Alle ultime elezioni europee, nel nostro Paese, ha votato il 48,13% degli aventi diritto. Nel 1979, quando si tennero le prime consultazioni, votò l’85,65% degli italiani. L’Europa, Italia inclusa, sta affrontando la peggiore crisi politica, sociale, demografica e valoriale della sua storia. Tuttavia l’abbandono delle urne è dovuto a un altro la consapevolezza di vivere in una democrazia deviata. Milioni di persone scelgono di non votare perché credono che le decisioni non vengano più prese all’interno dei Parlamenti ma altrove; pensano che i grandi uomini d’affari e gli Ad dei fondi di investimento o delle fabbriche di armi contino più di ministri e parlamentari. I cittadini chiedono di stare alla larga dai conflitti, ma i politici, o chi muove i fili, non fanno altro che alimentarli. E a deviare la sempre più claudicante democrazia ci pensano anche i mezzi di informazione, divenuti casse di risonanza delle fake news dette dai politici bellicisti, da chi mente sulla guerra in Ucraina o da chi consente il genocidio a Gaza. Gli europei vogliono diritti, non armi, eppure la Commissione europea, mentendo sulle volontà di Mosca, spinge per un piano di riarmo che potrà solo accrescere il rischio di una catastrofe mondiale. Alla luce di tutto questo, ha ancora senso parlare di democrazia?
Libro che dà l’impressione di essere stato scritto frettolosamente. Il titolo è un buon hook, ma il contenuto approfondisce poco il tema della democrazia e arriva spesso a conclusioni affrettate, non sempre supportate da dati solidi.
Più che un’analisi della democrazia, il libro è una denuncia del doppio standard e dell’ipocrisia occidentale, con una lunga carrellata di eventi legati soprattutto ai conflitti Ucraina/Russia e Israele/Palestina. Una tesi interessante, ma sviluppata in modo superficiale.
Seguendo Di Battista da anni su YouTube, non ho trovato nulla di realmente nuovo: molte riflessioni sembrano una ripetizione dei suoi contenuti recenti. Dal libro emerge una fiducia quasi totale nella democrazia come modello migliore, semplicemente “tradito” dall’Occidente, mentre mi sarei aspettato una critica più profonda ai limiti strutturali del modello stesso.
Alessandro ti stimo molto per il tuo coraggio e la tua indipendenza, ma proprio per questo mi aspettavo un libro più approfondito e meno simile a un’estensione dei suoi contenuti online. Paradossalmente, sembra quasi un prodotto di quel mondo capitalistico e accelerato che tu stesso critichi.
Detto questo, continua così: l’Italia ha bisogno di persone come te, capaci di raccontare ciò che molti preferiscono non vedere