Hamlet Hargreaves è il rampollo di una delle famiglie più influenti dell’élite nobiliare dell’Impero britannico, Gwenaelle invece è una cameriera dei Montecler, una casata minore dell’Impero gallico. I due giovani non potrebbero essere più diversi, ma entrambi vengono ammessi all’accademia di lyonesse, la prestigiosa scuola di magia che sorge sull’isola omonima, tra i mari dei due imperi. Tra le mura dell’istituto, gli evocatori che possiedono il dono imparano ad aprire le porte da cui attingono l’energia che consente di alimentare il mondo: dalle case, alle fabbriche, fino alle gigantesche aeronavi che solcano il cielo. Possedere il dono dà agli evocatori più capaci un potere infinito, ma aprire le porte è anche estremamente pericoloso: il mago che non riesce a controllare le sue evocazioni rischia di essere ucciso dagli intrusi, ombre mostruose che attraversano la soglia invadendo il mondo. Per questo a ogni evocatore è assegnato un guardiano, i cui compiti sono impedire le irruzioni e difendere il mago a ogni costo, rimanendo sempre al suo fianco. Ogni anno molti studenti muoiono a causa della loro incapacità di controllare la magia, ma quando Hamlet e Gwen iniziano a studiare a Lyonesse, i pericoli per loro non vengono solo da oltre la soglia… Un assassino ha iniziato a rapire e uccidere i giovani evocatori e loro due potrebbero essere gli unici in grado di fermarlo. Un romanzo dark academia misterioso, avvincente e pieno di magia.
L'Accademia di Lyonesse è uno di quei romanzi che ti "prendono" fin dalle prime pagine e da cui è difficile staccarsi: ogni pagina ti trascina sempre più a fondo in un mondo incantato, misterioso e ricco di emozioni. Gli autori sono riusciti a costruire un’atmosfera suggestiva e coinvolgente, dove ogni dettaglio è curato e ogni personaggio ha una voce autentica. Suspense, paura, mistero… ma anche amicizia, invidia, amore e coraggio: il romanzo è un miscuglio di sentimenti che si intrecciano in modo avvincente. È una lettura perfetta per chi ama le storie ambientate in accademie magiche ma cerca anche profondità emotiva e riflessioni sul valore delle scelte, dell’identità e del legame con gli altri. Consigliatissimo a chiunque voglia perdersi in una storia intensa, piena di fascino e con quel tocco di mistero che rende ogni pagina un’avventura.
Fiore, Michele, chiedo per un’amica: COME CI SI RIPRENDE DA QUESTO FINALE???? Coooomunque.. innanzitutto, il sistema magico delle Porte è una delle idee più originali che abbia letto negli ultimi tempi, bellissimo!! Poi vabbè, Hamlet è diventato il mio personaggio prefe: il classico stronzetto dal passato familiare traumatico, ma con un cuore tenero nascosto sotto strati di cinismo. Gwen l’ho amata, un personaggio femminile con le contropalle, ma Hamlet… lui non si dimentica (chi ha letto SA). E poi arriva QUEL finale illegale: ti strappa l’anima e la lascia sospesa, in attesa del seguito. Seriamente, come si fa ad aspettare adesso il sequel?!?! Un fantasy italiano che conquista per atmosfera, ritmo e intensità emotiva. Cinque stelle piene, senza esitazioni.
Grida di gioia e giubilo di fronte ad una protagonista femminile coi controcazzi (scusate il francese). Il sistema magico è curato nei dettagli, stupendo; i personaggi sono caratterizzati tutti benissimo e utili allo sviluppo della narrazione, non ho percepito nessuno messo lì tanto per fare numero. Il colpo di scena sulla natura di una "certa cosa" e le implicazioni che ne derivano (resto vaga per non fare il minimo spoiler) non l'ho visto arrivare e mi ha fatto andare di traverso la tisana che stavo tranquillamente sorseggiando, mannaggia a voi. Bravissimi Fiore e Michele, attendo il seguito!
