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Il Post. COSE Spiegate bene #16

Cose spiegate bene. Sono solo parole

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Gli italiani non sono un popolo di allenatori della Nazionale (in questo numero di COSE Spiegate bene parliamo anche di frasi fatte e luoghi comuni) ma di linguisti: d’altronde non c’è niente che venga insegnato loro a scuola così a lungo quanto l’italiano, e non c’è niente che venga esercitato quotidianamente con tanta intensità. Si può capire che tendiamo a essere presuntuosi, sulla conoscenza dell’italiano e dei suoi usi. I social network, poi, hanno dato spazio a ricchi dibattiti, confronti, riflessioni, anche sulle stesse parole di cui li affolliamo. C’erano insomma ottime ragioni per dedicare COSE Spiegate bene a storie e spiegazioni che riguardano il linguaggio, con approcci prudenti e indulgenti e con molta carne al fuoco (espressione figurata: anche di queste ne abbiamo tante). Parliamo della lingua delle intelligenze artificiali, di quella dei tribunali, di quelle inventate dal cinema e dalla letteratura. Ma anche del vituperato schwa, del latino che usiamo e dei suoi equivoci, e di parole ed espressioni come «movida», «piuttosto che», «cringe», e di certe che non si possono dire. Di come mai diciamo «pronto?» quando rispondiamo al telefono, e di quando smettere di dire «buongiorno» e iniziare a dire «buonasera». Ricordando che «le parole sono importanti», ma anche che «sono solo parole». Con testi di Stefano Bartezzaghi, Marco Cassini, Chiara Galeazzi, Ilaria Padovan e della redazione del Post. A cura del Post e di Nicola Sofri. Illustrazioni di Luca Cannizzo.

272 pages, Paperback

Published November 12, 2025

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About the author

Nicola Sofri

14 books3 followers
Nato a Massa, cresciuto a Pisa, dove ha frequentato molte facoltà senza profitto, vive a Roma da più di 25 anni. Ha lavorato in libreria, e adesso si occupa di produzione televisiva e cinematografica. Le prime pagine del Post lo fanno svegliare presto la mattina.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for maddalena.
104 reviews19 followers
January 29, 2026
metto 3 stelle ma non l'ho realmente finito di leggere. che dire, non so cosa sia successo, se io ho perso interesse in questi libri o sono diventati noiosi, ma non riesco più ad apprezzare i libri di Cose spiegate bene come i primi due che ho letto.
Profile Image for Antonella Montesanti.
1,123 reviews25 followers
January 6, 2026
Libro abbastanza interessante, anche se secondo me, un pochino troppo dotto.
Bello perché leggendolo si imparano molte cose sulle parole che usiamo ogni giorno, sui modi dire, sui latinismi che non tutti capiscono, sugli inglesi i spesso usati a sproposito.
Si può scoprire da dove deriva il fatto di rispondere pronto alle telefonate, o si può parlare di schowa e inclusivismo, capire perché ci piacciono molto dei modi di dire oppure certe espressioni moderne come movida o altri luoghi comuni.
Nel complesso scritto bene e consigliato.
Profile Image for Diana.
4 reviews
January 24, 2026
Avevo già letto il libro sulle droghe della stessa collana - che ho amato - quindi, quando mi sono imbattuta in Sono solo parole, l’ho acquistato senza troppe esitazioni. Non perché mi aspettassi un trattato di linguistica, ma perché avevo voglia di leggere qualcosa di leggero, intelligente e divertente sulle parole. Anche perché mi capita spesso di discuterne con persone che hanno idee molto precise su ciò che una lingua debba essere, fare e, soprattutto, su ciò che non dovrebbe mai osare diventare. Io, a quanto pare, appartengo ad un’altra specie
A pagina 35 troviamo una risposta che è una piccola perla: ci sentiamo tutti esperti perché la lingua è la cosa che pratichiamo di più al mondo e perché l’abbiamo studiata a scuola per tredici anni. Risultato? Siamo convinti di saperne abbastanza da dire la nostra su tutto. Questa “illusione di competenza” ci trasforma in poliziotti linguistici, pronti a indignarci al primo “a me mi”.
Nel tempo mi è capitato spesso di confrontarmi con chi vede la lingua come un monumento di marmo: immobile, eterno e intoccabile. Sono quelli che vanno fuori di testa per una ripetizione pronominale o che, come nota il libro a pagina 37, reagiscono alla/o schwa come se fosse un’offesa personale, se non addirittura una minaccia all’ordine naturale delle cose. Peccato che la lingua non sia marmo, ma un organismo vivo, che cambia di continuo. Quella che parliamo oggi non è la stessa di vent’anni fa - figuriamoci di cento.
Il grande pregio del libro è che, tra una riflessione sociolinguistica e l’altra, riesce a essere davvero divertente. Spiega, per esempio, perché l’inglese è quel caos infernale che conosciamo dal punto di vista della pronuncia, e racconta che dietro i nomi dei mobili IKEA c’è un team di linguisti incaricati di evitare che una libreria suoni come un insulto in qualche lingua del mondo. Ho apprezzato molto anche il capitolo sulle lingue artificiali e quello sul legalese, che riesce nell’impresa non banale di spiegare perché il linguaggio giuridico sia così… giuridico, senza farti venire voglia di scappare a metà pagina. Interessante anche la riflessione sulle parole non dovrebbero mai essere usate e che creano problemi persino alle case editrici in fase di traduzione.
Il libro racconta inoltre l’origine di parole come OK e cringe, ricordandoci che anche ciò che oggi sembra solidissimo o fastidiosamente moderno, un tempo è stato nuovo, strano e guardato con grande sospetto. Non mancano poi aneddoti sugli anglicismi e su certi “errori” che si sono insediati nell’italiano con sorprendente efficacia - paradiso fiscale incluso.
Lo consiglierei davvero a chiunque: a chi è esperto del settore, per il tono leggero e mai altezzoso; e a chi non lo è, perché è un viaggio accessibile ma profondo dentro la cosa più umana che abbiamo – la lingua - schwa compresa (o compreso), che piaccia o no. P.s: il capitolo "Perché non bisogna dire "handicappato" dovrebbero leggerlo tutte e tutti, soprattutto a scuola.
Profile Image for Alfonso D'agostino.
953 reviews73 followers
December 6, 2025
Mentre mi godevo l’ultimo (l’ultimo? ho perso il conto) Cose Spiegate Bene del Post, pensavo a quante volte e in quanti contesti ho sentito la vertigine di un insieme di lettere o suoni.

