"I grandi del tennis sono spesso conosciuti con il loro nome di battesimo - Roger, Rafa, Serena -, mentre noialtri siamo conosciuti con un quello del piazzamento nel ranking. Molto più che in qualsiasi altro sport, la classifica mondiale determina con chi giochi, dove giochi e quanti soldi guadagni. I tennisti hanno un rapporto profondo e duraturo con il loro miglior ranking." A sedici anni, Conor Niland è stato scelto per allenarsi con Serena Williams alla celebre accademia di Nick Bollettieri. Conor, numero uno tra gli juniores irlandesi, aveva nostalgia di casa. Serena, anche lei sedicenne, una casa la possedeva già, proprio accanto a quei campi. Con questo memoir, Conor Niland ci introduce nel mondo esclusivo del tennis un universo in cui poche decine di top player super-ricchi - che viaggiano scortati da grandi entourage - dividono la scena con il restante 99% dei tennisti che vivono il circuito in solitudine e i cui guadagni a malapena coprono le spese. Niland sa cosa significa trovarsi nello spogliatoio quando entra Roger Federer ("Ciao, bonjour, hello!") e ha assaporato la sensazione terribilmente sublime di affrontare Novak Djoković nello stadio di tennis più grande del mondo. Non è riuscito a raggiungere la vetta, ma durante gli anni trascorsi nel circuito ha vissuto esperienze e raccolto storie che nessun cronista sportivo potrebbe mai raccontare. Il risultato è un ritratto inedito del circuito tennistico professionistico, delle dinamiche sociali ed economiche su cui si regge, e delle tante zone d'ombra tra scommesse, doping e sacrifici spesso senza ricompensa. Pagine divertenti e a tratti dolorose che offrono uno sguardo privilegiato e autentico sull'ambiente spietatamente competitivo del tennis, ma anche una riflessione sulle occasioni mancate per un soffio.
«Una carriera tennistica professionale si basa in definitiva su una scommessa terrificante: ogni giocatore di successo pregiudica la propria infanzia per raggiungerlo, ma lo stesso vale anche per chi non ce la fa».
Solo per adepti
la vita faticosa e grama dei tennisti che non entrano fra i primi 100 del ranking e non ci restano. E che la federazione nazionale non supporta perché è a sua volta alla canna del gas: non hai tennisti fra i primi? Non avrai né soldi né la volontà per aiutare un tennista entrare fra i primi.
Qualcosa ho imparato del circuito ma ho trovato qualche pagina noiosissima anche per me che una partita di tennis raccontata riesco a immaginarla abbastanza bene, ma mi interessa davvero immaginarla?
Le coincidenze non esistono. È incredibile aver finito questo libro proprio nel giorno in cui, in Coppa Davis, si è compiuta un'impresa epica: l’India ha battuto l’Olanda grazie a Dhakshineswar Suresh. Il numero 457 del mondo si è caricato la nazione sulle spalle, battendo in singolare il numero 160 e il numero 73 del ranking, per poi trionfare anche in doppio. Una vittoria netta contro ogni pronostico.
Cosa c’entra questo con il libro di Niland? È presto detto. I primi 400 atleti del ranking mondiale sono tutti, tecnicamente, dei "mostri".. Eppure, perché solo alcuni eccellono mentre altri non arrivano mai in fondo? Niland lo spiega con estrema lucidità: la differenza la fa la testa — il vero spartiacque tra un buon giocatore e un campione — ma contano molto anche la disponibilità economica e il supporto della propria federazione. Fondamentale è poi la fortuna e il sapersi circondare di persone che facciano davvero il tuo interesse, unite alla tenacia di crederci sempre, nonostante tutto.
Niland scoperchia il lato oscuro del circuito, quello abitato dalla stragrande maggioranza dei tennisti: atleti che conosciamo solo per cognome, che viaggiano 35 settimane l'anno a caccia di punti ATP, aspettando la ."grande occasione".. L'irlandese ne ha avute due in una carriera durata quasi quindici anni, ma non voglio fare spoiler.
È un bel libro, ma purtroppo non per tutti. Dico "purtroppo" perché, sebbene nel 2026 il tennis in Italia sia infinitamente più seguito rispetto a qualche anno fa, molti ignorano ancora questo lato "operaio" dello sport. Per chi cerca solo il glamour, la lettura potrebbe risultare a tratti prolissa; per me, invece, è stata estremamente interessante e spesso spassosa.
In breve: Una lettura che merita assolutamente un posto nella libreria di chiunque abbia mai impugnato una racchetta.
un "Open" in versione meno coinvolgente. Utile per chi vuole scoprire la vita di un tennista che, al contrario di chi sta là in alto, deve barcamenarsi con le difficoltà di una carriera sempre in movimento, ma senza grandi exploit sia sul campo che nel portafoglio