A Lucca ho avuto l’occasione e la fortuna di incontrare Fiore e Michele che mi hanno giustamente detto di leggere piano e di godermi con calma ogni pagina ed è proprio quello che ho fatto. Dopo essermi totalmente immersa in questa storia posso dire che mi ha veramente sorpresa. Ho amato ogni libro scritto da loro ma L’Accademia di Lyonesse è semplicemente diverso. É più scuro, più tetro. Mi sono affezionata ai personaggi sin dalle prime pagine, personaggi che ho trovato incredibilmente veri, per certi versi tutti un po’ grigi. Questa storia mi ha veramente rapita, una storia di magia ma anche di umanità, di ciò che è veramente giusto fare e di quello che siamo spinti a fare.
In conclusione una magia come non l’avete mai vista, un libro dal ritmo incalzante senza mai momenti morti e pieno di colpi di scena. I risvolti finali sono stati incredibili e promettono un seguito davvero originale che spero esca prima possibile.
Semplicemente stupendo! Il sistema magico, è tra i meglio costruiti che io abbia mai letto, tutti i personaggi sono meravigliosi, ho amato il percorso di Hamlet, e Gwen è impossibile non adorarla fin da subito. Ora aspetto solo il seguito... non vedo l'ora!
Una storia che fai difficoltà a lasciarti indietro, la scrittura dei due autori è raffinata e in perfetta armonia rapendoti per ore nella lettura. L'ambientazione, la backstory del mondo e del sistema magico sono qualcosa di geniale. Molto consigliato
Soffice e accogliente come un maglioncino cucito a mano. Un lavoro artigianale realizzato con cura e passione ma anche con grande maestria.
Le cinque stelle sono un anticipo per il seguito!
Detto questo, mi concedo una sola critica. L’unica pagina che ho odiato profondamente è la prima. Quella maledettissima dedica. Quell’accanimento contro la “stronza transfobica” è totalmente gratuito e lo posso tollerare in un video su youtube, ma vederlo su una pagina il cui scopo sarebbe esclusivamente quello di rendere omaggio, mi ha fatto mettere giù il libro letteralmente a pagina 1. Non voglio entrare nel merito, ma credo che i libri siano anche dei lettori… quindi lasciamo fuori dalla porta queste discussioni!
Comunque per fortuna ho deciso di voltare pagina e gustarmi questo fantasy veramente… dell’altro mondo! (wink wink)
Avevo discrete aspettative per questo libro, tanto da preordinarlo, ma purtroppo, pur tra molte trovate interessanti, ho dovuto constatare che non era una storia nelle mie corde, o forse non ero io nelle sue. Premetto che quella che segue è la mia umile opinione: non voglio attaccare chi ha apprezzato questo libro e non ho alcun intento ostile nei confronti degli autori, anzi. Parto dalle cose positive dicendo che il worldbuilding, nella sua ambientazione ucronica, con l’isola, la città alle porte dell’accademia, il periodo storico trattato e le tematiche sociali, mi è piaciuto molto e, a mio parere, è la parte migliore del romanzo. La narrazione storica, con il mondo tratteggiato dall'antichità fino alla fine dell’Ottocento, così simile e allo stesso tempo diverso, mi ha intrigato parecchio, lasciandomi sperare in approfondimenti futuri. Così come è senz’altro interessante la deriva fantascientifica del finale. Anche il sistema magico, per quanto tecnico e, specialmente all'inizio, limitato da esigenze di trama, nel finale mi ha coinvolto parecchio per le potenzialità che sembra aprire se gestito da maghi più esperti (mi riferisco in particolare a Diana e agli oggetti incantati). Le scene di combattimento, poi, secondo me sono ben gestite e ben dosate, con ampie parti all'arma bianca (a mio avviso le più riuscite), più facili da seguire rispetto a quelle magiche. Arrivando a ciò che non mi ha convinto quasi per nulla, parere chiaramente soggettivo, troviamo la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi e alcune scelte narrative. CARATTERIZZAZIONE: Gwen è un personaggio che, caratterialmente, non mi è piaciuto per nulla. Ho trovato la sua arroganza, oltre che a mio avviso esagerata, davvero fastidiosa. Capisco l'intento di renderla una donna forte e indipendente, cresciuta dovendosi arrangiare e forse indurita dalle avversità, ma