Nel 1945, dopo la cattura alla fine della Seconda guerra mondiale, Hermann Göring arrivò in un centro di detenzione gestito dagli americani nel Lussemburgo devastato dalla guerra, accompagnato da sedici valigie e una cappelliera rossa. Insieme a Göring nel centro di detenzione c’era l’élite del regime nazista, cinquantadue alti ufficiali, tra cui Wilhelm Keitel e il suo vice Alfred Jodl, Robert Ley, Hans Frank, Julius Streicher. Per garantire che i prigionieri fossero idonei al processo che si sarebbe tenuto a Norimberga, l’esercito americano inviò un ambizioso psichiatra militare, il capitano Douglas M. Kelley, a supervisionare il loro benessere mentale durante la detenzione. Kelley sapeva che l’incarico era l’opportunità professionale di una scoprire il tratto distintivo che accumunava questi criminali e che li distingueva psicologicamente dal resto dell’umanità. Così iniziò una straordinaria relazione tra Kelley e i suoi pazienti. Hermann Göring, il maresciallo del Reich, era «la personalità più interessante del carcere», annotò Kelley sul proprio quaderno, il solo detenuto che avrebbe potuto guidarlo verso quell’abisso dell’animo umano che era impaziente di esplorare. Le conclusioni della sua indagine furono i gerarchi nazisti non erano fantocci che «obbedivano agli ordini», ma persone ambiziose, aggressive, intelligenti e spietate. Il germe nazista che aveva sperato di trovare non «Sono certo che anche in America ci siano persone disposte a scavalcare i cadaveri di metà della popolazione americana pur di ottenere il controllo dell’altra metà» concluse. Un corpo a corpo psicologico tra due personaggi ambigui e complessi, paradossalmente affini; un viaggio sconcertante al confine tra bene e male.
Jack El-Hai is a widely-published journalist who covers history, medicine, and science, and the author of the acclaimed book The Lobotomist. He is the winner of the June Roth Memorial Award for Medical Journalism, as well as fellowships and grants from the McKnight Foundation, the Jerome Foundation, and the Center for Arts Criticism. He lives in Minneapolis.
Questo libro racconta una storia vera: quella di Douglas M. Kelley, lo psichiatra americano incaricato di valutare la sanità mentale dei gerarchi nazisti durante i processi di Norimberga, con particolare attenzione a Hermann Göring. El-Hai ci accompagna dentro la mente dei criminali nazisti, ma lo fa in modo diverso: non come “mostri” clinicamente folli, bensì come uomini lucidi, ambiziosi e spietati. Persone terribilmente normali. Ed è proprio questo uno degli aspetti più inquietanti del libro. Detto questo, devo essere sincera: è sicuramente un libro interessante, ben documentato e scritto con grande rigore storico,ma mi aspettavo un risvolto diverso. Dal titolo e dalle premesse immaginavo un’analisi più ampia e approfondita della psicologia dei gerarchi nazisti. In realtà, il cuore del libro è soprattutto la biografia di Kelley e il suo coinvolgimento emotivo sempre più profondo con i prigionieri. Lo psichiatra finisce quasi per identificarsi con loro, subendo un impatto psicologico devastante che segnerà tragicamente la sua vita. Questo spostamento di focus può lasciare spiazzati: chi cerca uno studio clinico dei nazisti potrebbe rimanere deluso, mentre chi è interessato alla dimensione umana e psicologica di chi ha osservato da vicino il male troverà una lettura intensa e riflessiva.
Lo consiglierei a chi ama i saggi storici con una forte componente psicologica, ma con le giuste aspettative.