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7 minuti: Consiglio di fabbrica

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Una vecchia e gloriosa azienda tessile viene comprata da una multinazionale. Sembra che non si preparino licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Però... Però c'è una piccola clausola nell'accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Chiuse in una stanza a discutere, undici donne dovranno decidere se accettare la riduzione di sette minuti della pausa pranzo. Sette minuti sembrano pochi e la delegata del Consiglio di fabbrica all'inizio è la sola ad avere dei dubbi. Ma a poco a poco il dibattito si accende e ognuna delle donne dovrà ripercorrere pubblicamente la propria vita prima di arrivare al voto.

80 pages, Paperback

First published January 13, 2015

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About the author

Stefano Massini

34 books86 followers
Stefano Massini (Firenze, 22 settembre 1975) è uno scrittore, drammaturgo e saggista italiano, consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, firma del quotidiano La Repubblica e noto volto televisivo per i suoi racconti a Piazzapulita su La7.

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Displaying 1 - 21 of 21 reviews
Profile Image for Francesca .
55 reviews9 followers
June 13, 2021
Questione di fottuti numeri e stupendi pensieri
Un testo sempre attuale


Quest’opera "al femminile" di Massini può essere legata ad un altro suo lavoro, Lehman Trilogy, che invece definirei "al maschile". Infatti, mentre in 7 minuti centrale è l’operaia, in Lehman Trilogy è l’imprenditore; i due straordinari testi si intrecciano e vivono dello stesso respiro: il mito del denaro; il lavoro; il destino; la vita. Temi di una grande attualità presentati con una scrittura epica, ironica, forte, coinvolgente e marxista.

Il testo di potente attualità mi ha lasciato amaro in bocca.
Anche a distanza di mesi dalla sua lettura, più uno spettacolo a teatro (e dopo il film di M.Placido), ancora adesso mi chiedo cosa avrei votato se fossi stata una fra quelle undici donne del consiglio di fabbrica. Forse mi darò risposte.
Ci sono infatti undici operaie, diverse nei pensieri e nell’età, chiamate a decidere, per tutte le altre, se rinunciare a 7 minuti della pausa pranzo (scendendo così da 15 minuti a 8) in cambio di non essere licenziate dalla multinazionale (le cravatte) che sta per comprare la fabbrica.

Il prezzo da pagare, quindi, pur di lavorare, per la certezza del posto di lavoro è di soli 7 minuti. Ma cosa sono in realtà 7 minuti?
Blanche, la più anziana e saggia, che vuole insegnare alla dignità cerca sempre di far ragionare le altre, che d’impulso votano di accettare la proposta.

Infatti, nel testo:

Blanche – Sette minuti sono un invito a votare e basta, di stomaco, senza testa. Non vi viene nessun dubbio?
Sophie – No, non posso permettermeli, i dubbi. La proprietà vende quote ai soci stranieri? Ben vengano i soci stranieri: sono soldi, purché mi paghino, non mi importa da chi arrivano. Voto Sì.

Blanche si scontra anche con generazioni più giovani, ovvero con chi è appena entrato nel mondo del lavoro, come Lorraine: «Io sono entrata l’anno scorso. Ho ventidue anni, quaranta meno di te. Per te è facile: vieni qui e parli di diritti. Ma cosa pretendi? Che a ventidue anni io mandi a quel paese un posto?»

A fare da punto di snodo, un calcolo matematico (ah, i numeri!):

Blanche – Quei sette minuti, vedete, saranno anche pochi. Ma sono sette per ognuna di noi. E in una settimana fanno quasi cinquanta. In un mese sono quasi tre ore: in fabbrica siamo duecento, vuol dire che con quella lettera ottengono... Seicento ore di lavoro in più, ore non pagate.

A far crollare un po’ il ragionamento di Blanche è Mahtab, una donna iraniana che sa cosa è la paura, giunta in Italia per lavorare.
Lei allarga la visione della questione: ora non si parla più della mancanza di lavoro, ma di migrazione, di sradicamento, di villaggio globale.

Nel testo:

Mahtab - Voi siete nate qua, per voi è tutto normale. Il lavoro, lo stipendio. Io laggiù ho lasciato un altro mondo, dove tutto sta per venirti addosso, da un momento all’altro, sempre, di continuo. Perché solo ora - con le fabbriche che chiudono, i fallimenti, le crisi - cominciate ad avere bisogno - anche voi - di salvarvi.