il suo modo di interagire con gli altri mi ha più volte irritato. La tendenza ad avere la risposta sempre pronta (anche con persone appena conosciute), a spazientirsi senza mai chiedersi se potesse essere lei nel torto, ad esempio con Henrietta, che le sta antipatica da subito senza provare a interessarsi a lei, mi ha fatto più volte chiedere cosa il gruppo trovasse di interessante in lei oltre all’arroganza. Inoltre ho trovato che la sua memoria fotografica, chiaramente uno stratagemma per giustificare come riesca a rivaleggiare con chi studia le Porte dalla nascita, oltre a darle un enorme vantaggio, sia stata controproducente nel rendere interessante il suo percorso di miglioramento all'accademia. Come posso appassionarmi alla sua crescita se so già che parte avvantaggiata? Un discorso analogo si potrebbe fare per Camille, potenzialmente interessante per la sua precocità, ma caratterizzata esclusivamente come “la più brava”. Hamlet, tra i due protagonisti, a mio parere è quello meglio riuscito e che ho letto con più interesse, forse anche grazie a un percorso evolutivo più marcato, almeno nelle premesse. Quello che sembra partire come un secondo protagonista arrogante, cosa che però in questo caso comprendo, essendo stato cresciuto in un certo ambiente e circondato da fama e prestigio, si ritrova a doversi rimettere in discussione e reinventarsi. Purtroppo, nonostante alcuni momenti interessanti, come quelli in cui viene bullizzato e deve imparare da zero a combattere, questa sua nuova dimensione viene presto accantonata. Il cambiamento arriva quindi all’improvviso, e da un momento all’altro lo vediamo padroneggiare il combattimento, perdere la sua arroganza e diventare amorevole verso Gwen, tanto che dal trattarla in malo modo, tendenza che lei ricambia, arriva ad affezionarsi a lei sempre più, ma, a mio avviso, sulla sola base dell’attrazione fisica. Per quanto riguarda gli altri personaggi secondari, non ho percepito profondità né solidità: il più delle volte mi sono sembrati funzionali solo a coprire ruoli stereotipati, come “l’antipatica”, “la popolare”, “l’intelligente”. Anche per questo loro essere monodimensionali ho fatto fatica a credere nella loro amicizia, che mi è apparsa artificiosa e dettata da esigenze di trama più che da motivazioni credibili, e a emozionarmi alle loro morti. Nota a margine per Diana, che per quanto odiosa, questa volta immagino volutamente, perlomeno ha un background interessante e una personalità più sfaccettata, anche se anche lei, come il fratello, ha un cambiamento repentino: passa dall’essere felice per le tragedie che capitano al fratello a far intendere che andrà a cercarlo nel multiverso. DIALOGHI Non ho le competenze per analizzare i dialoghi dal punto di vista tecnico, ma più volte li ho percepiti poco spontanei e atti più a fare da “momento esposizione”, specialmente all’inizio e alla fine, che a far relazionare i personaggi. Tutto questo ha contribuito a farmi percepire le interazioni come artificiose. SCELTE NARRATIVE / STRUTTURA La scelta di dividere la narrazione secondo i due punti di vista, secondo me, ha rallentato molto la prima parte, che mi è parsa davvero lunga, in particolare i primi due giorni di accademia. Proseguendo, invece, da questo punto di vista c’è un grande miglioramento e la narrazione diventa progressivamente più scorrevole. Un’altra cosa che a volte ha rallentato la lettura sono stati i molti pensieri dei protagonisti, spesso ridondanti nel ribadire informazioni che avevo già intuito, e in generale una certa tendenza a ripetere concetti ed epiteti, come quando ancora negli ultimi capitoli, dopo averlo nominato per l’ennesima volta con nome e cognome, si specifica chi sia uno dei personaggi in azione. Un’ulteriore cosa che a volte mi ha fatto storcere il naso è stato il modo veloce e spesso sbrigativo con cui certe situazioni si risolvono. Due esempi sono la copertura di Gwen, smontata quasi istantaneamente da Hamlet con una semplice indagine di un avvocato (mi risulta poco credibile che nessun altro faccia ricerche approfondite nel prenderla a Lyonesse, né che il famigerato CSM lo ignori), e