1772. Bagnara Calabra è un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma è così, ed è la casa della famiglia Florio. Niente è facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all’amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull’orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente è, insieme, un’eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finché non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano così saldamente prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, più matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un’isola dove ci sono soldi e potere… Perché, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l'intera storia dei Florio, dall'inizio alla fine. E questo è l'inizio. Questa è l’alba dei Leoni di Sicilia.
Stefania Auci è nata a Trapani ma vive da anni a Palermo, dopo aver girato l’Italia. Insegnante, ex avvocato, ex cancelliere, si dedica alla narrativa urban fantasy, horror e romance sin dall’adolescenza. A ottobre 2011 è uscito il suo romance di esordio, Fiore di Scozia, edito da Harlequin Mondadori e a dicembre 2012 il suo seguito La Rosa Bianca. Nel 2010 ha pubblicato con edizioni 0111 Hidden in the dark, breve raccolta di racconti urban fantasy tratti dalla saga di Moray Place 12, Edimburgo.
Meraviglioso anche questo terzo romanzo di Stefania Auci. Ci racconta le origini della famiglia Florio . Scritto benissimo, coinvolgente, commovente… Consigliatissimo!!! Vi lascio alcune frasi che mi sono piaciute e sulle quali ho riflettuto
“Forse è vero che il destino esiste, e ride delle nostre scelte, e ci porta dove vuole lui, come fa il vento con le foglie secche, pensa. Forse davvero siamo degli illusi che credono di essere padroni della vita quando non possediamo nulla di più del nostro respiro.”
«Noi non possediamo nulla per sempre: né persone, né cose, né affetti. Noi non abbiamo nulla in questa vita, salvo noi stessi. E, pure così, non ci vuole molto a perdersi.»
“…a questo mondo, una cosa soltanto contava davvero: si è quello che si vuole essere e non quello che gli altri pretendono che tu sia…”
Narrazione coinvolgente emotivamente, così vivida da permetterti di aggirarti tra le casupole di Bagnara e nei cuori dei personaggi, impossibili da dimenticare! La narrazione trasuda la passione che la scrittrice ha per questa dinastia.
Con L’Alba dei Leoni, Stefania Auci torna a raccontare la saga dei Florio, ma questa volta scegliendo un movimento completamente diverso: non la grande ascesa familiare già esplorata in I leoni di Sicilia e L’Inverno dei Leoni, bensì le radici, ciò che precede tutto. Un romanzo che non solo completa, ma illumina i due libri successivi: come se Auci avesse aperto una finestra sulle origini di un destino.
La forza più evidente del romanzo è la capacità dell’autrice di immergersi – e far immergere – nel tempo e nei luoghi. La Calabria del Settecento, Palermo agli albori del cambiamento, le comunità dei bagnaroti e dei marinai, le botteghe dei fabbri e dei calzolai… ogni ambiente è descritto con un realismo che non ha nulla di didascalico: è vivido, pulsante, quasi fisico.
Si sente che Auci ha respirato i luoghi, li ha studiati, li ha interiorizzati, e li restituisce con un linguaggio che non è mai artificioso: è narrativo, emozionale, visivo.
Fra tutte le figure, emerge potentissima Giuseppina, moglie di Paolo Florio. In un mondo in cui la donna vale per la sua capacità di procreare, Giuseppina è molto di più: coraggio, tenacia, intuizione, dignità. È una donna che non accetta passivamente il destino, che cerca voce pur sapendo quanto costi parlare.
Nella società descritta, le donne: • non decidono nulla • appartengono prima alla famiglia d’origine e poi al marito • servono, come scrive Auci, “a fare figli e a tenere insieme la casa”
Eppure Giuseppina scava una fessura in questo muro: è la scintilla che modifica qualcosa, anche quando sembra impossibile. Una protagonista silenziosa ma decisiva, che incarna perfettamente lo stile di Auci: raccontare la Storia attraverso le storie.
Il libro segue i primi Florio — Ignazio Florio, Francesco Florio, Vincenzo Florio — quando erano ancora fabbri, poi calzolai, poi piccoli commercianti. L’idea di aprire una romeria a Palermo, dove vendere spezie e merci arrivate via mare, è il primo vero passo che cambierà la loro vita… e quella della città.
È affascinante vedere come Auci seminali” questo destino: nulla è ancora grandioso, ma tutto è già in movimento.
La tua esperienza di lettura — finirlo in meno di una settimana — è comprensibilissima: L’Alba dei Leoni è quel tipo di romanzo che ti trascina dentro, pagina dopo pagina. La prosa è fluida, emotiva senza diventare melodrammatica, precisa senza diventare accademica.
Si sente che è un libro “necessario” per l’autrice: un tassello che voleva raccontare da tempo.
L’Alba dei Leoni non è soltanto un prequel: è la chiave di lettura che rende ancora più ricca e profonda la saga dei Florio. Conferma, come dici tu, il talento di Auci: la capacità di trasformare la storia in sentimento, e il sentimento in memoria.
Se hai amato gli altri due romanzi, questo non può che moltiplicare quell’amore.
