Annamaria non c’è più. Non è più lei. Si è trasformata in un Vegegufo: “qualcosa di mezzo tra un vegetale e un muto uccello notturno accecato dal sole.”
Chiusa in un manicomio, condannata a dieci anni per aver tentato di uccidere i propri figli, ora passa le sue giornate in stato catatonico. Ma cosa nasconde la psiche del Vegegufo? Perché si è ridotta in questo stato? Di chi è la colpa?
Romanzo atipico e rimosso del Novecento italiano. Una spirale discendente di pensieri intrusivi che albergano nella mente della protagonista, circondata da medici zelanti, suore superstiziose e infermiere caritatevoli. Uno stile limpido e cristallino per una storia che indugia sulle ombre più scure dell’animo umano.
Mariapaola Cantele ci conduce nelle pieghe della mente di una donna condizionata dalla società in cui è cresciuta, dall’ambiente che l’ha plasmata come individuo e poi relegata in un angolo nel momento per lei più difficile.
Romanzo di rara potenza che ritorna finalmente nelle mani dei lettori.