la rivelazione sulla vera identità di Hamlet a cui crede istantaneamente nel giro di poche righe. Infine, una delle cose che ho apprezzato di meno, ma qui mi rendo conto di non essere forse il target di riferimento del romanzo, è la parte romance. Questa componente, concentrata soprattutto nella parte centrale del racconto, mi è parsa superficiale, nel senso di poco approfondita. Gwen e Richard (personaggio preferito, RIP) iniziano a piacersi e, per quanto prevedibile, posso accettarlo. Il problema nasce, secondo me, quando si evita (per fortuna o purtroppo) il classico triangolo amoroso “ragazzo buono e ragazzo cattivo” e si apre il progressivo interesse, altrettanto telefonato, tra Gwen e Hamlet. I due, fino alla morte di Richard, hanno praticamente solo interazioni di contrasto, litigate, gelosie e pedinamenti, e poi, all’improvviso, tutto cambia. Ancora una volta il cambiamento di Hamlet è repentino. Non mi è mai sembrato, nelle conversazioni presentate, che nella loro crescente attrazione ci fosse qualcosa che andasse oltre la semplice bellezza reciproca. In generale, pur riconoscendo che probabilmente non rientro nel target, ho trovato tutta la componente romantica molto acerba e prevalentemente rivolta a un pubblico giovane, cosa che però stona con certi avvenimenti e tematiche più adulte.
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È il primo progetto a quattro mani che leggo dei Monleone. Ormai conosco un po’ lo stile di Fiore, ma quello di Michele mi era ancora nuovo e devo dire che, a mio avviso, la commistione funziona molto bene. La prosa è sciolta, la lettura risulta scorrevole e i capitoli brevi eliminano quasi del tutto il rischio di abbandonare la lettura nel mezzo degli stessi - con grande soddisfazione della sottoscritta. Non è difficile affezionarsi a uno o più dei personaggi, che sia la sfacciata e intraprendente Gwen, il tormentato e spavaldo Hamlet - in assoluto il mio preferito, sin dalle prime indiscrezioni degli autori - o uno dei loro compagni di studio. Ho particolarmente apprezzato la varietà di etnie presenti, stesso tra i personaggi secondari o comunque cruciali nella storia, giustificata in modo estremamente coerente con il mondo narrativo e per nulla forzata. Esclusi un paio di punti in cui il comportamento dei personaggi mi ha convinto poco (piccole deviazioni, che però non credo fossero effettivamente utili nell’economia della narrazione, ma che non l’hanno nemmeno sviata troppo), il racconto è avvincente, i personaggi hanno la loro coerenza e si è costantemente stimolati ad andare avanti nella storia e conoscerli meglio. Nonostante si possano cogliere numerosi riferimenti e influenze di altre opere del genere (la storia spazia tra dark accademia, fantasy moderno e ucronia), l’opera risulta comunque avvincente e originale. Consiglio vivamente la lettura e il supporto a questi due autori e persone affascinati ✨
Forse non è stato un inizio con il botto per il 2026, ma sicuramente questo libro ha dei pregi. Per prima cosa, sì, il setting accademico mi conquista sempre! Poi ho trovato il sistema magico molto interessante e ben costruito, supportato da un sistema sociale verosimile. Con queste premesse, posso affermare che sia stata una lettura super scorrevole e che le pagine siano volate. Tra le note dolenti: mi hanno mandata ai pazzi sia la confusione tra "le dico" e "gli dico", ripetuta per quattro o cinque volte, sia la fastidiosa, assurda e incostante abitudine della protagonista di mordersi una ciocca di capelli. Ho anche capito a metà libro chi fosse il colpevole e, purtroppo, penso che alcuni tratti (tra cui il finale) siano stati affrettati. Leggerò il seguito? Quasi sicuramente, ma probabilmente non di corsa ☄️
Un libro che mi ha catturato fin dalla prima pagina, con la straordinaria capacità di tenere sempre viva la curiosità del lettore. Una storia che ti permette di fuggire dal quotidiano ed entrare in un altro mondo, proprio come una Porta eheh, in cui perdersi e ritrovarsi. I personaggi sono autentici, con pregi e difetti reali, ma soprattutto capaci di accompagnarti in un percorso di crescita durante la lettura.
