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Hammarskjold

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“A comprehensive political analysis of Dag Hammarskjold’s seven years [1952-1961] as the U.N.’s Secretary-General. . . . Follows Hammarskjold through every major crisis of his day: McCarthyism, the aftermath of Korea, Suez, Hungary, Lebanon, Algeria, the Congo.” ―Friedel Ungeheuer, Time As the 1990s place greater demands on the UN, this inspiring biography shows how Hammarskjold perfected the active but quiet diplomacy that proved successful in a series of seemingly hopeless situations, from the Suez Crisis to Indochina, and how he stood up for principle against the greatest powers.

696 pages, Paperback

First published January 1, 1985

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About the author

Brian Urquhart

24 books7 followers
Major Sir Brian Edward Urquhart, KCMG, MBE, was a British international civil servant and World War II veteran, and author. He played a significant role in the founding of the United Nations, ultimately serving as its Under-Secretary-General for Special Political Affairs from 1972 until 1986.

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Ash Gawain.
Author 6 books1 follower
November 24, 2018
The reference biography of Dag Hammarskjöld, the second UN secretary-general who perished in a plane crash in Northern Rhodesia in 1961. Written by an employee of the United-Nations secretariat, it is solid, well-structured and duly referenced. A reference book for anybody who wishes to know more about the history of the United Nations between 1953 and the end of the Korean war and 1961 and the Congo Crisis.
39 reviews
April 15, 2025
Dag Hammarskjold è una delle figure più straordinarie e affascinanti della Storia recente. Questa biografia si concentra sulla sua vita politica da Segretario Generale dell'Onu dal 1953 al 1961. Per quanto sia lunga e talvolta impegnativa da seguire perché molto dettagliata, fa comprendere quanto Hammarskjold abbia contribuito a elevare il ruolo delle Nazioni Unite nella politica internazionale, traendo da ogni crisi affrontata delle soluzioni innovative che hanno applicato i principi della Carta e progredito le competenze dell'organizzazione.
All'inizio del mandato Hammarskjold ha modificato la struttura amministrativa del segretariato, scacciando le pressioni dell'FBI che nel periodo di caccia alle streghe era nel palazzo di vetro, e costruendo una solida struttura con cui avrebbe potuto affrontare le sue sfide politiche anche grazie a straordinari collaboratori come Bunche, Dayal, Piero Spinelli e lo stesso Urquhart. La sua prima sfida politica è nel 1955 in cui ottiene il rilascio degli 11 aviatori americani accusati di spionaggio dalla repubblica popolare cinese, iniziando così a guadagnare considerazione tra le grandi potenze. Considerazione che sarà fondamentale per la crisi di Suez del '56 in cui, tra alti e bassi, è mutuamente rispettato sia da Nasser sia da Ben Gurion e avvierà la prima operazione di Peacekeeping UNEF a sorvegliare il canale, un metodo mai usato prima ma che nel breve-medio periodo porta ad una relativa stabilità della regione.
Altro straordinario risultato è nel 1958 quando viene approvata all'unanimità dall'UNGA una risoluzione sulla missione UNOGIL di osservazione in Libano in cui il segretario generale è riuscito a far convergere le volontà delle grandi potenze e attori regionali.
Certo non ci sono stati solo successi: la rivolta in Ungheria era circoscritta al blocco sovietico e veniva impedita ogni interferenza col veto nel UNSC, mentre il Laos era un paese neutrale ma con una grave instabilità politica dovuta alle fazioni etniche che sono diventate pedine da gioco della Guerra Fredda.
Da questo Hammarskjold capisce che il già delicato processo di decolonizzazione che sta cambiando il continente africano potrebbe portare a gravi instabilità se i leader dei paesi che stanno nascendo dovessero vincolarsi al gioco di Usa e Urss. E qui veniamo alla sfida più grande e impegnativa che ha affrontata Dag Hammarskjold e che gli costerà la vita ovvero la crisi in Congo del 1960. Serve una trattazione a parte per spiegare bene la situazione ma qui tutti gli strumenti menzionati prima che Hammarskjold ha costruito nel suo mandato saranno fondamentali per affrontare i problemi strutturali del debole ma enorme stato della Repubblica democratica del Congo e della regione secessionista del Katanga. La popolazione congolese era ancora legata a logiche tribali e non erano completamente sotto controllo del primo ministro Patrice Lumumba, da prima disponibile alla missione dell'Onu, che rompe con il presidente Kasavubu e chiede il sostegno dell'URSS per poi finire assassinato. Invece nella regione del Katanga si sono riparati i belgi, che la amministrano con la Unione Miniere e successivamente viene gestita anche da gruppi mercenari, è governata da Moise Ciombe che si dimostrerà un interlocutore ambiguo. Finirà in uno scontro tra i caschi blu e il Katanga. E sarà nel tentativo di risolvere questa crisi senza precedenti che Dag Hammarskjold morirà in un "incidente" aereo il 17 Settembre 1961.
Il libro non dice tutto quello che c'è da dire su di lui (ci sarebbe molto altro sul suo diario spirituale Markings e le indagini sulla sua morte) ma traccia un profilo politico di una figura importante, che forse passa in secondo piano nella storia rispetto ai capi di stato ma che inevitabilmente ha lasciato un segno e fatto progredire un'organizzazione troppo bistrattata. L'ONU è ritenuta ormai inutile e diventa come sempre un capro espiatorio di mancanze dovute agli stessi stati che non vogliono impegnarcisi abbastanza, ma che nonostante questo tra successi e fallimenti ha raggiunto risultati indiscutibili riguardo la pace e la sicurezza internazionale.
Profile Image for Dalton Valette.
479 reviews5 followers
November 10, 2022
3.5 stars. The life, mission, achievements, and writings of Dag Hammarskjöld have been of great interest to me for some time. Having read a great deal about him already, I was fascinated and eager to dive into this first truly definitive biography about him, written by a colleague of Hammarskjöld’s with extensive United Nations experience. That international expertise, though, did not always translate to the most readable and engaging text. Brian Urquhart’s biography offers very good and useful information on a fact by fact basis, but the story of one of the 20th century’s most fascinating, complex, and decent leaders is frustratingly told with dryness and seemingly with little interest in introspection or the long-term consequences of Hammarskjöld’s role in global affairs. Here, the facts, dates, and events are stated plainly and without lyricism. A fantastic wealth of information on the details of events Hammarskjöld was involved in, but not an easy nor captivating read, even for those who are personally interested in Hammarskjöld.
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