"ᴜɴᴀ ꜰᴀᴍɪɢʟɪᴀ è ᴄᴏᴍᴇ ᴜɴᴀ ꜱᴛᴏꜰꜰᴀ: ɪʟ ᴍᴀʀɪᴛᴏ è ʟ’ᴏʀᴅɪᴛᴏ, ǫᴜᴇʟʟᴏ ᴄʜᴇ ᴅà ʟᴀ ꜱᴛʀᴜᴛᴛᴜʀᴀ. ʟᴀ ᴍᴏɢʟɪᴇ è ʟᴀ ᴛʀᴀᴍᴀ, ǫᴜᴇʟʟᴀ ᴄʜᴇ ᴅà ʟᴀ ᴍᴏʀʙɪᴅᴇᴢᴢᴀ, ɪʟ ᴄᴏʟᴏʀᴇ, ʟᴀ ʀᴇꜱɪꜱᴛᴇɴᴢᴀ, ᴇ ɪ ꜰɪɢʟɪ ꜱᴏɴᴏ ɪ ꜰɪʟɪ ᴄʜᴇ ʟᴀ ᴅᴇᴄᴏʀᴀɴᴏ. ᴘɪù ᴄᴏᴍᴘᴀᴛᴛᴀ è ʟᴀ ᴛʀᴀᴍᴀ, ᴘɪù ʀᴏʙᴜꜱᴛᴀ è ʟᴀ ꜱᴛᴏꜰꜰᴀ."
Bagnara Calabra è un pugno di terra stretto tra rocce e terra ed è qui che vive la famiglia Florio, che fonda la vita sull'orgoglio del proprio nome. Vincenzo, il capofamiglia, è un forgiaru (fabbro), come il padre ed il nonno, un'attività lavorativa che si tramanda di padre in figlio e che anche Vincenzo pretende dai figli. Rosa è sua moglie, tessitrice e ricamatrice, ubbidiente e fedele con il marito ed amorevole con i numerosi figli: Domenico, il primogenito, gran lavoratore ed accondiscendente con il padre, Francesco, ribelle, motivato ed insofferente alle aspettative di Vincenzo, Menica e Mattia, le ragazze di casa, Paolo, curioso, vivace ed intraprendente ed Ignazio, l'ultimo nato, studioso ed abile a far di conto. A movimentare e condizionare la vita dei Florio, oltre agli amori, ai matrimoni ed alle perdite, sarà anche il terremoto...
È il prequel della ormai famosa saga dei Florio, in cui l'autrice Stefania Auci racconta le origini di questa famiglia, le radici ed il percorso che la porta da Bagnara a Palermo, in modo davvero piacevole e ricco di emozioni. L'ho trovato molto più scorrevole e leggero rispetto ai libri successivi, ma non meno profondo. La lettura risulta molto coinvolgente perché permette di scoprire antefatti e retroscena importanti che aiutano a capire meglio dinamiche, eventi e comportamenti dei personaggi nei volumi successivi. L'autrice ha rimarcato la difficoltà nel reperire informazioni storiche sulla Bagnara di quegli anni, ma è sempre molto puntuale nell'inquadramento storico e nella ricostruzione dell'ambientazione, talmente sentita da condurre il lettore nei vicoli del paese. Molto toccante è la parte in cui ricorda il devastante terremoto del 1783 che colpì la Calabria, caratterizzato da una lunga sequenza di scosse proseguita per mesi, che causò decine di migliaia di morti e la scomparsa di interi paesi, rasi al suolo ed interessati persino da maremoti locali. Il libro si apre con un evento misterioso che dà il là al tema del brigantaggio, molto diffuso all'epoca e motivo di grande terrore per le famiglie. Interessante comprendere anche le motivazioni dietro questo fenomeno, spesso legate a difficoltà economiche o alla difesa della famiglia. L'autrice è sempre abile ed appassionante nell'inserire nella trama tematiche, concezioni e pensieri del tempo, che vengono efficacemente incarnati e dimostrati attraverso i suoi personaggi. Altra tematica che emerge è quella del marito e padre padrone, ben incarnata da Vincenzo, il capofamiglia che decide per tutti. Questo limita fortemente la libertà di figli e donne, rendendo difficile seguire i propri desideri e relegando la donna ad un ruolo subordinato, legato alla casa e alla maternità, spesso segnata da matrimoni di convenienza. La donna deve "portare pazienza, lavorare, fare figli e stare muta" si legge nel libro. E nonostante ciò la maestria della Auci sta nel valorizzare il ruolo di Rosa, il vero pilastro della famiglia, consapevole dell'imprevedibilità della vita, che rende necessario accogliere i cambiamenti con pazienza, fermezza ed amore. La tematica del potere maschile si riflette nel pensiero di Vincenzo, per cui sono fondamentali, il nome, l'onore e la tradizione, legati al lavoro, al denaro ed al sangue, indispensabili per farsi rispettare e difendere la famiglia. La trama è ben articolata e presenta più scenari, con molteplici punti di vista, che danno voce ai sentimenti di ogni personaggio, rendendoli più intimi. Non mancano brevi salti temporali per spiegare antefatti od immergersi nei ricordi, in giochi di alternanza tra presente e passato. Tra i personaggi ho amato in particolar modo Ignazio ed il suo legame con Giuseppina, capace di toccare le corde delle emozioni fino a far stringere il cuore... Ho amato tantissimo questa lettura, forse più dei volumi successivi, contribuendo a sfatare l'idea che i prequel non siano mai all'altezza delle prime pubblicazioni.