Grazie di cuore, Fiore e Michele, per aver dato vita a questa meravigliosa storia. Spero davvero di poter ritrovare, in un futuro libro, i personaggi che ho imparato ad amare.
Bella storia, mi son divertito a leggerla. Faccio i miei complimenti agli autori. Pur essendo una storia originale e a se stante nel mondo fantasy, sono stati piacevoli i rimandi a tanti ricordi di letture e film passati, con cui sono cresciuto e che fanno sicuramente parte del background degli autori. O così mi piace pensare. Curioso di leggere i seguiti e vedere dove andranno a parare. Consigliato.
Vorrei già avere il seguito da leggere! La costruzione del mondo magico è innovativa, la trama (soprattutto il cattivo) in parte è comprensibile già da prima della metà del libro, ma comunque rimane molto godibile con colpi di scena che tengono il lettore incollato alle pagine! Bravissimi gli autori!
Che dire? Forse il libro migliore letto quest’anno (ovviamente non contando le riletture dei miei preferiti). Questo romanzo ha tutto quello che dovrebbe avere una storia coinvolgente ed emozionante che ti lascia con un vuoto in petto grande quanto una voragine quando ti rendi conto che è finito. Ho davvero apprezzato ogni cosa: innanzitutto, volevo fare i miei complimenti per il world-building che ho trovato davvero originale e interessante allo stesso tempo. Era perfetto secondo me per il tipo di storia e ambientazione e non sono di certo mancati i colpi di scena!! Ma il punto di forza, oltre alla scrittura scorrevole e accattivante, sono sicuramente i personaggi. Sono tutti, dal primo all’ultimo meravigliosi (anche se ho un debole specialmente per Diana e Adele, ma anche Hamlet!) Le loro caratterizzazioni sono così ben gestite e uniche all’interno della storia che non puoi fare a meno di affezionarti ad ognuno di loro. Li ho trovati molto reali e ben gestiti. Lo consiglio tantissimo per gli amanti del fantasy e del dark-academia, davvero uno dei prodotti italiani più validi degli ultimi anni!
Ma che romanzo incredibile avete tirato fuori? Sapevo di avere in mano un libro favoloso già prima di leggerlo, ormai avvezza alle storie fantasy così curate di Fiore e Michele, ma le mie aspettative sono state decisamente superate, e mi ritrovo adesso con il cuore in gola per questo finale e per l'attesa della seconda parte. Il funzionamento del mondo magico, che si intreccia alla storia dei due imperi, è davvero originale e curato nei minimi dettagli. La presenza e il modus operandi delle porte è davvero un tocco da maestro per un romanzo che parla di magia senza scadere in nessuno dei canon già esistenti nella letteratura fantasy. Sono estasiata e davvero grata di aver accompagnato il mio Natale con questa lettura, che mi ha tenuta col fiato sospeso e incollata alle pagine più che al panettone dopo pranzi e cenoni. Rimango in febbrile attesa del seguito! ❤️
Un romanzo dark fantasy italiano che è stato un piacere leggere. Una snella e curata scrittura, un sistema magico originale e con una logica cruda, ma pertinente. Dei personaggi dinamici e affiatati, come d'altronde la coppia di scrittori. Un finale struggente che arriva dopo un serrato e travolgente climax. Penso che come inizio di un'epopea fantasy la troverebbe molto promettente anche Ursula K. Le Guin! 😛
Bel worldbuilding, con un sistema magico originale e ben strutturato. I personaggi sono caratterizzati in modo eccellente, dai protagonisti ai comprimari. La lettura scorre benissimo e la trama, pur presentando un mistero principale forse troppo facilmente intuibile, offre altri colpi di scena finali davvero ben pensati, che invogliano tantissimo a proseguire la lettura di questa saga.
