"Al di sopra delle rivoluzioni stanno la verità e la giustizia, come il cielo stellato al di sopra delle tempeste. Tale era quella smisurata campo trincerato del genere umano assaltato da tutte le tenebre a un tempo; fuochi notturni di un esercito d'idee assediate; immenso bivacco di spiriti su un versante d'abisso".
Ambientato nel cuore dell'anno del Terrore, Novantatré è l'ultimo grande romanzo di Victor Hugo e il suo definitivo confronto con la Rivoluzione francese. Nella Vandea in fiamme, dove la guerra civile oppone contadini monarchici e repubblicani, tre figure titaniche incarnano le forze in conflitto. Il marchese di Lantenac, aristocratico bretone e capo della rivolta realista, è un uomo di rigore capace di atti di eroismo e di spietatezza, incarna l'onore antico che non transige. Dall'altra parte, il giovane Gauvain, suo pronipote, ha scelto la Repubblica; comandante brillante, sogna però una rivoluzione più umana, fragile equilibrio che il fanatismo dell'epoca non tollera. A sorvegliarlo è Cimourdain, ex sacerdote divenuto inflessibile commissario mentore e quasi padre di Gauvain, è il volto severo dell'ideale che non arretra. Tra battaglie senza quartiere, navi in balia delle tempeste e fortezze assediate, i tre destini si stringono in un nodo tragico.
In questo affresco epico e incandescente, Hugo mostra una storia dove nessuno è del tutto puro o il vero protagonista è l'enigma stesso della Storia, che spinge uomini grandiosi e contraddittori a misurarsi con l'abisso del proprio tempo.
After Napoleon III seized power in 1851, French writer Victor Marie Hugo went into exile and in 1870 returned to France; his novels include The Hunchback of Notre Dame (1831) and Les Misérables (1862).
This poet, playwright, novelist, dramatist, essayist, visual artist, statesman, and perhaps the most influential, important exponent of the Romantic movement in France, campaigned for human rights. People in France regard him as one of greatest poets of that country and know him better abroad.
Questo libro è straordinario. Le metafore sono piazzate con cura sullo sfondo della rivoluzione francese, sempre nel punto più elegante. Se Gauvain combatte, le frasi sono brevi e scattanti come sciabole. Se Cimourdain giudica, sono ordinate e dirette come un ordigno. Se Michelle riflette, sono cantilene ululate alla foresta. E i personaggi appaiono come tragici eroi dagli echi omerici, che gridano all'onore, alla patria e all'umanità. Mentre Hugo canta valori nell'arringa di Radoub, li intervalla con barbosi elenchi di nomi. Ma quanto mi sono piaciuti. Quanto è bello che passi dal dipingere un quadretto del gioco di tre angioletti innocenti nell'inferno, al trattare questioni travagliate come l'equilibrio tra coscienza e dovere che ha come unica soluzione il passaggio di colpa da un antieroe all'altro. Leggeteli questi francesi. Sono orgogliosi e un po' superbi, ma si meritano di esserlo.