"Forse è vero che il destino esiste, e ride delle nostre scelte, e ci porta dove vuole lui, come fa il vento con le foglie secche, pensa. Forse davvero siamo degli illusi che pensano di essere padroni della vita quando non possediamo nulla di più del nostro respiro". L'alba dei Leoni è il bellissimo prequel dell'altrettanto bellissima saga incentrata sulla famiglia Florio (1-2). Una ricostruzione che, seppur romanzata, è assolutamente ben documentata dal punto di vista storico ed attendibile. Stefania Auci, quindi, ci fa tornare indietro nel tempo e ci porta direttamente all'alba dei tempi della famiglia Florio e, contemporaneamente, ci immerge nella Bagnara Calabra della seconda metà del 1700 costretta a fare i conti con l'estrema povertà, il brigantaggio, l'ordine sociale immutabile nel tempo e, soprattutto, il terremoto che, nel 1783, segna irrimediabilmente il destino di tutti i protagonisti del libro. Romanzo corale, lo avrete certamente capito, che è riuscito far percepire l'asperità del paesaggio e la dura realtà quotidiana del tempo. La narrazione è fluida, rispettosa della "parte tragica" inerente il terremoto e molto intensa nella parte che riguarda i conflitti padre-figli. La scrittura, diversamente dai due volumi precedenti, è stata molto più riflessiva e passionale. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Leggere Auci è sempre bello, ma questa volta mi è mancato qualcosa. Conoscere com’è nata la grande famiglia Florio é molto bello e interessante, ma mancano le scintille. Qui i rapporti sono freddi e ricchi di paure, perdite e fragilità. Non ho amato nessun personaggio in particolare, di certo però Vincenzo, Giovanna e anche Paolo da adulto mi hanno suscitato emozioni non felici. Un cerchio che si chiude.
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Forse cinque stelle sono poche! Una narrazione fluida e coinvolgente che ti prende per mano e ti porta lì, in quei luoghi e in quell’epoca lontana, ti fa sedere in prima fila e vedi scorrere quelle vicende, sei parte di quel mondo e ti accorgi che , quando hai finito di leggere il libro, fai fatica ad uscirne…
Come gli altri libri della serie, non poteva deludere: dalla prima all'ultima pagina tiene incollato il lettore alle vicende che hanno coinvolto la famiglia Florio prima del trasloco a Palermo. Si gettano in questo libro le fondamenta che hanno portato alla nascita ed espansione dell'impero dei Leoni di Sicilia.
È l’ultimo libro scritto della saga ma è il primo in ordine cronologico della serie. Scritto con uno stile chiaro, fluido e descrittivo, con un’attenzione particolare alle ambientazioni storiche e geografiche. Nonostante Il ritmo sia più lento rispetto ai precedenti volumi, mi è piaciuto molto perché ha privilegiando la costruzione dei personaggi e l’evoluzione del contesto. Alterna introspezione e descrizione della vita quotidiana, creando una tensione sottile legata alla crescita della famiglia oltre agli eventi drammatici. Approfondisce il carattere dei personaggi nella fase iniziale della loro vita, più vulnerabili e umani, e comprendi appieno le situazioni che si svolgeranno nel libro “ I leoni di Sicilia”. La Calabria e la Sicilia vengono dipinte come luoghi vivi, con colori, suoni e odori che contribuiscono alla costruzione della storia.
Dopo il successo de "I leoni di Sicilia " e del sequel "L'inverno dei leoni", la Auci ci propone anche il prequel "L'alba dei leoni". Con questo direi che i Florio li abbiamo conosciuti i tutte le salse e sono curiosa di vedere di cosa tratterà il prossimo libro. La narrazione è fluida ma il contesto storico è solo accennato, in un periodo di grandi stravolgimenti che hanno interessato il nostro Paese. Personalmente la definirei saga familiare, molto romanzata e in alcuni tratti inutilmente lunga. Voto: 7
Bellissimo, 5 stelle per la scorrevolezza, per la gentilezza con cui racconta, per il ritmo che non molla mai e soprattutto per i personaggi così pieni e reali. Ci si affeziona a Francesco che scappa di casa e si ritrova tra i briganti, a mamma Rosa così centrata e sincera, a Mattia che subisce con pazienza e forza un marito violento, a Petrinilla, la mia preferita. E si odiano il padre padrone Vincenzo, il figlio Paolo, il genero Barbato. Tutto nella Sicilia di fine 700, abilmente tratteggiata. Bello, un peccato finirlo.
