Bertie e Jeeves devono recuperare una vecchia lattiera a forma di mucca tra equivoci e gaffe, furti e cadute rovinose, nuovi incontri e vecchie conoscenze. Il terzo capitolo della saga più iconica della letteratura umoristica di tutti i tempi.
Sir Pelham Grenville Wodehouse, KBE, was a comic writer who enjoyed enormous popular success during a career of more than seventy years and continues to be widely read over 40 years after his death. Despite the political and social upheavals that occurred during his life, much of which was spent in France and the United States, Wodehouse's main canvas remained that of prewar English upper-class society, reflecting his birth, education, and youthful writing career.
An acknowledged master of English prose, Wodehouse has been admired both by contemporaries such as Hilaire Belloc, Evelyn Waugh and Rudyard Kipling and by more recent writers such as Douglas Adams, Salman Rushdie and Terry Pratchett. Sean O'Casey famously called him "English literature's performing flea", a description that Wodehouse used as the title of a collection of his letters to a friend, Bill Townend.
Best known today for the Jeeves and Blandings Castle novels and short stories, Wodehouse was also a talented playwright and lyricist who was part author and writer of fifteen plays and of 250 lyrics for some thirty musical comedies. He worked with Cole Porter on the musical Anything Goes (1934) and frequently collaborated with Jerome Kern and Guy Bolton. He wrote the lyrics for the hit song Bill in Kern's Show Boat (1927), wrote the lyrics for the Gershwin/Romberg musical Rosalie (1928), and collaborated with Rudolf Friml on a musical version of The Three Musketeers (1928).
L'ho trovato decisamente meno divertente rispetto agli altri due libri della serie per ora pubblicati dalla Sellerio. Oppure sono io che ho iniziato a stancarmi della "formula" narrativa di Wodehouse.
Le scene comiche riuscite sono decisamente meno rispetto a quelle degli altri libri, ed è un continuo (per me irritante) ricordare cose avvenute in passato (alcune nei romanzi precedenti). "Come quando era successo blablabla" e fa il riassuntino di qualcosa che magari era anche divertente quando narrato negli altri libri, ma messo così spezza solo il ritmo. Per di più, qui tutti i personaggi, a parte i due protagonisti e la zia Agatha, sono fastidiosi. E' una caratteristica comune ai racconti di Wodehouse, i personaggi che creano problemi (e in particolare i personaggi femminili particolarmente capricciosi), ma qui sono anche inutilmente cattivi. E' tutto molto forzato, e la mia lettura si è trascinata abbastanza stancamente.
«Ho teso una mano da sotto le coperte e ho suonato il campanello per chiamare Jeeves. “Buonasera, Jeeves.” “Buongiorno, signore.” Sono rimasto stupito. “È giorno?” “Sissignore.” “Sei sicuro? Fuori sembra buio pesto.” “C’è la nebbia, signore. Se ricorda, siamo in autunno, stagione di nebbie e morbida abbondanza. “Stagione di che?” “Di nebbie, signore, e morbida abbondanza .»
“The code of the Woosters” fu per la prima volta pubblicato nel 1938 nella forma del romanzo a puntate su giornali e, di poi, lo stesso anno in volume. È il terzo romanzo completo che vede quali protagonisti Bertie Wooster e il suo cameriere Jeeves e presenta Sir Watkyn Bassett, proprietario di una casa di campagna dal nome Totleigh Towers. Scritto a La Touquet, località francese ove viveva lo scrittore, ha subito modifiche sia nella stesura che nel titolo a seguito di alcune osservazioni fatte da Erd Brandt, redattore statunitense. Mentre negli USA e in Inghilterra fu pubblicato nel 1938, in Italia giunse soltanto nel 1939 con prima traduzione di Antonio Tedeschi e prima pubblicazione per Mondadori. Bertie Wooster è l’io narrante di questa nuova avventura. All’inizio dell’opera è ancora stordito dall’addio al celibato che si è tenuto in onore di Gussie Fink-Nottle, fidanzato di Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett. Bertie è incaricato dalla zia Dahlia di recarsi da un antiquario di Brompton Road da cui il marito Tom deve acquistare una lattiera d’argento. Si tratta di un pezzo da collezione a forma di vacca, lo zio ci tiene particolarmente. Gussie, dal suo canto, è un soggetto un po’ particolare:
«È un mio amico, con la faccia da pesce lesso, che raggiunta la maggior età si era seppellito in campagna per dedicarsi anima e corpo allo studio delle salamandre.»
Ben presto Bertie riceve un telegramma da Gussie che dichiara di aver rotto con Madeline. Quest’ultima in precedenza era fidanzata con Bertie, e se ella alla venuta rottura decidesse di voler sposare lui? Tuttavia, per quanto la suddetta sia graziosa e abbia un aspetto attraente con tutti gli attributi del caso nonché una chioma d’oro, qualcosa in lei gli fa raggelare il sangue. Consapevole dei rischi e fedele al codice etico dei Wooster per il quale è sacrosanto il “mai piantare in asso un amico”, Bertie si reca presso Totleigh Towers, residenza di compagna dei Basset ove si trova Gussie. Di quella via, perché no, magari riesce anche a recuperare la lattiera che si è fatto soffiare sotto al naso ma a cui lo zio tiene particolarmente… La situazione nella residenza si rivela essere ancora più complicata grazie alla presenza in loco di Stiffy Byng, nipote di Sir Watkyn che brama le nozze con il reverendo Harold Pinker, amico di Bertie. Peccato che non vi sia il benestare all’unione a seguito dell’opposizione proprio di Sir Watkyn.
«In un momento meno teso mi sarei irritato nel sentirmi definire un ometto coraggioso, ma in quella tetra ora non mi è parso molto importante.»
“Il codice dei Wooster” di P.G. Wodehouse è un testo ironico e sornione, uno scritto con una vicenda ingarbugliata che non manca però di far sorridere il lettore e di trattenerlo tra le sue pagine. Il merito è dato dallo stile narrativo ma anche dai vari personaggi che con maestria si alternano nel proseguire dell’avventura. Quest’ultima sarà risolta proprio da Jeeves, il valletto di Bertie che, al termine dell’opera, potrà intraprendere per premio una crociera intorno al mondo. O forse no? Ancora una volta, Wodehouse destina al suo pubblico un libro che lascia il segno per essere pungente al punto giusto, ben costruito, ilare e ancora attuale. Nonostante siano passati ottantasette anni, la commedia degli equivoci è perfettamente funzionale alle esigenze del narratore e anche alle aspettative del pubblico che vi si avvicina. “Il codice dei Wooster” è un testo che non delude, che sa conquistare e incuriosire. Adatto a chi cerca un libro che sappia essere una garanzia ma anche a chi, semplicemente cerca un romanzo intelligente e non banale con cui trascorrere qualche ora in ridere. Da leggere.