Il worldbuilding di questo romanzo mi è piaciuto molto, soprattutto per quanto riguarda il sistema magico che ho trovato originale, affascinante e super interessante (spero proprio si presenti l’occasione di leggere cosa possono fare gli evocatori più esperti perché già solo con qualche accenno nelle ultime pagine è stato fighissimo!). Se amate il genere che mescola le caratteristiche del dark academia con il fantasy, dovete sicuramente recuperare L’accademia di Lyonesse.
Per quanto riguarda i personaggi devo dire che ho apprezzato moltissimo le diverse nazionalità, che tra l’altro sono state inserite con un senso e non tanto per fare quota stranieri. BRAVƏ! I due protagonisti però non mi hanno sempre convinta sia per alcuni dialoghi che a volte mi sembravano poco realistici sia per il cambiamento repentino e frettoloso che c’è stato tra loro, arrivando a parlare di e/o provare sentimenti che fino a una pagina prima non c’erano.
Sul villain posso invece dire che si capisce proprio chi è - mi sembra quasi sia stata una scelta consapevole e voluta da parte dell’autrice e dell’autore - però devo dire che ci sono stati un paio di colpi di scena che proprio non avevo previsto e che anche per questo ho apprezzato molto!
Sullo stile ho un unico appunto da fare: il verbo “sbuffare” è stato usato veramente troppe volte 😂💀
Il libro comunque mi è piaciuto. È riuscito a sorprendermi e, devo dire, anche ad emozionarmi in un paio di punti. Si legge molto velocemente non solo per la narrazione molto scorrevole ma anche per la storia accattivante. Onestamente sono molto curiosa di leggere un seguito (e anche altri libri scritti da Fiore Manni e Michele Monteleone!). Consigliato!
Avevo buone aspettative per L'Accademia di Lyonesse e tutto sommato sono state soddisfatte... anche se tiepidamente.
Partiamo dal worldbuilding: molto interessante, ho ancora parecchie domande e anche qualche dubbio, ma soprattutto verso il finale si intuiscono le sue potenzialità. Tuttavia l'aspetto di scuola magica mi sembra quasi sprecato, diventa più un cartonato sullo sfondo che il luogo/istituzione alla base delle vicende. Sarebbe stato bello vedere i suoi aspetti più nello specifico, specie considerando il contesto sociopolitico che le gira attorno. Questo porta la situazione che avvia la storia di Gwen ad essere un mero pretesto di trama senza reale conseguenza per il resto della storia.
I personaggi sono tanti e diversi tra loro, avevano tante potenzialità ma alla fine risultano tutti un po' monodimensionali e stereotipati (la studentessa modello, la pettegola, il professore bullo...) A questa critica non scampano i nostri protagonisti: Hamlet da classico ragazzino stronzo e viziato subisce una sorta di redempiton arc che però risulta tiepido, non si percepisce in modo naturale perché avviene in modo improvviso. In più, il suo crescente affetto (che però appare quasi da un giorno all'altro) per Gwen non sembra particolarmente motivato. Gwen dal canto suo ha le basi di un personaggio interessante ma anche lei non è eccessivamente entusiasmante per due motivi principali: 1) Le sue origini, la sua storia personale e il suo carattere e qualità sono un'ottima combinazione per sviluppi interessanti, ma come dicevo non hanno reali conseguenze. Gwen, nonostante le premesse, non va incontro a reali difficoltà (a parte quelle di pura trama, che vuol dire farsi menare forte). Si insiste nel dire che ci sono altissimi controlli e aspettative nei confronti d chi pratica la magia, ma in realtà non importa a nessuno, non sembra esserci alcun pericolo reale per lei. 2) Questo porta ad una importante conseguenza: non subisce nessun sviluppo/development, sostanzialmente resta la stessa.
Alla fine il personaggio che più mi è piaciuto è stata Diana. Anche lei è inizialmente limitata un po' ad uno stereotipo di ragazza cattiva e crudele, ma le crepe che portano ad una maggiore conoscenza e sviluppo del suo personaggio sono quelle meglio riuscite.
La trama è tutto sommato un po' scontata... per fortuna il worldbuilding - un po' fantasy un po' sci-fi - copre un po' questo aspetto. Ma la suspence forzata per il "plot twist" mi ha personalmente infastidita, e molto.
