Seduto alla Fontanella, Rosinello Capobianco conta le mattonelle e mette in fila i ricordi, belli e brutti – che, proprio come le mattonelle, si contano sempre a tre a tre. Storie mezze vere e mezze false, racconti di seconda e terza mano, frammenti di vite sfiorate, echi di favole, di sogni, di l'illustre mastro Nicola Trabaccone, che gli ha insegnato il mestiere della rilegatura, Giacomino Tiracchia, che leggeva Verga in mezzo al suo campo di girasoli, Cenzino che è tornato dall'America mentre Rosinello ha potuto solo sognarla, Libbò che parlava solo per proverbi e Ginetta Petrosemolo con la sua gonna a fiori, a cui Rosinello ha strappato qualche bacio di straforo e che forse, se avesse avuto un po' più di coraggio, avrebbe potuto essere il suo grande amore.
Si inanellano i ricordi e i racconti, brandelli di vite leggere come pezzi di stoffa portati dal vento, con tutte le loro piccole e grandi disperazioni, il loro carico di desiderio, gioia e dolore, le cose volute e mai avute, le cose sopportate, le cose assaporate fino alla fine, come l'ultima goccia nel bicchiere prima che la taverna chiuda.
Dopo Liborio, dopo Mengo, la voce inconfondibile e poetica di Rosinello aggiunge un nuovo capitolo all'epopea degli sfasulati, un altro tassello a quel paesaggio in cui ogni frammento può contenere stelle, lune, pianeti, galassie, e dove l'atto dolcissimo e doloroso del ricordare è una mano tesa, un dono fraterno, un canto che scoraggia la morte e strappa la promessa di un racconto eterno.
Remo Rapino è stato insegnante di filosofia nei licei. Vive a Lanciano. Ha pubblicato i racconti Esercizi di ribellione (Carabba 2012) e alcune raccolte di poesia, tra cui La profezia di Kavafis (Moby-dick 2003) e Le biciclette alle case di ringhiera (Tabula Fati 2017).
Questa storia non è riuscita a coinvolgermi granché. A tratti piacevole, a tratti, a mio avviso, un po' forzato. Mi è risultata una lettura un po' faticosa ma forse avevo troppa voglia di ritrovare il Rapino di "Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Luborio". Vabbé, andiamo avanti!
Parecchio deluso. Il Remo Rapino che ha scritto lo straordinario "Vita, Morte e Miracoli di Bonfiglio Liborio" qua non si è mica fatto vedere, per nulla. La base c'è, ma ci si ferma lì.
Linguaggio gonfio, ripetitivo, artificialmente convoluto, con una svolta sermoneggiante nelle ultime 15 pagine che, a mio avviso, cozza incisivamente con la storia e la personalità del protagonista.
E scarso spessore dei personaggi, conseguentemente con altrettanta scarsa possibilità di immedesimarsi in essi; aspetto che pone questo libro una tacca sotto "Cronache dalle Terre di Scarciafratta".