“Ti ho dato la mia parola”, ed in effetti era lì, ad aspettarmi in aeroporto, a un orario improbabile e nonostante le mille cose da fare.

“Ma dì soltanto una parola”

“Le mie parole sono sassi / precisi e aguzzi, pronti da scagliare / Su facce vulnerabili e indifese (…) Sono andate a dormire / Sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare / Fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare”

ma anche…

“Qui sul mio onore, smetterei di giocar con le parole / ma è un vizio antico e poi quando ci vuole per la battuta mi farei spellare”

E le parole che ci avete lasciato sopra un foglio di carta, e non sapete quanto siano importanti.

E quelle che ho pensato e non ho mai detto, quelle che ho detto senza pensare, quelle che ho scritto e poi ho buttato via, una volta persino bruciando un foglio a Barcola, davanti al mare, con la stupidirà romantica dei sedici anni, quando ogni gesto sembra definitivo e ogni azione catartica.

(e poi quelle dei post-it a colazione, i messaggi che sei arrivata, il senso dell’aspettarsi)

L’ultimo numero di Cose Spiegate Bene non è così emotivo, anzi. Con lo stile preciso che conosciamo noi lettori del Post e la commuovente volontà di spiegarsi, e di spiegare dopo essersi documentati, ti racconta perché diciamo OK, ti relaziona sui vari modi di dirsi Pronto al telefono, elenca le frasi comuni da cui stare giornalisticamente lontani, si spende su galateo, linguaggi di intelligenze artificiali e mille altre cose ancora. Si legge a pezzetti, adattissimo agli spostamenti metropolitani, ed è pure un piacere per gli occhi. Sarà anche per quello che mi ha smosso qualcosa dentro, chi può dirlo.
Profile Image for Valerio Pastore.
469 reviews2 followers
December 9, 2025
Un "Cose" particolarmente ricco e dotto, anzichenò!
Le parole sono parte integrante di ciò che siamo, dalla cultura alla singola persona, dal nostro modo di fare scienza alle nostre trasformazioni sociali.
Un libro che fa di tutto, dallo spiegare i significati e le origini di parole e frasi che diamo per scontate al ricordarci in cosa sbaglia la stampa nel parlare di femminicidio. dai falsi anglicismi a quelli fuori contesto, dal criptico rapporto tra il linguaggio giuridico ai latinismi più efferati -il tutto mentre esamina l'evoluzione del connubio tra l'evoluzione linguistica ed i nuovi media, e di come le nuove tecnologie di traduzione stiano aprendo la strada ad un futuro di ignoranza.
Un volume, come sempre, scevro di facili qualunquismi, divertente ed analitico senza pesare sul lettore.
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