Un romanzo breve e leggero, che si legge in un soffio ma lascia meno il segno rispetto ad altri lavori di Austen. La storia funziona più come esercizio metaletterario che come narrazione emotivamente coinvolgente:
Austen prende in giro il romanzo gotico alla Radcliffe con ironia pungente, sgonfiando ogni atmosfera misteriosa nel momento stesso in cui la costruisce.
E di atmosfera, in effetti, ce n'è: le ambientazioni sono evocative, l'abbazia respira stile regency e suggestione gotica, e il gioco tra tensione e comicità è condotto con mano leggera e sapiente.
Il problema è che questa leggerezza finisce per permeare anche i personaggi, che risultano meno incisivi e memorabili del solito — nessun Mrs. Bennet, nessun Mr. Collins, nessuna figura capace di rubare davvero la scena.
Un libro prezioso per capire Austen "in laboratorio", ma non il punto di partenza giusto per chi vuole innamorarsi di lei.