Comunque sia, il testo rimane sempre teatrale, cioè non vuole far propaganda (né vuole prendere il posto di sindacati), ma vuole solo far riflettere ognuno di noi.
Infatti, nonostante nella realtà le operaie accettino (Massini si ispira ad un fatto realmente accaduto, in Francia, nella fabbrica della Maison Lejaby d’Yssingeaux), l’autore ci lascia nell’incertezza, non sapremo mai cosa il consiglio decida: se cedere diritti o lottare per la loro salvaguardia.

Massini dà al pubblico stesso (quasi in chiave brechtiana) la possibilità di essere il dodicesimo votante. Forse ognuno di noi dovrebbe rifletterci su. Cosa siamo disposti a cedere, pur di lavorare?

Io me lo continuo a chiedere, ma sono in cerca di risposte.
*****
(Giugno 2018)
Non si vive per lavorare. Ma, come dice qualcuno, il Lavoro nobilita operaie, donne, cravatte, uomini, siamo tutti migranti alla ricerca di un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
*****
(Aprile 2019)
L'ultima attrice (io, in questo caso), non dà risposta, chiude il sipario, senza dare risposta. Ma ora ce l'ho. Voto No. Insegnare i diritti umani, non siamo uomini-macchine che bruciano.
*****
(Giugno 2021)
Riportare alla luce questo testo ed essere in scena. Adrenalina pura nel riportare in vita questi personaggi, così veri, così attuali.
Cosa sei disposto a perdere pur di lavorare?
Ora più che mai, dopo una pandemia, dopo un'economia in ginocchio, ma prima di tutto persone in ginocchio.
Tensioni, scontri, riflessioni... Quando sul lavoro si tolgono i diritti, il rischio è che si faccia una guerra tra poveri: donne contro donne, giovani contro vecchi, madri contro singole, siciliane contro albanesi, operaie contro impiegate. Blu collar & White collar. Ma se la barca affonda allora si affonda tutte insieme.

Cit. 2021 "Nel nostro Paese in un anno ci sono state più di 1300 morti sul Lavoro, scarse misure di sicurezza. Avete sentito di quella ragazza, 22 anni, ai telai come noi".
Profile Image for GG.
59 reviews10 followers
December 26, 2025
Quale che sia, la scelta di Sophie siamo noi a doverla prendere, nel momento in cui il sipario si chiude e iniziano le nostre vite di lavoratorə salariatə.
Profile Image for Abc.
1,120 reviews108 followers
January 21, 2022
Un breve testo teatrale che tratta temi di grande attualità in modo assolutamente non banale.
Quanto è importante il lavoro nella vita di una persona? Quali compromessi si è disposti ad accettare pur di conservarlo? È giusto rinunciare a un diritto, seppur piccolo, per mantenere il proprio posto di lavoro? Perché ultimamente fanno sempre più passare come un privilegio il fatto di avere un lavoro, come se l'azienda non guadagnasse dal tuo operato?
Queste sono alcune delle domande contenute in questo libretto in cui undici donne sono chiamate a decidere se vogliono accettare la riduzione di sette minuti della loro pausa. Pare un sacrificio da poco, ma quali saranno le reali conseguenze?
Davvero un testo molto intelligente, anche sul finale.
Profile Image for Alice Raffaele.
301 reviews31 followers
October 28, 2023
Un piccolo gioiello, ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto in un fabbrica francese, dove ciò che brilla è la dignità, un'idea che non può fare a meno di collidere con la realtà delle cose, con i bisogni di coloro che, di necessità o di pancia, voterebbero subito "Sì, riducete pure la pausa da quindici a otto minuti pur di farci lavorare". Tuttavia sono il pensiero critico e la capacità di ragionare che portano Blanche, e pian piano anche le altre del consiglio, a comprendere che una scelta istintiva potrebbe avere conseguenze ben più gravi di un licenziamento in tronco. Conseguenze su larga scala in un orizzonte temporale più ampio, soprattutto quando le persone che hanno la facoltà o l'obbligo di scegliere sono state elette da una popolazione più grande e di queste sono le rappresentanti. Come tali, devono (o almeno dovrebbero) avere una mentalità così aperta da "mostrare in sé la figura di altri", ovvero non limitarsi a considerare solo sé stesse o i propri interessi (se non addirittura tornaconti), ma quelli complessivi di tutte le persone che a loro - rimarchiamolo: A LORO - hanno affidato il potere di esprimersi a nome di altri.

