Aurora e Giovanni sono ragazzi degli anni 70. Esprimono innanzitutto l’opposizione alla famiglia di origine: di destra o di sinistra che sia -non importa- i genitori sono tutti uguali : portatori di vecchi valori, oramai impraticabili, da prendere a calci e buttare via.
C’è un mondo da ricostruire, un mondo da reinventare, a partire dal sogno, dal desiderio, dell’imperativo della rivolta. L’immaginazione al potere. Vogliamo tutto, vogliamo l’impossibile. La generazione successiva al 68 si sente pronta a mettere in pratica gli ideali di una rivoluzione mancata e attesa.
È la generazione che si affaccia ora all’orizzonte: i giovani che cambieranno il mondo, lo spoglieranno delle vestigia antiche, lo demoliranno e lo ricostruiranno a partire da nuove idee e soprattutto lo nutriranno con il fuoco dell’entusiasmo.
È la fiamma della giovinezza che arde e brucia. La lotta politica, la sperimentazione di nuovi modelli affettivi, il rischio e la contaminazione del terrorismo e delle droghe… E poi la fine improvvisa del sogno, la bellezza diventata incubo. Il salto mortale negli anni 80, il fallimento e il buio.
Anche qui, come in Addio fantasmi, Nadia Terranova narra di chi è riuscito a sopravvivere e di chi non ce l’ha fatta. Ma sono pochi i veri superstiti, anzi, forse una soltanto: una bambina con pupille grandi e scure, occhi visionari e intrisi di saggezza che acquisteranno via via consapevolezza e avranno quindi la forza di raccontare l’illusione e la sconfitta, sapranno dire la storia e il suo succo. Giovanni soccomberà, Aurora, annaspando, resterà a galla. Ma ciò che il loro amore ha realizzato: Mara, diventerà il testimone necessario a produrre senso, a capire, a ripercorrere gli anni al contrario, un tempo che ha distrutto invece di costruire.
La vicenda umana di Giovanni e Aurora rimane nel cuore di chi legge, insieme al rimpianto per una gioventù esaltata e ingenua, che ha dovuto seppellire i suoi sogni nel fango e nel dolore.
3.5