chiede nulla ma dà tutto.
È Philip e la sua lealtà.
È Christian e la sua tenacia.
È Alice e la sua sensibilità.
È Dean e la sua allegria.
È Caleb e la sua aura misteriosa che fa venire voglia di guardare oltre.
E quando arrivi all’ultima pagina, l’unica cosa che riesci a provare è un senso di pace. Non perché sia stato tutto facile, anzi, ma perché nonostante tutto ogni cosa ha trovato il suo posto, anche ciò che sembrava impossibile da incastrare.
Perché chiudi il libro e ti rendi conto che anche quando la vita, il destino o qualunque forza superiore sembra urlarti che non puoi farcela, puoi sempre decidere di non ascoltarla.
Puoi scegliere di crederci ancora. Puoi scegliere l’amore.
Puoi scegliere di 𝙛𝙧𝙚𝙜𝙖𝙧𝙩𝙚𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙚𝙨𝙩𝙞𝙣𝙤 e riscrivere la tua storia.