Infine la scrittura è ok, un po' ridondante ogni tanto, però è molto scorrevole e l'alternarsi dei due POV funziona bene (All'inizio forse rallenta un pochino, ma non è neanche facile gettare il lettore in una ambientazione del genere e direi che in questo gli autori sono stati molto bravi).
Per concludere: non so se andrei avanti leggere una eventuale(?) saga, ma anche come lettura fine a se stessa mi è piaciuta e mi ha soddisfatta.
L’Accademia di Lyonesse. Libro che mi ha sorpresa come non mai. Ogni capitolo ti trascina sempre di più dentro la storia: parte con calma, finché non ti ritrovi completamente immersa in quella porta, senza riuscire (né volere) più uscirne. I personaggi secondari sono ben caratterizzati: riesci un po’ a empatizzare con loro, ti danno un po’ di storia di sottofondo e ti fanno affezionare (sì, pure alla signorina Swanson, che mi fa morire dal ridere).
Parliamo dei personaggi principali: • Gwen: la classica ragazza prodigio dal cuore d’oro. Se avesse studiato da subito come Camille, sono convinta sarebbe stata al suo livello. Gli amici che la circondano rispecchiano il suo animo buono. La sua spavalderia non è un segreto, ma l’ho apprezzata al 100% quando si è mostrata per ciò che è davvero: un’umana – seppur dotata di magia – attraversata dalla paura. Il fatto che si immobilizzasse per il terrore, con attacchi di panico, ti fa empatizzare con questo meraviglioso personaggio senza creare distacco per i suoi straordinari poteri e la memoria che tutti invidiamo. Ci fa capire che, nonostante tutto, anche i geni hanno paura (come Camille), come chiunque altro. • Hamlet: all’inizio lo odi, lo detesti, quasi sei felice delle sventure che gli capitano. Ma, andando avanti con la storia, capisci tutta la complessità del personaggio, tutto il peso che ha sopportato e che l’ha costretto a indossare quella maschera da stronzo che usava per proteggersi («…come se qualcuno avesse abbattuto, ancora una volta, le mura che aveva eretto attorno a ciò che gli restava»). Ne vedi e ne ammiri l’enorme evoluzione, che alla fine ti porta a tifare ed a piangere con e per lui. • Il Villain: a meno metà libro avevo onestamente capito si trattasse di lui, ma davvero non volevo accettarlo. Sembrava un personaggio così buono e fidato per i protagonisti e invece… durante le prime fasi - quando si è detto che non fosse presente durante uno degli omicidi- mi sono detta: “Ma t’immagini se è lui?”. Andando avanti, capendo che fosse davvero lui, ma vedendo quegli atti di umanità, gentilezza e protezione, ci sono rimasta malissimo, non volevo accettarlo; ho sperato davvero di sbagliarmi. Poi però, quando alla fine si è dimostrato un codardo, fuggendo dalle sue responsabilità e costringendo a un tragico sacrificio, ho goduto, e tutte le premure sono sparite.
Poi non entro troppo nel discorso morti, perché devo ancora metabolizzare. Alcune sono prive di emozioni, riguardano personaggi che si conoscono poco: sì, ti dispiace, ma non empatizzi troppo (soprattutto per il villain). Ma altre… struggenti, distruttive e tremendamente emozionanti (soprattutto Ru… non commento).
Ben fatto agli scrittori: hanno creato un enorme capolavoro, giocando estremamente con i nostri sentimenti. Attendo con ansia il seguito
È sempre un piacere leggere un romanzo fantasy italiano scritto con un linguaggio elegante e non banale. Se ci aggiungiamo un sistema magico interessante e personaggi cui è impossibile non affezionarsi, sicuramente non si può scendere sotto le tre stelline.
Sull'isola di Lyonesse, tra Gran Bretagna e Francia (anzi, tra Impero Britannico e Impero Gallico), sorge l'Accademia in cui studiano gli Evocatori, maghi in grado di sfruttare il potere degli elementi tracciando simboli, detti porte, su carta e altri materiali scrittori. I protagonisti e POV del libro sono due: Gwen è una serva iscritta all'Accademia dalla sua padrona sotto falso nome (praticamente la magia è considerata prerogativa dei nobili); Hamlet è il rampollo di una delle famiglie più importanti del mondo. Presto, i due protagonisti scopriranno che l'Accademia sta celando qualcosa: alcuni studenti sono scomparsi nel corso dei mesi. Indimenticabili anche gli altri personaggi: la pettegola Henrietta, l'altezzosa Diana, i professori Templeton e De Sabran, il preside Moreau...
