"Sulla strada!" avrebbe potuto scrivere in tono esortativo Fernanda Pivano come esergo di questo libro, riprendendo il titolo di un capolavoro che soltanto grazie alle sue insistenze e al suo amore per la poesia e la libertà abbiamo potuto leggere in Italia fin dagli anni Sessanta (insieme a quell'Urlo di Ginsberg che ci ha cambiati dentro), quando una certa America rappresentava il traguardo, il miraggio del nostro boom. Questa volta, però, il viaggio è diverso, l'orizzonte non disegna il confine tra la terra e il cielo o lo skyline di una città al ci svolge e si tuffa dentro di noi, portando con sé le voci, le figure e le storie dei protagonisti della vita culturale americana del Fitzgerald, Hemingway, Cowley. la Parker, Faulkner, Algren, Ginsberg, Kerouac, Corso, Williams, Carver, la Jong, Pynchon, la Highsmith, McInerney e Ellis, solo per citarne alcuni. Se da un viaggio si portano souvenir e cartoline, stucchevoli istantanee la cui sorte sono le pagine di un album, per Viaggio americano il destino è la passione, l'acutezza e l'entusiasmo dell'autrice ci trasformano d'incanto in compagni di strada e d'avventura, e siamo lì quando Ernest Hemingway studia la "profondità azzurra" delle Tortugas, quando Alice Toklas offre riso selvatico dal Mississippi, quando Jack Kerouac si sveglia improvvisamente famoso dopo una recensione a Sulla strada apparsa sul "New York Times", quando William Borroughs "riceve messaggi da altri pianeti" all'Hotel Muniria di Tangeri, quando Henry Miller arrossisce per una barzelletta sporca, quando Marilyn Monroe fa da segretaria al marito Arthur Miller, quando Lenny Bruce muore per "un'overdose d'arresti", quando Chet Baker mangia banane strimpellando il pianoforte, quando Charles Bukowski racconta di favolose vincite ai cavalli, quando Patti Smith si immagina come Salomè, quando... la storia diventa leggenda. E "grazie Nanda," come ha scritto - in italiano - Jay McInerney sull'impareggiabile "New Yorker".
Fernanda Pivano was an Italian writer, journalist, translator and critic.
Pivano was born in Genoa in 1917. When she was a teenager she moved with her family to Turin where she attended the Massimo D'Azeglio Lyceum. There she met Cesare Pavese, who introduced her and her classmate Primo Levi to American literature. In 1941 she received a laurea (doctoral degree) with a thesis on Herman Melville's Moby-Dick, which earned her a prize from the Center for American Studies in Rome. In 1943 she obtained a second degree in philosophy. In the same year she completed her first translation, the Italian edition of the Spoon River Anthology by Edgar Lee Masters for Einaudi.
In 1948, Pivano met Ernest Hemingway. It turned out to be the beginning of an intense professional relationship and friendship that would last until Hemingway's death in 1961. In 1949 Pivano married designer and architect Ettore Sottsass and moved to Milan, where she would live for the rest of her life. Pivano made her first trip to the United States in 1956 and throughout her professional life she contributed to the diffusion of the most significant American writers in Italy,
Una raccolta di articoli, una difficile cernita fra i millecinquecento scritti sulla letturatura americana. Articoli che in realtà sembrano delle mini biografie scritte da una donna che questi autori li ha conosciuti personalmente e con i quali ha coltivato una durevole amicizia. Non nancano mai aneddoti e spaccati di vita privata da collezionare come ricordi preziosi. Uno su tutti il commento di Bukowski ad un giornalista che gli chiedeva se davvero era solito regalare alla Pivano una rosa del suo giardino. E lui: "Certo che è vero. Perché? Viene qua una gentile signora che ha passato la vita in Italia per aiutare noi scrittori americani e cosa volete che le facessi, che la stuprassi?.
Una lettura ricca di nuovi spunti di lettura. Con gli anni si matura e i gusti cambiano ma, purtroppo, nonostante l'ampio spazio dedicatogli, Hemingway proprio non riesco farmelo piacere.
