Scrive Montaigne nei suoi «Quando gioco con la mia gatta, chissà se lei non fa di me il suo passatempo più di quanto io non faccia con lei. Ci intratteniamo con reciproche spiritosaggini». Opera senza tempo per la sincerità e la profondità del suo sguardo sull’essere umano, gli Essais sono il capolavoro di un uomo che si scopre fragile e mutevole, di un filosofo che infrange un tabù secolare e parla apertamente di sé in un libro che esorta a vivere aldilà di ogni egoismo e vanità. Proprio Montaigne è il protagonista di questa piccola opera, che ha l’ambizione di comporre un suo ritratto attendibile e ironico attraverso il racconto della sua gatta Pelote, amica e confidente inseparabile – e silenziosa in virtù del patto in vigore fra i felini per cui non parlano agli esseri umani, pur conoscendone la lingua. Giorno dopo giorno, faccenda dopo faccenda, lo scrittore e Pelote condividono i piccoli e grandi avvenimenti della vita, si intrattengono muovendosi fra la ricchissima biblioteca – di cui Pelote è incaricata di proteggere dai ratti le preziose pergamene e i delicati manoscritti – e gli altri ambienti del castello avito nel Périgord, antica dimora fortificata circondata da giardini, vigne e frutteti. Il luogo dove l’appartato filosofo si era ritirato a vivere dopo la scomparsa dell’amato padre nel 1568, perché il «dolce ritiro paterno» era sacro alla sua libertà, alla sua tranquillità e ai suoi agi. E dove la morte lo sorprese il 13 settembre del 1592, quando ormai Pelote aveva passato il suo incarico di gatta della biblioteca alla nipote, Donzeline.
• “Oh miseria, presunzione e arroganza degli umani! Non è alla luce di un discorso razionale, ma per folle e ostinato orgoglio che vi preferite agli animali”.
• “Delizioso” é l’aggettivo più calzante per descrivere questo volume: da amante dei gatti e della filosofia non avrei potuto che adorarlo! Si tratta di un memoir davvero curioso, in cui l’illustro filosofo Michele Montaigne é raccontato attraverso gli occhi della sua gatta Pelote, bibliotecaria e custode dell’immenso sapere del filosofo.
• Pelote ci fa addentrare nel regno di Montaigne, ci fa ascoltare i suoi celebri saggi attraverso le sue orecchie feline, ci trasporta nelle abitudini quotidiane del suo padrone. La sguardo della gatta ci restituisce il ritratto di un uomo intento a riflettere sull’essenza della vita, in qualità di amica e confidente ne raccoglie i segreti, condividendo ogni pensiero ed ogni piccolo e grande avvenimento, come un’ombra inseparabile. Pelote - facendosi portavoce del pensiero dello stesso Montagne - velatamente critica e giudica l’essere umano, che da sempre si ritiene arrogantemente superiore agli altri animali, invece dotati non solo di intelligenza ma anche di sentimenti. Pelote (Montagne!) sostiene fermamente la necessità di rapporti basati sul rispetto e dolcezza reciproci.
• Un’opera strana ed un po ironica, ma tanto intensa, perfetta per gli amanti dei gatti, gli appassionati della filosofia o anche chi desidera semplicemente immergersi in un diverso punto di vista. Un testo che affronta tematiche importanti seppur velate da leggerezza. Consigliatissimo!