Sarà perché ambientato nella mia terra, sarà perché non leggevo un romanzo storico da tempo, questo libro mi è entrato nel cuore tanto quanto - o forse anche più - de I Leoni di Sicilia. Premesso che quest'ultimo è uno dei miei romanzi preferiti, che ho sempre consigliato a tutti, con questo prequel Stefania Auci non ha abbassato l'asticella: le mie aspettative, altissime, sono state più che soddisfatte. La storia è coinvolgente, intrigante, ricca di svolte inattese, eppure sempre reale, coerente, verosimile, come direbbe il caro Manzoni. La fantasia dell'autrice ha ricostruito quanto non raccontato dalle cronache del tempo, ma sembra davvero che anche lei abbia "trovato un documento settecentesco" da cui riportare la vera storia dei protagonisti. È una storia di famiglia, radici, legami viscerali, con la propria terra, le proprie tradizioni, i propri cari. I personaggi sono veri, crudi, tanto che, finito il libro, mi sembrava quasi di conoscerli in persona. La penna della Auci è una delle migliori che io abbia letto: scorrevole, diretta, chiara, grazie al sapiente uso del presente che rende tutto immediato. Il rischio è che sia superficiale, ma non è affatto così: la scrittura indaga a fondo, si radica nei personaggi, nelle tradizioni, scava nella pietra più dura. Una menzione speciale e doverosa alla mia Calabria, terra sfortunata a volte, ma meravigliosa e caparbia. Chiaramente, per me, è un libro da leggere assolutamente!
La compagnia nel mese di Febbraio, un po’ tosto e faticoso. Paolo ed Ignazio sono stati compagni di avventura, lo sfondo di una Sicilia che vorrei visitare, ma sopratutto una spalla su cui appoggiarmi quando sento meno la determinazione e sento la stanchezza. Bello imparare da Paolo che il denaro non è tutto, da Ignazio che i sentimenti veri sono celati nel cuore e si mostrano con la propria presenza ed attenzione. Una bella lezione di vita. Si cara Stefania, sono con te sullo schifazzo pronta perle nuove avventure. ❤️🔆❤️
E niente, la Auci non delude mai. Quanto mi ha fatto arrabbiare questo libro, e quanto mi ha fatta soffrire, e quanto ho faticato la sera per costringermi a smettere di leggerlo e mettermi a dormire. Ci vogliono un talento, una maestria e un rispetto enormi per prendere la Storia, quella vera, e trasformarla in storia, colmare le lacune, insinuarsi nel suo intimo, restando brutalmente verosimili e coerenti. La sua penna è ammaliante e coinvolgente, i personaggi sono tratteggiati con palpabile concretezza, la trama è super avvincente. In sostanza, l'ennesimo gioiellino in una delle saghe letterarie meglio riuscite degli ultimi anni.
Forse è vero che il destino esiste, e ride delle nostre scelte, e ci porta dove vuole lui, come fa il vento con le foglie secche, pensa. Forse davvero siamo degli illusi che credono di essere padroni della vita quando non possediamo nulla di più del nostro respiro.
Con questo prequel della saga dei Florio, Stefania Auci si è superata. Questo romanzo è un autentico capolavoro, incastonato nella Storia della Calabria della fine del XVIII secolo, con la numerosissima famiglia Florio e tutti i personaggi di Bagnara Calabra che affollano le sue pagine con scene che mi hanno fatto spesso pensare a Verga. Non che i Florio siano dei vinti - non tutti, comunque, anche se nel capofamiglia, Vincenzo, ho visto tanto di Mastro don Gesualdo - e lo dimostra il fatto che Paolo e Ignazio riescano a costruire un impero, sfidando il padre dopo che il fratello Francesco aveva aperto loro la strada.
Francesco non è capace di fare ’u forgiaru. Anzi: non vuole farlo. Non si rassegna all’idea che quella è ed è sempre stata la strada della sua famiglia; forgiaru era il nonno, forgiaru è lui, Vincenzo, e forgiaru è Domenico, il primogenito. E forgiari saranno i figli maschi che il Signore vorrà dargli. Loro faticano onestamente, si sono sempre fatti rispettare per questo. Gente che pensa a campare la famiglia, senza grilli per la testa. Che sa che il nome e la dignità sono tutto, l’unica moneta che non perde mai valore. Così lui ha cercato di educare i suoi figli. No, Francesco ha altro in testa... Ma cosa, santiddio?
Dopo la terribile avventura di Francesco con i briganti, le cose dovrebbero cambiare con Vincenzo, ma la sua testa è dura più del ferro che forgia, anche se alla fine si deve arrendere alla realtà.
Francesco sperava di avere un po’ più di tempo per riflettere, per trovare le parole giuste. Come può spiegargli cosa significa voler decidere del proprio destino? Perché chistu è lu tuttu, e il padre non lo capirà facilmente: il futuro di Vincenzo Florio è stato deciso da suo padre, Domenico, che, a sua volta, aveva affidato quella decisione al proprio padre e così via, indietro nel tempo. Lui non ha mai neppure pensato di poterlo cambiare, di cercare un’altra strada, un’altra vita, un altro orizzonte. Può servire a qualcosa dirgli che così non deve essere? Che senso ha consegnare la chiave di una prigione a qualcuno che, in quella prigione, ha sempre vissuto ed è convinto che sia il mondo intero?
