Aprile 2019. Il giornalista hacker Enrico Radeschi è in viaggio verso Capo di Ponte Emilia, il suo borgo natale nella Bassa padana, dove non mette piede da troppo tempo. Vuole fare una sorpresa ai genitori per Pasqua, ma anche allontanarsi dal caos di Milano e dalla separazione col Danese, una ferita che ancora brucia. In sella al Giallone, la sua inseparabile Vespa gialla del 1974, arriva in paese giusto in tempo per una notizia che gela il in una delle zone più isolate della golena del Po è stato ritrovato un cadavere. Il corpo è disposto in modo braccia incrociate, gambe tese, e tra le dita stringe un orologio con le lancette ferme sulle 3.15. A occuparsi delle indagini è la stazione locale dei carabinieri, guidata dal maresciallo Giorgio Boskovic, affiancato dal brigadiere Gennaro Rizzitano, ex compagno di scuola di Enrico e memoria storica del borgo. Ben presto si capisce che quel dettaglio – le lancette ferme – non è una coincidenza, ma il marchio del “Mostro del Po”, un serial killer che negli anni Sessanta aveva seminato il terrore lungo le rive del fiume. Un’informazione mai divulgata all’epoca, che ora riaffiora come un richiamo dal passato. I suoi crimini, rimasti irrisolti, sembrano tornare a galla, trascinati dalla corrente di un fiume che non dimentica. Ben presto il numero delle vittime cresce e Radeschi si ritrova invischiato in un’indagine dove tutto ruota attorno alla memoria, alle leggende, ai conti in sospeso. C’è chi ricorda troppo e chi finge di non sapere, e chi sussurra del «Tribunale delle Acque», un’antica leggenda risalente addirittura ai tempi dei Gonzaga che racconta di una corte soprannaturale pronta a giudicare le anime dei peccatori, nelle notti senza luna, sulle sponde del grande fiume. Ma la storia non si muove solo tra argini e pioppeti. A Milano, nelle stesse ore, il vicequestore Loris Sebastiani indaga su quello che a prima vista sembra un un professore del Politecnico trovato morto nel suo appartamento. Dietro l’apparenza si nasconde però un omicidio ben orchestrato. In assenza di Enrico, per addentrarsi nei meandri digitali della vita della vittima, Sebastiani è costretto ad affidarsi a Liz, la giovane e brillante hacker filippina che da tempo lavora al fianco di Radeschi. Mentre Milano e la Bassa si parlano a distanza, fino ad arrivare a toccarsi, Radeschi si ritrova a fare la spola fra i due mondi, trascinato in una doppia indagine che affonda tra mitologia fluviale e vendette rimaste sospese troppo a lungo. Nel cuore della nebbia e della memoria, il nostro giornalista hacker dovrà fare i conti con il passato della sua terra e con la spietatezza che regna sotto la Madonnina. Ma anche con le bugie taciute, le verità sepolte e le colpe che il Po restituisce quando meno te lo aspetti. Perché l’acqua conserva tutto. E il fiume, si sa, prima o poi presenta il conto.
Paolo Roversi è nato il 29 marzo 1975 a Suzzara (Mantova). Scrittore, giornalista, sceneggiatore e podcaster, vive a Milano. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per il cinema e per serie televisive, spettacoli teatrali e cortometraggi. Ha scritto undici romanzi e i suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Serbia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia e Stati Uniti. Ha vinto diversi premi letterari tra cui il Premio Selezione Bancarella 2015 col romanzo Solo il tempo di morire (Marsilio) È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera. Il suo sito è www.paoloroversi.me Twitter e Instagram: @paoloroversi
Pasqua 2019. Enrico Radeschi è, a bordo del fido giallone, in viaggio verso Capo di Ponte Emilia, dove non mette piede da troppo tempo. Vuole fare una sorpresa ai genitori per Pasqua, ma anche allontanarsi da Milano dopo la separazione col Danese, una ferita che ancora brucia. Arrivato in paese, la prima notizia è quella del ritrovamento di un cadavere in una delle zone più isolate della golena del Po. Il corpo è disposto in modo rituale: braccia incrociate, gambe tese e, tra le dita, un orologio con le lancette ferme sulle 3.15. A occuparsi delle indagini sono Boskovic e Rizzitano. Ma ben presto si capisce che la situazione è molto più complicata di quello che sembra e che forse la storia viene da molto più lontano di quanto si pensi. Nel frattempo, a Milano, Sebastiani vede le proprie vacanze pasquali sfumare su quello che presentatosi in partenza come un suicidio, si rivela essere un grattacapo più complicato del previsto. In assenza di Enrico, per addentrarsi nei meandri digitali della vita della vittima, Sebastiani è costretto ad affidarsi a Liz. Il nostro Enrico, quindi, si troverà sospeso tra due mondi, due epoche, due delitti.
Enrico Radeschi e le sue indagini compiono vent’anni. E questo romanzo è una sorta di rendez vous, in cui tornano tutti i personaggi che nel corso della serie hanno collaborato con il giornalista hacker costituendo una rete importantissima per le sue indagini e i suoi scoop. Sembra quasi di sedersi alla tavolata del pranzo di Pasqua e rivedere amici e parenti che mancavano da un po’. E questo aspetto conviviale dona molto alla narrazione, favorendo l’intreccio tra i piani narrativi e legandoli tra loro.
Essendo ormai trascorsi venti anni, questo è anche un romanzo in cui, più spesso che in altri, tornano spesso riflessioni sullo scorrere del tempo e sui cambiamenti della vita che l’età ci costringe a fare.
Le sue storie mi piacciono, anche se i personaggi sono sempre uguali a loro stessi e non hanno evoluzione nel tempo. Questo libro parte da un errore di fondo che nonostante il bell'intreccio non sono riuscito a perdonare. la pasqua per regola cade nel primo plenilunio di primavera, mentre tutta la vicenda è ambientata in una pasqua la cui notte è senza luna.
Roversi non delude, e neanche Radeschi. giunto alla 12esima avventura. il caos metropolitano di Milano si alterna alle nebbie della Bassa padana mentre kndagini parallele mettono a prova l'intuizione di chi legge. Consigliato!
Un'arca di noè. Sia per le vicende trattate(due) assai fantasiose e improbabili, sia per l'accozzaglia di tipi, umani e animali, presenti. Ormai più di tre stelle x simpatia, non si può dare.