Μιλώντας για τον Savinio, δυσκολεύεσαι ν' αντισταθείς στον πειρασμό ν' αφήσεις τον ίδιο τον Savinio να μιλήσει, που η γραφή του (με την πιο πλατιά σημασία της λέξης, δηλαδή και ζωγραφική και μουσική) διαμορφώνεται πρόωρα και σταθερά σαν ένας ζηλότυπος μονόλογος, μια ανεξάντλητη αυτοπροσωπογραφία: από τα Souvenirs, που ξαναγυρνάν στα χρόνια της παραμονής του στο Παρίσι και στο ξεκίνημα της καλλιτεχνικής δημιουργίας, μέχρι εκείνη την «ανάμειξη από απαστράπτουσες αναμνήσεις και περιπλανώμενες αναπολήσεις» που πλημμυρίζουν τηνTragedia dell' infanzia (αλλά η επίκληση της μυθικής παιδικής ηλικίας, χαμένης ανάμεσα στους δρόμους της Αθήνας, δεν είναι φιλάρεσκο αναδίπλωμα. Είναι η έξοδος από την πλάνη του χαμένου παραδείσου και η αυστηρή καταγγελία του θεσμού της οικογένειας είναι η προβολή ενός κόσμου «μεγάλων εφήβων»). Το ταξίδι του αργοναύτη ξαναρχίζει απ' τον Hermaphrodito, συνεχίζει στη στοά των προσωπογραφιών του Narrate, uomini, la vostra storia, φτάνοντας ως τα λήμματα της Nuova Enciclopedia (και αυτά ακόμα δαιμόνια πλεγμένα με αυτοβιογραφικές λεπτομέρειες). Όσο για το Maupassant e l' Altro, ο Savinio θα μπορούσε να επαναλάβει αυτά που παρατηρούσε στη Vita di Enrico Ibsen: «Όσο προχωρεί το γράψιμο αυτής της βιογραφίας, όλο και περισσότερο συνειδητοποιώ ότι γράφοντας για τη ζωή του Ibsen γράφω για τη δική μου ζωή».
Alberto Savinio, nome d'arte di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene, 25 agosto 1891 – Roma, 5 maggio 1952), è stato uno scrittore, pittore e compositore italiano. Nato in Grecia, terzo figlio dell'ingegnere ferroviario Evaristo de Chirico e Gemma Cervetto, fratello del pittore Giorgio de Chirico e di Adele, primogenita, morta nel 1891, studiò pianoforte e composizione al conservatorio della sua città natale, dove si diplomò a pieni voti nel 1903.
“…Parlando di Parigi e comunque della Francia anteriore alla Grande Guerra, si parla implicitamente e più profondamente di Maupassant che se personalmente si parlasse e isolatamente di lui. Tutto era Maupassant nella Parigi e nella Francia anteriore alla Grande Guerra, in quanto Maupassant era in tutto che costituiva Parigi e la Francia anteriore alla Grande Guerra. Questa l’universalità di Maupassant: la sua universalità «passiva», la sua universalità ristretta al solo terroir. Maupassant era negli uomini e nelle cose della Francia: della Francia che ha vissuto la sua vita democratica e mediocre tra il Settanta e il Quattordici: in tutti gli uomini e in tutte le cose. Egli stesso era un uomo e una cosa della Francia tra il Settanta e il Quattordici; e quando Nivasio Dolcemare arrivò a Parigi nel febbraio del 1910 egli in ogni uomo e in ogni cosa di Parigi, e a poco a poco in ogni uomo e in ogni cosa della Francia, dai Vosgi ai Pirenei e dall’Atlantico al Mediterraneo, trovò altrettanti Maupassant…”.
Questo trova Nivasio (anagramma di Savinio) quando arriva per la prima volta quella sera del 25 febbraio a Parigi. Nivasio (come Savinio) ha esattamente 18 anni e sei mesi, essendo nato ad Atene il 25 agosto 1891. E così Savinio/Nivasio ci racconta Maupassant e “l’altro”. Uno scritto acuto, un capriccio carico d’insolenza e follia. Quel doppio che accompagna fino alla soglia dell’inafferrabile, dell’incomprensibile. Nivasio/Savinio, Maupassant e “l’altro”.
In questa mia rilettura, a distanza di più vent'anni, ritrovo Savinio intatto nel suo sarcasmo. Le pagine, del mio libro ormai ingiallito, hanno spesse sottolineature a matita; ai margini, punti esclamativi e tanti “N.B.” (che rimandano soprattutto alle ricche note) che mi ricordano quanto Savinio potesse essere spiazzante e spassoso.
