“Casa auto lavoro / tanto domani muori”. È scritto su un muro poco lontano dalla ferrovia, nella periferia nord di Milano, vicino a casa di Anna, che ha sei anni e un rumore che le abita la testa, un cubo che rotola nel buio mentre nella stanza accanto il padre russa e la madre veglia i propri fantasmi. Al terzo piano dell’edificio in klinker marrone dove abitano, Anna osserva i suoi genitori consumarsi. È figlia di un operaio, Nino, che sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, e di Adriana, che è nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo, dalla costante paura della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l’infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari.
Accanto a loro Anna cresce, la bambina introversa e accondiscendente si trasforma in un’adolescente piena di domande, in cerca di una voce che non sia solo eco del mondo da cui proviene, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita, e la tragedia, che sua madre da sempre attendeva, diventa realtà.
Antiniska Pozzi ha la voce di chi è abituata a scrivere poesia, e si vede.Tanto domani muori è un libro prezioso, per la lingua, lirica e capace di colpire al cuore chi legge, per la ricostruzione di un mondo familiare e il passaggio di un’epoca, per la capacità di trasformare il dolore in arte e un romanzo di formazione in un racconto universale, in una riflessione al tempo stesso intima e politica sull’appartenenza, il lutto, il riscatto, simbolo di un’intera generazione sospesa tra sacrificio e desiderio di futuro.
Un crescendo davvero interessante fino al finale, che trasforma una questione privata nella storia di tutti noi. Lirica e potente l’immagine della Canuta, struggente l’attaccamento alla Toscana che emerge con la selezione intima di parole come mota, cacaione o diaccio marmato. Consigliatissimo
Antiniska Pozzi è un’autrice di poesie e lo si percepisce dalla scrittura. Il racconto inizia nel gennaio 1985, il giorno in cui Milano si sveglia sotto un manto di neve che come un incantesimo immobilizza la città. Io c'era, andavo alle superiori, e quel giorno ho camminato cinque chilometri per arrivare a scuola! Quella mattina anche Anna, la protagonista di questa storia, va a scuola, lei alle elementari. È un romanzo di formazione .Il titolo è ispirato da un graffito sul muro, che esiste davvero nella periferia di Milano. É un libro che colpisce al cuore chi legge per la capacità di trasformare il dolore in arte. e un romanzo di formazione in un racconto universale, in una riflessione al tempo stesso intima e politica sull’appartenenza, il lutto, il riscatto, simbolo di un’intera generazione sospesa tra sacrificio e desiderio di futuro. È il passaggio di un’epoca, quella dell’Italia degli anni ’70, attraverso una riflessione su vari temi: sull’appartenenza, il lutto e il riscatto. ⭐️⭐️⭐️1\2
“Tanto domani muori” è un libro delicato nella sua durezza. La ricostruzione di un mondo familiare, di un’infanzia e di una adolescenza dove facilmente ci si può rivedere. La scrittura lirica si fa portatrice di un racconto universale dove il riscatto sociale rappresenta il simbolo generazionale sospeso tra appartenenza e desiderio di futuro.
Il romanzo di formazione non è proprio il mio genere ma questo racconta del mio quartiere, di storie parallele alle mie, vissute da una persona che conosco da 40 anni e che le ha vissute parallele alle mie, quindi mi sembrava doveroso dare loro il tempo e l'attenzione che meritano. È stata una lettura interessante, a parte qualcosa nella punteggiatura dei primi capitoli che mi disturba inspiegabilmente ;))
Tematica poco originale. Lo stile narrativo non mi ha entusiasmato. È uno di quei libri che inducono a chiedersi come mai una casa editrice prestigiosa possa pubblicare un’opera tanto insignificante.