Questo volume, realizzato in collaborazione con Momo Edizioni, raccoglie le storie sul processo ungherese che vede tra gli imputati Ilaria Salis, e una lunga storia inedita sulla vicenda giudiziaria di Maja T., nell’ambito dello stesso processo. Una storia sui rigurgiti di intolleranza con i quali l’Europa non ha mai fatto pienamente i conti, e che stanno portando al ritorno di ideologie odiose, a lungo ritenute sconfitte e in declino. Parte dei proventi derivanti dalla vendita di questo volume sarà devoluta al fondo per le spese legali degli imputati, un gruppo di persone che rischia di essere sepolto in un carcere ungherese per un tempo irragionevolmente, assurdamente lungo.
Zerocalcare sul finire del 2011 ha quasi 28 anni e per un sacco di tempo ha fatto soprattutto fumettacci sulle fanzine fotocopiate e locandine per concerti punk hardcore. Oltre ad un numero sterminato di autoproduzioni nel circuito dei centri sociali, ha collaborato anche con il quotidiano "Liberazione" (pagina delle illustrazioni, ormai chiusa), il settimanale "Carta" (chiuso), i mensili "XL" di Repubblica (spazio Italian underground, chiuso) e "Canemucco" (chiuso) e la divisione online della DC comics, Zuda.com (chiusa). Tra le collaborazioni che non è riuscito a far chiudere c’è il settimanale "Internazionale", l’annuale antologia del fumetto indipendente "Sherwood Comix", la "Smemoranda" e frescafresca pure la rivista "Mamma!".
Alla fine del 2011 ha dato alle stampe il suo primo libro, “La profezia dell’armadillo”, autoprodotto sì, ma da Makkox.
A ottobre 2012 è uscito il secondo, “Un polpo alla gola“, edito da Bao Publishing.
Sono italiana, lavoro a Berlino come psicologa in una comunità residenziale per alcolisti e tossicodipendenti e alcuni dei miei pazienti sono di AfD quando mi dice bene o dei neonazi quando non c'é limite al peggio. Spesso le ragioni che adducono riguardo alla loro residenza e lunga permanenza in comunitá, sono riconducibili agli stranieri che, a turno, gli impediscono di lavorare/abitare/curarsi come e dove vorrebbero; ovviamente quando gli ricordo che pure io sono straniera (come se il mio tedesco non bastasse) mi fanno sempre credere che io sono l'eccezione a cui vogliono bene, il fatto che io ci creda o meno é ininfluente, intanto perché é il mio lavoro e sono pagata per farlo e poi perché quasi a tutti voglio bene pure io. Come dice Zerocalcare, bisogna inserire le cose nel contesto e ci sono tante tante ragioni per cui la Germania assieme a tanti altri paesi tipo l'Italia e l'Ungheria sta rivalutando ideologie che andrebbero bruciate e cosparse di sale. Io me li lavoro dall'interno, così che quando poi si rimettono in piedi e si ricostruiscono una vita non si possano dimenticare che chi li ha aiutati non ha mai capito quando avrebbe dovuto usare il dativo e quando l'accusativo.
Questa è forse la Graphic di Zero di cui abbiamo più bisogno e sempre avremo bisogno, perché parla di noi in quanto esseri umani, perché parla del nostro presente e lo fa prendendoci per la gola e obbligandoci a guardarci allo specchio e chiederci “ma dal basso dei miei privilegi, io che caz*o sto facendo per il mondo in cui vivo? Come dormo la notte sapendo che ci sono persone che combattono anche per i miei ideali e sono disposte a smettere di vivere per questo?” È stata un’epifania.
Qualche mese fa mi sono imbattuta in un due uomini che, davanti a un cartellone pubblicitario “inclusivo” di Sephora, si sono lasciati andare a una serie di riprovevoli commenti razzisti, transfobici, omofobi e generalmente xenofobi. Solitamente in queste occasioni tiro dritto, alzo gli occhi e trattengo il mio disdegno fino a quando non posso parlarne con amiche e amici. Quel giorno, per qualche motivo, ho risposto. Mi sono girata, ho guardato i due scimpanzé negli occhi e ho manifestato vocalmente e apertamente il mio disgusto nei loro confronti. Abbiamo litigato, le cose sono sfuggite un po’ di mano e siamo finiti a fare una scenata all’italiana in piazza, urlando e insultando.