E poi, meravigliose le donne che prendono vita in queste pagine, la loro forza nell'affrontare situazioni terribili di sottomissione, di violenza, di soprusi; prima fra tutte Rosa - la forza della madre - ma anche Petronilla, Mattia e Giuseppina, che sarà la fortissima protagonista femminile del primo romanzo della serie.
D’un tratto, però, si rende conto di una cosa che solo in quel momento gli appare in tutta la sua chiarezza. Da buona moglie qual è, sua madre ha sempre obbedito al marito, spesso in silenzio, talvolta soffrendo... eppure ha continuato a tessere e a ricamare, nonostante le continue proteste di Vincenzo, ha sempre difeso i suoi figli dalla collera del padre e ha aiutato Francesco a realizzare il suo sogno. È sua madre che, con fatica, orgoglio e coraggio, ha scelto di racchiudere in sé l’anima dei Florio, molto più di suo padre. Mentre il padre non sa far altro che seguire una strada tracciata da altri, Rosa ha capito che la vita è imprevedibile, che non bisogna arrendersi, che i cambiamenti sono inevitabili e vanno affrontati con pazienza, polso fermo e amore. E il tempo ha dimostrato che lei ha avuto ragione, che è sempre stata molto più saggia di lui.
Credo che leggere questo libro sia stato come completare qualcosa, trovare un tassello mancante in una storia già conosciuta. Almeno per me che i precedenti due volumi li ho letti, perché in caso contrario potrebbe anche trattarsi di un magnifico inizio per cominciare a leggere questa meravigliosa storia.
Stefania Auci ci porta indietro nel tempo, prima ancora dei fatti accaduti ne "I leoni di Sicilia" e "L'inverno dei Leoni", a Bagnara Calabra, dove Vincenzo Florio e Rosa Bellantoni creano la loro numerosa famiglia. La forza di questo e degli altri romanzi è proprio la forte caratterizzazione di ogni personaggio che ci consente di ricordarli bene, di non perderci in questo grande albero genealogico dei Florio. Scopriamo che ogni figlio, sei per l'esattezza, ha un suo carattere, dei sogni e delle aspirazioni. Purtroppo, in un'epoca in cui la figura della donna veniva relegata a semplice "femmina di casa", è difficile per le ragazze riuscire a diventare altro, ma l'autrice riesce a dare loro il giusto riconoscimento caratteriale e a descriverci le loro emozioni e sensazioni in quel periodo in cui si vedevano costrette a sottostare ad una legge che prevedeva che fosse l'uomo ad avere il sopravvento, in ogni caso: lui decideva, lui comandava. E anche il matrimonio era vissuto più come un contratto e uno "scambio", più che come qualcosa che avesse a che fare con l'affetto e l'amore.
Ma queste donne, decise, forti, riescono comunque ad avere il giusto spazio in questa vita che è stata decisa, per loro, da altri. Come Rosa, che dedica la sua vita ai figli, o Mattia, che lotta contro la paura per poter salvare i suoi fratelli. Altre, come Petronilla, riescono a sposarsi con chi vogliono davvero, ma le difficoltà non cambiano.
Ho particolarmente apprezzato, poi, l'inizio più "avventuroso" della vicenda, che ha come grande protagonista Francesco, secondo genito di Vincenzo e Rosa. Un figlio visto come la pecora nera, come quello che non vuole seguire i dettami della famiglia, ma che alla fine scoprirà di essere coraggioso e di poter ambire a scegliere la vita esattamente per come la vuole.
E per finire, la vera chiusura del cerchio, con Paolo e Ignazio come protagonisti: l'inizio della loro storia e dell'incontro con Giuseppina Saffiotti, le loro peripezie per sfuggire ad un padre padrone e tutte le loro diversità. L'animo infuocato di Paolo e la gentilezza malinconica di Ignazio, due facce di una sola medaglia per due fratelli che riusciranno a cambiare le loro vite.
Una saga familiare stupenda, che consiglio caldamente di leggere.
“[…] Ignazio lo sente, c'è infatti dell'altro: c'è quella forza irrefrenabile che ha segnato tutta la vita di Paolo e che Bagnara ha sempre cercato di reprimere. C'è il desiderio bruciante di un altro orizzonte, illimitato, pieno di promesse. E deve ammettere che, da qualche tempo, una scheggia di quel desiderio è entrata anche nel suo cuore: ascoltando il fratello che descrive le città che ha visitato, ogni tanto pure lui si ritrova a immaginare colori nuovi, accenti diversi, odori mai sentiti. Da quando gli ha raccontato di Palermo, poi, a Ignazio sembra quasi di vederla, accesa di sole, fremente, dorata.”
Solitamente non scrivo altro oltre la citazione ma qua sento il dovere di ringraziare Stefania Auci per aver dato vita a una delle saghe familiari più belle e intense, per me. È stato emozionante poter conoscere e vivere la storia dei Florio attraverso le pagine di questi libri.
