Cosa significa scrivere pubblicità oggi? In un mondo governato da algoritmi, creatività generative, promozioni sempre più mirate, all’interno di media più frammentati, c’è ancora spazio per le idee, le storie, la relazione con chi sceglie un prodotto in base ai suoi valori e al suo modo di stare sul mercato? Ci troviamo a fare i conti con gli effetti di una rivoluzione sociale, culturale ed economica, ma soprattutto dobbiamo recuperare una relazione fiduciaria con le marche, i servizi e le istituzioni, per contrastare le emergenze che diventano sempre più conclamate e urgenti. In questo contesto, chi scrive pubblicità, chi lavora con i media, chi vuole lasciare un segno con il proprio lavoro deve imparare a usare le parole in modo diverso. Non è solo scrivere, è guardare il mondo con occhi nuovi, come fossimo alla regia di un film con un finale migliore di quello che si prospetta attraverso le storture di un mercato insostenibile. si può fare.
Dimenticate i manuali di copywriting che promettono formule magiche per vendere di più. Il nuovo libro di Paolo Iabichino non è un trattato sulla pubblicità tradizionale, nonostante ciò che la copertina potrebbe far credere. Come recita il sottotitolo, siamo di fronte a vere e proprie “Lezioni di pubblicità per un mondo nuovo“, un manifesto che ruota attorno a un concetto cardine: il Brand Activism.
In questo scenario, le “parole che servono” non sono semplici payoff accattivanti o slogan pubblicitari, ma statement politici e sociali necessari a definire il futuro. I brand allora non sono solo marchi, ma veri e propri attori politici egualmente responsabili del futuro del mondo.