Ancora tremante, quando ho raggiunto i miei amici e raccontato loro cos’era successo mi hanno accolto con una sola domanda: perché? Perché perdere il mio tempo a discutere con trogloditi che non cambieranno mai idea? E hanno ragione, i miei amici. Quei due non cambieranno mai idea, sicuramente non perché una “facilotta comunista” (cito) ha urlato loro contro. Però poi mi sono chiesta, ma se lo facessimo tuttə? Ogni volta che assistiamo a un’ingiustizia? Se ci unissimo per davvero e ci facessimo realmente forza uno con l’altro? L’unione fa la forza anche per noi, non solo per i violenti.
Non ho mai realmente parlato di questo episodio perché non ho mai avuto qualcosa di interessante da dire e, in realtà, neanche adesso ce l’ho. Sicuramente non lo racconto per sentirmi dire brava dato che a questo punto della recensione forse ci sono arrivate due persone (complimenti per la tenacia). Però questo libro di Zero Calcare mi ha fatto pensare a quel momento. Mi ha fatto ragionare nuovamente. Mi ha dato risposte e fatto sorgere nuove domande.
Mi ha fatto crescere e, a costo di risultare retorica, penso mi abbia reso una persona migliore. Grazie Zero, sei una garanzia.
Un fumetto dalla grafica forte e profondamente politica, dove Zerocalcare racconta con il suo stile diretto e umano eventi reali legati al processo in Ungheria contro un gruppo di attivisti antifascisti, intrecciando cronaca, vissuto personale e riflessioni sul ritorno di intolleranze e ideologie odiose in Europa. Parte dei proventi del libro viene devoluta alle spese legali degli imputati coinvolti in quella vicenda.
Con tavole incisive e una narrazione che sa unire cronaca e emozione, questo volume non è solo una lettura: è un invito a guardare la realtà con occhi critici e partecipi, e a riflettere sulla responsabilità di ciascuno di noi nel reagire all’ingiustizia.
Un libro intenso, necessario e toccante, Zerocalcare in una delle sue opere più impegnate.
Nel nido dei serpenti: quando la paura rende possibile il silenzio. Zerocalcare, la normalizzazione della violenza e la responsabilità di chi resta fermo.
Il mio Zero preferito è quello intimista, che quando è davvero a fuoco ti infiamma pure l'aria nei polmoni, ma ringrazio sempre i suoi lavori di reportage e denuncia perché è evidente che sono questi a infiammare lui. Bilanciatissimo nel navigare una materia tanto arzigogolata quanto pungente e padrone di questo territorio - che è solo suo, che è la sua cifra - tanto da potersi persino lanciare in un'analisi preventiva delle critiche che gli verranno mosse, conserva, grazie a dio, quella stessa purezza di fondo, per cui, nonostante la gran quantità di merda che sospetto abbia dovuto ingoiare negli anni, riesce ancora a stupire con la sua sensibilità. Zerocalcare rimane Zerocalcare: acuto, autoironico, sagace, eppure tenero, delicato, onesto. Che gran bella invenzione sei, Zero.
[Mi fa invece molta paura constatare quanto, oggi, un libro come questo sia necessario]
Un fumetto necessario! Questo nuovo fumetto di Zerocalcare raccoglie tutte le strisce pubblicate sul giornale Internazionale inerenti al processo di Ilaria Salis in Ungheria e di molti altri che si sono trovati e si trovano nella sua stessa situazione; un viaggio tra i vari paesi europei alla ricerca dei nuovi "focolai" di ideologie neonaziste e fasciste che continuano a strisciare e vivere tra noi tra l'indifferenza di molti e la paura di pochi. Zerocalcare con i suoi disegni e il suo modo di raccontare e riportare i fatti spinge il lettore a pensare e a fare i conti con i suoi valori e suoi comportamenti.
Se invece di pontificare o scrivere proposti infuocati su una tastiera... ci impegnassim a mettere un piccolo argine nella vita vera. A dire "Mi dispiace, ma questo no." al bar, a scuola, al lavoro, alla fermata dell'autobus - lo so che fa paura, pure a me fa paura, c'ho ancora il battito accelerato e l'adrenalina - ma si tratterebbe di prendere ognuno una piccola quota di quel rischio. Fare un piccolo passo oltre la linea delle nostre paure. Senza eroi o santi. Ciascuno secondo le proprie capacità, forse pochi non dovrebbero dare tutto.