Questo capitolo finale, che funge da prequel, era il tassello mancante di quest’avventura che, ahimè, mancherà come l’aria.
"Nasce in una famiglia dove il lavoro è sacro, ma ancora più sacri sono i soldi e l'onore. Dove l'affetto e debolezza e non c'è spazio per l'amore. Nasce in una terra di confine, dove le montagne talvolta danzano frenetiche al suono di una musica assordante, dove l'unica certezza viene da una distesa azzurra, cangiante nel suo splendore, che non ha né chiese né taverne, indifferente alla guerra e alla pace, a Dio e agli uomini. Il mare."
Dico soltanto questo: se Stefania Auci scrivesse diecimila libri sui Florio, io li leggerei tutti.
ps. Stefania Auci, se sei in ascolto, ti supplico, ascoltami: FAI UN LIBRO TUTTO SU VINCENZO JR (ti sto implorando in ginocchio)
Ho trovato la storia de ‘L’Alba dei Leoni’ - che racconta l’origine della famiglia Florio - troppo forzata, una vena descrittiva che supera quella narrativa e che non riesce a creare personaggi veramente coinvolgenti. Rimane una scrittura fluida ma una storia minore degli altri libri della saga.
Lui è il figlio primogenito, e il suo unico compito è sempre stato quello di portare avanti la forgia. Non ha mai avuto scelta... però non ha mai nemmeno messo in discussione quel ruolo che suo padre ha scelto per lui. Ha obbedito e lavorato, così che il nome dei Florio fosse sempre pronunciato con rispetto e stima. Era la cosa giusta da fare. Ma adesso, guardando quella bottega ordinata e suo fratello, sereno e soddisfatto, Domenico avverte un fiotto di velenosa paura: cercare di essere come suo padre, fare di tutto per compiacerlo, ha forse finito per chiudergli l’orizzonte, per nascondergli il futuro? Possibile che tutto quello che Francesco aveva visto, fatto e vissuto – tutto il dolore, tutta la fatica, tutta la rabbia – fosse la prova che, a questo mondo, una cosa soltanto contava davvero: si è quello che si vuole essere e non quello che gli altri pretendono che tu sia? E allora, lui, Domenico Florio, esiste? O è soltanto il figlio di mastro Vincenzo?
Mumu - per RFS . L’alba dei Leoni di Stefania Auci è un’opera che non si limita a raccontare una storia: la incendia, la scava, la rende carne viva. Fin dalle prime pagine si avverte una forza narrativa compatta, antica, quasi primordiale, capace di trascinare il lettore dentro un mondo duro, aspro, segnato dalla fame, dalla perdita, dall’orgoglio e da una volontà ostinata di sopravvivere. È un libro che pulsa di vita vera, di radici, di dolore e di riscatto.
La maestosità di questo romanzo sta nel fatto che non si accontenta del fascino già noto del mito dei Florio, ma sceglie di tornare indietro, alle origini, quando ancora non c’erano il prestigio, la ricchezza e la leggenda, ma soltanto uomini e donne costretti a misurarsi con la miseria, con la natura ostile, con il destino e con sé stessi. Ed è proprio qui che il libro colpisce più a fondo: nella capacità di mostrare come la grandezza nasca quasi sempre da una ferita.
Stefania Auci scrive con una lingua piena, evocativa, vibrante, che sa essere insieme aspra e lirica. Le pagine hanno odore di mare, di terra, di ferro, di sudore, di lutto e di speranza. Ogni scena è costruita con una tale intensità da rendere i luoghi quasi tangibili e i personaggi incredibilmente vicini. Non ci sono figure decorative o stereotipate: ci sono esseri umani veri, imperfetti, combattuti, pieni di rabbia e amore, di silenzi e slanci. Ed è impossibile non lasciarsi travolgere dalla loro umanità.
Ciò che rende L’alba dei Leoni così potente è il suo cuore emotivo. È un romanzo sulle origini, certo, ma soprattutto sull’eredità, sulla famiglia come fardello e come destino, sulla memoria che non passa, sul peso del nome e sulla fame di futuro. C’è qualcosa di profondamente commovente nel vedere nascere, tra rovine materiali e interiori, quella tensione verso il domani che farà dei Florio una dinastia. Ma Auci non idealizza nulla: mostra il prezzo di ogni conquista, la durezza di ogni scelta, la fatica di ogni rinascita.
È un libro che avvince e commuove, che restituisce dignità alla sofferenza e nobiltà alla perseveranza. Un romanzo storico, sì, ma anche una grande storia umana, di quelle che restano dentro perché parlano di ciò che siamo quando perdiamo tutto e dobbiamo decidere se piegarci o ricominciare. E in questo senso L’alba dei Leoni è davvero un romanzo necessario: in quanto racconta la nascita di una famiglia leggendaria, ma soprattutto del coraggio.