"BLANCHE: Perché stai qui, Odette? A cosa serve il tuo voto? Il mio voto, il suo, quello di Arielle, a cosa serve se ogni cosa era già scritta prima? Possiamo cambiare le cose: vogliamo cambiarle o no?
RACHEL: Non dipende da noi.
BLANCHE: E da chi allora? Miseria, da chi dipende, Rachel? Da chi? Dal tuo voto, dipende! Dal tuo voto, dal tuo sì o dal tuo no, da quello che decidiamo! Non può essere sempre colpa del sistema, vuoi capirlo? Non può, non può! [...] Noi diciamo di continuo: non posso cambiare io le cose. Intanto ti fai i tatuaggi con scritto libertà... Non ci capisco niente. Ma come gira il mondo? Come gira?" - Pag. 54

Parla solo di una fabbrica, "7 minuti"? Assolutamente no. È "la Prussia per la Cina", direbbe lo stesso Stefano Massini in un'altra sua opera su Freud: nasconde ben altro. Custodisce l'idea - un'altra, altrettanto forte e delicata come la dignità menzionata prima - della responsabilità. Se vengo eletta a nome di altre persone, nei loro confronti dovrò offrire e garantire risposte, decisioni e pareri; non astensioni, non compromessi sporchi. "7 minuti" contiene l'essenza di quella che dovrebbe essere la politica: il ruolo e il peso dei suoi attori principali, il dialogo e la discussione per un bene comune, le implicazioni verso la società e i principi da salvaguardare e trasmettere.

Grazie al film di Michele Placido conoscevo già la storia, ma ora mi piacerebbe tanto vederla a teatro, con la tensione sempre più crescente e la curiosità di scrutare i volti del pubblico per provare a ipotizzare cosa scriverebbero su quel biglietto da mettere nell'urna: "Favorevole" o "Contrario"?
Profile Image for Giulia Papalia.
343 reviews50 followers
July 20, 2025
Quando i vertici di una qualche azienda si trovano a dover dare notizie grame per i loro dipendenti - che sono gli unici ad avere notizie grame, diciamo che fa ridere che il rischio d’impresa che ha una definizione ben precisa, alla fine sia solo a carico dei dipendenti - hanno di solito un comportamento standardizzato: siamo stati costretti a. Ci siamo assunti il rischio di. O nella migliore delle ipotesi, come nel caso di 7 minuti “Veniamoci incontro”.
In che modo nel lavoro CI SI VIENE INCONTRO? In che modo regalare 7 minuti al lavoro rappresenta un modo di VENIRCI INCONTRO? Io a te e te a me? In che modo l’azienda mi verrebbe incontro? Non chiudendo grazie ai miei 7 minuti moltiplicati per tutti i giorni della settimana moltiplicati per tutto il resto dei dipendenti?
Una cosa a cui non avevo mai pensato nell’ottica lavorativa è che il mio tempo libero è MIO e di nessun altro (che banalità), non è una gentile concessione che mi viene fatta dall’azienda per cui lavoro ma tempo in cui non vengo pagata e del quale posso disporre nel modo che preferisco e la sensazione più brutta che ho addosso da qualche tempo a questa parte è che io sono una persona fortunata, perché questo tempo mi viene riconosciuto come tale, perché se mi viene richiesto di lavorare di più vengo pagata di più.
E il punto è proprio questo: io non sono una persona fortunata, una miracolata che ha trovato un’azienda che fa le cose come devono essere fatte; il reale benefit della mia azienda è il giorno libero per il compleanno, quello è un lusso vero, un regalo che mi viene fatto con ore non detratte da quelle da me guadagnate. Per il resto, la mia dovrebbe essere la normalità.
Quando però vieni tenuto sotto scacco con la
minaccia del posto di lavoro, la questione diventa difficile da gestire: soccombere a un piccolo dettaglio come 7 minuti o rischiare di perdere il posto di lavoro? E perché il consiglio di fabbrica deve decidere per tutte le operaie? Per alimentare un meccanismo che ai dirigenti piace molto: loro hanno già deciso, quei 7 minuti li toglierebbero volentieri e fanno leva sul loro potere (tanto si finisce sempre lì) per raggiungere comunque il loro obiettivo, ma scaricano la responsabilità su chi, rispetto a loro, potere decisionale non ce l’ha veramente. Quel gruppo di persone è fatto da chi riconosce la truffa, da chi non la riconosce, da chi la ritiene superabile e da chi invece pur accorgendosene non può far a meno di accettare.
Così funziona il lavoro oggi, e se penso al ’68-9 e alle lotte condivise perché non si può stare a sperare che la sfortuna capiti sempre al vicino, mi chiedo come sarebbe un autunno caldo nel 2025, se tutti ci prendessimo le nostre responsabilità, i nostri diritti compreso quello di manifestare e ribellarci senza avere paura che qualcuno ci licenzi, ci meni o ci faccia la gu3rra. Un sogno.