Come dicevo, il sistema magico è interessante. Molto si scoprirà nel corso della storia, ma posso dirvi senza rischiare spoiler che la magia non è tutta rose e fiori: altissimo è il rischio di provocare l'invasione di creature chiamate Intrusi, e per questo a ogni Evocatore è affiancato un Guardiano, un guerriero addestrato per fermare appunto gli Intrusi... O l'Evocatore stesso, se necessario.
Forse l'unico aspetto che non mi ha convinto del libro è la costruzione delle due trame principali, il mistero degli Evocatori scomparsi e il rapporto tra Gwen e Hamlet: alcune svolte narrative mi sono sembrate svolgersi "fuori campo", la trama d'avventura è poco diluita nel corso del romanzo e si concentra in pochi capitoli. Nonostante questi difetti, si tratta di una lettura molto piacevole.
L’Accademia di Lyonesse è un dark academia scritto a quattro mani dalla “diade” Manni–Monteleone, una vera gemma nel panorama fantasy contemporaneo. Un valore che cresce ancor di più se si considera che si tratta di un’opera interamente italiana, capace di ricordarci quanto la nostra narrativa sappia essere viva, potente e centrale anche nel fantastico.
Che cosa dire del libro senza rivelare troppo? Parafrasando il nonno de La Storia Fantastica: “Ci sono lotte, torture, amicizie, legami familiari, mostri, indagini, grandi magie, misteri, rivelazioni”. E tanto basta. Posso aggiungere solo che la lettura scorre con tale naturalezza che in tre sole sessioni il romanzo è stato divorato, lasciandomi quell’appetito ingordo di chi, pur sazio, ne desidera ancora: quella sensazione che spesso solo il grande cinema riesce a evocare.
Chi proviene dal mondo dei manga, dei fumetti o della cultura pop visiva si troverà immediatamente a casa. I richiami e gli echi narrativi sono continui e raffinati: citazioni che non scivolano mai nella copia, ma diventano ispirazioni per un worldbuilding originale, solido e sorprendentemente attuale (si pensi ai temi della colonizzazione o delle lotte di classe). Il sistema magico è straordinario per coerenza e credibilità, perfettamente integrato nella struttura dell’opera.
La “Diade” funziona, e funziona benissimo: la loro voce unica mi ha regalato una storia che continua a svolgersi nella mia mente anche giorni dopo la lettura. Sarà lunga l’attesa fino al 2027 per il seguito, ma se il livello rimarrà questo… beh, non posso che chiudere con un pensiero rivolto agli autori: ubi tu, ibi ego.
Ho appena terminato “L’Accademia di Lyonesse” e posso dirlo senza esitazioni: sarà sicuramente una delle mie letture preferite di questo 2026 ♥️🙌 La trama è incredibilmente avvincente, ricca di colpi di scena e popolata da personaggi meravigliosi. Il mio preferito in assoluto è Hamlet (♥️👀) il suo percorso di crescita è enorme e scritto in modo magistrale. Un personaggio semplicemente divino. Ho adorato Gwen e ho amato vedere come si è evoluto il rapporto tra lei e Hamlet 👀… wow, davvero wow. Il sistema magico è affascinante e ben strutturato, mentre la scrittura è scorrevole e coinvolgente. Il libro alterna momenti estremamente teneri ad altri decisamente più crudi: preparatevi, perché le morti non mancano e alcune fanno davvero male 😭. Il grande colpo di scena finale me lo aspettavo un po’, perché personalmente l’ho trovato piuttosto intuibile, ma tutti gli altri funzionano alla perfezione. La battaglia finale è spettacolare e il finale chiude il romanzo in modo potente e soddisfacente. Ora però c’è un problema: ho assolutamente bisogno del seguito.
Ps: ho amato anche diversi professori dell’accademia.