L’alba della famiglia Florio: Vincenzo, baluardo dell’uomo del Sud di un epoca che sembra distante millenni, e Rosa, colonna portante della famiglia, danno alla luce i 6 figli che si dimenano nelle difficoltà della bagnara di fine 700. Se il primo, Domenico, pare accettare di buon grado il percorso scelto per lui dal al padre alla forgia di famiglia, Francesco si dimostra subito più inquieto e alla ricerca di altro. Più vicino alla madre Rosa, arriva comunque al punto di rottura in cui scappando da casa si ritrova vittima dei briganti che lo rapiscono e solo grazie a Mastro Michele non lo uccidono. Il primo capitolo, che narra le sue avventure nell’Aspromonte, è bellissimo e si conclude con il suo ritorno a casa condito dall’azione eroica in cui salva la vita della sua futura moglie, Petronilla. Nei successivi capitoli gode di un periodo di idillio, in cui da mastro calzolaio riesce poi ad aprire la sua bottega, ma finisce in malora, in preda alla malattia che lo uscciderà e lascerà la famiglia con un bel po’ di debiti. Domenico nel corso del tempo si scopre più infelice, ma ritrova speranza nel matrimonio con Angiola. Vincenzo dal suo si concede solo dei piccoli momenti in cui apre il suo cuore, ma solo con se stesso, senza riuscire a dare davvero prova di empatia alla sua famiglia. La rottura definitiva è l’affrettato matrimonio con Giovanna Dettito a seguito della morta della sua Rosa. A metà libro l’evento forse più brusco, il terremoto che devasta Bagnara e i suoi abitanti. Mattia e Menica trovano marito, in particolare Mattia si sposa Paolo Barbaro che diventerà dapprima capo e poi socio del fratellino Paolo. Il più piccolo, Ignazio, viene invece protetto a casa della sorella finché i due Paolo sono in mare con lo schifazzo fra la Calabria e la Sicilia. Li emergono i due “piccoli” florio, destinati a cambiare le sorti della propria famiglia, con il commercio e la putia di Palermo.
Dopo “I leoni di Sicilia” e L’inverno dei leoni”, ritroviamo la famiglia Florio alle origini, nel nuovo romanzo che reputo il migliore dell’intera saga. I protagonisti vivono in Calabria, Vincenzo, con al suo fianco la moglie Rosa, manda avanti la famiglia con sacrifici e difficoltà. Vincenzo è un uomo burbero, freddo, che non sa dimostrare affetto, per il quale contano soltanto denaro e reputazione. Rosa è silenziosa, ma nonostante la sua tranquillità, è l’anima della famiglia e si occupa con amore e preoccupazione dei figli. I figli cercano la loro strada con determinazione e coraggio, alcuni rispettando il volere del padre e altri opponendosi ai suoi desideri, ognuno seguendo il proprio destino.
“Dicono che il dolore abbia il potere di ricucire gli strappi in una famiglia. Oppure che la laceri definitivamente. Può essere un filo potente, che tira e lega. Oppure una lama che trancia ogni legame.”
Ogni personaggio è caratterizzato con cura e precisione, oltre ai protagonisti mi sono piaciute moltissimo le figure del brigante Michele e quella del parroco. Un punto di forza è sicuramente l’atmosfera, la descrizione della Calabria e della Sicilia, delle fatiche degli abitanti, della povertà, ma soprattutto della dignità e orgoglio delle persone che le popolano. Intense le pagine dedicate al terremoto, drammatiche e suggestive, ma anche quelle sul brigantaggio mi hanno coinvolta particolarmente. Ho apprezzato il modo in cui l’autrice ha voluto sottolineare la condizione femminile dell’epoca e abbia tratteggiato le personalità delle protagoniste femminili in modo realistico e consono al periodo, senza tuttavia renderle caricaturali. Un ottimo racconto che evidenzia la bravura e la capillare ricerca e documentazione dell’autrice che utilizza uno stile narrativo introspettivo ed emozionante, rendendo il nome dei Florio indimenticabile.
Ci sono storie per cui è veramente necessario avere un prequel. E questo è il caso della saga dei Florio, raccontata benissimo dalla trapanese Stefania Auci, che vive da anni a Palermo e che ha fatto conoscere al mondo le vicende di una delle famiglie più influenti della nascente imprenditoria italiana. E della Sicilia in generale. «L’alba dei leoni» racconta la storia dei Florio quando ancora non erano leoni, a Bagnara Calabra, un paese povero della Calabria della seconda metà del Settecento. Paolo e Ignazio Florio all’epoca non sono ancora gli inventori dell’aromateria di famiglia, ma sono soltanto i figli più piccoli di una famiglia complicata, il cui patriarca Vincenzo (il primo di una lunga serie di Vincenzo) decide sulla vita di tutti. Il primo a ribellarsi sarà il secondo genito Francesco, iniziando un moto vibratorio che si espande nella famiglia come una macchia d’inchiostro. Ma il mio personaggio preferito rimane Rosa, la madre solida come il marmo e accogliente come il pane, decisa a proteggere i figli e se stessa, nonostante una gestione della famiglia da sottomissione totale al maschio marito, padre e padrone, assolutamente in linea con l’epoca in cui viveva. La ricerca storica fatta dall’autrice ha sicuramente incontrato molti ostacoli perché l’epoca della storia è così lontana che le fonti scarseggiano, anche a causa di un terremoto violentissimo che ha distrutto effettivamente la quasi totalità degli archivi, a Bagnara. Ma anche se c’è molta invenzione, tutto risulta coerente e appassionante, e sono quasi felice di aver letto prima il prequel del resto della saga perché così mi si è dipanata la narrazione davanti come un futuro ancora da scrivere e decidere.