68 reviews1 follower
November 9, 2025
Diciamo di continuo “non posso cambiare io le cose” e a forza di cedere lasciamo che le cose vadano come sempre, se non peggio. Con una serie di piccole rinunce, perché così è più facile per chi se ne approfitta non trovare opposizione.

Solo il coraggio di opporsi può smascherare il bluff, ma il l prezzo può essere caro.
Profile Image for Alessandro Speciale.
151 reviews4 followers
December 5, 2015
Un gran bel testo, che sarei curioso di vedere a teatro. In modo schematico e assoluto, come si conviene a un racconto che vuole essere esemplare, il consiglio di fabbrica diventa il luogo dove l'idea - o meglio l'ideologia - prevale sull'interesse e sulla realtà delle persone, dove i lavoratori - come vediamo ogni giorno in tanti scioperi inutili - rifiutano di pensarsi parte della società e si arroccano nella difesa di piccoli, meschini privilegi, ignorando ogni considerazione che esuli dal minuscolo perimetro del loro 'particulare'. C'è dentro il testo quanto un gruppo possa diventare distruttivo, nei confronti di se stesso prima di tutto, quando si sa definire solo in contrapposizione all'altro (le 'cravatte', certo, ma anche gli stranieri, e non a caso dalla pancia delle vecchie e nuove operaie sindacalizzate si alza la testa il mostro della xenofobia ). A muovere tutto c'è Blanche, vera anima nera dei lavoratori, subdola e sottilmente violenta, che trascina (o così si immagina, perché il testo un po' ipocritamente lascia in sospeso la conclusione) le sue compagne verso l'auto - distruzione e l'odio dell'altro. Un archetipo dei lavoratori di oggi che si chiudono in un passato idealizzato e rifiutano di vivere insieme al resto del mondo e della società.
Profile Image for Giulia Di Marco.
92 reviews1 follower
October 29, 2022
Un libro molto corto ma estremamente significativo, scritto come opera teatrale con 11 voci differenti, che tra loro si perdono spesso, quasi a spersonalizzarsi in un'unica caratteristica: la povertà e l'estrema necessità di lavorare.
Mi è piaciuto un po' tutto: la trama, la tematica, i personaggi che sono poi tutte donne, i dialoghi incalzanti e che rendono bene l'idea di affanno e difficoltà. Un grande messaggio sui diritti e su quanto sia importante difenderli, perché la guerra tra poveri è esattamente ciò che vogliono i potenti, una distrazione da ciò che realmente dovrebbe interessarci e da cui cercano di distoglierci in tutti i modi: la difesa della dignità e dei diritti di intere classi sociali, oppresse dal lavoro e dalla povertà.
Molto interessante il finale, che ci porta a riflettere su quanto sia importante il contenuto dei dialoghi piuttosto che la trama, e anche molto interessante la trasposizione cinematografica italiana, che avevo già visto che avevo apprezzato molto. Insomma, approvatissimo!
Profile Image for Ettore.bilbo.
304 reviews7 followers
December 30, 2025
Tanto rumore per nulla! Non perché quei sette minuti non contino nulla, ma perché Massini fa tanta retorica vuota banalizzando temi che andrebbero trattati con maggior serietà. Come se la scelta di quelle poche operaie, che palesemente non si son mai interessate di questioni lavorative prima di sentirsi con le chiappe esposte, avesse più peso e valore dell'esperienza dei tanti che da decenni, si oppupano di diritti dei lavoratori. Ma di loro Massini si guarda bene dal parlarne, perché poi tocca dire le cose per davvero e non suggerire con malcelata retorica che, guarda un po', "le cravatte" portano acqua al proprio mulino e sfruttano i lavoratori. Massini dove stava negli ultimi due secoli? Sulla luna? Davvero un grande acume se se ne accorge ora.
Che poi, diciamolo, tutta la storia nasce dalla scempiaggine di Blanche che per quattro ore si beve di tutto e poi in 10 minuti si fa infinocchiare per bene senza aver le palle di far quelle due domande, due, che avrebbe dovuto fare prima di andarsene dalla riunione: perché non retribuite i 7 minuti? E che succede se vi diciamo di no? Invece zitta zitta torna dalle compagne con la coda tra le gambe e consapevole di esser una fessa cerca nel gruppo di recuperare. Massini le mette in bocca scempiaggini col contagocce per imbastire una discussione al limite del surreale (per non parlare delle 20 e più pagine di inutili chiacchiere prima che Blanche si palesi) nella quale non si capisce nulla della reale situazione sia delle operaie che dell'azienza, per finire con una suspence così telefonata che ancora mi vibra il cellulare al solo fine di spingere il lettore a chiedersi cosa mai sceglierà la giovane Sophie, invece di porsi l'unica vera domanda che avrebbe senso: ma dove han vissuto quelle operaie fino a ieri? Magari se avessero potuto leggere un libro che per davvero parla di lavoro e diritti non sarebbero state così sprovvedute...
Profile Image for Laura.
403 reviews9 followers
March 17, 2025
Bellissima pièce teatrale, vorrei vedere lo spettacolo a teatro, se mai tornerà in scena.
Un'importante azienda tessile viene comprata da una multinazionale e sembra che non siano previsti licenziamenti.
Ma c'è una piccola clausola nell'accordo con la nuova proprietà: chiuse in una stanza, undici donne dovranno decidere se accettare la riduzione di sette minuti sulla pausa pranzo.
Sette minuti sembrano così pochi... All'inizio solo una delle donne sembra avere dei dubbi. Poi il dibattito si accende: pensandoci bene qua si sta giocando con i diritti di tutte... Il finale vi lascerà con mille domande.
Esempio virtuoso di teatro sociale. Stefano Massini si conferma uno scrittore e sceneggiatore di grande talento.
526 reviews2 followers
November 28, 2025
"Cosa sei disposto a fare, ad accettare, a perdere, pur di avere il lavoro?"

