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8.6 gradi di separazione

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La fine di una lunga e turbolenta relazione e un'inattesa battuta d'arresto spingono Alice, insegnante poco più che trentenne, ad affrontare il problema del suo decennale abuso di alcolici. Intraprende così un percorso discontinuo e disilluso tra psicologi, psichiatri, Alcolisti Anonimi, Servizi territoriali per le Dipendenze e lavoro agricolo, ma nulla sembra convincerla della necessità esistenziale di scegliere la sobrietà. Sempre più sola, scivola a poco a poco nelle rodate logiche della provincia veneta in cui vive e che credeva di la lealtà a un lavoro che la frustra e una socialità sostenuta dal rito compulsivo degli aperitivi. Più Alice si impegna nella negazione ironica della sua dipendenza, più gli spazi della sua quotidianità la confinano. Casa, scuola, supermercato dove rifornirsi di alcolici, bar e ancora casa le offrono un riparo a costo, però, della sua invisibilità. Fin quando la speranza (o forse l'illusione) di un nuovo inizio metterà in dubbio la sua vocazione alla scomparsa.
Dopo La paura ferisce come un coltello arrugginito, il suo acclamato memoir d'esordio, Giulia Scomazzon scrive il romanzo lancinante e coinvolgente di una donna inquieta che osserva il mondo dalle retrovie.

162 pages, Paperback

Published October 17, 2025

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Giulia Scomazzon

3 books2 followers

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Libri Gloriosi.
159 reviews
December 17, 2025
Libro interessante che presenta un argomento forse poco trattato: la normalizzazione dell'alcolismo in alcune zone di Italia (in questo caso, ma chiaramente non avviene solo qui) e l'alcolismo funzionale. Scritto molto bene e scorrevole.
Profile Image for Olly90.
112 reviews70 followers
December 8, 2025
3,5⭐️ ~ Alice, protagonista e narratrice del nuovo romanzo di Giulia Scomazzon , si racconta a noi lettori fin dalle prime pagine attraverso un’ironia lucida e disperata. Ha trent’anni, fa l’insegnante, vive con Giacomo, il compagno, e i loro due gatti in un’appartamento disseminato da bottiglie di birra vuote, in un paesino non precisato della provincia veneta. Razionale e metodico lui, autodistruttiva e alcolizzata lei.

Alice beve, principalmente lattine Bavaria 8.6, e non lo nasconde, non si nasconde, espone in prima persona l’inevitabile crisi della sua vita, lavorativa e amorosa, e lo fa come un stand up comedian in piedi al centro di un palcoscenico. Quello messo in piedi da Alice è un monologo autodistruttivo diviso in tre parti, un urlo di aiuto per essere salvata da quella dipendenza nella quale si è sempre rifugiata per scappare dalle responsabilità, dal passato, dal presente, dalla provincia giudicante e dal peso della vita. Una dipendenza che per Alice non è dissoluzione ma sopravvivenza.

Alice vive costantemente come su una soglia che, come lei stessa afferma citando il famoso tendaggio rosso della Loggia Nera in Twin Peaks, separa la vita reale da quella alterata dall’alcol. Non vuole fare la vittima e non vuole chiedere perdono perchè sa benissimo quello che sta facendo, lei sa cosa vuol dire toccare il fondo e ha imparato a conviverci.

Giulia Scamazzon, dopo il memoir “La paura ferisce come un coltello arrugginito” che ho amato e che non smetterò mai di consigliare, torna con un romanzo che non vuole porre al centro dell’attenzione il tema dell’alcolismo bensì a indurre chi legge a confrontarsi e misurarsi con le proprie dipendenze.
Una lettura sicuramente intensa che ho apprezzato per la sua onestà anche se spesso mi respingeva.
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