Will un ebreo non l’ha mai visto, in Inghilterra sono spauracchi per bambini, avvelenatori di pozzi cristiani, nasi mostruosi e barboni rossi, ma quando si è trovato a conoscere Shylock e Tubal del Ghetto di Venezia, li ha trovati umani in tutto e per tutto, persino simpatici, almeno uno di loro. Certo, il fatto che abbiano iniziato a blaterare di «una libbra di carne» poco prima che Antonio giacesse a terra privo del cuore non aiuta molto a fargli cambiare idea. Se fino a oggi ci siamo domandati da dove nascesse la storia di Shylock, del prestito a Bassanio, del pagamento della libbra di carne richiesta ad Antonio – in caso di mancata restituzione –, se insomma, com’è ovvio e lecito da secoli, non sapevamo come, dove e quando Shakespeare abbia scritto Il mercante di Venezia, be’, oggi possiamo conoscere tutto, perché Andrea Pennacchi ci porta con Will e la sua banda di compari, come aveva già fatto con Giulietta e Romeo in "Se la rosa non avesse il suo nome", alle radici della letteratura, della fantasia e del thriller di William Shakespeare. Perché Pennacchi non racconta solo con la testa, ma con tutto il proprio come il Bardo, è drammaturgo e attore.
Laureato in Lingue e letterature straniere moderne presso l'Università degli Studi di Padova, Pennacchi inizia la sua formazione da attore con il Teatro popolare di ricerca - Centro universitario teatrale di Padova. Successivamente, grazie a una collaborazione con il regista Gigi Dall'Aglio in qualità di assistente, apprende i fondamenti della regia e della scrittura teatrale. Nel 2011 scrive e interpreta lo spettacolo Eroi, con la regia di Mirko Artuso, che si classifica tra i finalisti per il Premio Off del Teatro Stabile del Veneto. Nello stesso anno interpreta il ruolo di Sandro nel film Io sono Li di Andrea Segre.
Mentre prosegue la sua carriera di attore teatrale e drammaturgo con lo spettacolo Villan People, che debutta nel 2013 al Piccolo Teatro di Milano nell'ambito del Festival Tramedautore, Pennacchi inizia a lavorare anche in televisione prendendo parte alla miniserie Rai L'Oriana nel ruolo del direttore de L'Europeo e a diverse altre fiction tra cui Non uccidere, Don Matteo e 1994. Nel 2018 porta il monologo This is Racism - Ciao terroni a Propaganda Live e diventa poi ospite fisso della trasmissione con i monologhi del suo personaggio, il "Poiana".
Una riscrittura brillante, irriverente e profondamente teatrale delle origini del Mercante di Venezia… nel modo migliore possibile.
Andrea Pennacchi ci porta per mano nella Venezia del Cinquecento, ma lo fa con un compagno d’eccezione: Will Shakespeare, giovane, curioso, ancora lontano dal diventare il Bardo che conosciamo. Per lui gli ebrei sono figure da spauracchio, caricature da raccontare ai bambini inglesi per farli stare buoni. Ma quando incontra Shylock e Tubal nel Ghetto veneziano, scopre qualcosa che non si aspettava: sono umani, complessi, persino simpatici. O almeno uno di loro. Perché quando iniziano a parlare di “una libbra di carne”, e poco dopo Antonio giace a terra senza cuore, Will capisce che la realtà è molto più intricata della leggenda.
Pennacchi costruisce un romanzo che è insieme avventura, indagine, gioco letterario e dichiarazione d’amore per il teatro. Come aveva fatto in Se la rosa non aveva il suo nome, porta Will e la sua banda di compari alle radici della storia, immaginando — con ironia e rispetto — come possa essere nata una delle trame più celebri della letteratura mondiale.
“Le storie non nascono mai dal nulla. Nascono da un incontro, da un errore, da un cuore che batte più forte del previsto.”
Will è un protagonista irresistibile: ingenuo, curioso, pieno di difetti e di lampi di genio. È un artista in formazione, che osserva, sbaglia, si lascia affascinare e spaventare. Shylock e Tubal sono ritratti con una profondità sorprendente: non maschere, ma uomini, con le loro ragioni, le loro ferite e una dignità che sfida i pregiudizi del tempo. La Venezia che li circonda è viva, pulsante, piena di ombre e di meraviglia: calli strette, botteghe, il Ghetto chiuso da cancelli, una città che respira arte e pericolo.
La scrittura di Pennacchi è teatrale nel ritmo, cinematografica nelle immagini, ironica e affilata. Si sente la voce dell’attore, del drammaturgo, dell’uomo di scena che conosce il peso di una battuta e la potenza di un silenzio. Il romanzo scorre come uno spettacolo: divertente, intelligente, con un sottotesto che parla di identità, paura dell’altro e potere delle storie.
Una foresta di scimmie è perfetto per chi ama Shakespeare, per chi ama i retroscena immaginari della letteratura, per chi cerca un romanzo che unisce mistero, umorismo e riflessione. È un libro che ti fa sorridere, pensare e credere che, a volte, basta un incontro inatteso per cambiare la storia — o per scriverne una nuova.