Questo romanzo in 2 sole settimane è già il più letto e comprato in tutte le librerie: diciamoci la verità, tutti avevamo bisogno di conoscere la storia dei Florio prima di essere i Florio, prima della Sicilia! E Stefania Auci ci accontenta partendo dal 1772 fino ad arrivare al 1799 Siamo a Bagnara Calabra, dove Vincenzo fa il fabbro e vive con la moglie Rosa e i figli Tra questi troviamo Francesco, il figlio ribelle, che non vuole lavorare nella fucina del padre e che finisce per essere rapito da una banda di briganti che vive tra le montagne dell’Aspromonte Ma questo è solo l’inizio degli eventi terribili che si succedono e che contribuiranno a forgiare il carattere di questa famiglia abituata a combattere per tutto Un terribile terremoto si abbatte su Bagnara nel 1783, seguito da un maremoto, distruggendo quasi completamente il paese, dimezzando gli abitanti e riducendo le famiglie La popolazione si trova a far fronte non solo alla perdita di vite umane, ma anche all’improvvisa mancanza di conoscenza dei lavori La stessa fucina di Mastro Vincenzo viene distrutta Paolo e Ignazio, ultimi due figli della coppia, sono inseparabili. Paolo, però, ha un animo ribelle e cocciuto: vuole andare per mare, commerciare! Qui iniziamo ad avvicinarci ai due fratelli che già conosciamo, quelli che andranno a Palermo, avvieranno l’aromateria e creeranno la leggenda di questa famiglia
Con questo romanzo Stefania Auci ci consegna la visione definitiva di una famiglia abituata a combattere contro il destino avverso, di un popolo abituato a rimboccarsi le maniche per ricominciare daccapo, per costruire il futuro partendo dalle proprie origini
Se anche tu ami gli odori e il calore che trasporta lo scirocco, se i Florio ti sono rimasti nel cuore, allora una volta letto questo libro sarai pront* a salire “sullo schifazzo dei Florio che va verso Palermo”
I enjoyed the book but I didn't love it. I get a bit tired of the "soap opera" feeling that shines through the pages and this loves for unnecessary drama and almost "gossiping" atmosphere. The female characters are irritating in their passivity and dullness and, although they probably mirror the reality of their time and place, they lack any characteristic that would make them likeable. The story plot is starting interestingly, including the bandits, but becomes more and more ripetitive as it goes. There are moments where the book is actually interesting and provides a good ground for building up the upcoming books, but for the most feels a bit heavy and slow paced. The language is flowing quite well, but it feels a bit heavy as well and is more focused on providing facts on actions rather than being descriptive, which could have made the book more interesting. All together, an interesting window over the background story of the Florio, but lacking dynamics and flow which would have made it interesting and engaging.
“L’alba dei Leoni”, scritto da Stefania Auci e pubblicato nel 2025, è un romanzo storico.
Di cosa parla? Il romanzo racconta le origini della famiglia Florio a Bagnara Calabra : tra fughe, tragedie e sogni di riscatto, conosciamo le vicende che porteranno Paolo e Ignazio Florio a lasciare tutto per approdare a Palermo.
Perché leggerlo? Perché completa la saga dei Florio, raccontandone l'inizio. Stefania Auci scrive un romanzo che dà senso a ciò che verrà dopo: il racconto delle radici, delle ferite e della forza che darà origine all'ascesa dei Leoni di Sicilia.
Una frase Ben poco di tutto ciò arriva a Bagnara Calabra, sulla costa tirrenica, a una ventina di miglia da Reggio Calabria e a quasi trecento da Napoli. Nel 1772, il paese appartiene al duca Nicola Ruffo e conta cinquemila abitanti, in prevalenza contadini e artigiani. La Storia li sfiora appena, ma la nostra storia, la storia dei Florio, ha lì le sue radici.
Dopo il grande successo de I leoni di Sicilia, Stefania Auci torna a raccontare la nascita di una delle dinastie più affascinanti della storia siciliana con L’alba dei leoni.
Questo romanzo ci porta indietro nel tempo, quando tutto doveva ancora cominciare. Prima della ricchezza, prima del potere, ci sono la fatica, il coraggio e la determinazione di chi decide di cambiare il proprio destino. È da qui che prende forma il cammino dei Florio.
Stefania Auci costruisce una narrazione intensa e coinvolgente, capace di intrecciare storia e romanzo e di restituire il ritratto di uomini e donne mossi da un’ambizione più forte delle difficoltà.
Una lettura che piacerà sicuramente a chi ha amato la saga dei Florio e a chi ama i romanzi storici che raccontano le radici delle grandi storie.