Apparentemente perso in discorsi fuori tema:. In realtà, guida lo spaesato lettore facendogli attraversare una spirale concentrica e conducendolo al centro del discorso...
”Nivasio Dolcemare arrivò a Parigi la sera del 25 febbraio 1910....”
Nivasio Dolcemare è il personaggio che Savinio inventa trasportando sé stesso nel raccontare altro. Nivasio, difatti, non è che l'anagramma di Savinio. Ma – sempre per quel movimento a spirale- il nome stesso di Alberto Savinio è un alias e l'originale, il nocciolo, è quel poliedrico personaggio (scrittore, pittore, compositore...) che si chiama Francesco Alberto de Chirico..
E' lui stesso, dunque, che conduce il lettore sul suolo francese perchè ”tutto era Maupassant nella Parigi e nella Francia anteriore alla Grande Guerra”. Apparentemente, quindi, Savinio divaga ma parlando della Francia parla indirettamente di Maupassant. Entrando nel vivo lo scritto assume un'atmosfera da gag comica quando Maupassant è ricordato nei suoi strampalati dialoghi con il fedele cameriere personale Tassart; passa, poi, a un tono più ironico nel parlare dell'inesistente rapporto col padre naturale e del legame con quello putativo, ossia Flaubert; e poi c'è l'impostazione più sarcastica soprattutto nel descrivere la morbosa e patologica relazione con la madre.
Savinio fa luce verso un angolo buio del famoso romanziere; c'è qualcosa che cresce dentro di lui:
”un inquilino nero (...) che aveva preso dimora nella sua carne e sempre più faceva da padrone...”
L'ospite prenderà più forza fino a quella notte -ormai nota a molti- in cui si crederà immortale ed impugnerà la pistola sparandosi. Il fedele servo Tassart- che presagiva il gesto- aveva preventivamente caricato a salve l'arma. Uscito, dunque, indenne dal tentativo, Maupassant, si convince ancor più della propria forza e chiama Tassart per esprimere la sua gioia: «Sono invulnerabile!» gli grida ripuntando l'arma a dimostrazione. «Nulla ormai può farmi nulla. Potrei tagliarmi la gola e il sangue non scorrerebbe». In un delirio di onnipotenza afferra un tagliacarte e si taglia la gola i fiotti di sangue che fuoriescono lo smentiscono subito...
Maupassant è ormai caduto nel baratro e nel 1892 sarà ricoverato in un istituto di malattie mentali. Prima di entrare dirà: «Maupassant è morto!».
Dunque, il libro comincia con questa epigrafe: "Maupassant: un vero Romano" (Federico Nietzsche: Ecce Homo) Segue inusuale esplicazione dell'autore: "Le epigrafi sono poste in testa agli scritti, perchè ne chiariscano in pochissime parole il contenuto: questa epigrafe di Nietzsche illumina tanto meglio la figura di Maupassant, in quanto non si capisce cosa voglia dire." E nella nota 1 si argomenta in modo ineccepibile che il commento all'epigrafe non è nè un paradosso nè uno scherzo ("..il dubbio non mi abbandona mai che le mie parole serie possano essere scambiate per scherzi, i miei scherzi per parole serie". È così: anch'io, nel mio piccolo, ho le prove).
Il resto del libro resta a queste altezze di surreale intelligenza. Dovrei riempire queste righe di citazioni colte, esilaranti, acute al di là di ogni pudore intellettuale, spregiudicate (= oltre ogni pre-giudizio). Insomma, rincorrendo Maupassant e il suo doppio, è una goduria (non spiego niente: leggetelo se siete curiosi. E se non lo siete ancora segnalo la disquisizione sulla differenza in Maupassant tra "uomo carnale" e "uomo sensuale" o sul fatto che "il problema della donna" in Maupassant è un problema non tanto "elementare" quanto "alimentare"). Godurie e curiosità a parte, questo libricino accende un faro da un angolo visuale originalissimo ad illuminare un uomo ed uno scrittore che più ci sguazzo intorno più mi piace. Del tutto inaspettatamente.
Un modo pazzesco, coinvolgente, originale di fare biografia letteraria. L’ho apprezzato tantissimo anche se non sapevo nulla della pazzia bipolare di Maupassant. Un’altro gioiello scoperto durante il corso di Letteratura comparata.