Michele con La profezia dell’armadillo ci insegna che il dolore non detto pesa più di quello dichiarato. Con Un polpo alla gola ci dice che crescere significa guardare in faccia il passato che ti insegue. Ogni maledetto lunedì su due capiamo che la quotidianità è già una battaglia politica. Dodici, anche in un’apocalisse sei sempre tu con le tue stesse fragilità e che lo “zombie” non altro che lo specchio di noi stessi. L’elenco telefonico degli accolli ci fa un puntuario di tutto quello che non vogliamo imparare, ma che comunque facciamo lo stesso. Con Dimentica il mio nome la tua identità diventa un mistero da capire e affrontare. Kobane Calling ci dice che la libertà ha un costo umano. Macerie Prime per me ha significato che diventare adulti significa distinguere i propri sogni dalle attenuanti che ci diciamo. Scheletri mi ha sbattuto in faccia “ciò che nascondi ti tiene in ostaggio”. No sleep till Shengal mi ha insegnato che la solidarietà è un posizionamento politico e sociale. A babbo morto, anche la favola più dolce può diventare una critica alla società .
Nel nido dei serpenti mi ha restituito un peso che avevo smesso di sentire ovvero la responsabilità di guardare l'ingiustizia senza voltarmi dall'altra parte. Racconta un processo lontano, ma ci riguarda da vicino, non tanto o non solo per i personaggi a cui fa riferimento, ma sul concetto di libertà: quando si rimane in silenzio, di fronte alle ingiustizie, lo stesso silenzio diventa complicità. Questo libro mi/ci ricorda che la partecipazione civile è una scelta che ti espone, ci costringe a prendere posizione, ci chiede vigilanza proprio quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte.
"Nel nido dei serpenti" è un graphic novel in cui Zerocalcare ci racconta due vicende legate dallo stesso filo conduttore. La prima parte è una raccolta di tavole già pubblicate sul processo a Ilaria Salis mentre la seconda parte è una storia inedita che vede coinvolt* Maja T. Tutto ha inizio a Budapest durante il giorno dell'onore, una manifestazione neonazista, durante la quale qualcuno di questi manifestanti viene picchiato da degli antifascisti e riceve qualche giorno di prognosi. Ilaria e Maja T. sono tra le persone che vengono accusate dell'aggressione, arrestate e processate in Ungheria, in un assurdo teatrino palesemente a favore dei neonazisti. Quello che rischiano sono più di vent'anni di carcere, in celle minuscole e in condizioni di vita inumane. Questo è un altro di quei racconti di Zero che lascia il segno, ci apre gli occhi, ci rende consapevoli, ci invita a fare tutti qualcosa perché se in tanti facciamo poco non saranno pochi a dover fare tutto. Ilaria è libera, Maja ancora no. Facciamo in modo che il fuoco, anche se lieve, non si spenga.
“meritano rispetto i dubbi e l’irrequietezza di tutti quelli che — di fronte all’ingiustizia — cercano il loro modo di stare dalla parte giusta della storia”.
I really like this and am excited to read all his comics. Comics are a fun way to report things. The woman at the bookstore/caffè scolded me for reading it without buying it when I would come in so I bought it. She was like this is not a library. I was like sorry I’ll buy it.
Emozionante e realizzato benissimo. Un fumetto che racconta la storia di Maja T., militante antifascista tedesca attualmente imprigionat* nelle carceri ungheresi, senza nessuna garanzia democratica di un equo processo. Zero riesce a raccontare la sua storia ricostruendo il contesto e, in realtà, inserendo pochi riferimenti personali riferiti a Maja e ai fatti giudiziari; a volte per comprendere le vicende ha più senso ricostruire il sostrato storico e sociale da cui provengono le persone, prima di giudicare le loro azioni: la caduta della DDR, il disagio sociale, la riemersione dei neonazisti, omicidi razzisti irrisolti, istituzioni e imprenditori che coprono le reti clandestine dei neonazi... fino alla crisi migratoria del 2015 e gli altri rigurgiti razzisti. Con quest'opera scopriamo una Germania diversa da quella che ci viene proposta, un Paese che in realtà non ha davvero fatto i conti col suo passato, né a Est, né a Ovest. Naturalmente il fumetto contiene anche dei vecchi estratti da "Internazionale" sulle vicende dell'attuale eurodeputata Ilaria Salis e su quelle schifose manifestazioni che ogni anno a Budapest sono organizzate per il "giorno dell'onore". Bravo Zero. Lo storytelling non era facile, ma il mix è giusto, non rende la vicenda una tragedia personale per cui provare solo pena, ma ricostruisce in modo militante la situazione, affrontando anche con un tocco di ironia alcuni dilemmi etici. Consiglio anche il podcast, che ha lo stesso nome del fumetto, sul canale di Internazionale.