Fernanda Pivano è stata il mio ponte sulla terra promessa. Ogni scrittore che lei ha incontrato, io l'ho conosciuto attraverso i suoi articoli. Fitzgerald, Hemingway, Cowley, Faulkner, Kerouac, Carver, Pynchon e Miller, solo per citarne alcuni. Di ognuno di loro, Fernanda ha raccontato uno spaccato di vita e l'ha consegnato a noi, lettori, affinché potessimo apprezzare lo scrittore per intero, umanità compresa.
'Non cercare troppo di rendere gli altri felici. Lascia che lavorino per trovare la loro felicità. Prendila con calma! Stai ferma e guarda girare il mondo. Nessuno ci mette mano eppure continua a girare per sempre. Perché? Come? '( H.M) Carrellata infinita degli eroi della letteratura e della musica americana. Hemingway, Fitzgerald, Cowley, Henry Miller, Anis Nin, Nelson Algren, tutta la b generation, Erica yong, don dello, patty smith, janis joplin,k cobain. Grazie Fernanda
Ho per la narrativa americana un rapporto di odio e amore. Non sopporto Fitzgerald, che mi sembra capace di vendere la madre pur di potersi permettere una vita da nababbo; Hemingway mi piace abbastanza, ma trovo gli effetti che ha avuto sui posteri deleteri; su Jack Kerouac Truman Capote si è espresso molto più efficacemente di come potrei fare io. E cosa trovo in Viaggio americano? Articoli su articoli su Fitzgerald, Hemingway, Kerouac. Sembra quasi che ciò che più odio sia ciò che Fernanda Pivano più amasse. Quello che amo non trova spazio nel volume: neanche un articolo su Steinbeck, ad esempio, che in fondo nella vita ha solo vinto il Nobel. Ma, se deve essere un'analisi pressappochista e fuori focus come quelle su Raymond Carver e Joyce Carol Oates, allora forse è meglio così. Questo volume mi ricorda tantissimo un atteggiamento che - manco a dirlo - non posso soffrire. Il mito del sogno americano, de Il rock non è musica, è uno stile di vita!!11 Poi parli con chi la pensa così e scopri che ha una vita piatta come il Tavoliere delle Puglie. Fernanda Pivano non ha certo avuto una vita piatta - quanti di noi possono dire di aver visto Henry Miller arrossire per una barzelletta sporca? - ma l'idea di fondo mi sembra quella. Ammetto di aver riflettuto molto sul fare o meno questa recensione. Non è facile toccare le Grandi Personalità, sopratutto se decedute. Il rischio di passare per presuntuosi, o per imbecilli con il pallino della polemica, è molto alto. Qualcuno potrebbe chiedersi a che titolo io, una semplice - e giovane - lettrice, attacchi una gigantessa come la Pivano, che tanto ha fatto per la cultura del nostro paese. La risposta è semplice: non ho nessun titolo, solo un po' di senso critico. Che devo fare? Sono inorridita davanti alla sua traduzione di Tenera è la notte (ricordo ancora dei capelli che cadevano sulla fronte come uno scudo gentilizio), i risultati della lettura di Viaggio americano li sapete. Non si può fingere quello che non si prova: forse è l'insegnamento più grande che la lettura - passione snobbata e derisa da molti - ci può dare. Mi riservo con il tempo di riprovare con la Pivano, e spero vivamente che la mia giovane età mi abbia fatto prendere un abbaglio. Questa è la mia posizione oggi: speriamo domani vada meglio.
Un ottimo excursus sulla letteratura americana che nonostante il volume si legge senza difficoltà. L'ho preferito di molto all'analogo libro sulla musica. In questo caso si capisce che l'autrice domina il tema. Ho scoperto qualche autore che non conoscevo e in genere ritengo che sia un ottimo libro che presenta tematiche e caratteristiche. Non ultima la progressione cronologica che permette di fare un vero viaggio di scoperta di come il panorama letterario si è evoluto.
Se volete saperne di più sulla letteratura americana dall'età del jazz agli anni '80, questo è il libro giusto: una raccolta di articoli piacevolissimi da leggere, con tanti spunti di letture e spiegazioni storiche. Scritto col cuore da una donna che ha incontrato i massimi esponenti americani.