Testo breve ed efficace nel porre una domanda profonda, scomoda, destabilizzante.
L'episodio singolo si può estendere all'intero mondo del lavoro e forse anche di più. Quali sono i nostri limiti? Cosa è giusto accettare? Cosa è giusto??

Da chi dipende?
Dal tuo voto, dal tuo sì o dal tuo no, da quello che decidiamo!
Non può essere sempre colpa del sistema.
Diciamo di continuo: non posso cambiare io le cose, ma come gira il mondo?
A forza di cedere sette minuti, sette minuti, sette minuti lasciamo che le cose vadano come sempre. Chi vinceva ieri, vince oggi, sempre uguale tanto 7 minuti sono "poca cosa".
Profile Image for Maria Grazia Carrara Gala.
71 reviews6 followers
September 3, 2023
Ormai devo ammettere che Massini non mi delude mai ! Mai !!! Con questa pièce mi ha lasciato ancora senza parola … da anni leggo le sue produzioni e sono sempre più convinta che sia il Pirandello del nostro secolo .
Consiglio : leggetelo ad alta voce .
Profile Image for Marta Pacini.
106 reviews4 followers
May 3, 2025
Una sceneggiatura, un dialogo fitto fitto (ispirato a un fatto di realmente accaduto) che non può non spingere chi legge a chiedersi: “e io cosa avrei votato?”.
Il dramma shakespeariano tipico, drammaticamente ancora attuale, di ogni lavoratore dipendente. Ieri come oggi.
Profile Image for Sara.
58 reviews1 follower
August 13, 2021
Un testo teatrale che fa riflettere: da leggere anche quello che resta tra le righe e che non viene detto esplicitamente.
Consigliato.
Profile Image for arianna.
151 reviews5 followers
June 30, 2024
Bello bello bello, che dire un testo teatrale ricco di vita e punto di riflessione, trovo che ogni volta che lo si rilegge si possa trovare sempre uno spunto di riflessione nuovo
Profile Image for marti poti.
7 reviews2 followers
April 26, 2024
conversazioni prolisse, di cui è chiaro l’esito più o meno da pagina 2 — e forse anche stavolta non avevamo davvero bisogno di un uomo che si occupasse di descrivere la condizione femminile, la quale non gli appartiene.
Profile Image for Andrea Samorini.
894 reviews34 followers
July 1, 2024
In copertina: fotogramma da Metropolis, Fritz Lang, 1927.

DEBUTTO DELLO SPETTACOLO:
20 novembre 2014, Bologna, Teatro Arena del Sole.
INTERPRETI:
Ottavia Piccolo, Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Olga Rossi, Maiga Balkissa, Stefania Ugomari Di Blas, Cecilia Di Giuli, Eleonora Bolla, Vittoria Chiacchella, Arianna Ancarani, Stella Piccioni.
REGISTA:
Alessandro Gassmann.
PRODUZIONE:
Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile dell'Umbria, Teatro Stabile del Veneto.
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FROM BOOK: Mein Kampf. Da Adolf Hitler (Stefano Massini)
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