Nel nido dei serpenti è un’opera coraggiosa che usa il fumetto per raccontare una vicenda reale, complessa e politicamente tesa. Zerocalcare rielabora i reportage pubblicati su Internazionale sul processo ungherese che ha coinvolto attivisti antifascisti come Ilaria Salis e Maja T., intrecciandoli con una storia inedita che approfondisce contesto e motivazioni personali.
Pur mostrando qualche limite nella coesione tra reportage e fiction, il volume resta una lettura intensa e stimolante, capace di convincere per l’onestà dell’intento e la forza del messaggio, senza mai rinunciare al tipico umorismo di Zerocalcare.
Il tratto grafico e la narrazione bilanciano efficacemente ironia e impegno civile: Zerocalcare mantiene la sua cifra stilistica — introspezione, bianco e nero, ironia — affrontando con lucidità un tema spinoso legato a nostalgie ideologiche e derive autoritarie europee. Un libro denso ma mai pesante, che restituisce umanità, emozioni e contraddizioni oltre ai fatti.
Non avevo dubbi che avrei amato questo fumetto di Zerocalcare ❤️ Mi piace sempre tantissimo il graphic journalism, trovo che sia un'ottima maniera per portare avanti delle tematiche. Parte di questo volume l'avevo letto nelle puntate su Internazionale, le prime pagine sono su Ilaria Salis (e sappiamo come è finita, per fortuna in positivo). La seconda parte, completamente nuova, è su Maja T., che fa parte del gruppo di antifasciti perseguitati da Orban (e non solo) ma, che a differenza di altri, è stat* estradat* in Ungheria. Il racconto più che attorno alla figura di Maja T. è sulla situazione dell'estrema destra in Germania: spesso ci viene detto che i tedeschi hanno "fatto i conti con il passato" ma questa indagine di Zerocalcare, che si basa sulle testimonianze di attivisti tedeschi, dimostra che non è così. Gruppi neonazi che uccidono, terrorizzano e non si fanno problemi ad inneggiare ad H1tl3r. Il tono ironico c'è sempre ma c'è anche una fortissima sensazione di ansia, che tuttavia sul finale si allenta se riflettiamo come possiamo contrapporci all'Onda Nera. Felice inoltre di aver contribuito alla cassa di resistenza ✊🏻❤️ FREE ALL ANTIFAS
quello che mi colpisce sempre quando zerocalcare racconta questo tipo di storie è il modo in cui riesca a trattare temi così delicati e importanti con l’ironia e simpatia che lo caratterizzano e nonostante questo non caga mai fuori dal vaso (passatemi il termine), riesce ad essere sempre super rispettoso e riesce a colpirti nel profondo. ogni volta che tratta questo tipo di storie arrivo alla fine, chiudo il libro e rimango almeno 5 minuti a fissare il muro e a pensare a che cazzo stiamo facendo in questo mondo folle e ingiusto. soprattuto in questo caso ti porta proprio a riflettere e a chiederti “ma sto davvero facendo qualcosa per cambiare le cose?” e penso che questa sia una domanda che tutti dovremmo farci più spesso. è inutile dirlo ma questa è l’ennesima riconferma di quanto quest’uomo sia intelligente ed è l’ennesima dimostrazione di come si può utilizzare la fama e la risonanza che i personaggi di spicco hanno per fare, o quantomeno provare a fare, del bene. (quanto mi era mancato leggerlo)
Un libro inchiesta sul neonazismo europeo e su quanto accaduto a Ilaria Salis e Maya T. Lucido e amaro, una grande prova di impegno e di capacità di sintesi.
Premetto immediatamente che ho sempre preferito i volumi più autobiografici di Zerocalcare, quelli in cui si rivela in tutte le sue debolezze che sono quelle della sua intera generazione, e forse in parte anche della mia. Nel nido dei serpenti, invece, appartiene nettamente al suo secondo filone, quello dell'impegno giornalistico e dello schieramento politico netto (non che nei suoi fumetti autobiografici non si schieri, eh, ma la politica resta sullo sfondo), che a livello narrativo trovo meno efficace.
