Le playlist sono diventate ancora di più il sistema prevalente di ascolto della musica, ma lo sono diventate in un modo soprattutto preconfezionato, come nelle vecchie compilation, assai distante da quello inteso dal titolo di questo libro. Libro che ha opposte intenzioni, sovversive e di essere uno strumento per chi voglia ascoltarle e goderle, le canzoni, e poi scegliersele, oltre che di essere una piacevole lettura. In una cosa è in effetti adeguato alle abitudini contemporanee, lo si legge come scrollando una timeline, storia dopo storia, o anche saltando di link in link, o aprendo delle pagine a caso. Magari un giorno potremo cliccare su qualsiasi titolo su Spotify e ottenere ogni informazione su quella determinata e magari saranno anche troppe informazioni, e ne vorremo meno. Questo libro serve anche a questo, come il lavoro di ogni a proporre delle scelte. Oltre che a raccontare la musica di cui è fatta la vita non attraverso cronologie, epopee, genealogie, storie del rock ed enciclopedie di artisti, ma raccontando la cosa le canzoni.
L'autore a volte qualcosa infila. Ma si intravede anche che è un servo. Non mi puoi mettere madonna maiala tiziano ferro e mi lasci fuori il grandissimo Piero Ciampi.
Il criterio di selezione per quwsto furmine é il seguente: ogni artista viene inserito, se a giudizio dell'autore, ha almeno 6 canzoni bellinr.
Alla luce di questo, l'esclusione del livornese ci fa venire il dubbio che il grandissimo bot a pedsli che ha sxritto sta mmerda non abbia mai sentito 6 sue canzoni nemmeno per sbaglio.
«Il primo nastrone non era altro che l’affermazione di una pulsione naturale verso la creazione di un mondo sonoro a propria immagine e somiglianza e verso il desiderio di farne partecipe il prossimo. Dopo alcuni mesi di vita, l’essere umano si solleva dalle quattro zampe e muove i primi passi sulle gambe: l’uomo è bipede. Alcuni anni dopo, abbandona l’ascolto passivo delle canzoni infilate in un album e compila la prima playlist: l’uomo è deejay».
C’era una volta il nastrone (mixtape, per gli amici anglofoni), quel fatto che prendevi una musicassetta (a volte ritornano, di questi tempi) e ci mettevi le canzoni che più ti piacevano in un determinato momento della tua vita, le registravi dalla radio, le copiavi da un cd, più avanti le avresti addirittura scaricate pirata (viva sempre SoulSeek, altro che Napster!), e le mettevi in fila una dietro l’altra, a piacere tuo, creavi un mondo sonoro ed emotivo e lo facevi per te, o magari per la tipa che ti piaceva a scuola o chissà dove. Da allora tanta musica è passata per le nostre orecchie, ma la mania/voglia/piacere di mettere insieme una serie di canzoni una dietro l’altra non è passata, perché sì, è proprio vero: chi non vorrebbe fare il dj? Ballare, ridere, innamorarsi, a ogni cosa la sua canzone, e per il resto è solo una questione di gusti. Tanto tempo è passato, si diceva, ma anche se le cassette sono andate, le canzoni (nude&crude) sono rimaste e si è cambiato giusto il nome per indicare la sequenza: da mixtape si è passati a playlist e va bene così, l’importante è non accontentarsi delle playlist progettate per le masse da quel mostro a cui un po’ tutti siamo abbonati, e pazienza (ma comunque quelle playlist di musica anonima fatte per studiare talvolta tornano assai comode, c’è da dire). A ciascuno il suo quindi, e con la rivoluzione digitale (compriamo servizi senza possedere oggetti, ahimé) il nostro è diventato potenzialmente infinito: se prima si andava in negozio a canticchiare la canzone voluta (quella canzone che fa TA-TA-TA TA-TA-TA-TANNN, capito quale?), sperando che il malcapitato commesso (ormai sostituito dal genio Shazam) cogliesse al volo e concludesse la vendita, adesso possiamo sentire tutto e di tutto, e pazienza anche qui se quella dolce emozione di sentirsi già in testa il brano successivo perché quel cd l’avevi comprato per ascoltarlo a ripetizione per almeno un mese ormai sia scomparsa, davvero oggi possiamo fare una playlist per ogni momento della nostra vita. Cosa ampiamente dimostrata da Playlist - 3485 Canzoni di Luca Sofri, fondatore e direttore editoriale de Il Post che da anni parla di canzoni a decine di migliaia di affezionati lettori, un librone (pubblicato da Iperborea) che è una versione più che aggiornata di un’edizione uscita nel 2006: circa 700 pagine di canzoni raccontate per artista o specchietti tematici, un lavoro immane e incredibile, appassionante e affascinante, sovversivo e spericolato, dove andarsi a ricercare la propria canzone preferita (a proposito, molto utile sarebbe stato un indice per band e cantanti e non solo un indice per canzoni) o scoprirne di nuove, per farsi poi una propria playlist personale, perché sì, le Canzoni davvero non moriranno mai, ascoltare da soli in cuffia o insieme a chi vogliate fa lo stesso (e poi ehi!, là fuori si trovano un sacco di stereo e cassette a buon prezzo).
«Poi ci sono tante cose che mancano ancora, in questo libro, di quelle che sono successe in questi vent’anni e di quelle che ancora devo scoprire o apprezzare. È un libro che ognuno ne ha uno suo, nella sua testa, nella sua vita e nelle sue playlist. Alla fine, tutti noi volevamo solo fare il deejay».