Detto ciò, Nel nido dei serpenti tocca le corde giuste, quelle che dovrebbero far arrabbiare qualsiasi persona di buon senso e ancora in grado di distinguere quale sia la parte giusta della Storia. O forse dico così perché mi sono arrabbiato, così come mi arrabbio ancora sentendo le notizie del giorno o leggendo i commenti sui social nonostante sia evidente che provengano da profili palesemente falsi, creati appositamente per trollare.
La prima metà del volume raccoglie scritti editi, mentre la seconda, intitolata appunto Nel nido dei serpenti, è inedita. Il filo rosso è ciò che accade nel nido dei serpenti, ossia nei luoghi in cui l'estrema destra prospera e fatica a essere sradicata, che sia un singolo negozio, un quartiere o addirittura uno Stato intero. E se l'Ungheria è la triste protagonista del volume, durante la lettura viene da pensare che anche altri Paesi europei possano diventare nidi di serpenti. Anche il nostro. Almeno finché non inizieremo anche noi a dire "Mai più", come Zerocalcare ci esorta a fare. E proprio per poter dire "Mai più" con cognizione di causa vi invito a leggere queste storie.
Versione podcast. Mi riprometto di leggere il fumetto, ma Zerocalcare sa come arrivare alle persone anche in questo formato. Se tanto mi dà tanto, per quello che dice sempre più frequentemente, questa è la versione che potremo avere per un po’ dal momento che non ha più voglia di disegnare. Detto ciò, lo ammiro sempre per l’impegno nel raccontare di questioni non sempre note a tutt*, come per questa storia e a farlo facendo anche sorridere, nonostante la drammaticità. Miche’, io spero che ci ripensi a questa storia della pensione anticipata.
Zerocalcare ci mette sotto gli occhi una parte di mondo che riguarda tutti noi ma che non riusciamo a guardare lucidamente. Ci dà il contesto, i perché e i come. Fa breccia nell'indifferenza: a furia di minimizzare finiremo per non fare in tempo a decidere chi vogliamo essere e da che parte sarebbe giusto stare, fagocitati da ciò che non abbiamo voluto vedere. Ed è proprio vero: sarebbe più facile se ognuno facesse la sua parte nel mondo reale, anche con la paura, ma dividendoci il peso di tutto.
Meraviglioso ma effetto trigger. Siamo circondati da serpenti letali e a nessuno frega niente, tutto procede benissimo finché nei pozzi ci finiscono i figli, le sorelle, i fratelli e gli amici di qualcun altro. Non passa giorno in cui stando in mezzo alla gente mi accorgo di essere l’unica a dire “questo no”. Certo è servito a farmi capire che non sono l’unica ma resta la rabbia perché so di far parte di una risicatissima minoranza e non vedo scorte di antidoto contro il veleno.
Non si può dire niente di intelligente su Zero se non che va letto, ascoltato, studiato, seguito. Per Maja, per tutti gli ultimi, e soprattutto per noi.
“ Se qualcuno inciampa, gli altri non fanno finta di niente e non tirano dritto. Funziona così, quando si cammina insieme. Nessuno torna a casa finché non tornano tutti.”
Una graphic novel piena di attualità! La vicenda di Ilaria Salis raccontata sotto forma di fumetto. In piu un racconto sulla Germania, paese democratico, ma in cui ci sono ancora partiti nazi.
La prima parte del fumetto é costituita da una raccolta di interventi legati alle vicende della detenzione di Ilaria Salis, pubblicate originariamente su Internazionale. Essendo un assiduo lettore del periodico, già conoscevo.
La seconda parte riguarda invece situazioni simili, in giro per l'Europa, alle prese con le intimidazioni naziste, più o meno eclatanti e violente. In realtà, il serpente che si è fatto largo, alla fine, dentro me, è quello che urla la necessità urgente di farsi carico di una coscienza civile che oggi è stata dimenticata ai margini di ogni foglio. Ogni giorno, da quando ho terminato la lettura di quest'ultimo gioiello di Zerocalcare, di fronte alle mille possibilità che mi si presentano di voltare le spalle, decido invece di lasciare gli occhi aperti e guardare in faccia quello che mi fa soffrire e che voglio cambiare, anche solo prendendomi il lusso di dire NO.
This entire review has been hidden because of spoilers.